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Recensione: Emilia Zamuner Hammond Trio ospite di “Musica senza confini jazz in villa”

di Clementina Abbamondi 

Nell’ambito della 24° Stagione 2021 del Maggio della Musica con la direzione artistica del pianista Michele Campanella, si sta svolgendo nei giardini di Villa Pignatelli la Rassegna “Musica senza confini-Jazz in Villa” che dall’8 al 31 luglio sta proponendo interessanti concerti e grandi interpreti del jazz italiano. Il 24 luglio si è svolto il concerto di “Emilia Zamuner Hammond trio” formato da Emilia Zamuner alla voce, Massimo Del Pezzo alla batteria e Leonardo Corradi all’organo Hammond.                                                                                                                                                     

Il trio ha presentato il progetto “Every day, I have the blues” dal famosissimo brano di B.B. King. Nonostante la giovane età Emilia Zamuner è già un talento. Piccolissima studia pianoforte con la nonna Laura Lamagna e, dopo essersi laureata al Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella con il massimo dei voti, consegue la laurea specialistica in musica jazz. Nel 2016 si classifica al primo posto del prestigioso “Premio Internazionale Massimo Urbani “e nel 2019 è selezionata tra 5 finalisti del premio “Ella Fitzgerald Competition” di Washington (unica artista italiana) e vince con grande successo di pubblico e critica il secondo premio. È anche docente di canto jazz al Conservatorio Gesualdo Da Venosa di Potenza e del Centro della Voce” di Napoli della dottoressa Marina Tripodi. Prima del concerto Emilia Zamuner ha presentato il fotografo Riccardo Piccirillo che ha immortalato con i suoi scatti questa rassegna e che ha scritto un libro nel quale sono raccolte le foto di 10 anni di musica. Il titolo del libro è “Il silenzio che c’è fuori “ed è frutto del modo col quale Piccirillo fotografa i vari musicisti durante la pausa cogliendo il valore del silenzio.                      

Il primo brano che Emilia Zamuner canta è quello che dà il nome al progetto “Every DayI have the blues” di B.B. King e vuole essere dice Emilia un vero e proprio omaggio al blues ed in particolare a Ella Fitzgerald che, per Emilia, è stata una delle più grandi interpreti di questo genere musicale.

Il secondo brano è la bellissima ballad di Erroll Garner “Misty” che Emilia riesce ad interpretare in maniera magistrale con una grande padronanza tecnica. È poi la volta del brano di Frankie Laine “Georgia on My mind” che, grazie all’estensione vocale e alla ricchezza ed intensità ha incantato il pubblico creando un’emozione unica. Bravissimo il batterista Massimo Del Pezzo che con la sua performance efficace e misurata ha contribuito al perfetto interplay del gruppo. Stupendo l’assolo di Leonardo Corradi con l’organo Hammond che ha arricchito ancora di più l’esibizione del trio.  Dopo il brano “Angel Eyes” di cui Emilia ricorda la bellissima interpretazione di Frank Sinatra, è la volta di un brano “But Not For Me” di Chet Baker che, dice Emilia “è un brano che è un portafortuna per me in quanto l’ho presentato al “Premio Internazionale Massimo Urbani” dove nel 2016   mi sono classificata al primo posto. Il sassofonista Emanuele Cisi, presidente della Giuria del prestigioso Premio parlando della vincitrice disse “A colpire la giuria è stato il suo approccio alla musica, al palco, al pubblico, Un atteggiamento che coincide con lo spirito e la filosofia con cui Massimo Urbani suonava: positività, energia, entusiasmo ed umiltà. “Dopo il brano “Sonny” di Bobby Hebb, Emilia regala un bis richiesto a viva voce dal numeroso pubblico presente dando un saggio della sua bravura cantando per la prima volta con questa formazione un vero e proprio scioglilingua il celeberrimo brano “Old Mac Donald Had a Farm” interpretato da Ella Fitzgerald. 

 La voce di Emilia soave e cristallina sempre ricca di virtuosismi talvolta si trasforma in uno strumento di percussione infatti dice Emilia “amo suonarmi come una percussione” e altre volte diventa tromba con tutti gli effetti di questo strumento. Abilissima anche nella tecnica dello “scat” è sempre pronta ad affrontare nuove sfide. Ciò che rende l’interpretazione di Emilia Zamuner unica e speciale è che, oltre alla tecnica indiscutibile che ha acquisito nel corso degli anni, riesce a comunicare al pubblico delle emozioni intensissime.

