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Recensione: Gianni Conte in “Duje Paravise” al Teatro Trianon

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

La cultura della tradizione della canzone napoletana non poteva trovare luogo migliore per poterla accogliere se non gli spazi del Teatro Trianon di Napoli, storico teatro che sorge in uno dei quartieri storici e popolari della Città, e che ormai da due anni sta riscoprendo una sorta di “rinascita” culturale grazie al nuovo Direttore Artistico Marisa Laurito e a tutto il suo staff organizzativo che ha fortemente voluto tale impegno per poter donare alla Città stessa uno spazio particolare per il Teatro, la musica, e tantissime iniziative culturali che danno una nuova forza a chi vive di Teatro e per il Teatro.

Finalmente dopo tanti anni  il Ministero della Cultura ha riconosciuto il Trianon come struttura di produzione teatrale e nel mese di ottobre scorso è stata  inaugurata la “stanza delle Meraviglie della canzone napoletana” uno speciale spazio “immersivo” dove grazie ad impianti digitali i visitatori possono entrare virtualmente in una Napoli di altri tempi e con una “passeggiata immersiva” rivivere tra suoni, colori ed immagini in movimento, la storia della canzone napoletana con un’esperienza multisensoriale e a breve la sala Enrico Caruso diventerà la Stanza della Memoria  uno spazio pubblico per accedere ad una fruizione completa del patrimonio della canzone napoletana e delle culture musicali della Campania archiviato sul portale SoNa, Contesto Musica dell’ecosistema digitale ArCCa, promosso dalla Regione Campania ed attuato da Scabec SpA.

La programmazione della stagione 2021/2022 oltre a recuperare gli spettacoli che a causa della pandemia non è stato possibile mettere in scena prevede tantissimi spettacoli teatrali, musicali di altissimo livello e tante iniziative per i giovani talenti e una serie di laboratorî per costruire un Centro nazionale d’arte e inclusione sociale, con una particolare attenzione al quartiere di Forcella.

In questa ricca e variegata programmazione del Teatro, ennesimo successo, domenica 7 novembre, per il concerto di Gianni ConteDuje Paravise” accompagnato da musicisti straordinari come   Cristian Capasso al basso, Massimo Volpe al piano, Antonio Mambelli alla batteria e con la partecipazione straordinaria di Mariano Caiano voce e percussioni e Pippo Noviello nel ruolo di “San Pietro”.

Gianni Conte è un napoletano d.o.c, voce meravigliosa, raggiunge un successo strepitoso e fino al ’91 come leader indiscusso del fenomeno piano-bar e protagonista nei locali più accreditati di mezza Italia. Dal 1992 al 1995 è in RAI, in qualità di pianista e cantante, ospite fisso in trasmissioni seguitissime, dal 1996 voce solista dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, oltre ad affermarsi grazie anche alla sua carriera solista una delle vocalità più importanti e stimate della tradizione melodica partenopea di oggi.

Nel 1993 è sul palco del Teatro Ariston al fianco del grande Maestro Roberto Murolo che lo volle con sé per presentare il brano “L’Italia è bella” al Festival di Sanremo.

In qualità di autore, ha scritto per Peppino di Capri, Nino Frassica, Umberto Bellissimo (per cui ha composto il disco “Non solo Varietè” sui testi dello stesso compianto attore) e le musiche di “Bene & Male”, commedia musicale in lingua napoletana

In occasione del centenario della nascita di Eduardo De Filippo, ha presentato in anteprima al Teatro Augusteo di Napoli la canzone “Filumè” (testo è di Ilio Stellato) da lui stesso composta.

Nel 2020 scrive una canzone #stattacasa in collaborazione con Mirea Flavia Stellato, giovane giornalista ed attrice in forza alla compagnia di Vincenzo Salemme per raccontare il lockdown da Covid-19, per esorcizzare la paura del coronavirus e mantenere alta l’attenzione sulla questione igiene e norme di sicurezza che ci hanno accompagnato purtroppo per tutto il periodo iniziale della quarantena imposta dal coronavirus in quasi tutto il 2020.

