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AZZURRO CORAZÓN il nuovo brano firmato Diego Moreno

Diego Moreno (feat. I ragazzi del Liceo Musicale Melissa Bassi di Scampia)

AZZURRO CORAZÓN

è il nuovo pezzo firmato da Diego Moreno, dal 10 (non a caso) aprile disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Un brano corale e di aggregazione che vuole sottolineare la bellezza del “tifare Napoli”, ma anche la “grande bellezza” della città e della sua storia unica. «Quando sentirete la canzone, sentirete la carica di energia e di amore dei formidabili ragazzi del Liceo Melissa Bassi di Scampia ai quali va il mio ringraziamento dal profondo del “corazón!”

AZZURRO CORAZÓN,

vuole essere una semplice ma sincera dichiarazione d’amore alla città di Napoli (personalmente estenderei questo Amore anche alla formidabile Regione Campania) e nello specifico alla squadra del Napoli, gli azzurri!

Tutto questo prende forma in questa canzone. Io, cantautore e musicista argentino, “flegreo di adozione”, ho voluto plasmare in musica e parole questo sentimento, un testo in buona parte scritto in “argentino” (spagnolo) ma anche in italiano e in lingua napoletana.

AZZURRO CORAZÓN, è un brano corale e di aggregazione e vuole sottolineare la bellezza del “tifare Napoli”, ma anche la “grande bellezza” di Napoli e della sua storia unica. Questa bellezza penso si debba abbinare assolutamente a dei valori di civiltà, aggregazione e condivisione, cercando di canalizzare nel migliore dei modi l’allegria ed energia che darebbe a tutto un popolo la vincita di un campionato di calcio.

Ma in realtà non si tratta solo di “pallone”, si tratta di speranza, di riscatto e di amore (a mio modo di vedere l’unica certezza possibile). Per questo si è cercato di coinvolgere tante persone, amici, istituzioni, ai quali va il mio sonoro GRAZIE!!! Si poteva fare di più? Certamente! Ma dovete crederci che per questa produzione si è dato il massimo, tutto ciò che avevamo a disposizione… TUTTI!!!

Abbiamo appena finito la produzione artistica, non è stato semplice, ma crediamo che solo ora inizi la vera vita di questa canzone, il fine ultimo di questo progetto. Ora tocca lasciare porte e finestre aperte e accogliere quanti più voci possibili al coro, un coro che sì, inneggi a una squadra capace di rappresentare tantissime persone e che partita dopo partita possa donare allegria ai cuori (ai “corazón”), ma questi cuori, in uno sport così popolare come il calcio, devono assolutamente inneggiare alla Vita! … Viva i “cuori azzurri”, Viva Scampia … Viva Napoli!

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Dall’8 al 16 agosto a Berchidda (Ss) e altri centri del nord Sardegna, la trentaseiesima edizione di Time in Jazz all’insegna di “Futura”


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Dall’8 al 16 agosto a Berchidda (Ss) e altri centri del nord Sardegna
la trentaseiesima edizione di Time in Jazz all’insegna di “Futura”.
Tra i protagonisti del festival diretto da Paolo Fresu
Tullio De Piscopo, Malika Ayane, Eivind Aarset, Guano Padano,
Farafina, Dhafer Youssef, Roberto Ottaviano, Gianni Cazzola,
Savana Funk con Willie Peyote,
Colle der Fomento con Kaos & Dj Craim e La Batteria.
Tanta musica ma anche mostre, presentazioni di libri e incontri con gli autori,
attività per i bambini e altro ancora nel ricco cartellone.

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Sarà ancora una volta denso di eventi e variegato di proposte non solo musicali l’appuntamento della prossima estate con Time in Jazz. Alla sua trentaseiesima edizione, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu si snoderà come sempre tra la sua Berchidda (Ss) e gli altri centri del nord Sardegna dove farà tappa con la sua carovana di concerti, trovando ogni volta scenari differenti, tra borghi, paesaggi campestri e scorci mariniArzachenaBanariBortigiadasBuddusòBudoniCheremuleLoiri Porto San PaoloLuogosantoMoresOschiriPorto RotondoPuntaldiaSan TeodoroTempio Pausania e Tula.
 
Time in Jazz si presenta quest’anno nel segno di Futura, titolo e spunto presi in prestito dall’omonima canzone di Lucio Dalla, con l’idea di abbracciare idealmente diverse età; perché, spiega Paolo Fresu nelle sue note di presentazione (citando un verso del grande cantautore bolognese: “Chissà domani su che cosa metteremo le mani e se si potrà contare ancora le onde del mare”), «Futura è un progetto d’amore sognato con la complicità di un muro innalzato da due superpotenze che, nonostante tutto, non cancellano quel bisogno di emozione e di pathos nonché di condivisione che alimenta le nostre vite. Un bisogno che permea e attraversa le differenti generazioni alle quali vogliamo dedicare il tema di questa edizione, la numero trentasei, di Time in Jazz. Lo facciamo utilizzando lo strumento che meglio conosciamo: la musica che, da sempre, è la portavoce delle istanze e dei bisogni giovanili nonché la voce narrante delle loro speranze. Futura è visione e coraggio. Quello del poter affrontare un presente complesso che mai avremmo immaginato di dover vivere e che va condiviso nel crossover generazionale e con quell’apertura che è del jazz in quanto musica meticcia e attuale».
 
Incrocio di generazioni e di generi musicali diversi, jazz ma non solo: saggi emblematici di questa idea di crossover, i GuerzonCellos, duo bolognese composto da Enrico e Tiziano Guerzoni, padre e figlio, che suonano il violoncello in modo eclettico e originale; e poi “popOFF!”, il progetto (già consegnato alle tracce dell’omonimo album) con cui Paolo Fresu e la cantante Cristina Zavalloni rendono omaggio in chiave jazz alle canzoni dello Zecchino d’oro; nella stessa chiave di incrocio fra diverse generazioni spicca il duo del sassofonista Roberto Ottaviano (classe 1957) con il ventinovenne chitarrista inglese Rob Luft, come anche il quintetto che riunisce quattro giovani musicisti intorno alla batteria di un autentico senatore del jazz italiano, Gianni Cazzola (classe 1938): una delle tante dimostrazioni di come questa musica non conosca limiti di tempo e di età, praticando da sempre quello scambio tra generazioni che ne costituisce la linfa vitale.

 
Il termine crossover calza bene anche a un altro specialista di piatti e tamburi, Tullio De Piscopo (classe 1946), batterista che ha incrociato nel corso della sua lunga e variegata carriera artisti del calibro di Pino Daniele, Astor Piazzolla, Chet Baker, Max Roach, Gerry Mulligan, tra i tanti: “Dal blues al jazz con… andamento lento”, come recita il titolo del suo concerto che l’8 agosto a Puntaldia farà da ouverture alla nove giorni di Time in Jazz.
 
Altri incroci sono quelli fra stili e generi musicali che proporranno altri protagonisti del festival: Il pianista Francesco Cavestri col suo progetto di incontro fra il jazz e l’hip-hop; i Colle der Fomento, tra i gruppi rap italiani più influenti, che con Kaos & Dj Craim e il quartetto romano La Batteria daranno vita a “Good Old Boys Grand Orchestra”Giovanni Iacovella con la sua performance audiovisiva; il quartetto d’archi Alborada con Dj CrisDhafer Youssef con il suo oud tra Oriente e Occidente; i Savana Funkcon il rapper e cantautore Willie Peyote.
 
 
Diverse protagoniste femminili, anche quest’anno, nel cast del festival: Malika Ayane, al centro di uno degli appuntamenti immancabili di ogni edizione: l’omaggio a Fabrizio De André a L’Agnata; la cantante Serena Brancale; la pianista Sade Mangiaracina con un tributo a Lucio Dalla; la cantautrice e pianista Carolina Bubbico alla testa di un trio tutto al femminile.
 
Ma è davvero un cartellone fitto di nomi e di proposte quello del trentaseiesimo Time in Jazz: il flautista Nicola Stilo, il chitarrista norvegese Eivind Aarset, il gruppo Guano Padano, il trio Melodrum, il fisarmonicista francese Vincent Peirani, il gruppo africano (del Burkina Faso) Farafina, la Rusty Brass Band, l’organettista sardo Pierpaolo Vacca, il bandoneonista Daniele di Bonaventura; e poi gli ospiti degli appuntamenti dopoconcerto curati dal musicista berchiddese Nanni Gaias col suo trio: il beatboxer Alien Dee, il rapper sassarese Don Malo, il cantante e chitarrista emiliano Stefano Barigazzi; e ancora i protagonisti del FestivalBar, la vetrina di formazioni e solisti ospitata dai bar berchiddesi: TribalNeedFederico FenuGabriele Pollina, il duo Sprigu di Andrea Sanna e Marco Coa.
 