Recensione: Bill Frisell Trio all’Arena Bike di Mantova

Recensione e Foto Di Gabriele Lugli (www.gabrielelugli.com)

BILL FRISELL TRIO

Bill Frisell, chitarra

Thomas Morgan, contrabbasso

Rudy Royston, batteria

L’Associazione Culturale 4’33” il 22 luglio ha presentato il concerto del trio di Bill Frisell nell’ambito della programmazione estiva dell’Arena Bike allestita del comune di Mantova, sulla riva del lago inferiore, con lo sfondo dello splendido profilo della città di Mantova.

Bill Frisell ha proposto musiche tratte l’ultimo disco del trio uscito per la storica etichetta Blue Note dal titolo “Valentine”.

Oltre ai classici cavalli di battaglia del chitarrista americano il trio, completato da Thomas Morgan al contrabbasso e Rudy Royston alla batteria ha eseguito composizioni originali.

La musica di Bill Frisell evoca i grandi spazi degli Stati Uniti mescolando nuove invenzioni alle diverse tradizioni musicali americane, rendendo la sua musica unica e inconfondibile.

Recensione: Alessio Boni, Alessandro Quarta e ArtEm String Quartet ospiti dell’Estate Musicale del Garda “Gasparo da Salo’ “

Recensione e Foto di Gabriele Lugli (www.gabrielelugli.com)

Sabato 17 Luglio per la 62ª edizione de l’Estate Musicale del Garda «Gasparo da Salò» ha avuto luogo nel Duomo di Salò «Il suono della bellezza», una serata fra poesia e musica con la voce recitante di Alessio Boni e il violino di Alessandro Quarta accompagnato dall’ArtEm String Quartet.

I testi letti da Alessio Boni vanno dal biblico Cantico dei Cantici e da «La bellezza non basta» di Ovidio a «La bellezza» di Hölderlin, l’«Inno alla bellezza intellettuale» di P. B. Shelley, «La notte mistica» di Rilke e il «Ricordo il meraviglioso istante» di Puskin, fino a «Ricordo» di Giorgio Caproni e a «Mi piace il verbo sentire» di Alda Merini.

La parte musicale ha compreso brani che vanno dal Settecento fino ai giorni nostri, partendo dal Vivaldi dell’Andromeda Liberata e delle Quattro Stagioni all’Händel di «Lascia ch’io pianga» da Rinaldo, Bach con la celebre Aria dall’Ouverture n. 3 e Mozart con la Marcia «Alla turca». In programma anche Brahms con la «Danza Ungherese n. 5» e Shostakovich col «Waltz n. 2» dalla «Jazz Suite», ma anche Morricone con «Gabriel’s Oboe» dal film «Mission» e i temi di «C’era una volta in America», e un omaggio a Louis Armstrong con «What a Wonderful World».

Alessio Boni ha studiato all’Accademia d’Arte Drammatica «Silvio D’Amico» di Roma, ha poi lavorato con Giorgio Strehler e Luca Ronconi; sul piccolo schermo ha debuttato con «La donna del treno» per la regìa di Carlo Lizzani e, nel cinema, con «La meglio gioventù» di Marco Tullio Giordana. Ha interpretato personaggi come Caravaggio e Giacomo Puccini, il principe Andrej Bolkonskij, Walter Chiari e Ulisse. «I duellanti» e «Don Chisciotte» fra i suoi spettacoli.

Alessandro Quarta è un violinista che la Cnn nel 2013 ha definito «Musical Genius» e che nel 2017 a Montecitorio ha ricevuto il riconoscimento di «Miglior eccellenza italiana nel mondo» per la musica. In particolare il suo brano «Dorian Gray» ha ottenuto uno strepitoso successo.

Recensione: John Patitucci, Chris Potter e Brian Blade all’Agora Scarlatti

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Strepitoso successo di pubblico, ieri sera mercoledì 21 luglio all’Agora Scarlatti al Vomero per il secondo degli appuntamenti di musica jazz organizzati dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano nell’ambito dell’interessantissimo cartellone di musica/teatro/cabaret che accompagnerà per l’intera stagione estiva la città di Napoli e che sta diventando un importante punto di riferimento per tutti coloro che, dopo tanti mesi di sospensione di concerti ed eventi in generale, sentono il bisogno e il desiderio di ritornare alla normalità di una serata di musica e di divertimento.