L’idea dello spettacolo viene dal testo di “Duje Paravise” una delle più belle canzoni napoletane scritta dal 1928 musicata da E.A. Mario, nella quale duje viecchie prufessure ‘e cuncertino esaltano l’incanto e la bellezza della musica e della città partenopea, al cospetto di san Pietro e di tutti i santi, entusiasti e meravigliati ascoltatori. 

I due vecchi professori sono stati simpaticamente ed ironicamente interpretati da Gianni Conte e Mariano Caiano, accompagnati da Pippo Noviello, un elegante San Pietro, che li ha accolti in questo immaginario Paradiso (palcoscenico del Trianon) insistendo con loro affinché’ rimanessero a deliziarlo, insieme ai musicisti/santi del Paradiso stesso, con una sorta di viaggio nelle più belle canzoni della tradizione napoletana.

Le due voci dei protagonisti in scena, quella più classica di Gianni Conte e quella più contemporanea caratterizzata da un groove più moderno di Mariano Caiano, bravissimo percussionista oltre che cantante, hanno dato vita ad un concerto davvero unico.

Il concerto è iniziato con i classici di sempre come “Marechiaro”, “Mandulinata a Napule”, “O Paese d’o Sole”, “Guapparia”, “Canzone appassiunata” affiancati dai ritmi travolgenti di alcune delle canzoni più belle del repertorio carosoniano come “” O Sarracino”, “Maruzzella”, “Scapricciatiello” conquistando tutto il pubblico presente in sala che li omaggia con lunghissimi ed emozionatissimi applausi.

Verso la fine del concerto un bellissimo spazio al rap di Mariano Caiano che ha presentato un suo brano a testimonianza che la musica napoletana di livello si può esprimere anche tramite linguaggi differenti da quelli che storicamente appartengono alla canzone della tradizione napoletana senza mai perderne in termini di bellezza e di importanza culturale, per poi ritornare di nuovo agli amatissimi classici napoletani come “Simme ‘e Napule Paisa’” , una travolgente e scatenatissima versione di “Luna Rossa” sullo stile dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore, fino ad un’applauditissima “O surdato ‘Nnamurato” con la quale Gianni Conte ha concluso un concerto con il quale ha dimostrato ancora una volta non solo la bellezza della sua voce ma anche del fatto che la canzone napoletana ha ancora tanto da dare e da dire alle generazioni di ogni età.

Recensione: “Sulle tracce di Pino” e “Pino Daniele -Ritratto d’autore”

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Pino Daniele Alive, La Mostra” è un progetto espositivo multimediale, organizzato dalla Fondazione Made in Cloister (progetto di rigenerazione urbana per l’area di Porta Capuana a Napoli) con la collaborazione del figlio di Pino Daniele, Alessandro Daniele, e del fotografo Guido Harari, in calendario dal 18 settembre al 31 dicembre 2021 a Napoli nel complesso di Santa Caterina a Formiello, poi da tale data sarà un progetto itinerante che  toccherà altre città italiane

Nel suggestivo chiostro del Cinquecento che ospita la mostra sono esposti per la prima volta in grande formato scatti iconici di Pino Daniele, realizzati dai fotografi che lo hanno seguito durante la sua carriera, da Lino Vairetti a Mimmo Jodice, fino a Cesare Monti, Guido Harari, Luciano Viti, Giovanni Canitano, Adolfo Franzò, Roberto Panucci, Letizia Pepori.

É la prima mostra itinerante multimediale sull’artista napoletano scomparso nel 2015 ed è stata progettata con l’obiettivo di raccontare l’anima dell’Uomo in Blues. Tantissime le foto che ne raccontano le sue innumerevoli “anime” artistiche e personali, si parte dall’inizio della Mostra dalle foto di un Pino Daniele giovanissimo, timidissimo quasi impacciato, fino a quelle delle copertine dei suoi album dove si nota una vera e propria trasformazione dell’artista.

Al centro dello spazio, protagonisti sono alcuni oggetti e strumenti cari all’artista — tra gli altri, alcune sue chitarre rese celebri anche dalle copertine dei suoi dischi, il mandolino utilizzato per le registrazioni di “Napule è”, i fogli scritti di suo pugno con le scalette dei concerti, un vero e proprio allestimento di uno dei suoi camerini dove lui amava circondarsi, oltre a sofisticati strumenti per poter accordare le sue amatissime chitarre, anche alcuni oggetti dai quali non si separava mai.

La mostra è anche una sorta di contenitore di attività no profit a cura della Pino Daniele Trust Onlus, che arricchirà il programma, durante tutti i week end di novembre e dicembre, con una serie di appuntamenti didattici, live e divulgativi delle opere dell’artista.

Uno di questi appuntamenti si è svolto il 6 novembre con un doppio appuntamento, il primo alle ore 17 “ Sulle Tracce di Pino” – un’analisi stilistica e testuale di alcuni brani di Pino Daniele  a cura del M° Fabrizio Bianco, docente del Conservatorio di Milano, e alle 18 due tra i più importanti giornalisti musicali italiani  Ernesto Assante e Gino Castaldo hanno raccontato l’opera di Pino Daniele attraverso musica, testi, storie e tante curiosità.

Due appuntamenti che si sono rivelati di una bellezza incredibile in quanto hanno attratto tantissimo pubblico che ha seguito entrambi gli appuntamenti con un’attenzione e un interesse assoluti.

L’incontro è iniziato con la guida all’ascolto delle tracce originali della registrazione in studio di uno dei brani più belli della discografia di Pino Daniele che è “Anna Verrà”. Ascoltare le parole del Maestro Fabrizio Bianco, docente del Conservatorio di Milano, è stata un’esperienza straordinaria, una vera e propria guida non solo nell’estro creativo dell’Artista ma anche nelle varie fasi dell’ideazione e realizzazione del brano che ha portato il pubblico ad emozionarsi per il lavoro immenso che solo un genio della Musica come Pino Daniele poteva mai creare. Fabrizio Bianco è riuscito ad emozionare i presenti sottolineando i vari momenti che l’artista napoletano sceglieva per poter registrare ora la chitarra che era per lui la vita, ora il piano, ora il sassofono, ora la voce in una perfetta alchimia di suoni, di emozioni, di stili musicali che vanno davvero verso la perfezione assoluta.  Lo stesso Bianco ha avuto la stessa emozione quando ci ha guidato all’ascolto di un altro brano “Maggio se ne va” facendoci ascoltare la traccia registrata in studio da un mito assoluto del jazz mondiale come Wayne Shorter, invitato da Pino Daniele per registrare “Toledo” e che si trovò alle prove di “maggio se ne va” e ne fu totalmente conquistato al punto che volle fortemente  partecipare anche alla registrazione di tale brano oltre a quello per il quale era stato contattato. Ne venne fuori un capolavoro della musica che ancora oggi fa emozionare anche se ascoltato milioni di volte ed infatti anche nello spazio del cortile della Mostra l’emozione del pubblico è totale. Continua a leggere

Recensione: Paolo Fresu ospite del BJF Bologna Jazz Festival 2021

Recensione e Foto di Gabriele Lugli (http://www.gabrielelugli.com/)

BJF Bologna Jazz Festival 2021

Teatro Auditorium Manzoni

Lunedì 1° Novembre

“Heroes” (Omaggio a David Bowie)

Il progetto fu commissionato a Paolo Fresu dal Comune di Monsummano Terme nel 2019 per rievocare Bowie che partecipò nel 1969 al “Festival Internazionale Del Disco” e fu la sua prima apparizione italiana da perfetto sconosciuto.