Tanta musica, jazz e non solo, dunque, ma anche mostre, presentazioni di libri e incontri con gli autori (tra gli ospiti la scrittrice Barbara Baraldi e Paolo Crepet), iniziative dipromozione e sensibilizzazione ambientale, le attività per i bambini dell’ormai consueto spazio di Time to Children, e altro ancora, saranno una volta di più gli elementi del ricco mosaico di proposte del festival.
 Al via martedì 8 agosto 
Spetterà a Tullio De Piscopo il compito di aprire la ricca nove giorni di musica di Time in Jazz numero trentasei. Nel corso della sua lunga e variegata carriera il batterista napoletano, classe 1946, ha incrociato artisti del calibro di Pino Daniele, Astor Piazzolla, Chet Baker, Max Roach, Gerry Mulligan, tra i tanti; un cammino artistico sancito l’anno scorso dal Leone d’Oro alla Carriera assegnato dall’associazione Gran Premio Internazionale di Venezia; sessant’anni di musica “Dal blues al jazz con… andamento lento”, come recita il titolo del suo concerto che l’8 agosto al Golf Club Puntaldia (ore 18) farà da ouverture alla nove giorni di Time in Jazz. Il pubblico potrà ascoltare pezzi per sola batteria, i suoi storici assoli come “Drum Conversation”, dedicato sempre a Pino Daniele, standard jazzistici, brani tratti dai Pionieri del blues, qualche perla di successo dal suo repertorio pop e l’atmosfera dei caldi suoni del Mediterraneo e dei vicoli di Napoli come “Stop Bajon”, “Pummarola Blues” e “Andamento lento”.
 
Si resta sulla costa nordorientale per il secondo appuntamento della giornata inaugurale: alle 21:30 il Teatro all’aperto Mario Ceroli, Porto Rotondo, punta i riflettori su Serena BrancaleClasse 1989, dotata di una duttilità vocale dal timbro scuro e graffiante, la cantante, polistrumentista e compositrice pugliese è riuscita a conquistare il grande pubblico con la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2015, dove ha presentato una versione raffinatissima del brano “Galleggiare”, contenuta nel suo album omonimo d’esordio. Una spiccata inclinazione a valicare i confini sonori e la sua continua voglia di ricerca, le consentono di manipolare con disinvoltura i diversi generi musicali. Il 9 agosto a Porto Rotondo, Serena Brancale proporrà al pubblico di Time in Jazz il suo progetto “Soula”, una versione “one girl band” del suo terzo e più recente album, “Je so accussì”, pubblicato giusto un anno fa a marzo. Un concerto in cui, accompagnandosi con pianoforte, loop station e batteria elettronica, mescola ironia e musica, parole e immagini, emozioni e vita da artista legando il pop al jazz e il R’n’b’ al soul.
 Mercoledì 9 
Mercoledì 9 ritorna un appuntamento ormai immancabile di Time in Jazz: la traversata marittima in musica a bordo della motonave della Sardinia Ferries in viaggio dal porto di Livorno a quello in terra sarda di Golfo Aranci; un appuntamento che si rinnova per il diciassettesimo anno consecutivo grazie alla collaborazione della compagnia delle navi gialle. Imbarcati stavolta i nove componenti della Rusty Brass Band, formazione a base di ottoni che predilige ritmi funk e rock, ma senza disdegnare sonorità balcaniche ed esotiche, e accenni alla tradizione classica, con l’ardito obbiettivo di fondere tra loro le più disparate culture “brass bandistiche” del mondo. Il pubblico del festival potrà averne un saggio nelle parate musicali che la Rusty Brass proporrà le sere successiveper le vie e le piazze di Berchidda.
 
A tenere banco il 9 agosto sarà un altro evento imperdibile del festival, capace di richiamare a ogni edizione un pubblico foltissimo: il concerto in omaggio a Fabrizio De André proprio in quella che fu la sua residenza in Sardegna, a L’Agnata, nelle campagne intorno a Tempio Pausania. Un posto di grande bellezza, immerso nella natura, dove a rendere tributo al grande cantautore, sarà ancora una voce femminile: dopo Tosca, protagonista l’anno scorso, è la volta di Malika Ayane, cantante eclettica che vanta allori a Sanremo, dischi d’oro e di platino in bacheca, collaborazioni con illustri artisti, autori e produttori nazionali e internazionali, capace di riempire club e teatri con concerti sempre coinvolgenti e mai scontati. Il concerto, con inizio alle 18, è presentato da Time in Jazz con il sostegno di Bibanca. Al termine un “Aperijazz” offerto da Rau Arte Dolciaria e Lucrezio R.
 Giovedì 10 agosto 
La terza giornata del festival, giovedì 10 agosto, si apre alle 11 al Parco della Scienza di Cheremule con Meaningful Numbers, la performance audiovisiva di Giovanni Iacovella (classe 1996), batterista legato ai mondi dell’improvvisazione e della musica elettronica nel loro senso più ampio. Batteria, oggetti e live electronics per un insieme di tessiture sonore che abbracciano intricate poliritmie, noise iper-cinetico e texture astratte. Gesti, fisici e musicali, che trovano un secondo livello espressivo nei visuals che astraggono ulteriormente (o riportano al concreto), cercando in colori, forme e luce, una connessione tra il suono e la sua rappresentazione visiva.
 
I resti del Palazzo di Baldu, nel territorio di Luogosanto, faranno da cornice, alle 18, al concerto di Francesco Cavestri. Classe 2003, il pianista propone un progetto che affianca al repertorio jazz quello dell’hip-hop, muovendosi su diverse atmosfere musicali: dai brani originali del suo album “Early 17” (uscito l’anno scorso a marzo), ad altri appartenenti alla scena hip-hop, new-soul e jazz degli ultimi anni, fino a reinterpretazioni e tributi a giganti come Robert Glasper o John Coltrane, in una continua ricerca dell’innovazione e di un sound all’avanguardia. Con Francesco Cavestri (pianoforte, Nord Stage 3, Vocoder, sequenze) due musicisti tra i più promettenti della scena musicale hip-hop ed elettronica: il bassista Riccardo Oliva e il batterista Joe Allotta.
 
In serata, alle 21.30, la carovana del festival fa tappa ad Arzachena: di scena, nel complesso roccioso di Li Conchi, gli Unkle Kook, una band per lo più strumentale che spazia tra surf music, rock psichedelico, rock & roll, punk e calypso. Il gruppo nasce a Bologna nel 2019 da cinque musicisti provenienti da generi diversi ma con l’interesse comune per la surf music: Andrea Faidutti (chitarra/voce), Giuseppe Calcagno (chitarra/voce), Tommaso Quinci (sax tenore), Fabio Arcifa (basso/voce) e Manuel Franco (batteria/percussioni). Se la surf music è stata un punto di partenza, sicuramente non ne ha determinato un limite, lasciando spazio ad una composizione spesso sorprendente rispetto ai canoni di stile. Il suono resta molto elettrico, chitarre riverberate e un sax che si dà da fare a perdifiato. Una musica travolgente, energica, a cui è difficile resistere senza ballare, ma che si può anche gustare comodamente seduti – se non sdraiati, magari sotto un cielo stellato – lasciando correre l’immaginazione.
 Venerdì 11 agosto 
Da Bologna arrivano anche i GuerzonCellos, il duo composto da Enrico e Tiziano Guerzoni, rispettivamente padre e figlio, che aprirà la quarta giornata del festival, venerdì 11 agosto, all’ombra della Pineta di Sant’Anna, a Budoni. I due suonano il violoncello in modo eclettico e originale, con grande energia e virtuosismo: impegnati in interpretazioni furiose di classici barocchi e arrangiamenti creativi di brani jazz e rock, trasformano i loro concerti in performance altamente sofisticate. L’apice delle loro capacità tecniche e creative si trova nelle loro stesse composizioni quando Guerzoni padre e figlio mescolano influenze musicali dal diciottesimo secolo, elementi psichedelici, jazz, improvvisazioni e folk tradizionali.
 
La costa fa da scenario anche al concerto del pomeriggio: protagonista alle 18, a Porto TavernaCarolina Bubbico.Classe 1990, la cantante, pianista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra salentina, presenta dal vivo il suo terzo album di inediti, “Il dono dell’ubiquità”, con una formazione speciale, tutta al femminile: sul palco con l’artista salentina, voce leader e tastiera, due giovani e interessanti musiciste, anche loro pugliesi, Chiara Corallo e Aurora De Gregorio, entrambe alle prese con voce, drum pad e percussioni. Il live si distingue per la varietà di stili, a testimonianza della propensione di Carolina Bubbico a trovare sempre nuovi punti di incontro tra diversi linguaggi musicali esplorando in libertà universi sonori, creando chiaroscuri tra l’acustico e l’elettronico, tra ballabili groove, canzoni intime e sonorità world.
 
