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Recensione: Joey Calderazzo e John Patitucci per “Vomero Suona” Napoli Jazz Club

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Un duo formato da fuoriclasse del jazz , Joey Calderazzo e John Patitucci, per un incontro al vertice nella sala dell’Auditorium Salvo D’Acquisto di Napoli per l’ultimo concerto, sabato 14 maggio, della rassegna “VomeroSuona” organizzata da Napoli Jazz Club con la direzione di Michele Solipano

Uno dei migliori pianisti della sua generazione, dopo aver registrato tredici album come leader, Joey Calderazzo ha percorso la strada da bambino prodigio a musicista di sessione richiesto a membro d’élite dei migliori ensemble del jazz. Ha accompagnato i geni della musica, da Michael Brecker e Branford Marsalis a Jack DeJohnette e Dave Holland. Durante il suo viaggio, Calderazzo ha esplorato audacemente la propria psiche e il suo posto nel mondo, come compositore, improvvisatore, membro della band e leader.

Ascoltandolo suonare, sembra che il giovane pianista americano raccolto abbia con grande maestria la difficile eredità di giganti del calibro di Art Tatum e Jerry Roll Morton ed abbia creato un linguaggio musicale del tutto personale.


 
John Patitucci è nato a Brooklyn, New York, nel 1959 e ha iniziato a suonare il basso elettrico all’età di dieci anni, cimentandosi successivamente con il basso acustico e il pianoforte. Passa rapidamente dal suonare soul e rock al blues, al jazz e alla musica classica: i suoi gusti eclettici gli hanno fatto esplorare tutti i generi musicali come musicista e compositore. Le sue sei registrazioni da solista per la GRP Records e le sue registrazioni successive gli hanno portato due Grammy Awards e oltre quindici nomination ai Grammy. 

In sala sin dai primi istanti dell’arrivo sul palco dei due musicisti abbiamo avuto la sensazione di ritrovarci di fronte a due assoluti astri megagalattici del panorama jazzistico internazionale.

In completo elegante Joey Calderazzo, in total black come da diversi anni ormai, il grandissimo John Patitucci si sono presentati al pubblico in sala con grande autoironia, divertimento, sorrisi e una naturale propensione a comunicare, oltre alla propria musica, anche le proprie emozioni e la grande gioia di ritrovarsi di nuovo insieme di fronte al pubblico che li adora in un tour che li vedrà girare per tantissime città italiane, sotto la guida sapiente del loro manager tour italiano Alex Travi della Zenart, che li sta accompagnando in ogni tappa del tour seguendoli dalle prove in teatro al consueto giro turistico in città che lo stesso Patitucci non manca mai di fare con relativa (obbligatoria) sosta gastronomica per godere della cucina napoletana, soprattutto della pizza che lui ama particolarmente.

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Recensione: Chiara Civello in “Chanson” per “VomeroSuona” Napoli Jazz Club

 

di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Strepitoso successo di pubblico e di critica il concerto di giovedì 5 maggio all’Auditorium Salvo D’Acquisto di Napoli, organizzato da Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano nell’ambito della rassegna “Vomero Suona”, di Chiara Civello che ha presentato il suo nuovo album “Chanson”.

Chiara Civello è una cantautrice romana la cui vita artistica si divide tra Italia, Stati Uniti e Brasile. Né pop, né jazz, lontanissima dalle classificazioni musicali, con sei dischi all’attivo, un passaggio a Sanremo e avidamente aperta sul mondo, la sua musica potrebbe essere definita da una serie di ossimori: naturalmente sofisticata, globale e italiana. 
A Boston e New York si forma artisticamente ed entra in contatto con personaggi come Burt Bacharach e Tony Bennett che la definirà la miglior cantante jazz della sua generazione; è stata la prima italiana a incidere per la leggendaria etichetta Verve. In Brasile trova un’altra casa collaborando con Chico Buarque, Ana Carolina, Maria Gadù, Gilberto Gil e tantissimi altri.
Artista e donna avventurosa, ha metabolizzato le culture dei continenti che ha attraversato e oggi parla e canta in inglese, italiano, portoghese, spagnolo e francese, senza mai prendere fissa dimora, né in una città, né in uno stile.


La cantante italiana Chiara Civello e il produttore Marc Collin si uniscono oggi per la seconda volta, dopo “Eclipse”, in questo nuovo “Chansons: Chiara Civello Sings International French Standards”, dodici classici dal 1945 al 1975, tutti scritti da cantautori francesi.
Da Michel Legrand a Charles Aznavour passando per Charles Trenet, Édith Piaf, Jacques Brel, Gilbert Bécaud e Francis Lai: nomi familiari degli amanti della musica di lingua francese, ma meno al grande pubblico internazionale; canzoni che hanno varcato i confini della loro terra natìa senza che il grande pubblico ne conosca l’appartenenza alla storia musicale francese. Canzoni che qui passano dall’ombra alla luce.


Chi avrebbe mai pensato che Feelings, The Good Life o My Way sono tutti firmati da autori francesi? Pezzi che Frank Sinatra, Julio Iglesias, Elvis Presley, Madonna, Lady Gaga, Luciano Pavarotti, Céline Dion, Dali-da, i Sex Pistols o Caetano Veloso hanno inciso e portato al successo a livello internazionale.

È da tanto che l’artista aveva il desiderio di poter pubblicare un disco dedicato alla musica francese e “Chanson” esprime al massimo il suo desiderio, in quanto lo fa non certo scimmiottando tante cantanti che si sono ispirate alla musica francese ma con il suo stile originale, con il patrimonio jazzistico che sempre l’accompagna, con la musicalità che fa parte della sua personalità, con quell’eleganza e la dolcezza del suo timbro vocale che fa parte ormai dello stile Chiara Civello.

La produzione è pura con il tocco di Marc Collin: un pò retrò con una varietà di stili che vanno dal piano bar, nel senso nobile del termine (I Will Wait For You, My Way, The Good Life), allo swing (Petite Fleur), ai ritmi cubani (Feelings), batteria e beat con improvvisazioni vocali e al pianoforte (La Vie en Rose), fino al soul (What Now My Love) e anche blaxploitation (Hier Encore) .

Chiara Civello oltre a suonare il piano e ovviamente le sue amatissime chitarre, racconta il nuovo album con grande emozione, spiegando al pubblico tanti aneddoti che hanno determinato la scelta dei brani presenti nell’album dai quali si avverte il suo grande amore per la musica francese. Storie che forse molti non sanno come quella di “My Way” che ha fatto parte del repertorio di Frank Sinatra, Elvis Presley e tantissimi altri cantanti americani al punto che si è sempre pensato che fosse una canzone americana invece nasce col titolo “Comme d’habitude” portata al successo da Claude Francois nel 1968, o come nel caso di “Feelings” portata al successo internazionale  da Morris Albert nel 1975 ma che fu contestata da Loulou Gaste’, compositore francese, che portò Albert in tribunale per plagio di una sua canzone composta nel 1956 dal titolo “Pour toi” che Chiara Civello interpreta in maniera assolutamente emozionante.

Il concerto non è stato solo l’occasione per presentare le canzoni del nuovo disco ma anche per rivivere le emozioni dei suoi successi di sempre come “Non Andare via” , “ora”, “Qualcuno come te”, “Cuore in tasca”, le splendide reinterpretazioni di “Io che amo solo te” e “Metti una sera a cena” e l’ultimo successo “Perdiamoci”  che fa parte della colonna sonora della serie TV  “Imma Tataranni Sostituto procuratore” scritto dalla stessa Civello con Andrea Farri e la straordinaria partecipazione di Emanuele Trevi (premio Strega 2021).

Il prossimo evento   di “Vomero Suona” il 14 maggio con il concerto di John Patitucci e Joey Calderazzo

Info e acquisto biglietti:

Recensione: KBC Collective ospiti del Napoli Jazz Festival 2021

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Un bellissimo incontro con la musica jazz internazionale di altissimo livello, sabato 20 novembre all’Auditorium Salvo D’Acquisto per l’edizione Napoli Jazz Festival 2021 organizzata dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano con il concerto del KBC Collective composto da Brian Blade alla batteria, Benjamin Koppel al sassofono e Scott Colley al contrabbasso. Il  loro sodalizio artistico nasce nel 2012 e si consolida in studio in piu album dove la creatività di Blade si è andata a mescolare perfettamente con le forti improvvisazioni di Colley e con il lirismo del sax di Koppel.

Il Trio ha voluto suonare rigorosamente in acustica  brani di loro composizione dando subito la prova che il vero jazz è assolutamente ancora tutto da scoprire, assaporare in una dimensione di ascolto assoluto. In sala tantissimi musicisti e soprattutto tanti batteristi campani che sono venuti ad ascoltare un genio della  batteria come Brian Blade che ha dato, qualora ce ne fosse bisogno, dimostrazione che il suo stile nel suonare il suo amatissimo strumento riesce a dare emozioni profonde libero da protagonismi lontani da quello che dovrebbe essere lo stile di un batterista jazz.

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Recensione: Stefania Tallini ospite del Napoli Jazz Festival 2021

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Stefania Tallini, apprezzata pianista , compositrice e arrangiatrice jazz italiana, laureata in Pianoforte Principale al Conservatorio   S. Cecilia di Roma ed in Jazz al Conservatorio L. Refice di Frosinone (Arrangiamento e Composizione per Big Band,) si è specializzata partecipando a numerose Masterclass   e seminari ed ha ottenuto diversi   premi in molti   concorsi internazionali, sia come pianista, che come compositrice e arrangiatrice. La sua discografia comprende 10 album da leader, nei quali sono contenuti tutti brani di sua composizione,  l’ultimo “Heaven” pubblicato nel 2020 pubblicato dall’etichetta Alfa Music con la quale collabora da anni, e’ stato registrato avvalendosi del talento di musicisti straordinari come Matteo Bordone e Gregory Hutchinson. Il suo brano “ New Life” è stato inserito nel Real Book italiano che comprende le composizioni dei più importanti jazzisti italiani. Il talento della Tallini, in grado di conciliare Frederic Chopin, