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Recensione: Claudio Filippini “Oltre il Trio” ospiti di “Vomero Suona” Napoli Jazz Club

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Sul palco dell’Auditorium Salvo D’Acquisto di via Morghen, sabato 28 gennaio 2023, nell’ambito della rassegna Musicale “Vomero Suona” e’ stato presentato il concerto  del Claudio Filippini Trio “Oltre il Trio”.

Il sound del trio è ricco di sfumature e di suggestioni, nel quale ad emergere è la straordinaria armonia tra i musicisti che, accanto alla padronanza indiscussa dei propri strumenti lasciano trasparire quell’anima ludica e leggera che è così raro scorgere in formazioni di questo tipo.

Un duplice lavoro, quello di Filippini, a cavallo fra tradizione e innovazione: se da un lato evoca i classici, dall’altro inserisce riferimenti alla musica da camera, elettronica e psichedelia. Un progetto in continua evoluzione, curato fin nei minimi dettagli ma dotato di una immediatezza restituita appieno dall’eccellente interplay tra i musicisti.

Il trio si è esibito in molti tra i più importanti festival jazzdel mondo tra cui Umbria Jazz (Perugia), Auditorium Parco Della Musica (Roma), Bulgari Ginza Tower (Tokyo), Bikaner House (Delhi), Institute Menesez (Goa), Akbank Sanat (Istanbul).

La scaletta ha previsto  tanta improvvisazione, brani originali composti dal pianista Claudio Filippini e rielaborazione di classici del songbook americano. La scaletta prevede tata improvvisazione, brani originali composti dal pianista Claudio Filippini e rielaborazione di classici del songbook americano.

Il concerto è  iniziato con una formazione inedita quanto imprevedibile con Claudio Filippini al contrabbasso, Luca Bulgarelli alla batteria e Marcello di Leonardo al pianoforte, sotto la sguardo attonito del pubblico presente in sala. Ovviamente era solo per un brano, subito dopo il trio è tornato ai propri amatissimi strumenti ed è iniziato un concerto che è stato di una bellezza strepitosa.

Iniziato con “Landscape” , “Forever” e “Andromeda” composizioni originali di Claudio Filippini che hanno fatto entrare il pubbico, sin dalla prima nota, in un’atmosfera jazzistica  di altissimo livello, ma anche nei medley “Body and Soul”, “Jitterbug Waltz” ,e nelle interpretazioni di brani jazzistici importantissimi come “Melancholia” (Duke Ellington) “Round Midnight” (T. Monk) il Trio è stato assolutamente emozionante non solo con il suo indiscutibile talento ma anche con un’intesa musicale eccezionale.

Il concerto si è concluso con due altre intense composizioni di Claudio Filippini “Haze” e “Flying Horses” e una bellissima interpretazione di “All the things You are” indimenticabile successo della grandissima Ella Fitzgerald.

Prossimi appuntamenti della Rassegna “Vomero Suona” :

Sabato 11 Febbraio 2023 ore 21.00

FABRIZIO BOSSO QUARTET WE WONDER

Fabrizio Bosso tromba | Julian Oliver Mazzariello piano

Jacopo Ferrazza contrabbasso | Nicola Angelucci batteria

Posto Unico 1° settore numerato €. 22.00+ prev.

Posto Unico 2° settore non numerato €. 18.00+ prev.

Biglietti già in vendita presso le prevendite abituali

Info ; 081.7611221 – 081.5568054 – 081.5564726

on line su ; www.go2.itwww.ticketone.it

Link ; https://www.ticketone.it/…/fabrizio-bosso-quartet-we…/

sabato 25 febbraio con il  concerto di Francesco Bearzatti Trio plays Led Zeppelin P.A.Z Post atomic ZEP  il  FRANCESCO BEARZATTI TRIO

FB ; Napoli Jazz Club | Gruppo FB ; Quelli del …..napoli jazz club

Posto Unico a sedere non numerato €. 20.00+ prev.

Biglietti già in vendita presso le prevendite abituali

Info ; 081.7611221 – 081.5568054 – 081.5564726

On line su ; www.go2.itwww.ticketone.it

Link ; https://www.ticketone.it/…/francesco-bearzatti-trio…/

Parcheggio convenzionato nelle immediate vicinanze del teatro tariffa unica €. 5.00 dalle 20 alle 23

Recensione: Tullio De Piscopo ospite della rassegna “I Colori della Musica” al Teatro Partenio di Avellino

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Un concerto evento quello del 27 gennaio al Teatro Partenio di Avellino, nell’ambito della rassegna “I colori della Musica” organizzata dal Teatro Pubblico Campano con la direzione artistica dell’Associazione I Senza Tempo di Avellino guidata dal Presidente Luciano Moscati, di uno dei più grandi batteristi del mondo Tullio De Piscopo che ha presentato uno straordinario progetto “Dal Jazz al blues ….con Andamento Lento”.

Nato in una famiglia di musicisti, fra le difficoltà economiche del dopoguerra e l’interminabile sconforto per la scomparsa prematura del fratello Romeo, batterista il cui esempio lo ispirerà costantemente, Tullio De Piscopo scopre il suo talento e lo coltiva con determinazione e con convinzione, ne fa un’arma per affermare i propri valori e per cercare il suo posto nel mondo.
È così che fatica, sudore e un pizzico di fortuna (come sempre) lo portano ad influenzare sessant’anni di storia della musica, dalle prime esperienze con le compagnie di avanspettacolo, alle difficoltà di sopravvivenza da quattordicenne in una metropoli come la Milano dei primi anni ‘60, alle scazzottate nei locali notturni e al grande periodo pionieristico del jazz italiano. L’arrivo in “serie A”, il raffinamento del suo suono e i primi dischi: le collaborazioni con grandi nomi, da Astor Piazzolla a Chet Baker, da Max Roach a Gerry Mulligan, e produzioni innovative da solista. E poi la consacrazione nel jazz e nel pop, che lo portano a suonare con Pino Daniele (insieme fino al suo ultimo concerto il 22 dicembre 2014 al Forum di Assago) e oltre i confini del bel paese, in America, in Africa… fino davanti al Papa.
E infine il grande riconoscimento per l’enorme lavoro svolto in tutta la vita, sancito dal Leone d’Oro alla Carriera assegnato dall’associazione Gran Premio Internazionale di Venezia nel 2022. Che cosa c’è “oltre la facciata”? La gioventù negata di una vita “presa in prestito” dalla musica e dalla famiglia, fatta di scontri con i signori dello show business e di insofferenza verso la mediocrità. Vissuta in maniera libera ed indipendente, da protagonista arrivato sotto i riflettori ed acclamato unico dalla moltitudine.

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Recensione: I Virtuosi di San Martino al Teatro Trianon in “Nel nome di Ciccio”

Di Annamaria De Crescenzo
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Sabato 21 gennaio, al Teatro Trianon Viviani di Napoli, un’esilarante carrellata di canzoni, segmenti ilari, situazioni particolari, tratti dal vastissimo repertorio del teatro di avanspettacolo, della rivista, del teatro musicale “Nel nome di Ciccio”   con I Virtuosi di San Martino, formato da Roberto del Gaudio, voce narrante e drammaturgia,  Federico Odling elaborazioni musicali e violoncello, Vittorio Ricciardi (flauto), Vito Palazzo (chitarra) e Salvatore Morisco (violino),i quali, alla loro maniera, hanno rivisitato la “macchietta”, forma prediletta dagli importanti autori Pisano e Cioffi, che hanno creato  decine e decine di personaggi: dal celeberrimo Ciccio Formaggio a Nicola Quagliarulo, da Carlo Mazza e Rosa Pezza a Cosima, tanto per citarne qualcuno.

La “macchietta”  ha da sempre tratteggiato piccole storie di piccoli uomini, buffi, strambi, esilaranti stretti da  sgambetti di linguaggio e di situazioni inverosimili, e proprio nella “macchietta” queste figure rivelano la loro crisi e la loro drammatica comicità. In definitiva di un vero e proprio teatro musicale che porta direttamente a una sana risata.

E chi poteva interpretare tale genere di spettacolo se non lo straordinario Roberto Del Gaudio il quale con la sua ineguagliabile mimica facciale, la sua eccelsa capacità di dominare la scena recitando con ogni parte del suo corpo, con una capacità recitativa che diverte ed emoziona in pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo stesso, altro che “Chi entra in teatro non vedo l’ora che lo spettacolo finisca per scapparne via” come ha citato lo stesso Roberto durante uno dei suoi spassosissimi monologhi finali.

 In realtà, si tratta più di una rivisitazione della “macchietta” lo spettacolo proposto è un vero e proprio  percorso sul caffè-concerto e l’avanspettacolo che, attraverso una singolare composizione teatrale (ad opera di Del Gaudio), fa incontrare il teatro-canzone stile Gaber con lo stile irriverente di Dario Fo o il modo di fare teatro di Carmelo Bene.