In serata, alle 21.30, si accendono per la prima volta i riflettori di piazza del Popolo a Berchidda. Ad aprire la serie di concerti in programma sul palco centrale del festival sarà “popOFF!”un omaggio alle musiche dedicate ai bambini e all’infanzia, canzoni scelte dallo sconfinato repertorio dello Zecchino d’Oro e rielaborate in chiave jazz: autentici hit del genere, come “Carissimo Pinocchio”, “Quarantaquattro gatti”, “Il caffè della Peppina”, “Volevo un gatto nero”. “popOFF!” è il progetto (consegnato anche alle tracce dell’omonimo album) che Paolo Fresu ha voluto dedicare alla sua città d’adozione, Bologna, culla dello storico festival della musica per bambini, trovando nella cantante Cristina Zavalloni la complice perfetta, lei che, confessa, da piccola voleva proprio cantare allo Zecchino d’Oro. Ben coadiuvati da jazzisti come il sassofonista Cristiano Arcelli, il pianista Dino Rubino, il contrabbassista Marco Bardoscia e gli archi del quartetto Alborada, i due hanno dato forma a un progetto accattivante da ogni punto di vista, capace di richiamare momenti importanti della storia del jazz come, ad esempio, i tanti omaggi al mondo disneyano dove grandi protagonisti della musica afroamericana hanno interpretato brani poi divenuti storici nella filmografia per l’infanzia.
 
 Sabato 12 agosto 
Il pubblico del festival ritroverà in azione il quartetto Alborada l’indomani mattina alle 11, protagonista del concerto che inaugura la giornata di sabato 12 nella Chiesa della Santa Trinità aBortigiadasNato nel 1996, l’ensemble d’archi ha un repertorio che privilegia la musica contemporanea, dal ‘900 in poi, con particolare attenzione per gli autori minimalisti e alle composizioni originali scritte e arrangiate appositamente per il quartetto o dai suoi stessi musicisti: Anton Berovski e Sonia Peana ai violini, Nicola Ciricugno alla viola e Piero Salvatori al violoncello. L’attività dell’Alborada si è sviluppata subito in due direzioni distinte ma tra loro correlate: da un lato la ricerca e lo studio in funzione del continuo arricchimento del repertorio, partendo dagli studi classici di ognuno dei suoi membri; dall’altro le collaborazioni a progetti e musicisti attivi nel panorama della musica jazz, contemporanea e world music: David Linx, Diederik Wissels Paolo Fresu, Uri Caine, Sheila Jordan, Billy Drummond, Dafher Youssef, Roberto Cipelli, Attilio Zanchi, Ettore Fioravanti, Marco Bardoscia, Dino Rubino,Tino Tracanna, Rita Marcotulli, Maria Pia De Vito, Cristina Zavalloni, Cristiano Arcelli, Daniele di Bonaventura, Omar Sosa, Paola Turci. Fra i contributi e gli ospiti speciali di “Éthos”, il loro album del 2010, compare anche Dj Cris, che il quartetto Alborada ritroverà in questo concerto e che sarà anche impegnato tutte le notti con i suoi dj set a Berchidda nello spazio dopoconcerto.
 
Tappa a Buddusò, nel pomeriggio, alle 18, nella Chiesa di Santa Reparata, per una produzione originale di Time in Jazz: protagonista Nicola Stilo, flautista dalla carriera quasi cinquantennale, cominciata nel 1974 con il gruppo di Musica folklorica di Dodi Moscati. Da allora, il cammino di Stilo si è snodato attraverso tante esperienze alla guida di formazioni e progetti propri (il suo primo album da leader, “Errata Corrige”, è del 1995) e collaborazioni con jazzisti del calibro di Chet Baker, Franco D’Andrea, Furio Di Castri, Enrico Pieranunzi, Larry Nocella, Massimo Urbani, Enrico Rava, Maurizio Giammarco, Rita Marcotulli, tra gli altri, ma anche con musicisti di altri ambiti, come Toninho Horta, Mimmo Locasciulli, Tullio De Piscopo, Gianni Morandi, Nicola Conte, Mario Biondi, Sergio Cammariere e altri. Intensa e variegata la sua attività da solista come leader e/o come ospite nei più diversi contesti. Nicola Stilo si presenta per la prima volta a Time in Jazz, e lo farà assieme a due ottimi musicisti con i quali ha già collaborato: Dino Rubinoal piano e Marco Bardosciaal contrabbasso. Un progetto originale nato da un’idea di Paolo Fresu, un’occasione di incontro e confronto tra le differenti esperienze e sensibilità dei tre musicisti che proporranno un repertorio tra standard e composizioni originali.
 
Vuole essere un omaggio a Lucio Dalla, al quale il festival deve titolo e ispirazione di questa edizione, il concerto in solo che apre alle 21.30 la serata in piazza del Popolo a Berchidda: sul palco Sade Mangiaracina, talento in ascesa negli ultimi anni sulla scena jazzistica nazionale. Forte di una preparazione classica, coronata da allori in concorsi nazionali e internazionali, e poi di studi jazz con Massimo Moriconi e Danilo Rea, la pianista siciliana (è nata a Castelvetrano nel 1986) ha preso parte a molti progetti musicali, incidendo diversi dischi anche a suo nome. Dal 2013 inizia a collaborare anche in ambito pop con Simona Molinari, Amara e Dionne Warwick, mentre continua a lavorare con jazzisti come Greg Osby, Fabrizio Bosso, Giovanni Tommaso, Massimo Moriconi, Luca Aquino e Francesco Bearzatti, tra gli altri. Importanti sono poi le collaborazioni con la Med Free Orkestra, con la cantante algherese Franca Masu e con A’lmara l’orchestra delle donne arabe e del Mediterraneo provenienti da Egitto, Tunisia, Turchia, Siria, Kenya, Italia, Giordania. Spicca, nella sua discografia personale, “Madiba”, album del 2021 dedicato a Nelson Mandela che ha raccolto grande consenso dalla critica.
 
Riflettori puntati nel secondo set della serata sul quartetto intestato a uno tra i maggiori protagonisti della feconda scena musicale scandinava: Eivind Aarset, un chitarrista capace di assorbire e rispecchiare nel suo universo sonoro generi e stili differenti ma conservando sempre una sua cifra distintiva, e di spaziare da atmosfere di tranquilla intimità ad altre di bruciante intensità. Lo testimonia anche il suo nutrito e variegato elenco di collaborazioni accanto a musicisti di ambiti diversi, come Jon Hassell, David Sylvian, Jan Bang, Bill Laswell, Jan Garbarek, Arve Henriksen, Paolo Fresu, Marilyn Mazur, J.Peter Schwalm, Mike Manieri, Marc Ducret, Michel Benita, Martux_M, Stefano Battaglia, Michele Rabbia, Talvin Singh, Dhafer Youssef, Andy Sheppard e, soprattutto, Nils Petter Molvaer. Il debutto discografico di Eivind Aarset come bandleader, “Electronique Noire“, del 1998, è stato definito dal New York Times “uno dei migliori album di jazz elettrico post-Miles”. Pubblicato a settembre 2021, “Phantasmagoria, or A Different Kind of Journey” è invece il suo disco più recente; con lui alla chitarra e all’elettronica, i membri del suo quartetto, ovvero Audun Erlien al basso e i batteristi/percussionisti Wetle Holte e Erland Dahlen: gli stessi musicisti coi quali Eivind Aarset salirà sul palco di piazza del Popolo il 12 agosto.
 
 Domenica 13 agosto 
Una miscela vibrante di stili e sonorità in cui si fondono rock, country, blues, tex-mex, surf, improvvisazioni jazz e atmosfere da western alla Morricone. È la formula che fa dei Guano Padano – in concerto la mattina del 13 agosto alle 11 alla Chiesa di Nostra Signora di Coros aTula – una delle proposte più originali della scena musicale italiana degli ultimi tre lustri. Il trio di Alessandro “Asso” Stefana (chitarra), Danilo Gallo (basso) e Zeno De Rossi (batteria) si forma nel 2007 e due anni dopo battezza il suo primo album che vede le collaborazioni di Gary Lucas, Chris Speed, Bobby Solo e Alessandro Alessandroni. Pubblicato nel 2012, anche il secondo disco, “2, si avvale di partecipazioni di prestigio come quelle di Mike Patton, Marc Ribot e Paul Niehaus. Ispirato all’omonima antologia di scrittori statunitensi curata da Elio Vittorini, nel 2014 esce Americana, mentre è del 2017 la partecipazione dei Guano Padano all’album di Sam Amidon “The Following Mountain“. Del 2021 è invece la testimonianza discografica più recente, l’EP “Back and forth“, impreziosito nel brano di apertura dal contributo di Bill Frisell.
Il concerto del pomeriggio vede di scena alle 18, nei pressi della Chiesa di Madonna di Castro, nella campagna di Oschiri, il trio Melodrum, formazione nata nove anni fa a Torino su iniziativa del batterista Francesco Brancato insieme al pianista Salvatore Spano. L’idea di base è quella di costituire un repertorio di jazz contemporaneo che prenda spunto dal patrimonio culturale della musica europea, identificando nella tradizione del melodramma la sua summa identitaria artistica ed espressiva.A partire dal 2015 entra in pianta stabile il contrabbassista Salvatore Maltana e, grazie anche alla partecipazione di alcuni tra i più significativi musicisti del panorama musicale europeo, il progetto si sviluppa nella sua forma attuale, collocandosi in vari ambiti artistici – jazz, classica, teatro e arti performative in genere – e coniugando sempre tradizione e sperimentazione. Il trio ha all’attivo un lavoro diviso in tre parti sull’incontro della musica classica e il jazz: “Perspectives”, sulle arie d’opera (2015), “Tony’s Dream”, la musica di Antonio Vivaldi (2018), “The Man, The Earth and The Sky”, la sacralità nella musica (2023).
 