Paolo Fresu interpreta David Bowie in compagnia di un cast stellare con Petra Magoni, Gianluca Petrella, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli, Christian Meyer.

Grandi musicisti eclettici e provenienti da esperienze diverse.

Sono stati interpretati una trentina di pezzi, tra i quali Life on Mars, This Is Not America, Warszawa, When I Live My Dreams.

Rapisce per bellezza e profondità il tributo di Paolo Fresu e company a David Bowie, stella glam rock che se ne andò dopo aver firmato un disco, Blackstar, prossimo al jazz.

Lo scorso febbraio Paolo Fresu ha compiuto 60 anni e ha pubblicato per la sua Tŭk Music un cofanetto di tre dischi, uno dei quali è appunto “Heroes”.

Recensione: Stefania Tallini ospite del Napoli Jazz Festival 2021

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Stefania Tallini, apprezzata pianista , compositrice e arrangiatrice jazz italiana, laureata in Pianoforte Principale al Conservatorio   S. Cecilia di Roma ed in Jazz al Conservatorio L. Refice di Frosinone (Arrangiamento e Composizione per Big Band,) si è specializzata partecipando a numerose Masterclass   e seminari ed ha ottenuto diversi   premi in molti   concorsi internazionali, sia come pianista, che come compositrice e arrangiatrice. La sua discografia comprende 10 album da leader, nei quali sono contenuti tutti brani di sua composizione,  l’ultimo “Heaven” pubblicato nel 2020 pubblicato dall’etichetta Alfa Music con la quale collabora da anni, e’ stato registrato avvalendosi del talento di musicisti straordinari come Matteo Bordone e Gregory Hutchinson. Il suo brano “ New Life” è stato inserito nel Real Book italiano che comprende le composizioni dei più importanti jazzisti italiani. Il talento della Tallini, in grado di conciliare Frederic Chopin, Bill Evans e Antonio Carlos Jobim,   le ha permesso di realizzare oltre al suo percorso da solista, collaborazioni con nomi illustri come Gregory Hutchinson, Jaques Morelenbaum, Guinga, Gabriel Grossi, Gabriele Mirabassi, Dino & Franco Piana Ensemble, Roberto Gatto, Dario Deidda, Bruno Tommaso, Enrico Intra, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Javier Girotto, Salvatore Maiore, Remì Vignolò, Bert Joris, Matthieu Chazarenc, Andy Gravish, Gabriele Coen, Michele Rabbia, Massimo Nunzi, Tiago Amud, Hans Teuber, Marcus Tardelli, Sergio Galvao, Civica Jazz Band, Chorolé; in ambito classico: Corrado Giuffredi, Alessandro Carbonare, Simone Nicoletta, Phoebe Ray, Natalia Suharevic, Maurizio D’Alessandro e a partecipare a numerosi progetti sia nel mondo della musica   come “la Grande Pianola” (50 pianoforti in Piazza del Popolo) che nel mondo della danza, del teatro e del cinema oltre a partecipare numerosi concorsi e Festival Internazionali ed essere protagonista assoluta di  serate jazz nei piu’ importanti club del mondo.

Sabato 30 ottobre è stata protagonista di “PIanoSolo” all’Auditorium Salvo D’Acquisto ospite della rassegna jazz organizzata dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano.

Un concerto molto delicato e particolare durante il quale ogni brano ha raccontato storie di emozioni e di vita vera.

Il piano solo, che presuppone sempre un atto di coraggio, per la sua capacità di mettere a nudo l’artista, sembra essere davvero congeniale a questa pianista e compositrice eclettica e raffinata.