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Recensione: Daniela Tenerini Four Season Band al Teatro Mav di Ercolano

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto(http://www.spectrafoto.com)

Un bellissimo incontro, domenica 22 gennaio, di musica swing e grande energia e passione, quello che si è realizzato, al Teatro Mav di Ercolano, grazie al concerto della bravissima Daniela Tenerini e Four Season Band nell’ambito della rassegna di teatro, musica e cultura, organizzata da Gabbianella Events diretta da Gianluigi Osteri che si avvale già da tempo per i concerti di musica jazz della collaborazione dell’Associazione Live Tones di Napoli diretta da Alberto Bruno e Ornella Falco.

Il quartetto nasce a Perugia nel 2015 con la voglia di dare vita ad un cocktail infallibile di Swing & Soul, composto da Daniela Tenerini alla voce, Roberto Cesaretti al basso, David Versiglioni al piano e Silvano Pero alla batteria. Da ottobre 2018 collabora con la band il M°Paolo Bartoni alla tromba. Si considerano una band di “fratelli” che si sono trovati nel tempo e questo senso di comunità si estende anche al loro pubblico. La loro musica è ispirata al periodo della Dolce Vita e alle orchestrine dei Night Club; la loro cifra è data dalla miscela delle loro diverse storie, dal rock al soul, dal funk al jazz, dal classico al contemporaneo.

Nonostante la recente formazione, la band ha partecipato a numerose manifestazioni, tenendo concerti in piazze, festival e teatri per eventi in Italia e all’estero come l’evento “A Glimpse of Italy” organizzato dal Ministero degli Esteri, l’Ambasciata italiana e l’Ice (ItalianTradeAgency) in occasione dell’ITUPP Bucharest 2022 solo per citare gli ultimi  al quale hanno partecipato l’anno scorso.

A maggio 2022 è uscito il loro ultimo singolo “Todo va a pasar”, che insieme al singolo “Ci vuole un po’ di swing” uscito lo scorso settembre, anticipano il secondo lavoro discografico.  L’ album d’esordio “Parole su parole“, contenente due brani inediti (“Parole su parole” e “Comme neige“) e nove cover in versione live acustica, è stato presentato ad Ottobre 2019  al Teatro Cucinelli ed inserito nella raccolta “100 dischi di jazz italiano” (A.Furfaro).  Con gli inediti, i Four Seasons hanno voluto sperimentare l’influenza dell’epoca moderna, unendo la freschezza della musica elettronica allo stile della SwingEra. Un abile contaminazione tra Swing e Pop contemporaneo.

Dopo la presentazione di Alberto Bruno, la band si è presentata  sul palco del Teatro del Mav di Ercolano in elegantissimi completi scuri, circondati da una scenografia in pieno stile anni ’50, fatta di quadri, lampade e altri oggetti di arredamento tipici di tale epoca, accogliendo subito con un ritmo strepitoso la front woman del gruppo, la frizzantissima Daniela Tenerini, elegantissima nel suo vestito  lungo color argento, pettinata e truccata come una diva del cinema di quegli anni.

Ed è subito chiaro che la serata sarà quella delle grandi emozioni.

Il quintetto, infatti, grazie ad arrangiamenti dei brani presentati molto particolari, è riuscito a ricreare un ideate ponte tra gli anni ’50 e i giorni nostri, riproponendo grandi classici del passato con sonorità modernissime insieme a reinterpretazioni di brani contemporanei con grande grinta e passione per la musica swing. Questo ha suscitato una grande attenzione da parte del pubblico presente in sala che è stato letteralmente affascinato da un repertorio che è molto particolare, fatto di canzoni inaspettate, che colpiscono per la loro originalità e la loro capacità di coinvolgere il pubblico che ha potuto assaporare la bellezza di brani storici della musica swing ma anche riscoprire brani della musica contemporanea completamente trasformati non solo dalla voce di Daniela Tenerini ma anche dal talento dei musicisti della  Four Season Band che sono riusciti a ricreare le stesse atmosfere che hanno da sempre animato le grandi band di swing degli anni ’50, il tutto realizzato non solo con grande energia e coinvolgimento del pubblico,  ma anche con grande sinergia tra i musicisti presenti sul palco e anche tanta passione unita ad un sincero divertimento che la stessa band ha mostrato per tutto il concerto stesso di provare nell’esibirsi con un repertorio cosi brioso ed emozionante per il pubblico, intervallato dalle parole della stessa Daniela Tenerini che, tra un brano e un altro, racconta alla platea cosa c’è dietro ad ogni brano o arrangiamento scelto per la loro performance.

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Recensione: Claudio Giambruno in “Overseas” 4tet per Napoli Jazz Club

Di Annamaria De Crescenzo
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Sabato 14 gennaio un altro grande concerto jazz fortemente voluto da Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano che ha proposto al pubblico campano un grande talento del jazz italiano come Claudio Giambruno che per tale occasione ha presentato un suo nuovo progetto che è di una bellezza musicale entusiasmante “Overseas “ 4tet con Andrea Rea al piano, Dario Rosciglione al contrabbasso, Amedeo  Ariano alla batteria, una sezione ritmica di grande qualità, affidabilità ed esperienza.

Claudio Giambruno, classe 1982 è residente a Palermo, ha conseguito il diploma accademico di secondo livello in sassofono jazz al Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo, con la votazione di 110 e lode e menzione d’onore, e ha perfezionato gli studi sul sassofono e sulla tecnica dell’improvvisazione seguendo masterclass e clinics tenute da alcuni tra i più grandi maestri del panorama jazzistico internazionale, come Barry HarrisSeamus BlakeMark TurnerSteve Grossman e Jerry Bergonzi.

Vincitore del Premio Nazionale delle Arti, categoria jazz, nel 2013 e finalista del Premio Internazionale per solisti di jazz Massimo Urbani nel 2012, attualmente ricopre il ruolo di sassofonista nell’Orchestra Jazz Siciliana, in cui si è esibito a fianco, tra i tanti, di Ron CarterBilly CobhamDavid KikoskiDanilo ReaFabrizio Bosso ed Enrico Pieranunzi.

Il progetto di Giambruno è quello di enfatizzare i suoni mediterranei anche se in pieno solco hard-bop oltre ad unire il fascino della melodia del jazz italiano legato alla tradizione interpretata magnificamente dal talento del trio Rea/Rosciglione/Ariano.

Come ha dichiarato lo stesso Giambruno “Ho cercato  di creare un progetto che vada appunto oltre i mari, che vada oltre lo stesso Stretto di Messina, scegliendo accuratamente i musicisti che ne fanno parte e che ritengo i più “giusti” per interpretare i suoni e gli obiettivi di tale progetto. La scaletta ha una sorta di fil rouge molto lineare, i brani sono molto variegati tra di loro e voluto fortemente adottare un modo di scrivere molto semplice ma allo stesso tempo esaltare il talento di tutti i musicisti che mi accompagnano in questa sorta di viaggio musicale e che spero arrivi direttamente al cuore di chi verrà ai nostri concerti  ed ascolterà la nostra musica”.

Per ciò che concerne il repertorio, è improntato su alcuni brani originali scaturiti dalla rigogliosa vena compositiva di Giambruno congiuntamente a degli standard della tradizione jazzistica pensati ad hoc per questa formazione.

Il concerto inizia con un dolcissimo brano scritto da Giambruno “Gouvy” seguito da un brano di F. Waller “Jitterburg Waltz” e da un altro brano molto suggestivo composto sempre dallo stesso Giambruno come “Thinkin’ before swingin’”.

Il sassofonista siciliano, seppur molto emozionato per la gioia di poter presentare il suo progetto su un palco prestigioso come quello dell’Auditorium Salvo D’Acquisto sul quale da anni, grazie all’Associazione Napoli Jazz Club, vede alternarsi grandi nomi del jazz nazionale ed internazionale, dimostra un grandissimo talento e una grande capacità di  dialogo con tutti gli altri musicisti presenti sul palco, e un grande talento nel proporre musica originale di grande coinvolgimento come quella che ha presentato al suo pubblico.

Anche brani come “Ginza Samba” di  Vince Guaraldi, seguito da “Na voce na chitarra e o’ poco e luna di Calise riesce a darne una sua personalissima interpretazione che conquista il pubblico presente in sala.

Il concerto si conclude con” First time I Heard Jobim”  un omaggio alla musica brasiliana dalla quale da sempre lo stesso Giambruno trae ispirazione per poter scrivere la propria musica, e un’intensa e briosa interpretazione di “Speak Low” di K. Weill, una delle canzoni che Nash e Weill scrissero per il musical “One Touch of Venus”, ed interpretata praticamente da tutti i grandi della canzone americana di ogni tempo, da Sarah Vaughan a Peggy Lee, da Billie Holiday a Ella Fitzgerald.

Prossimo appuntamento  di “Vomero Suona” di Napoli Jazz Club, sempre all-Auditorium Salvo d’Acquisto, il 28 gennaio con Claudio Filippini Trio in “Oltre il trio ” con Luca Bulgarelli al contrabbasso e  Marcello  Di Leonardo alla batteria.

Biglietti già in vendita presso le prevendite abituali

Info ; 081.7611221 – 081.5568054 – 081.5564726

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Recensione: Fabrizio Bosso in “We Wonder” all’Auditorium Parco della Musica di Roma

di Annamaria De Crescenzo
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Un Fabrizio Bosso , visibilmente emozionato e commosso, ha avuto il meritato affetto e partecipazione del pubblico che lo ama da decenni e che gli ha tributato lunghissimi applausi e un meritatissimo sold out, sabato 7 gennaio, per la presentazione dal vivo del suo ultimo lavoro discografico “WE WONDER” tributo alla musica del grande cantautore americano Stevie Wonder, pubblicato lo scorso settembre dalla Warner Music e disponibile in cd, vinile e digitale.

Il trombettista torinese in quartetto, con Julian Oliver Mazzariello al pianoforte e tastiere, Jacopo Ferrazza al basso e contrabbasso, Nicola Angelucci alla batteria e special guest Nico Gori al clarinetto e sax, , sono i protagonisti assoluti di un tributo alla musica di uno degli artisti più iconici della musica internazionale. Non è stato facile per il musicista selezionare i brani da una discografia così ampia e che ha influenzato gran parte della musica del secolo scorso, contribuendo alla nascita di nuovi generi musicali ma Fabrizio Bosso è stato capace di creare un autentico gioiello preziosissimo nella musica sia con questo disco che è una vera chicca musicale da non perdere assolutamente e sia  proponendo  in scaletta una selezione di brani che attraversano la carriera di Stevie Wonder dalla fine degli anni Sessanta fino all’ultima pubblicazione del 2004.

Elegantissimo nel suo completo grigio ha esordito subito con brani memorabili della discografia di Stevie Wonder come “I Wish”, “Moon Blue”, e la straordinaria interpretazione di “My Cherie” e di “Another Star”. In pubblico in sala, gremitissima in ogni ordine di posto dalla platea alla galleria dell’importante Sala Sinopoli, in un religiosissimo silenzio, si gode ogni nota del genio musicale di Fabrizio Bosso e di tutti gli altri musicisti che condividono il palco con lui.

Appena prende la parola per presentare il suo progetto e i suoi fidatissimi musicisti   che ormai, come lui stesso dichiara, “sono i miei fedelissimi compagni di viaggio, ci conosciamo da cosi tanto tempo che ormai tra noi c’è un sodalizio artistico di grandissimo livello ai quali si aggiunge stasera come nel disco stesso un grandissimo musicista che mi ha onorato del suo talento come Nico Gori”, ironizza sul titolo pubblicato in un recente articolo che lo definiva, nonostante una bella foto in primo piano con la sua amatissima tromba, un sassofonista di grande talento.

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Recensione: “Canzona ‘e Guapparia” con Francesco Merola al Teatro Trianon

Grandissimo successo di pubblico  al Teatro Trianon di Napoli, lunedi 26 dicembre per lo spettacolo “Canzona ‘e……GUAPPARIA”  in scena dallo scorso 22 dicembre fino al 30 con uno strepitoso Francesco Merola che ha dominato la scena insieme ai suoi fantastici compagni di palcoscenico in una reintepretazione moderna della sceneggiata tradizionale che ha come tema la vita e le “imprese” dei guappi con intrecci di storie d’amore e di amicizia e di valori importantissimi per la societa’ della prima meta’ del secolo scorso come il rispetto, l’onore, la solidarieta’ alle persone meno fortunate, l’aiuto reciproco nell’ambito del quartiere stesso che diventava un’unica grande famiglia.

Bruno Garofalo.  firmandone la regia e le scene,  ha messo in scena la famosa sceneggiata, grandissimo successo dell’indimenticabile Mario Merola, trasformandola in chiave moderna in un vero e proprio “gioiello” teatrale. 

 Protagonista e mattatore della messinscena è Francesco Merola, beniamino della canzone napoletana, apprezzatissimo artista figlio del “Re della Sceneggiata” Mario Merola, per cui lo stesso Bruno Garofalo ha scritto le musiche insieme a Raffaele Esposito. La storia e’ quella famosissima del classico triangolo amoroso composto dal guappo Don Michele, dalla fioraia Margherita e dall’usuraia Regina, personaggi magistralmente interpretati da Francesco Merola, Tiziana de Giacomo e Marianna Mercurio, circondati dal gruppo dei fedelissimi guappi di Don Michele e le varie storie del quartiere costretto dalla miseria di quegli anni a ricorrere a prestiti che poi non riuscivano mai a restituire in tempo, o dalle varie vicissitudini o liti di quartiere che potevano essere discusse solo di fronte al capo guappo, in questo caso, il temutissimo Don Michele, insieme a fidi amici come l’avvocato interpretato da un bravissimo Maurizio Murano che poi ne diventa acerrimo nemico visto che, pur non sapendo che era la sua donna, si innamora di Margherita e la riesce a conquistare, suscitando la gelosia e l’ira di Don Michele che per onore lo sfida a duello e muore per mano dell’amico stesso.

La forza del testo portato in scena e’ la sua modernita’. Insieme alla storia, grazie all’intuito geniale di arricchire il testo con i dialoghi tra un giornalista napoletano e uno americano, con papa’ napoletano, che interroga il collega per poter approfondire cio’ che accade in questa citta’ per lui stranissima e con valori spesso incomprensibili ma che lo affascina in tutte le storie che gli vengono raccontate con dovizie di particolari e con significati molto intensi. Nelle parole dei due giornalisti c’e’ tutta la vera essenza di Napoli: miseria, difficolta’ a trovare lavoro, ad affrontare la vita, ma anche una citta’ che vive sull’essenza di grandi sentimenti, sull’aiuto reciproco, sul fatto di essere sempre uniti come una grande comunita’. Napoli e’ tutto e il contrario di tutto, e’ una contraddizione continua ma e’ la citta’ che piu’ di ogni altra citta’ accoglie in se’ la forza di sentimenti speciali come l’amore per la propria citta’, per la propria donna, per i propri amici. Ma il testo presentato in scena racconta non solo di sentimenti ma ha scene di puro divertimento grazie soprattutto a due personaggi con una comicita’ strepitosa come quella dell’aspirante guappo che poi si rivela completamente dominato dalla sua fidanzata, aspirante sciantosa che accetta la corte di altrettanti sedicenti corteggiatori che la circondano

Francesco Merola, oltre ad una straordinaria presenza scenica, ha una voce che non fa assolutamente rimpiangere quella del padre, interpreta con grande carisma e grande intensita’ le numerose canzoni presenti nella sceneggiata con grande temperamento e grande passione. In una recente intervista ha dichiarato :” So che un altro Mario Merola non ci sarà più, ma i miei spettacoli registrano il sold out perché il pubblico vuol ricordarlo assieme a me, che sono il suo sangue. D’altra parte, se la sceneggiata non la fa suo figlio, chi la deve fare? Quando salgo in palcoscenico mi tremano le gambe, ma il miglior complimento che posso ricevere alla fine è questo: “L’hai recitata come tuo padre”.

Meraviglioso i momenti in cui il pubblico dalla sala partecipa in maniera da assoluto protagonista incitando il protagonista a farsi giustizia, o accogliendo con una lunghissima ovazione le famosissime note di “Guapparia”  e di tante altre canzoni della sceneggiata che infiammano il pubblico che emozionatissimo omaggia tutto il gruppo degli attori presenti sul palco con un lunghissimo applauso per le emozioni vissute durante tutto lo spettacolo.

In scena, ad accompagnare un eccellente cast di attrici e attori (Antoine, Mattia Cioffi, Michele Costantino, Marcello Cozzolino, Tiziana De Giacomo, Francesco Del Gaudio, Oscarino Di Maio, Raffaele Esposito, Laura Lazzari, Marianna Mercurio, Maurizio Murano,Alessio Sica e Sara Testa.) , in linea con quanto impone la tradizione, anche l’orchestrina che esegue impeccabilmente dal vivo i brani arrangiati e creati da Pino Perris, orchestrina che comprende un gruppo di bravissimi musicisti: Ciro Cascino (direzione musicale e pianoforte), Gaetano Campagnoli (clarinetto e sax), Gennaro Desiderio (violino), Luigi Fiscale (batteria), Diego Perris (tastiera), Claudio Romano (mandolino) e Luigi Sigillo (basso).

“Canzona ‘e… Guapparia” sarà in scena tutte le sere, fino a  venerdì 30 dicembre alle 21.

Prezzi Platea e Galleria di Platea – Intero 28,00 € / Palchi di I, II e III Ordine – Intero22,40.

Maggiori informazioni Teatro Trianon Viviani Napoli

Recensione: Denise King e gli Hammond Groovers concludono la IX Edizione di “Jazz & Baccalà “

di Annamaria De Crescenzo
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Grande successo di pubblico per il concerto conclusivo, sabato 3 dicembre, della IX Edizione di “Jazz & Baccalà” che ha visto sul palco del Teatro Summarte, sotto la direzione artistica di Marco Panico, grandi artisti del panorama jazz italiano ed internazionale tra i quali, appunto, la cantante Denise King e gli Hammond Groovers composti da Elio Coppola alla batteria, Daniele Cordisco alla chitarra e Antonio Caps all’organo Hammond.