Vincent Peirani, al centro del set di apertura della serata in piazza del Popolo a Berchidda (ore 21.30), rappresenta una nuova generazione di musicisti jazz che rifiuta confini e limiti e, piuttosto che seguire i sentieri battuti, sceglie di esplorare nuovi campi, nuove strade nella musica. Dopo il pioniere Richard Galliano, punta a continuare ad ampliare le possibilità del suo strumento, la fisarmonica. Ha lavorato con molti musicisti diversi. Nel 2003 ha vinto il primo premio al Concorso Nazionale Francese “Jazz à la Défense” con il sassofonista Vincent Lê Quang, e da allora ha collaborato con Richard Bona, Wynton Marsalis, Renaud Garcia-Fons, David Krakauer, Daniel Humair, Youn Sun Nah, Michel Portal, Thomas de Pourquery, Louis Sclavis, Henri Texier e molti altri. Da solo o in piccoli ensemble, la sua visione musicale disinibita e cosmopolita, il suo grande senso del crossover e del colore, lo hanno portato a ideare alcuni dei progetti più fantasiosi del momento. A Time in Jazz il fisarmonicista francese si presenta in trio con il chitarrista Federico Casagrande e Ziv Ravitz alla batteria e alle tastiere: gli stessi musicisti che lo affiancano nel suo ultimo disco, “Jokers”, che dà il titolo al concerto.
 
Il secondo set della serata vede il ritorno a Time in Jazz di Dhafer Youssef, cantante e suonatore di oud (il liuto tipico della musica araba) che è riuscito a liberare lo strumento dal suo ruolo tradizionale e portarlo nel jazz. Nato nel 1967 a Teboulba, un villaggio di pescatori nella Tunisia centrale, e cresciuto a contatto con la musica e i canti tradizionali islamici, ha cominciato a scoprire le potenzialità della sua voce fin da piccolo. Incontra il jazz a Vienna, dove si trasferisce a diciotto anni e intraprende un percorso che lo porterà a elaborare una propria cifra stilistica. Già nei primi album, “Musafir” (del 1996) e “Malak” (1999), si apprezza la sua straordinaria capacità di sganciare l’oud dal suo ruolo più tradizionale per connetterlo ad altri generi musicali contemporanei e di coniugare in modo originale musica araba e jazz; una miscela che si arricchisce di altri suoni e colori con l’introduzione dell’elettronica negli album successivi, “Electric Sufi” (2001), “Digital Prophecy” (2003) e “Divine Shadows” (2006). “Abu Nawas Rhapsody” (2010) e “Birds Requiem” (2013) segnano un ritorno ad atmosfere più acustiche e jazz nel cammino artistico di Dhafer Youssef: un percorso accompagnato e spesso condiviso con artisti di vari ambiti e provenienze musicali, come Markus Stockhausen, Paolo Fresu, Nguyen Lê, Nils Petter Molvaer, Bugge Wesseltoft, Eivind Aarset, Zakir Hussain, Tigran Hamasyan, Ballake Sissoko, tra gli altri, ma anche di due “leggende” del jazz come Herbie Hancock e Wayne Shorter. Dopo “Diwan of beauty and odd” (2016) e “Sounds of Mirrors” (2018) è di quest’anno la sua ultima fatica discografica, “Street of Minarets” che dà il titolo al concerto: con lui sul palco di piazza del Popolo, Mario Rom (tromba), Daniel Garcia (piano e tastiere), Souaeli Mbappe (basso elettrico), Shayan Fathi (batteria) e Adriano Do Santos (percussioni).
 
 Lunedì 14 agosto 
Tra i protagonisti dei concerti “in decentramento”, spicca la presenza di Roberto Ottaviano, nome storico del jazz nazionale, come certifica anche il recente riconoscimento di musicista italiano dell’anno 2022 al prestigioso Top Jazz, il referendum indetto dal mensile Musica Jazz tra i migliori esperti del settore. Classe 1957, sulla scena musicale da oltre quarant’anni, il sassofonista barese ha suonato e inciso con molti tra i più importanti musicisti europei e americani a cavallo tra diverse generazioni, da Mal Waldron a Giorgio Gaslini, da Pierre Favre a Kenny Wheeler, da Albert Mangelsdorff a Keith Tippett, tra gli altri. Tra le formazioni che Roberto Ottaviano dirige attualmente ci sono il quartetto di fiati Astrolabio (con Gianluigi Trovesi, Glenn Ferris e Michel Godard), il quartetto Sideralis (con Alexander Hawkins, Michael Formanek e Gerry Hemingway) e il quintetto Eternal Love, col quale ha vinto il premio Pino Candini di Musica Jazz come miglior disco del 2020. Il pubblico del festival potrà applaudirlo – il 14 agosto alle 11 nei pressi della chiesa di San Giovanni, aMores – in duo con Rob Luft, giovane e pluripremiato chitarrista inglese che per il suo virtuosismo è stato paragonato a grandi nomi della sei corde come John McLaughlin, Al Di Meola e Paco De Lucia.
 
Nel pomeriggio (ore 18) il festival fa scalo al borgo di Banari per il concerto di Gianni Cazzola con lo Young Italian Quintet. Nei suoi sessantacinque anni di carriera musicale, il batterista (classe 1938) vanta innumerevoli e varie collaborazioni con artisti provenienti da tutto il mondo: Billie Holiday, Chet Baker, Lee Konitz, Franco Cerri, Lou Bennet, Luca Flores, Franco D’Andrea e molti altri. Definito da Arrigo Polillo come “l’Art Blakey italiano”, nella formazione in scena a Time in Jazz riunisce intorno a sé quattro giovani musicisti in un gruppo pieno di swing. Il quintetto, composto da Tommaso Profeta al sassofono, Attilio Costantino alla chitarra, Andrea Candeloro al pianoforte e Carlo Bavetta al contrabbasso, si cimenta nell’interpretazione di vari standard americani, per poi muoversi verso sonorità più pertinenti al periodo hard bop e proporre alcuni brani originali firmati da tutti i componenti, creando un percorso musicale all’insegna dello swing nella sua forma più genuina. Una delle tante dimostrazioni che il jazz non si pone limiti di tempo e di età, promuovendo da sempre un continuo scambio tra generazioni, che ne costituisce la vera linfa vitale.
 
È un atteso ritorno quello dei Farafina a Berchidda per il primo set (come sempre alle 21.30) della serata del 14 agosto in piazza del Popolo: il gruppo originario del Burkina-Faso sarà infatti nuovamente tra i protagonisti di Time in Jazz, dove sono già stati nel 1996 e nel 2002. Da allora a oggi diverse cose sono intanto cambiate in casa Farafina, a cominciare dai suoi componenti – alcuni sono morti, altri hanno lasciato, avvicendati da nuovi e più giovani musicisti – ma la filosofia musicale di base rimane invariata: djembetamachékere, sonagli e uno o due balafon danno vita a un gioco pirotecnico di ritmi e percussioni capace di coinvolgere il pubblico, mentre i canti intrecciano storie e melodie che traggono ispirazione dal ricco repertorio Mandinka. Fondati nel 1978 dal maestro di balafon Mahama Konaté, i Farafina hanno conquistato una notorietà mondiale negli anni Ottanta e Novanta grazie alla loro capacità di espandere e aprire all’esterno la loro musica; un’apertura mentale che li ha portati a sperimentare nuove forme suonando e registrando con musicisti come Jon Hassell, i Rolling Stones, Ryuichi Sakamato, Billy Cobham, oltre a esibirsi su palchi prestigiosi come il Montreux Jazz Festival e al famoso mega concerto per il settantesimo compleanno di Nelson Mandela, l’11 giugno 1988 allo stadio di Wembley. Il gruppo divenne un’icona di un genere musicale allora nuovo, la “world music”, e tale è rimasto anche quando il suo fondatore l’ha lasciato per dedicarsi alla sua attività di insegnante di musica. Perché Farafina è anche sinonimo di una scuola di musica e danza a Bobo-Dioulasso (la seconda città del Burkina-Faso per numero di abitanti) che costituisce un solido bacino di musicisti per un ensemble che si riforma e rigenera continuamente.
 