Come lei stessa ha dichiarato in un’intervista rilasciata in occasione del lancio del suo disco “illusionist”  pubblicato nel 2010, “Cosa vuol dire suonare in piano solo?  innanzitutto “paura”! Credo sia la cosa più difficile e bella per un pianista: sei totalmente messo a nudo, senza nessuna difesa, senza possibilità di nasconderti, ma allo stesso tempo sentendoti “protetto”. Il pianoforte che suono da quando avevo 4, 5 anni, è stato ed è – oggi più che mai – un “compagno di vita” che allora fu il mio giocattolo quotidiano e che negli anni è diventato il tramite per esprimere tutto ciò che sono. Ecco, nonostante la paura, il piano solo è per me la dimensione che più rappresenta questo mio intimo rapporto con la musica”

Ed è proprio quello che si realizza nella sala dell’Auditorium che ha ospitato il concerto dove sembra di viaggiare in punta di cuore: il suo, ma anche quello del pubblico che sembra risvegliarsi improvvisamente, a tratti  cullato dalle  dolcissime note dei brani più melodici, a tratti conquistato dall’energia dei brani più ritmici del concerto stesso.

Il concerto inizia con la bellezza compositiva di “New Life” seguito da “My Friends “ contenuto nel disco   “Maresia” nel quale si avvale della presenza di Gabriele Mirabassi, genio della musica internazionale, e da “Nell’intramente” contenuta nell’ultimo disco “Heaven”, tutti brani di una bellezza compositiva e musicale indimenticabile.

Il suo immenso amore  per la musica brasiliana arriva al pubblico con l’esecuzione di brani molto intensi come “choro Cubano”  e “Hermeto” quest’ultimo dedicato a Hermeto Pascoal, considerato una delle figure più importanti della scena musicale brasiliana e mentore di molti musicisti connazionali quali Milton Nascimento, Airto Moreira e Flora Purim ma anche ispiratore di grandi jazzisti da Miles Davis a John McLaughlin.  

Con il brano “A Veva” una ninna nanna dolcissima dedicata, come ha raccontato la stessa pianista, ad una bambina di 9 anni  che le dedico un disegno coloratissimo intitolato a “Stefagna”, arriva  un momento molto intenso non solo a livello musicale ma anche emozionale, come per “ Absence “ e  “Silent Moon” quest’ultimo registrato a 4 mani con un’altra grande pianista internazionale come Cettina Donato e presente nell’album “Piano4Hands 2018”.

Il concerto si è concluso con una bellissima interpretazione di “The Nearness of you” e il ritmo di “Frevo Storto” una danza del Nordest del Brasile interpretato, in un personalissimo stile europeo, dall’estro creativo e compositivo di Stefania Tallini.

Prossimo appuntamento  il 13 novembre sempre Auditorium Salvo d’Acquisto con Peter Erskine Trio feat Alan Pasqua e Darek Oles.

Recensione: Ada Montellanico ospite del Bologna Jazz Festival 2021

Recensione e Foto di : Gabriele Lugli (http://www.gabrielelugli.com/)

Il 28 ottobre alla Cantina Bentivoglio di Bologna ha preso il via il BJF Bologna Jazz Festival 2021 con un bellissimo concerto di Ada Montellanico.

Ada Montellanico, una delle voci più belle e note del jazz italiano, per il suo progetto “We Tuba”, ha coinvolto una figura di spicco della musica creativa europea come Michel Godard (tuba, serpentone) oltre a una ritmica di notevole esperienza con Simone Graziano al pianoforte, Francesco Ponticelli al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria. Il concerto ha visto subito il tutto esaurito.

Recensione: Carmen Consoli al Teatro Lyrick di Assisi

Recensione e Foto di : Max Radicchi (https://www.massimoradicchi.it/)

“…se conosci il freddo, puoi apprezzare il calore di un gesto”.

Inizia così, con queste parole (parte del prologo iniziale) il concerto di Carmen Consoli ad Assisi.

Nel silenzio, rotto dagli applausi del pubblico appena si spengono le luci, si ode una voce che ci “trasporta” in una dimensione intima e commovente che di colpo riporta la quiete in sala.