I concerti di Denise King sono una full immersion di sonorità jazz, rithm & blues, soule gospel. La sua voce straordinariamente armonica, raffinata, elegante su tutte le note, produce un’intensa energia musicale carica di un feeling travolgente e capace di fondere stili diversi in perfetta tradizione afroamericana. Scoperta da Dexter Wansel, produttore, arrangiatore e regista della Philadelphia International Records, Denise King ha conquistato il grande pubblico con quattro cd di successo e magistrali live-show nei più prestigiosi jazz club, festival e teatri di Philadelphia, Atlantic City e New York. Tra i tanti progetti e collaborazioni ci sono musicisti internazionali come Bobby Durham, Archie Shepp, Mickey Roker, Roy Hargrove, Christian McBride, Orrin Evans, Uri Caine, McCoy Tyner e le grandi star del blues Ruth Brown e Koko Taylor fino alle pop star del calibro di Billy Paul e Céline Dion. Denise ama lo swing ed è capace di coinvolgere il pubblico con la sua musica, in particolar modo quando canta le ballads. L’ultimo progetto a cui sta attualmente lavorando è un tributo alla cantante che più l’ha ispirata, Sarah Vaughan.

Per l’occasione la cantante è stata accompagnata dagli HAMMOND GROOVERS ossia il pluripremiato DANIELE CORDISCO (Jerry Weldon, Ronnie Cuber, Pat Bianchi, Fabrizio Bosso) alla chitarra, il virtuoso ANTONIO CAPS (Flavio Boltro, Greg Hutchinson, Stefano di Battista) all’organo hammond e il talentuoso batterista ELIO COPPOLA (Joey De Francesco, Benny Golson, Peter Bernstein, George Cables, Shawnn Monteiro, Dado Moroni).

Il trio ha registrato un grande successo in tutta Europa ed in America esibendosi in alcuni tra i più famosi jazz Festival e Jazz Club accompagnando alcuni tra i più prestigiosi artisti internazionali.

Il concerto di sabato è stato l’occasione per ascoltare brani standard jazz delle più belle voci jazz mondiali, alcuni brani soul pop come quello che Denise King ha dedicato a Amy Winehouse, e alcuni brani originali del gruppo presenti nel disco “Tell Me When” registrato nel 2017 ed edito da Musicology Records.

Recensione: “Quadri di un’esposizione” a Villa di Donato

Di Clementina Abbamondi

Sabato 5  dicembre  2022  nel bellissimo giardino d’inverno  della  settecentesca Villa di Donato, per  la  Rassegna “La Musica ha Trovato Casa “, finanziata dal  Comune di Napoli ed   in collaborazione con MAX 70 in Villa di  Donato ed Avos Project  è stato proposto l’evento “Quadri di un’esposizione” che vuole mettere  a  confronto  il  genio creativo di Modest Musorgskij ed il talento di Emerson Lake and Palmer i quali, poco più che ventenni , riscrissero in chiave rock progressive “Pictures at an Exhibition”.

La padrona di casa Patrizia De Mennato ha presentato il concerto dicendo “ Questo spettacolo “ Quadri di un’esposizione”  dimostra  appieno la sinergia tra  due delle principali Rassegne  musicali della Stagione : la Classica diretta da  David Romano e La Contemporanea diretta da Brunello Canessa  ed in particolare, per  me rappresenta una serata ricca di grandi emozioni in quanto il concerto di stasera è stato progettato proprio a Villa di Donato nel 2017 ed incarna a pieno la filosofia che accompagna i nostri eventi , ossia un continuo dialogo tra generi musicali, il piacere di suonare insieme e di dare una “casa” alla musica e poterla godere dal vivo insieme ad i nostri appassionati amici”.

Patrizia De Mennato presenta quindi i musicisti Brunello Canessa, voce, chitarra e basso, Giuseppe Sarno alla tastiera, Elio Positano alla batteria e Fabio Fornaciari, uno dei giovani musicisti di Amos Project, al piano solo.

Dice Patrizia De Mennato “Quest’ anno oltre ad ascoltare dal vivo la musica cerchiamo di promuovere un accompagnamento all’ascolto, stasera in particolare voglio invitare sul palco Diego Nuzzo un carissimo amico con il quale ho una sintonia particolare ed è un meraviglioso narratore “.

Diego Nuzzo, architetto, musicista e scrittore e ideatore della Rassegna “Wunderkammer” dedicata al teatro e alla musica da camera, ha detto “E’ un privilegio unico e prezioso ammirare dei quadri in una situazione tranquilla senza distrazioni. Voi potete immaginare quello che Musorgskij ha provato quando ha visitato la Mostra dedicata a San Pietroburgo in memoria del suo amico pittore Viktor Hartmann prematuramente scomparso.

Sono i quadri di Hartmann che hanno ispirato la bellissima” suite” composta da Musorgskij che comprende 15 pezzi di cui 10 quadri e 5 Promenade che rappresentano una passeggiata che lo spettatore fa tra un quadro e l’altro”.

Le Promenade presentano sempre lo stesso tema, con leggere variazioni, quasi a far risaltare i vari stati d’ animo che pervadono il compositore per il quadro appena visto e la ripetizione del tema funge inoltre da elemento di coesione in una composizione basata su forti contrasti tra un soggetto e l’altro. L’opera presenta caratteri fortemente sperimentali. In particolare, il pianismo di tipo percussivo taglia completamente i ponti con la tradizione romantica, aprendo la porta alla musica del Novecento. Il motivo ed il ritmo principale delle “Promenade” richiamano le canzoni popolari russe.

Diego Nuzzo ha presentato il giovane pianista Fabio Fornaciari che ha suonato due delle Promenade e due pezzi, il primo Gnomus rappresenta il primo quadro dell’esposizione, un nano malvagio che si aggira nella foresta ed il secondo “Il vecchio castello” è ambientato in Francia dove un trovatore intona la sua struggente canzone d’amore davanti alle mura di un castello medievale. Nel primo quadro già si sente che siamo lontanissimi dalle armonizzazioni romantiche ottocentesche e ricorda quasi una colonna sonora contemporanea mentre nel secondo “Il vecchio castello” rappresenta l’episodio più lirico dell’intera raccolta, malinconico, trasognato.

Bravissimo Fabio Fornaciari che ha incantato il numeroso pubblico presente dimostrando che, nonostante la giovane età, da’ già prova di un indiscusso talento.

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Recensione: Elio in “Ci vuole orecchio” al Teatro Cilea di Napoli

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Chi altri se non Elio poteva portare in scena le canzoni di Enzo Jannacci?
Proprio lui, infatti, insieme alle Storie Tese, è l’erede più puro dello stile del poetastro, come l’artista amava definirsi, e anche della sua milanesità (brani del complessino come Zelig: la cunesiùn del polpacc e Parco Sempione hanno molto delle canzoni su Milano di Jannacci, ma anche quelli di Abbecedario e Luigi il pugilista potrebbero essere due personaggi usciti dalla penna del cantautore milanese).

E allora lo spettacolo Ci vuole orecchio è il naturale approdo della passione di Elio per Jannacci ed il suo personale omaggio ad uno dei suoi maestri.
Omaggio perfettamente riuscito e che ieri sera ha presentato al Teatro Cilea di Napoli un concerto/spettacolo di grande emozione.

Sul palco insieme ad Elio una band di musicisti giovanissimi ma decisamente bravi tecnicamente e che non si limitano solamente a suonare, essendo parte integrante del recital, tra musica e scambi di battute col “capobanda”. Capitanati dal Maestro Alberto Tafuri al pianoforte ci sono Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone.


La bellissima e coloratissima scenografia di Lorenza Goberti e i costumi di Elisabetta Menziani, con le luci del light designer Aldo Mantovani, ci hanno riportato alle atmosfere agli anni ’60 e ’70, per immergerci in un altro tempo, quello di quando quelli che portavano i scarp del tennis erano i barboni, mentre oggi le scarpe da ginnastica sono diversificate e oggetto di moda, come ironizza Elio in uno dei monologhi tra una canzone e l’altra.

Già, perché lo spettacolo non è solamente una carrellata di canzoni di Jannacci per rendergli omaggio, ma tra un brano e l’altro ci sono delle parti narrate e recitate, scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Dello stesso Elio, ma anche di Umberto EcoFrancesco PiccoloMarco Presta, fino a Michele Serra e Dario Fo.

Un’ora e venti in bilico tra allegria e tristezza, fra tragedia e farsa, gioia e malinconia.  Seduto in teatro ti senti trasportare nel mondo sensibile di Jannacci che con il suo umorismo e la sua poesia riusciva sempre a strappare una risata o un sorriso anche se nei suoi racconti si nascondeva sempre un realismo ai confini del surreale, che diventava a tratti  toccante e con risvolti dolceamari come è d’altronde la vita stessa.

Elio ancora una volta con questo spettacolo è riuscito a proporre al  suo pubblico un momento di assoluta e rara bellezza in quanto è riuscito a   riesce a rendere omaggio a Jannacci e al suo mondo perfettamente, dimostrando ancora una volta di esserne suo  degno erede.

Uno spettacolo da vedere, giocoso e profondo, perché in questi tempi soprattutto, è quello di cui abbiamo più bisogno. 

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