Dopo il successo di Karima, sul palco dell’Agora Scarlatti due grandi eventi: in apertura di serata il concerto di Ciccio Merolla affiancato dalla chitarra di Pietro Condorelli e con il basso di Davide Afzal nel suo nuovo progetto “Future music project” e a seguire un Trio d’eccezione del mondo jazz internazionale John Patitucci al contrabbasso e basso, Chris Potter al sax tenore,e Brian Blade alla batteria.

Visibilmente emozionato, ma carico di quell’energia che ha sempre contraddistinto Ciccio Merolla e da un grande desiderio di tornare alla musica live, il percussionista napoletano che con il suo stile unico da voce a degli strumenti particolarissimi oltre a tutto ciò che ha nel suo animo sensibile e attento alla vita e ai mille volti del mondo stesso e dell’animo umano, ha dichiarato di essere molto felice di aprire la serata dedicata a tre grandi miti della musica jazz, e  ha presentato con molto orgoglio il suo nuovo progetto musicale, fiero di avere al suo fianco un Maestro indiscusso della chitarra come Pietro Condorelli e un virtuoso del basso come Davide Afzal che hanno arricchito la musica già di per se’ straordinaria di Merolla con un’alchimia di talento ed esperienza musicale che ha conquistato il pubblico presente. Un progetto inedito che ha alla base l’interplay, il dialogo tra musicisti attraverso gli strumenti e l’omaggio a grandi artisti quali Ryuchi Sakamoto, Rino Zurzolo e Gianluigi di Franco.

“L’intento – ha spiegato lo stesso Ciccio Merolla nel comunicato stampa della presentazione del progetto – è quello di coinvolgere il pubblico nell’interplay basato sul groove. ll mio set di percussioni, la sonorità, è quella che mi ha accompagnato per tutta la vita: è un ibrido tra batteria e percussioni basato sul beat che mi permette di girare il mondo e di andare con loro oltre, nell’universo. Ho con me due grandi artisti che sono Davide Afzal al basso e Pietro Condorelli alla chitarra. Sono come me persone che stravolgono i loro strumenti fino ad incontrare il pubblico portandolo nel loro mondo e abbracciandolo con suoni caldi e tempestosi. C’è chi definisce il Trio funky, chi lo preferisce hip hop, chi lo definisce jazz o world music, noi non definiamo, semplicemente apriamo il cuore e diamo quello che siamo”.

Sette i brani del nuovo progetto in scaletta che il Trio ha eseguito con grande talento e grande energia come “JoeZ”, “Ciccio’s Hang”, “O viaggio”, “Fore” seguiti da un bellissimo omaggio alla musica di Pino Daniele nel quale si e’ avvertito tutto l’amore che il Trio prova per la musica del musicista napoletano mai dimenticato, concludendo il loro concerto con due grandi successi di Merolla come  “Se chiamm ammore” e “Cash” , applauditissimi da tutto il pubblico presente. Un progetto che ha un fascino decisamente particolare, al quale auguriamo di conquistare tutto il successo che merita.

Il pubblico non vede l’ora che arrivi sul palco il Trio Patitucci/Potter/Blade anche perché’, e non è molto frequente purtroppo, la platea è pienissima di musicisti già affermati e di giovani talenti e studenti del Conservatorio di San Pietro a Majella che hanno scelto stasera di venire ad ascoltare ed applaudire i loro miti musicali. Riempie il cuore infatti una platea così variegata tra appassionati fedelissimi dei concerti jazz che si organizzano in città e cosi tanti giovani che studiano o hanno studiato musica e che hanno scelto di dedicare ad essa la loro vita e la loro carriera artistica. E non poteva essere scelta migliore ieri sera in quanto sin dalle prime note del concerto si ha avuto la sensazione di trovarsi davvero di fronte a tre miti della musica jazz internazionale che hanno suonato dei brani jazz con un livello che ha fatto venire i brividi a tutto il pubblico presente.

Il Trio composto da tre star jazz della musica d’oltreoceano sono arrivati in Italia, grazie alla Zenart Management, per un imperdibile tour a luglio 2021 per un totale di tredici date nei più grandi teatri e festival italiani.

John Patitucci, vincitore di due Grammy Awards e oltre quindici nomination, ha legato il suo nome ai più grandi artisti del panorama della musica jazz; solo per citarne alcuni Chick Corea, Wayne Shorter, Pat Metheny, Stan Getz, Herbie Hancock, Freddie Hubbard e molti altri,anche se deve molto all indimenticabile Chick Corea con il quale ha raggiunto una fama planetaria, collaborando con lui sin dal 1985 sia con l’Elektric Band che con l’Akoustic Band .

Sul palco anche Chris Potter, il quale vanta numerose collaborazioni con musicisti come Paul Motian, Ray Brown, Jim Hall, James Moody, Dare Douglas, Jole Lovano, Wayne Krenz, Mike Manieri e numerosi altri. Chris Potter viene considerato, grazie alle sue eccellenti abilità tecniche, alla versatilità con cui affronta diverse situazioni musicali, e al suo temperamento sperimentale e innovativo, come uno dei migliori sassofonisti jazz viventi.

Brian Blade, terzo vertice della formazione e mago della batteria, nel 1997 ha formato la Fellowship Band con cui ha pubblicato il suo album di debutto nel 1998, seguito da “Perceptual” (nel 2000), “Season of Changes” (2008), “Landmarks” (2014) e l’ultimo “Body and Shadow” (2017).

Ma il talento del Trio non è il solo aspetto che ha colpito ieri sera. L’empatia che da subito ha stabilito John Patitucci con il pubblico, insieme alla sua umiltà nel presentarsi ad esso, ha confermato da subito che ci siamo trovati di fronte ad una persona eccezionale oltre ad un musicista davvero straordinario, tra i più grandi contrabbassisti jazz del mondo intero.

Ha raccontato, in un italiano quasi perfetto (anche se  lui ha continuato a scusarsi per un italiano non comprensibile) le sue origini in parte calabresi e in parte napoletane/salernitane, delle quali si è dichiarato subito assolutamente orgoglioso e fiero, come si è dichiarato da subito straordinariamente emozionato di essere di nuovo a Napoli a suonare come non gli capitava più da tantissimo tempo, dai tempi dei vari tour con Chick Corea che ricorderà spesso durante la serata dedicandogli anche un bellissimo brano.  Il pubblico già visibilmente affascinato, si è lasciato emozionare e conquistare dalla sua musica, e già dai primi brani eseguiti con un carisma e un talento strepitoso unito al talento inarrivabile di Potter che con il suo sax ci ha fatto letteralmente sognare, e all’energia di Blade che ha accompagnato, senza protagonismi di sorta, gli altri due musicisti sul palco facendo della musica del Trio un’autentica armonia di suoni e di anime. Come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista qui a Napoli “Potter e Blade sono come una famiglia per me, abbiamo suonato spesso insieme e presto faremo un nuovo disco. Stasera sara’ un mix fra nuove e vecchie composizioni e qualche standard, fra cui un brano dei Beatles e un bellissimo omaggio al mio mentore e amico Chick Corea”

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Recensione: “una Preghiera in mare” con Stefania Rocca, Raffaele Casarano e Antonio Fresa

Recensione e Foto di Gabriele Lugli(www.gabrielelugli.com)

Mercoledì 14 luglio nel Cortile del Melograno

(Via dei Servi, 21 a Modena) per la rassegna del Teatro Comunale di Modena “Musiche sotto il cielo” si è svolto con Preghiera in mare, uno spettacolo multimediale fatto di parole, musica e immagini scritto e interpretato dall’attrice Stefania Rocca, volto noto del teatro, del cinema e della televisione, in scena a fianco di Raffaele Casarano al sax e Antonio Fresa al pianoforte, due talenti del jazz italiano già apprezzati a livello internazionale.

Su un palcoscenico essenziale l’attrice, con una sedia, leggio, microfono e alcune proiezioni alle spalle, accompagnata dalle note suggestive di sax e pianoforte, ha dato vita a un racconto sull’immigrazione, “su come è difficile integrarsi oggi in una società così complessa”, utilizzando anche testi tratti dal libro di Gian Maria Testa Da questa parte del mare, da On the road di Jack Kerouac e da Promised land di Bruce Springsteen. Stefania Rocca pensa a Shakespeare, che “ha abbattuto i confini”, a un mondo ideale di pace e convivenza: “Siamo diventati tanto cinici da non riuscire più a sognare e tantomeno a percepire i sogni di persone che immaginano un futuro migliore, spinte da bisogni veri, reali”. Per questo, “proviamo a tornare a sognare. Tutti insieme”.

Recensione: I bambini di “Umbria Jazz4Kids” Perugia 2021

Recensione e Foto di Emanuele Pontani

Immaginate centinaia di bambini festanti con in mano uno strumento musicale o oggetti di ogni genere che producano un qualsiasi suono, genitori sorridenti in ogni dove, sole, caldo e tanta bella musica Jazz.

Non è un sogno…è UJ4KIDS!!!

Progetto nato nel 2019, da un’idea di Fabrizio “Fofo” Croce, dedicato ai bambini ed ai ragazzi dai 3 ai 18 anni, che dopo il forzato stop nel 2020, quest’anno torna all’interno di “mamma UJ”, nella suggestiva ed affascinante cornice dei “Giardini del Frontone” a Perugia.

Un edizione da capogiro!

Sono infatti 27 le iniziative svolte in 9 giorni, che hanno registrato oltre 3000 presenze, coinvolgendo 500 tra musicisti, docenti ed allievi.

Questa travolgente edizione ha visto la fervida collaborazione di 6 istituti comprensivi scolastici pubblici,13 scuole di musica private della regione, 2 bande musicali, 5 centri estivi/campus finanziati da bandi pubblici, 2 istituzioni servizi culturali di Perugia (POST e DIGIPASS) e la collaborazione di Legambiente e Associazione Nazionale Pediatri.

Di sicuro futuro i due progetti coinvolti: “JxG” e “Improvvisazioni!”. Il primo (finanziato dal MIBAC) con l’intento di valorizzare il ruolo della scuola come presidio culturale, istituzionale e sociale nel territorio; il secondo (finanziato dal dipartimento della famiglia del consiglio dei ministri) ha dato l’opportunità a 500 ragazzi di poter seguire corsi musicali gratuiti e di potersi esibire sul palco di “UJ4KIDS”.

Una nove giorni che ha visto bambini e ragazzi esibirsi ed esprimersi in mille modalità differenti ed a tutti i livelli. Da esibizioni di piccole voci bianche a più educate e potenti voci adolescenti, violinisti alle prime armi affiancati da più esperti percussionisti e docenti di ampia esperienza, fino ad arrivare ad un concerto con ben 97 elementi sul palco.

Entusiasmanti e di rilievo le partecipazioni di artisti di fama internazionale come (per citarne alcuni): il maestro Albert Hera con il suo profondamente coinvolgente “Circlesinging”, l’eclettico percussionista Stefano Baroni con il divertentissimo “Drum Circle”.

 Emozionante la presentazione di una fiaba musicale sulla vita di Sonny Rollings (a cura di “I musicanti di New Orleans) all’ombra ristoratrice degli alberi proprio nello stesso luogo dove 25 anni fa, il 20 Luglio 1996, the “Saxophone Colossus” tenne il suo concerto per Umbria Jazz.

Un evento dedicato ai bambini che, con la sua indole alla Peter Pan, ha finito con il trascinare e coinvolgere anche il pubblico adulto, facendolo tornare, almeno per questi nove giorni, bambino entusiasta e spensierato.

Felici della massiva risposta della città di Perugia e con ancora negli occhi le faccette pregne di stupore dei bambini che hanno scoperto che tutto può essere musica, ci diamo l’arrivederci al prossimo anno, tenendo sempre a mente le parole che Fabrizio Croce ha ripetuto, quasi come un mantra, con lo scopo di far capire l’essenza più pura e il fine ultimo di questo festival:

“Ad UJ4KIDS non si viene per ascoltare concerti, il suo scopo è la socialità e lo scambio di esperienze. La professionalità verrà poi!”

Recensione: Gonzago Rubalcaba e Aymee Nuviola al Correggio Jazz

Articolo e foto di Gabriele Lugli (www.gabrielelugli.com) 

Il 16 Luglio il Correggio Jazz ha visto esibirsi sul palco del teatro Asioli il duo Gonzago Rubalcaba e Aymee Nuviola.                                     

“Viento y Tiempo” è il titolo dell’album live registrato al Blue Note di Tokyo nel 2019 dal duo ed è una storia che nasce tra le strade dell’Avana, a Cuba, e le stanze del conservatorio di musica.

Due madri che portano i figli a studiare pianoforte, un’insegnante di nome Silvia e l’ingenua passione per la musica di due bambini.

Sono passati anni da quando Gonzalo e Aymée giocavano sulle scale del Conservatorio.

Nel frattempo Aymée, ha vinto un Grammy ed è diventata un’artista internazionale. Analogamente, Gonzalo ha vinto 2 Grammy ed è divenuto uno dei pianisti più acclamati nel panorama mondiale.

Realizzando un sogno di lunga data di lavorare insieme, i due artisti amici d’infanzia hanno entrambi ricevuto un ampio plauso per il loro lavoro.

Questo album è stato nominato come “Best Latin Jazz Album” per la 63esima edizione dei Grammy Awards.

Il duo ha saputo tenere in pugno il pubblico del Teatro Asioli.

La musica afrocubana però è ritmo, è anima, è swing, è melodia, è armonia, chi cattura principalmente l’attenzione del pubblico è il ritmo che la tipica sezione ritmica afrocubana riesce a fornire ed è questo che è mancato al concerto dei due.

Privare un progetto di questo fondamentale elemento in un repertorio incentrato su bolero-feeling è come indebolirne la capacità attrattivo-comunicativa della musica cubana.

Dopo l’inizio del concerto in piano solo, dove i più attenti cultori di jazz e gli esperti di musiche cubane hanno apprezzato il magistrale Gonzalo rileggere magnificamente First Song di Charlie Haden e El Cadete Constitucional di Jacobo Rubalcaba, Aymée ha intonato, tra le altre, Lagrimas Negras, Bemba Colorà, Mi mejor cancion (di José Antonio Mendez,uno dei padri del feeling o filin), El manisero e, con estrema intimità, la sua Nada es para ti.

Recensione: Asteria vince il Premio Bindi 2021

Recensione e Foto di Vittorio Santi

Anche quest’anno dal 9 all’11 Luglio nella splendida cornice dell’Anfiteatro a lui dedicato nella cittadina di Santa Margherita Ligure si è tenuto il Premio Bindi.

Tre serate, le prime due in presenza e la terza in streaming che hanno fatto conoscere e valorizzato nuove voci e di conseguenza assegnato ai vari vincitori le targhe in palio.

Nella Prima serata, tra gli ospiti abbiamo potuto conoscere meglio Alberto Salerno che, in una intimistica intervista  con Massimo Cotto ha ripercorso la storia delle canzoni da lui scritte e prodotte.

In questa sede gli è stato conferito il Premio “ Artigianato della Canzone”.

Sempre nella stessa serata Enrico De Regibus ha presentato il suo nuovo libro su Francesco De Gregori.

La quantità di pagine da leggere per scoprire tutti segreti e i retroscena dell’artista romano pare si attesti intorno a più di 500 pagine …..infatti volutamente non è stato esibito il tomo!!!!!

Ospite premiato della serata con una menzione speciale per la canzone “ lasciatemi sognare” il cantautore Paolo Simoni che ci ha proposti anche alcuni suoi pezzi davvero molto interessanti e piacevoli contenuti nel suo ultimo lavoro “Anima”

Per chiudere la prima serata, Premio Bindi alla carriera a Marco Masini; che  ha proposto tra una chiacchierata e l’altra con il  conduttore una selezione di brani pianoforte e voce dei suoi successi.

Nella seconda e ultima serata live la vera e propria competizione tra gli otto finalisti del Premio.

Tutti si sono esibiti con il loro lavoro originale e come seconda canzone (come ormai accade da anni) un brano di Umberto Bindi riarrangiato da loro  e cantato per l’occasione.

A prevalere sugli altri concorrenti (Amandia, Disarmo, I Segreti, Il Cairo, Yavan, rOMA, Sonosem) è stata la cantautrice bergamasca Asteria con il suo brano “sempreverde”, premiata quindi con il Premio Bindi assoluto.

Nel corso della serata sono state anche assegnate altre due targhe:

Quella per il miglior autore, “ Giorgio Calabrese” in collaborazione con Inri  a I Segreti .

L’altro importante riconoscimento, la targa “ Beppe Quirici”, per il miglior arrangiamento ai Disarmo.

Il Premio Bindi, negli ultimi anni anche in virtù della collaborazione con il Direttore Artistico Zibba,

ha dato modo a nuove generazioni di cantautori (quest’anno pervenute oltre  quattrocento proposte musicali ) di mettersi alla prova e di poter avere modo di farsi riconoscere per le loro composizioni.

Arrivederci alla prossima edizione.

RecensionE: Omar Sosa e Ernesttico in “B-Black” in Piazza Bentivoglio

Recensione e Foto di Gabriele Lugli (http://www.gabrielelugli.com)

Omar Sosa : pianoforte, tastiere

Ernesttico: percussioni

Il 10 Luglio, organizzato dall’Associazione Teatro Sociale di Gualtieri nella bellissima cornice di Piazza Bentivoglio, si sono esibiti Omar Sosa e Ernesttico in “B-Black” un intreccio creativo di due mondi musicali molto affini che ci trasporta dagli echi popolari afro-latini del son de Cuba verso gli orizzonti urbani dell’elettroacustic music.

La collaborazione tra Il pianista cubano Omar Sosa e il percussionista e batterista cubano Ernesto Rodriguez, in arte Ernesttico, è nata nei primi mesi del 2020, quando entrambi gli artisti hanno riscoperto affinità nel prediligere un approccio alla musica che enfatizza l’improvvisazione e la libertà di espressione, divertendosi e deliziando il pubblico con l’interazione spontanea della loro energia e del dialogo musica.

Omar Sosa è uno di quei nomi che non hanno bisogno di molte presentazioni: compositore e pianista cubano, classe 1965, nominato sette volte ai Grammy, è uno dei jazzisti più versatili e completi della sua generazione. È stato capace di fondere mirabilmente un’estesa gamma di elementi jazz, di world music e di elettronica con le sue radici afrocubane, riuscendo a creare una sonorità fresca e originale, dal forte sapore latino, ma lasciando sempre grande spazio all’improvvisazione.

Ernesto Rodriguez in arte Ernesttico, dopo una prestigiosa carriera a l’Avana che lo porta a collaborare con  i più riveriti gruppi e  solisti cubani, nel 1995 viene invitato da Pino Daniele per un tour in Italia e, innamoratosi del nostro paese, vi si stabilisce un anno dopo. A seguire collabora con grandi musicisti internazionali da Jovanotti a Eros Ramazzotti, da Gloria Estefan a Pat Metheny, da Noa a Horacio El Negro Hernandez e Zucchero. Lo stile personale di Ernesttico si caratterizza per la ricerca di nuove forme di linguaggio, sia timbriche che ritmiche, e su una combinazione esplosiva di percussioni, batteria, sintetizzatori e voce.

Recensione: Luciano Ligabue al Festival della Parola a Chiavari

Recensione e Foto di Vittorio Santi

Nella serata del 4 Luglio 2021, nel palazzetto dello sport della cittadina del Levante ligure è stato nominato un nuovo Ambasciatore, questa volta non nella carriera diplomatica ufficiale, ma per quella caratteristica fondamentale che contraddistingue il genere umano: La Parola.

Il Festival ideato da Helena Molinari, organizzato tramite “le Muse Novae” di Enrica Corsi da quest’anno ha istituito questo prestigioso riconoscimento.

La manifestazione supportata dalla Regione Liguria, promossa dal Comune di Chiavari e con vari Enti Patrocinanti molto importanti tra cui, UNIGE, RAI Liguria, MIC, ha preso il via nella sua sede naturale di Chiavari con la presenza del rocker di Correggio.

Intervistato a lungo dal giornalista Massimo Poggini, Luciano Ligabue si è raccontato, ed ha tracciato i programmi futuri, che tra l’altro prevedono una ripresa dell’attività concertistica e dell’uscita di una serie televisiva di 21 puntate di 15 minuti, (con la regia di Duccio Forzano presente al dibattito) ciascuna nel prossimo palinsesto di Ray Play.

Insieme al giornalista Massimo Cotto autore del libro sulla vita artistica del Liga “E’ andata così”, ha presentato il libro e ripercorso storie di emozioni e di concerti (circa 800 ad oggi).

Nella serata c’è stato spazio anche per i suoi legami liguri, prettamente televisivi e, naturalmente di Fabrizio De Andre, del quale ha ribadito come le sue parole abbiano ricoperto e ancora sono vive nel panorama musicale italiano.

Il Festival della Parola prosegue con vari appuntamenti fino al mese di settembre 2021.

Il link da seguire è il seguente: https://www.festivaldellaparola.eu

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