Nella penombra, entra Carmen Consoli e di nuovo un lungo e caloroso applauso. Sono stati due anni davvero molto difficili e la gente ha voglia di tornare alla vita. Il Teatro Lyrick è strapieno, il primo grande concerto a capacità completa.

Il live è strutturato come un vero e proprio spettacolo teatrale suddiviso in tre parti, verrebbe da dire in tre atti.

“Il sogno” dove l’artista ha interpretato pezzi del suo ultimo disco, “gli anni mediamente isterici” (con la partecipazione di Marina Rei) nella quale sono stati eseguiti i brani più’ noti e in ultimo “l’amicizia” che ha testimoniato la passione della cantautrice per il suo lavoro e l’amore per il pubblico che da anni la segue.

Durante tutto il concerto, lo schermo, che faceva da sfondo, proietta immagini uniche ed inedite di Carmen da quando era una bimba fino all’età adulta.

La sua musica e la sua voce sono davvero inconfondibili.

Alterna le chitarre…chiude gli occhi, digrigna i denti con una grinta unica. Del resto quella bambina di grinta ne ha avuta.

“Voleva fare la rockstar”. Ci è riuscita.

Recensione: Armanda Desidery ospite della VII Edizione di Jazz&Baccalà

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Dopo il primo concerto della settimana scorsa di Daniele Sepe, un altro straordinario successo per il secondo   appuntamento della VII Edizione di Jazz&Baccalà ideata e diretta da Elio Coppola e realizzata al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, (NA) con il concerto di  Armanda Desidery Quartet.

Musicista napoletana, pianista e compositrice, Armanda Desidery, dotata di grande forza espressiva e di talento sempre coltivato, ha saputo fare breccia nel cuore del pubblico. Un’infinta passione per il mondo Latin Jazz l’ha spinta durante tutta la sua carriera a ricercare sempre nuove collaborazioni tendendo alto il valore delle donne nella musica.

Ha collaborato con una serie di musicisti e artisti di interesse nazionale. Insieme al già citato Roberto De Simone, si ricorda Gianni Lamagna, Antonella Ippolito, Antonello Paliotti. E, ancora, Bruno Garofalo, Daniele Sepe, Eduardo De Crescenzo, Lino Cannavacciuolo e Arthur Louise. E poi con Luca Signorini, Ray Mantilla, Ernesticco, Pavel Molina Ruiz e Brunella Selo. Seguono Pino De Vittorio, Bruno Biriaco, Agostino Marangolo, John Surmann e Mario Castiglia. Inoltre, Cosè Antonio Molina, Irina Arozarena, Doris Lavin, Alvaro Martinez, Andrès Roman, Lea Costa. Infine, con Gianni Lamagna e Liliana De Curtis.

Nel 2015 ha pubblicato il disco Blackmaba con Giulio Martino, Antonio De Luise e Gianluca Brugnano, seguito nel 2017 da  “la stanza dei colori” con Gianfranco Campagnoli, Gerardo Palumbo, Gianluca Brugnano, e Guido Russo.

Sul palco del Teatro Summarte, accompagnata da validissimi musicisti come Francesco Galatro al basso, Gerardo Palumbo alle percussioni, Marco Fazzari alla batteria, è stata un vero e proprio ciclone di energia e di vitalità. Elegantissima in un bellissimo completo pantalone nero, sempre bellissima e con un sorriso eccezionale, al pianoforte si trasforma in vera e propria esplosione travolgente al punto che il pubblico ne è stato assolutamente conquistato.

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RECENSIONE: Premio Tenco 2021: La canzone senza aggettivi

Recensione e Foto di : Vittorio Santi

Si è chiuso sabato 21 ottobre il 44° Premio Tenco: il primo di una nuova era.

Tre giorni di Musica e di polemica per il cambio di rotta che il Direttivo del Club ha voluto imprimere alla manifestazione.

Malgrado questo, come sempre grandi emozioni e personaggi hanno animato le giornate.

I premi alla carriera, suddivisi per categoria (Artista e Operatore Culturale) sono stati assegnati a:

Stefano Bollani (A); Pere Camps (OC); Vittorio De Scalzi(A); Fiorella Mannoia (A); Mogol (OC); Marisa Monte (A); Paolo Pietrangeli (A), Enrico Ruggeri (A).

Per quanto riguarda invece le Targhe Tenco, nelle varie sezioni sono stai premiati:

Samuele Bersani per il miglior disco assoluto; Madame per la migliore canzone e per la migliore opera prima; Fratelli Mancuso per il disco in dialetto; Peppe Voltarelli come migliore interprete, Carlo Mercadante per il miglior album a progetto.

Particolarmente toccante e coinvolgente è stata l’esibizione di Vittorio De Scalzi, che pur provato da uno stato di salute non facile ha cantato un brano dedicato a Genova.

Altri ospiti delle serate sono stati Piero Brega, Gianni Coscia, Giovane Orchestra “Note Libere”, Jorge Drexler in coppia con Marisa Monte, Alberto Patrucco, Sighanda, Claudio Bisio, Simona Colonna e Ambra Pintore; il rapper ungherese Aron Molnar, Setak e Mimmo Locasciulli, Danilo Rea ha inoltre accompagnato al piano Fiorella Mannoia.

Dal “Tenco ascolta “, manifestazione collaterale che si tiene in varie piazze d’Italia sono intervenuti Lucio Corsi e Senza cri.

Il pubblico attento e numeroso per tutte le tre sere ha partecipato con il giusto trasporto alle varie esibizioni.

Tutte le serate sono state riprese da Rai 2 e lo speciale sul Premio Tenco è previsto per il mese di dicembre p.v.

Recensione: Simone Schettino ospite del Teatro Cilea di Napoli

di Annamaria De Crescenzo

Successo garantito per la seconda data dello spettacolo “Il meglio di …” di Simone Schettino, in scena al Teatro Cilea da venerdì sera fino a domenica pomeriggio, quattro repliche in tre giorni di programmazione che hanno visto ritornare al Cilea, finalmente, un pubblico entusiasta ed emozionato  nel poter non solo recuperare le date degli stessi spettacoli della stagione scorsa che erano stati sospesi proprio a causa della pandemia  ma anche finalmente tornare a divertirsi ed emozionarsi con uno dei comici cabarettisti più divertenti degli ultimi decenni.

Dopo aver recitato in cabaret insieme a Biagio Izzo dal 1998 al 2000 debuttò, proprio al Teatro Cilea, in quello stesso anno. Diversi spettacoli  in teatro (“Il fondamentalista napoletano”, “ Dov’eravamo rimasti? “, “Se tocco il fondo …sfondo”, “Se permettete vorrei andare oltre” solo per citarne alcuni)  e  diverse partecipazioni a programmi di gran successo come “Convenscion” e “Super Ciro, e naturalmente negli ultimi anni nelle diverse edizioni del famosissimo “Made in sud” che rappresenta per tutti i comici napoletani e non che ne fanno parte una vera e propria consacrazione nel mondo della comicità italiana e Schettino ne è da anni una vera e propria “punta di diamante”.  Nel 2017 con “Made in China napoletano” ha diretto il suo primo film del quale è anche protagonista.

In questo spettacolo Simone Schettino riveste i panni del monologhista puro in compagnia dei suoi testi più divertenti. Di spalle un grande schermo che riporta in una sorta di enorme cartellone una serie di parole e lettere che anticipa il senso dello spettacolo, una sorta di viaggio nelle parole e nelle emozioni vissute non solo in questo periodo di totale sospensione della comicità’ e del teatro in generale ma anche di tanti momenti di spettacoli precedenti del cabarettista accolti dal pubblico con lunghissimi applausi e tantissime risate.

Simone Schettino, visibilmente emozionato e felice di poter calcare di nuovo la scena di un Teatro importante come il Cilea, ha iniziato  il suo monologo proprio partendo dall’analisi divertita e divertente di tutti i momenti iniziali del lockdown, dalla spesa che era l unico momento di libertà , dalle bandiere “andrà tutto bene”, dai cori che ci accompagnavano le nostre lunghe serate in casa, alla speranza che da tutto questo momento cosi particolare ne potessimo uscire migliori come persone. Come sempre, Simone è straordinario nell’analizzare vizi e virtu’ non solo del genere umano ma anche tutto quello che ruota intorno alla politica (non stanno attaccati alla poltrona, stanno inchiodati! ) ai luoghi comuni (“erano meglio gli anni 80/90”), al modo di educare i figli (“ma se a 7 anni gli dai un tablet per giocare, a 18 anni se non gli regali una navicella spaziale non lo guarderà neppure il regalo! ) , a rimpiangere i tempi andati che, come ricorda lo stesso Schettino, non erano sicuramente migliori di questo , ma “eravamo semplicemente giovani e per questo ci sembrava tutto più bello “ ! Divertentissimo quando parla dei miti del calcio, insuperabile quando analizza le differenze tra il mondo di oggi e quello di quando lui era poco più che un ragazzo, straordinario quando nel finale racconta una cena in uno di quei ristoranti alla moda della nouvelle cousine, con un improbabile piatto a base di un solo chicco di riso, invecchiato di 20 anni nelle campagne tibetane oltre a tanti altri racconti che hanno divertito fino alla lacrime il numeroso pubblico presente in sala.

Insomma, bentrovata allegria e bentrovato, finalmente, Simone Schettino.

Recensione: “Amore che viene amore che vai” al Teatro Ristori di Verona

Foto di Gabriele Lugli (www.gabrielelugli.com)

Il 21 Ottobre al Teatro Ristori di Verona ho assistito per la prima volta dopo tanto tempo al primo concerto con capienza al 100% dei posti.

Devo dire che è stata una cosa molto emozionante rivedere il teatro pieno, cosa a cui non si era più abituati, speriamo che tutto questo possa continuare e che possiamo riprendere la nostra vita pre Covid.

Il concerto è stato recuperato dalle precedenti stagioni, un progetto sulle canzoni di Fabrizio de Andrè con sette meravigliosi musicisti.

AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI
Fabrizio De Andrè: Le donne e altre storie

CRISTINA DONÀ voce

RITA MARCOTULLI pianoforte

ENZO PIETROPAOLI basso

FABRIZIO BOSSO tromba

JAVIER GIROTTO sax

SAVERIO LANZA chitarre

CRISTIANO CALCAGNILE batteria, percussioni

In un angolo della memoria, molti di noi hanno protetto alcune canzoni: vuoi per ricordare l’accendersi veloce di una passione d’amore che si pensava eterna o al contrario: la sua incertezza e mutevolezza. Per ricordare personaggi tanto simbolici quanto teneri o paradossali, romantici o beffardi; ironici, carichi di una allegria che si trasforma in lieve cinismo ma anche portatori d’un etica civile tanto moderna quanto oggi spesso dimenticata. Molte di queste canzoni e di questi personaggi appartengono alla poetica di Fabrizio De André. Una poetica colta, curiosa della vita, attenta al mondo e alle sue ingiustizie. E in questa poetica una parte grande è dedicata alle donne. Tutte. A quelle che volano, che piangono; che amano riamate o che vengono lasciate e diventano storie struggenti… quelle che creano il mondo, lo amano ma vorrebbero cambiarlo per essere felici. Paul Eluard ha scritto: “ci sono parole che aiutano a vivere e sono parole innocenti” e le parole dedicate da Faber alle donne sono tutte parole innocenti: da Maria a Boccadirosa…

Per questo sette musicisti di sicuro talento e diverse esperienze hanno scelto di partecipare ad un progetto-omaggio a Faber non esclusivamente dedicato alle donne ma dando ed esse lo spazio che a loro dava Fabrizio De André.

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