La seconda parte della serata in piazza del Popolo punta i riflettori sui Savana Funkformazione che incarna l’essenza della live band con jam incendiarie, groove irresistibili e un’invidiabile presenza scenica. Aldo Betto (chitarra), Blake Franchetto (basso) e Youssef Ait Bouazza (batteria) si incontrano a Bologna nella primavera 2015, e spinti da un’immediata sintonia umana e musicale decidono di formare la band. Iniziano subito a fare molti live, a sperimentare idee e scrivere musica. Il primo album “Musica Analoga”, autoprodotto, esce nel 2016, a febbraio 2017 il secondo, “Savana Funk”, il terzo a settembre 2018, “Bring in the New”, che raccoglie ottimi riscontri di pubblico e critica. Crescono e si moltiplicano gli impegni live per questa band che trova sul palco la sua dimensione congeniale per apprezzare lo spirito del gruppo e la sua formula: una commistione di musica africana, funk, blues, rock psichedelico, influenze jazzistiche e melodie forti caratterizza tutto il loro repertorio. A giugno 2021 esce l’album “Tindouf” che apre la strada a una lunghissima tournée di oltre cento date in giro per il mondo, mentre è dello scorso ottobre l’ultima uscita discografica, “Ghibli”. A Berchidda i Savana Funk si presenteranno in compagnia di Willie Peyote, considerato una delle figure più interessanti della scena indie nazionale: un incontro, quello della band bolognese con il rapper e cantautore torinese, fra due mondi apparentemente lontani, che proporrà il meglio dei rispettivi repertori ma anche pezzi inediti scritti per questo progetto che approda sul palco di Time in Jazz dopo una recentissima serie di date in club.
 
 Martedì 15 agosto 
Per Ferragosto, come da tradizione, Time in Jazz pianta le tende nella campagna poco fuori Berchidda. La mattina trascorrerà con una serie di appuntamenti sotto gli alberi intorno alla chiesetta di San Michele. Il primo, alle 10, è ormai un classico del festival e di Time to Children, la sua sezione dedicata ai bambini: “Gufo Rosmarino nel mondo di Amarilla”, una nuova storia della serie di racconti scritti e interpretati dall’attore e regista Giancarlo Biffi, con i contributi musicali di Paolo Fresu, della violinista Sonia Peana e della cantante Catia Gori.
 
A seguire, una tavola rotonda dal titolo esplicito, “L’organetto in Sardegna: generazioni a confronto”, che vedrà dialogare con il musicologo Fabio Calzia tre interpreti dello strumento a mantice così centrale nella musica tradizionale isolana: Totore ChessaPierpaolo Vaccae il più giovane della compagnia, Giacomo Vardeu.
 
Pierpaolo Vaccasarà anche protagonista del momento musicale in programma intorno alle 11.30.
Nato a Ovodda, in provincia di Nuoro, allievo del maestro Peppino Deiana, ha debuttato giovanissimo nelle piazze dell’isola, in rassegne, sagre e processioni, è entrato a far parte del gruppo folkloristico Oleri, ha fondato (nel 2011) i Folkaos, un gruppo combat folk, e porta avanti, insieme al chitarrista e cantante Giuseppe Muggianu, uno spettacolo dedicato ai cantautori italiani. Dal 2018 presenta uno spettacolo in solo, in cui la musica tradizionale sarda viene approcciata con uno stile personale caratterizzato dall’uso di effettistica elettronica. Nell’ottobre 2021 Paolo Fresu l’ha coinvolto nel lavoro teatrale “Tango Macondo”, prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano con la regia di Giorgio Gallione, da cui è nato l’omonimo album assieme al trombettista di Berchidda e a Daniele di Bonaventura. Il primo album da solista di Pierpaolo Vacca è previsto in uscita il prossimo luglio.
 
Un breve trasferimento porta il festival nel pomeriggio nella vicina chiesetta di Santa Caterina per un’altra serie di appuntamenti. Il primo, alle 17, è la presentazione di“337 Project” diSebastiano Dessanayillibro scaturito dal progetto artistico realizzato tra 2018 e il 2019 dal musicista sardo, che lo ha visto visitare tutti i comuni dell’isola, uno al giorno, viaggiando esclusivamente in bicicletta, con il suo fido ukulele al seguito.
 
Altro momento immancabile del Ferragosto di Time in Jazz, la gara poetica in limba sul tema del festival: condotta da Pier Sandro Pillonca, avrà per protagonisti Bruno Agus e Dionigi Bitti con l’accompagnamento musicale dei Tenores di Ula Tirso.
 
L’ultima serata del festival a Berchidda avrà un prologo – alle 19 in Piazzetta Riu Zocculu – affidato a un’autentica istituzione storica del paese, la Banda Musicale Bernardo De Muro, nata nel 1913 per volontà del parroco don Pietro Casu, e “palestra” di formazione musicale per tanti giovani talenti, compreso Paolo Fresu che ha mosso tra le sue file i primi passi del suo percorso artistico.
 
Poi, alle 21.30, si accenderanno per l’ultima volta in questa edizione i riflettori sul palco allestito in piazza del Popolo. Si intitola “Good Old Boys Grand Orchestra” l’evento che terrà banco in quella che per tradizione è la serata più festosa del festival; una produzione originale ad hoc per Time in Jazz che nasce dall’unione dei Colle der Fomento, formazione storica della scena hip hop nazionale, insieme a Kaos & Dj Craim – già protagonisti del progetto “Good Old Boys” che ha debuttato nel 2015 – stavolta insieme al quartetto romano La Batteria. In questo “Good Old Boys Grand Orchestra”, che è l’ideale sviluppo di quel precedente, l’hip hop reinventa le sue radici fondendo rap e turntablism (l’arte di manipolare i suoni e creare nuova musica, effetti sonori e ritmi utilizzando due o più giradischi e un mixer DJ) con un sound che pesca a piene mani dalle colonne sonore e dalle sonorizzazioni italiane degli anni Sessanta e Settanta; il progetto vede le rime di Kaos (al secolo Marco Fiorito), tra i pionieri dell’hip hop in Italia e dei due rapper del Colle der Fomento, ovvero Danno (Simone Eleuteri) e Masito (Massimiliano Piluzzi), incontrarsi per la prima volta su un terreno del tutto inedito, architettato dal quartetto La Batteria (Emanuele Bultrini alle chitarre, Stefano Vicarelli al piano e ai sintetizzatori, Paolo Pecorelli al basso e David Nerattini alla batteria), insieme a Dj Baro (Alessandro Tamburrini) e Dj Craim (Lorenzo Fortino). Una serata che si annuncia ideale per calare il sipario sul palco di Piazza del Popolo per questa edizione trentasei di Time in Jazz.
 Mercoledì 16 agosto 
Ultimi impegni a Berchidda, la mattina del 16 agosto, come da tradizione alMuseo del Vino dove alle 11.30 è in programma la presentazione delle bottiglie da collezione delle cantine del vermentino locali che riportano nell’etichetta l’immagine grafica di questa edizione. A seguire, la presentazione di “Time in Jazz Diary 2022”, il progetto editoriale che ripercorre la passata edizione del festival attraverso l’obiettivo del fotografo Fabio Lovino.
 
Poi, nel tardo pomeriggio, trasferimento sulla costa, in quello che è ormai da diverse edizioni il “teatro” dell’ultimo atto del festival: la Peschiera di San Teodoro. Protagonisti Paolo FresuDaniele di Bonaventuraal bandoneon e Pierpaolo Vaccaall’organetto con le musiche “Tango Macondo”, lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano per la regia di Giorgio Gallione.
Fresu e di Bonaventura, già protagonisti insieme alle voci corse del coro A Filetta del riuscito progetto “Mistico Mediterraneo” e dell’omonimo disco pubblicato dalla nobile etichetta ECM, allargano dunque la dimensione più ristretta del loro riuscito connubio artistico all’organetto creativo di Vacca che in “Tango Macondo” comunica il profondo ed estraniante senso onirico che contraddistingue appunto la pièce teatrale. Un concerto-sogno di grande effetto che vive di poesia, intimismo e di quelle piccole cose capaci di raccontare i colori dell’universo musicale contemporaneo.
 
 FestivalBar 
Ritorna anche quest’anno il FestivalBar curato da Luca Devito, la vetrina di formazioni e solisti ospitata dai bar berchiddesi, trasformati per l’occasione in piccoli club di musica all’aperto. Ad aprire la serie, l’8 agosto al bar K2 (21.30), sarà Riccardo Moretti con la sua performance sperimentale TribalNeed, una fusione di sintetizzatori analogici, didgeridoo, percussioni, hang drum, giocattoli per bambini, beat-boxing e loop station. Lo stesso progetto sarà di scena anche le due sere successive, al Muretto Cafè (il 9 agosto) e allo Jolly Cafè (il 10 agosto).
 
Sonorità oniriche, minimaliste, ma dagli echi e richiami mediterranei, caratterizzano le esplorazioni del trombone solo di Federico Fenu, musicista isolano con profonde radici nella sua terra, di scena l’11 agosto al Cafè Rosè e il 12 al Jazz Pub (alle 20). Sperimentazione e improvvisazione sono la cifra anche del polistrumentista e percussionista Gabriele Pollina, che fonde le melodie ipnotiche dell’Handpan, particolare strumento a percussione a doppia campana di acciaio, con beat elettronici suonati dal vivo: il 13 agosto alla Pizzeria Da Ivan e il 14 agosto al Bar Centrale. Chiude la serie di ospiti del FestivalBar, come ultimissimo atto del trentaseiesimo Time in Jazz, il duo Sprigucomposto da Andrea Sanna e Marco Coa: due Fender Rhodes a confronto, speculari, in un viaggio che oscilla tra la psichedelia e l’elettronica d’avanguardia; il 16 agosto al Bar della Piazza (ore 22).
 Time After Time 
Dopo il successo delle scorse edizioni, torna per il quarto anno consecutivo Time After Time, l’appuntamento dopoconcerto nella piazzetta adiacente il palco centrale in Piazza del Popolo, curato dal batterista berchiddese Nanni Gaias: dall’11 al 14, il suo trio con Giuseppe Spanu alla chitarra e Pier Piras al basso, farà da resident band tutte le sere, da mezzanotte in poi, con un artista di volta in volta diverso, in una serie di progetti ospitati dal centro di produzione Insulae Lab (il centro di produzione della musica jazz e della creatività artistica delle isole del mediterraneo, ideato, firmato e fortemente voluto dall’Associazione Time in Jazz, con la direzione artistica di Paolo Fresu). Si comincia (l’11 agosto), col pioniere e innovatore del beatbox Alien Dee; il giorno successivo (il 12) è di scena il rapper sassarese Don Malocon i suoi testi in sardo logudorese che trattano tematiche sociali e di rivolta. Sonorità blues, funk e afrobeat vedono il ritorno (il 13 agosto) del cantante e chitarrista emiliano Stefano Barigazzi, già a Berchidda nel 2020; ritmi funk e rock, influenze balcaniche ed esotiche caratterizzano la fusione con gli ottoni della Rusty Brass Band, già protagonista delle parate per le vie di Berchidda (il 14 agosto).
 Time to Children 
Oltre alla musica dal vivo, come sempre a Time in Jazz, tanti altri appuntamenti e attività caratterizzeranno anche la prossima edizione. In un festival che parla di futuro, non poteva mancare uno spazio speciale dedicato alle nuove generazioni, impegno che Time in Jazz porta avanti da alcuni anni con l’ormai affermata formula di Time to Children, un progetto dedicato all’educazione musicale dei bambini, curato dalla violinista e didatta Sonia Peana, patrocinato dall’associazione Il Jazz va a Scuola e sviluppato da Time in Jazz con il sostegno del Banco di Sardegna.
 
Dal 10 al 15 agosto, negli spazi di “Sa colte ‘e s’ Oltijiu”, il giardino accanto a Sa Casara (l’ex caseificio oggi sede dell’associazione Time in Jazz), bambini, ragazzi e adulti saranno accompagnati, attraverso spettacoli, laboratori, flashmob e mostre, alla scoperta della musica jazz e popolare, degli strumenti musicali, della multisensorialità, della musica come condivisione, e tanto altro, insieme a educatori musicali come l’esperta di body percussion Eliana Danzì, il musicoterapeuta e rumorista Luca Gambertoglio e il suonatore di ocarina Fabio Galliani, il chitarrista Reno Brandoni, gli attori Paolo Li Volsi e Irene Villa, i percorsi d’arte per bambini di Maria Abis e Stefania Gagliardi Giustiniani e con la partecipazione di alcuni protagonisti del festival come lo stravagante duo GuerzonCellos; a ferragosto, l’immancabile appuntamento con l’attoreGiancarlo Biffi e i racconti di Gufo Rosmarino alla chiesa di San Michele, nelle campagne di Berchidda.
 Libri e mostre 
Collegato al tema del festival, tra musiche di diverse generazioni a confronto, è l’appuntamento con Time to Read, titolo che racchiude la serie di incontri con i libri e i loro autori, in programma tra l’11 e il 14 agosto, negli spazi di Sa Casara a Berchidda (sempre alle 19). Tra i protagonisti, Vanni Lai, atteso l’11 agosto con “La Cantadora” (Minimum Fax 2023), la storia, ambientata nella Sardegna di inizio Novecento, della prima donna musicista del canto tradizionale a chitarra, capace di opporsi a una società chiusa e maschilista; un’altra donna ribelle e fuori dagli schemi è quella raccontata da Barbara Baraldi (il 13 agosto) in “Il fuoco dentro. Janis Joplin. Il romanzo” (Giunti 2023) che, con sfumature noir, ripercorre la tormentata vita della rockstar considerata un’icona della beat generation. Il testimone passa, il 14 agosto, a Simone “Danno” Eleuteri Massimiliano “Masito” Piluzzi, autori, insieme a Fabio Piccolini di “Colle der Fomento Solo amore” (Minimum Fax 2022), il racconto della carriera di uno dei gruppi rap italiani più influenti. Il dialogo tra generazioni è il tema proposto da “Prendetevi la Luna”, libro di prossima uscita dello psichiatra, sociologo e scrittore Paolo Crepet, in colloquio con Paolo Fresu il 12 agosto.
 
A Ferragosto, l’appuntamento con Time to Read si sposta alla chiesa campestre di Santa Caterina, poco fuori Berchidda, dove, alle 17 è atteso il contrabbassista Sebastiano Dessanaycon la presentazione di “337 Project” (Touring Club 2022), libro scaturito dal progetto artistico realizzato tra 2018 e il 2019, che lo ha visto visitare tutti i comuni della Sardegna, uno al giorno, viaggiando esclusivamente in bicicletta, con al seguito il suo fido ukulele. A chiudere le presentazioni editoriali, il 16 agosto (alle 12), al Museo del vino – Enoteca Regionale, “Time in Jazz Diary 2022”, che rievoca la scorsa edizione del festival attraverso l’obiettivo del fotografo Fabio Lovino. Una selezione di scatti dello stesso Lovino sarà anche esposta negli spazi di Sa Casara, insieme a quelli del collega fotografo Andrea Rotili, nella mostra fotografica “Time to Time 2022”, il racconto per immagini della passata edizione del festival, con i suoi volti, le sue emozioni e le sue suggestioni.
 
Sa Casara, sede dell’Associazione, resterà aperta per tutta la durata del festival, diventando come sempre il punto di riferimento per le arti visive, che troveranno il consueto spazio in questa edizione del festival con le opere della Collezione di Arte contemporanea CasArt, nata nel 1997 in seno al progetto PAV (Progetto Arti Visive) grazie al generoso contributo degli artisti che negli anni hanno partecipato alle iniziative del Festival. CasArt documenta gli esiti della ricerca e della sperimentazione artistica e creativa in Sardegna comprendendo anche opere di artisti nazionali e internazionali
 Green Jazz 
A completare e arricchire il programma contribuiranno infine percorsi guidati nella natura e nei siti archeologici, vari incontri e degustazioni di prodotti dell’enogastronomia locale e le consuete iniziative di promozione e sensibilizzazione ambientale raccolte sotto l’insegna Green Jazz. Dal 2020 Time in Jazz fa parte di Jazz Takes The Green, la rete dei festival jazz ecosostenibili, prima esperienza italiana di aggregazione di eventi culturali che hanno a cuore la causa Green.
 Abbonamenti e info
Tutti gli appuntamenti, come di consueto, saranno a ingresso gratuito, ad eccezione dei concerti in programma sul palco di Piazza del Popolo a Berchidda e di quello dMalika Ayane a L’Agnata del 9 agosto,fuori abbonamento.
SuVivaticketsi possono da ora acquistare gli abbonamenti per l’ingresso alle cinque serate sul palco centrale, dall’ 11 al 15 agosto: 110 euro il prezzo intero, ridotto a 100; le riduzioni sono valide pergli spettatori sopra i 65 anni, e per quelli sotto i 26.
 
Per informazioni, la segreteria di Time in Jazz risponde al numero 320 38 74 963 e all’indirizzo di posta elettronica info@timeinjazz.it. Aggiornamenti e altre notizie sul festival sono disponibili sui canali social FacebookInstagramTwitter e Telegram e sul sito www.timeinjazz.it.
 
La trentaseiesima edizione del festival Time in Jazz è organizzata dall’omonima associazione culturale con il sostegno dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, del Ministero della Cultura, della Comunità Montana Monte Acuto e delle Amministrazioni Comunali di Berchidda e degli altri centri che aderiscono al festival, con il contributo di Fondazione di SardegnaGruppo UnipolBanco di SardegnaCorsica Ferries–Sardinia FerriesFondazione Raul Gardini e Novamont, e con la collaborazione di Rau Arte Dolciaria, distilleria Lucrezio R.GeasarConsorzio Porto RotondoConsorzio PuntaldiaScuola HoldenQobuz e Biorepack. Media partner Radio Monte Carlo, radio ufficiale del festival, Spotify e Spreaker. Time in Jazz fa parte dell’Associazione I-Jazz, del progetto GreenFEST e di Jazz Takes The Green, la rete dei festival jazz ecosostenibili.
 
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Associazione culturale TIME IN JAZZ
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Villa di Donato – Omaggio a Pino Daniele – venerdì 26 maggio, ore 21.00

Villa di Donato e Brunello Canessa presentano

omaggio a Pino Daniele | VdD Next Generation

con Brunello Canessa

e con la partecipazione straordinaria di Gianni Guarracino

venerdì 26 maggio, ore 21.00

Villa di Donato

Omaggio a Pino Daniele

La Contemporanea

SONGWRITERS: Pino Daniele

con Brunello Canessa e i ragazzi del Laboratorio Permanente di Musica d’Insieme di Villa di Donato

e con la partecipazione straordinaria di Gianni Guarracino

tutor: Roberto Giangrande

con: Batteria, Eduardo Cacace; Voce, Giorgia Coppola; Chitarra, Francesco Marino; Batteria, Paola Passaro; Piano e voce, Rebecca Raio; Batteria, Samuele Schiano; Basso, Chiara Varriale

Quarto appuntamento della rassegna SONGWRITERS: dopo i tre concerti dedicati a Paul Simon, Sting e John Lennon il ricordo va a Pino Daniele, leggenda assoluta della nostra Terra, colui che più di tutti i suoi contemporanei ha saputo imporre il cosiddetto Neapolitan Power, quella magica miscela di blues, rock e musica popolare che alla fine degli anni ’70 conquistò l’Italia intera. La morte prematura di Pino Daniele ci ha privato di una delle voci più preziose che la musica partenopea abbia mai espresso. Con la partecipazione di alcuni giovani talenti, selezionati dalle scuole di musica Officine Percussive e Yellow Submarine, facenti parte del programma VdD Next Generation le musiche di Daniele riprendono voce e suono in Villa di Donato, che si riempie di note da molti mesi ospitando Laboratorio Permanente di Musica d’Insieme. Pino rappresenta un po’ tutti noi musicisti napoletani” ci racconta Canessa, “perché nella sua favola, nel suo talento, nella sua naturale musicalità troviamo tutti un sentiero da seguire, da imitare e dal quale sentirsi ispirati.

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O GUINNESS DEL MANDOLINO, passeggiata-posteggia musicale nel centro storico di Napoli sabato 27 maggio ore 11

fondazionedirezione artistica Marisa Laurito

‘O Guinness” del mandolino

Sabato 27 maggio, grande passeggiata-posteggia musicale di mandolinisti nel centro storico di Napoli

Arrivo al teatro della Canzone napoletana, con la madrina Marisa Laurito

Immagine che contiene persona, vestiti, interno, pentola

Descrizione generata automaticamente‘O Guinness – Tributo a Caruso” è la singolare passeggiata-posteggia musicale che sabato 27 maggio, dalle 11, percorrerà il centro storico di Napoli.

Promossa dall’associazione culturale Mastro Masiello Mandolino e la Bottega del Mandolino, la manifestazione vedrà un folto gruppo di mandolinisti e artisti rendere omaggio a Enrico Caruso e alla Canzone napoletana, suonando e danzando nel percorso compreso da via san Giovanni Pignatelli 5 a piazza Vincenzo Calenda, davanti al Trianon Viviani.

Tra strade e piazze del centro storico – il grande museo diffuso all’aperto patrimonio mondiale dell’Unesco –, la passeggiata toccherà via Benedetto Croce, piazza san Domenico maggiore, piazzetta Nilo, via san Biagio dei Librai, via Forcella ed è aperta alla più ampia partecipazione.

Madrina dell’iniziativa è Marisa Laurito, direttore artistico del teatro della Canzone napoletana.

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TRIANON VIVIANI, “ADAGIO NAPOLETANO” chiude la stagione – sabato 27 e domenica 28 maggio

fondazionedirezione artistica Marisa Laurito

Trianon Viviani, “Adagio Napoletano” chiude la stagione

Sabato 27 e domenica 28 maggio, ultime rappresentazioni del musical di Bruno Garofalo dedicato alla Canzone classica partenopea

Adagio Napoletano. Cantata d’ammore” chiuderà la stagione del Trianon Viviani firmata da Marisa Laurito.Immagine che contiene testo, vestito, poster

Descrizione generata automaticamente 

Sabato 27 e domenica 28 maggio, andrà in scena questo musical, diretto da Bruno Garofalo, con due rappresentazioni al giorno: alle 18 e alle 21.

Adagio Napoletano è la produzione di punta del teatro della Canzone napoletana e vede in scena un ricco cast di attori, cantanti, danzatori e musicisti per un viaggio nelle melodie partenopee del Novecento.

Lo spettacolo è stato scritto dallo stesso Garofalo in collaborazione con Karima Campanelli e Raffaele Esposito, con gli arrangiamenti originali di Tonino Esposito e le rielaborazioni musicali di Pino Perris.

«In Adagio Napoletano – racconta il regista – non c’è un filo conduttore o delle sequenze temporali: gli interpreti e i personaggi in costume novecentesco rievocano alcuni riferimenti canonici delle nostre infinite “collezioni” di melodie, alcune immortalate nel Novecento, altre recuperate e inedite in questo contesto, ma che rappresentino sempre una sostanziale importanza per il nostro discorso che spazia dal recupero filologico allo spettacolo puro».

Con Ciro Capano, applaudito interprete al cinema del film È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Susy Sebastiano e Francesco Malapena, la compagnia Stabile si compone di Anna Rita Di Pace,vincitrice del concorso di voci nuove che si era tenuto nella scorsa stagione teatrale, Laura LazzariMatteo MaurielloSalvatore MeolaGennaro MontiNadia Pepe e i posteggiatori Antonio Gagliotti e Antonello Guetta.

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TEATRO AUGUSTEO | A LEZIONI DI NAPOLETANITA’ …E DIFENDO LA CITTA’, con Lino D’Angiò, Alan De Luca e Amedeo Colella

Dal 26 al 28 maggio 2023, al teatro Augusteo di Napoli, Piazzetta duca d’Aosta 263, si aprirà il sipario per “Lezioni di Napoletanità …e difendo la città”, con Alan De Luca, Amedeo Colella e Lino D’Angiò, spettacolo aggiornato per la vittoria del terzo scudetto del Napoli.

I napoletani hanno una marcia in più …‘na pezza a culore! Lo sanno bene Alan De Luca, Amedeo Colella e Lino D’Angiò che, per l’Università degli studi di Napoli Gennarino II, portano in scena all’Augusteo le ‘Lezioni di Napoletanità’, aggiornate con il sottotitolo “…e difendo la città” per omaggiare la vittoria del terzo scudetto del Napoli, la nostra cultura e la nostra identità, sì perchè difendere Napoli significa difendere la cultura identitaria millenaria di un popolo unico al mondo, e questo spettacolo è a tutti gli effetti il primo congresso internazionale di cultura napoletana, di napoletanità, ovvero il modo di essere e di pensare e di comportarsi del popolo partenopeo, il modus vivendi e il modus operandi di questo gruppo di cittadini del mondo che hanno avuto la fortuna di essere nati all’ombra del Vesuvio, anzi al sole del Vesuvio. 

E’ uno spettacolo prodotto da MusicaèManagement di Giovanni Oliviero.

Sinossi: Lino D’Angiò e Alan De Luca, ideatori del programma cult Telegaribaldi, incontrano il noto scrittore Amedeo Colella. Tra racconti, paraustielli e aneddoti sulla storia napoletana, raccontati in maniera accattivante e divertente da Amedeo Colella, si inseriscono le canzoni, le imitazioni e i monologhi dei due attori partenopei su argomenti di attualità calcistica e non. Il risultato è uno spettacolo esilarante, con un ritmo senza sosta in un viaggio tra storia e risate. Tre ‘congressisti’, in abito da docenti universitari, per una lectio magistralis senza precedenti.

Ticket al botteghino del teatro o al link di vendita dello spettacolo su teatroaugusteo.it

Platea € 20,00 / Galleria € 15,00

Info: 081414243.

Teatro Augusteo

Ufficio stampa e comunicazione

Marco Calafiore 

Roberto Gatti in “AMANOLIBERA” 24 maggio Live Tones al Bourbon Street Jazz Club

“AMANOLIBERA” disco inserito nelle selezioni dei prossimi Latin Grammy Awards sarà presentato dal Live Tones al Bourbon Street Jazz Club in Via Bellini 52 Napoli mercoledi 24 maggio …

Roberto Gatti AMANOLIBERA.

Roberto Gatti Congas, Percussions

Mario Rodriguez  Drums

Manuel Magrini  Piano

Pietro Paris Double Bass

Lorenzo Bisogno  Tenor Sax

⏰️ L ‘ingresso è dalle ore 20,30.

Inizio concerto ore 21.30. 

Posti limitati si prega di prenotare per l’assegnazione del posto. 

La prenotazione sarà valida sino alle 21.20.

🎫Il costo del biglietto per ascolto concerto è di € 10.00 acquistabile la sera stessa alla biglietteria predisposta al Bourbon Street, in prevendita go2 https://www.boxol.it/it/event/roberto-gatti-amanolibera/451974 e prevendite fisiche territoriali

🔴Drink e Food alla carta

➡️INFO e PRENOTAZIONI: 3389941559/ 338 8253756

Dopo un lungo percorso di collaborazioni con grandi artisti della musica internazionale come Quincy Jones, Dee Dee Bridge Water, Umbria Jazz Orchestra , Take 6, Ivan Linz, Pedrito Martinez Group, Benito Gonzalez, Armando Manzanero e Cristian Castro, Gatti e Rodriguez decidono di realizzare un progetto ambizioso in cui i ritmi afro-caraibici e sudamericani incontrano la profonditá del Jazz.

Nel 2022 esce il primo progetto discografico di Roberto  “AMANOLIBERA “ inserito nelle selezioni dei prossimi Latin Grammy Awards. con etichetta “Encore Label“ di Roberto Lioli. Il disco vanta collaborazioni importanti come Gabriele Mirabassi , Horacio “El Negro” Hernandez, Paoli Mejias ( Santana ) Roberto Quintero, Oscar Valdés ed altri.

Mario Rodriguez batterista, compositore viene nominato ai Latin Grammys 2021

Il Noisy Naples fest arriva a Palazzo Reale con i concerti di Sergio Cammariere, Carmen Consoli e Marina Rei, Planet Funk, Coma Cose, Raphael Gualazzi e Simona Molinari, Aiello. Biglietti in vendita dal 28 aprile su ETES e Ticketone

IL NOISY NAPLES FEST ARRIVA AL PALAZZO REALE DI NAPOLI

SEI APPUNTAMENTI CON LA MUSICA DAL VIVO DI

SERGIO CAMMARIERE, CARMEN CONSOLI E MARINA REI, PLANET FUNK,

COMA COSE, RAPHAEL GUALAZZI SIMONA MOLINARI, AIELLO

Il Palazzo Reale di Napoli accoglie i concerti del Noisy Naples Fest, dal 7 giugno all’1 luglio. Oltre ai consueti eventi in programma all’Arena Flegrea, il festival partenopeo aggiunge una sezione off alla sua programmazione 2023 con 6 concerti negli spazi del Giardino Romantico di Palazzo Reale. Protagonisti della rassegna grandi nomi della musica italiana: da Sergio Cammariere a Carmen Consoli e Marina Rei, dai Planet Funk ai Coma Cose, da Raphael Gualazzi e Simona Molinari ad Aiello.

Sei appuntamenti che si inseriscono all’interno di Randevù, un nuovo format prodotto da BANG!DROP e Noisy Naples Fest, che si terrà a Palazzo Reale dall’11 Maggio. Insieme ai concerti sono in programma anche dj set, aperitivi, performance artistiche e tanto altro, che verrà svelato nei prossimi giorni.  

I biglietti per assistere agli spettacoli del Noisy Naples Fest a Palazzo Reale saranno in vendita sui circuiti ufficiali ETES e Ticketone dal 28 aprile alle ore 14, ad eccezione dei biglietti per il concerto di Aiello, già in vendita sugli stessi circuiti. Per informazioni: tel. 081.5628040 – info@etes.it.

Ad inaugurare questi appuntamenti, mercoledì 7 giugno alle 20.30, sarà Sergio Cammariere. Il pianista e chansonnier calabrese torna a esibirsi a Napoli dopo la pubblicazione del suo ultimo album “Una sola giornata”, uscito il 14 aprile per la Parco della Musica Records. Un disco prezioso e ispirato che contiene 13 tracce inedite nate dal felice sodalizio tra il pianoforte del cantautore e la penna di Roberto Kunstler. Ad accompagnare Cammariere dal vivo, tre musicisti da sempre al suo fianco: Daniele Tittarelli (sax soprano), Luca Bulgarelli (contrabbasso) e Amedeo Ariano (batteria).

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Umbria Jazz 50esimo anniversario: il programma completo

I PRIMI 50 ANNI DI UMBRIA JAZZ (E NON DIMOSTRARLI)

Nell’estate del 1973 manifesti sui muri dell’Umbria annunciavano un nuovo evento. Si chiamava Umbria Jazz, si sarebbe svolto dal 23 al 26 agosto in tre città della regione e avrebbe avuto alcune caratteristiche più uniche che rare, soprattutto per un festival jazz: le location erano piazze e parchi; i concerti erano gratuiti; il festival era itinerante (ogni sera, una città diversa).

Da allora sono passati cinquant’anni. Sono cambiate più volte le formule, sono mutati anche gli assetti istituzionali, con la sigla UJ si sono svolte manifestazioni in tutti i continenti, si è aperto ad altri generi musicali, dai grandi artisti brasiliani alle star del rock, ma sempre con il jazz nel cuore. È stato sostenuto e promosso a livello internazionale il jazz italiano, che – anche grazie a UJ – è cresciuto fino a diventare un movimento tra i primi nel mondo. Intanto sono cambiati il pubblico, e anche l’approccio alla musica.

Umbria Jazz ha conosciuto crisi (1979-1981, gli anni della cancellazione) e rinascite, ma è rimasta, resa anzi sempre più forte da una lunga storia di successi. Non solo un festival di musica, ma anche un fenomeno di costume, con le sue folle e le formule originali, soprattutto in materia di legame con il territorio.

In mezzo secolo di vita quella che all’inizio fu una geniale intuizione di Carlo Pagnotta ed Alberto Provantini si è dimostrata una idea vitale, solida, capace di reagire agli stimoli e spesso di anticipare le tendenze. Quello che non è mai cambiato è il legame fortissimo tra musica e storia, paesaggi e città dell’Umbria, che è in definitiva il principale motivo del suo successo, assieme alla costante ricerca della più alta qualità musicale: negli ultimi cinquanta anni, tutti i grandi del jazz hanno calcato i palchi dell’Umbria.

Oggi Umbria Jazz è un sistema di eventi che si svolgono a Perugia in luglio, a Terni in settembre, a Orvieto in dicembre/gennaio. Un sistema articolato e complesso, che comporta un grande sforzo organizzativo, reso possibile dalle professionalità che sono maturate all’interno. È un grande veicolo di cultura musicale che si porta dietro un sostanzioso ritorno economico sul territorio: uno dei principali tratti identitari dell’Umbria oggi è il jazz.

Nessuno lo avrebbe detto, quel 23 agosto 1973, quando a Piediluco andò in scena il concerto inaugurale.

Il cinquantesimo anniversario è un punto di arrivo e nello stesso tempo di ripartenza. Celebrarlo non significa adagiarsi sugli allori della storia ma prendersi sulle spalle la responsabilità del futuro di uno straordinario ed unico patrimonio culturale da mantenere e tutelare.

Gian Luca Laurenzi

Presidente Fondazione di Partecipazione Umbria Jazz

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It’s Jazz Time a Villa Di Donato

Una grande novità per Villa di Donato

It’s Jazz Time!

Tre giornate di puro Standard Jazz
12, 13 e 14 maggio 2023, ore 21.

Charlie Parker (1920-1955) non è stato solo un grande musicista, sassofonista, ma un fenomeno jazzistico importante: la tre giorni a Villa di Donato, interamente dedicata a lui, inizia con un primo appuntamento.

(venerdì 12 maggio, ore 21.00) ad introdurre l’epoca, l’atmosfera, Remembering Charlie Parker and the bebop era, con il Ricciardo-Tartamella Quartet: un salto nel passato, una sorta di macchina del tempo che riporterà agli anni ’40 e ’50, in un contesto in cui il jazz stava affrontando una metamorfosi, tecnica ed esecutiva.
La velocità dei temi, delle improvvisazioni, i tempi serrati erano per la
prima volta proposti ed eseguiti ancor più esasperatamente, con licenze interpretative che miravano a scardinare e stravolgere i canoni musicali propri del genere; era un’epoca in cui tutto questo fermento aveva contagiato non solo dagli amanti del jazz, ma anche e soprattutto gli intellettuali, tanto da far divenire il bebop il genere prediletto della beat generation.


La sera a seguire (sabato 13 maggio, ore 21.00), sul solco tracciato da questi ritmi, improvvisazioni, in architetture sonore molto vicine alla monumentale e vibrante architettura delle grandi città degli Stati Uniti, il trio umbro (Sassofono tenore, Lorenzo Bisogno; Pianoforte, Manuel Magrini; Fisarmonica, Federico Gili) ricondurrà a quella speciale peculiarità della musica jazz: trascinare nel volo gli ascoltatori, pretesto per il titolo della serata, Storie d’incontri, dal bebop di ‘Bird’ alla musica brasiliana di Egberto Gismonti e con questo pretesto creare collegamenti con la musica brasiliana e le visioni di Egberto Gismonti, per il jazz concede di poter migrare e volare di Paese in Paese e le matrici di un genere musicale, di un’impronta di uno stile riaffiorano.
La rassegna culminerà in un vero e proprio Omaggio a Charlie Parker (domenica 14 maggio, ore 21.00) con Vittorio Cuculo 4et feat Gegé Munari e con Lucia Filaci special guest.
I concerti sono concatenati l’uno all’altro per diverse chiavi di lettura
complementari tra loro, e uno spirito filologico che prima riconduce ad
un’epoca, poi ne va rivelare le suggestioni sonore, visive, intellettuali,
ed ancora il contesto sincronico, in cui le diverse arti, dalla letteratura
alla pittura non rimasero immuni e subirono influenze chiare ed incisive.
In ultimo, l’Omaggio a Chiarlie Parker renderà tutto più chiaro, attraverso la sua musica, i suoi brani più celebri, ed il racconto di quanto accade in quegli anni (come Accade a Napoli) diverrà ancora più chiaro.

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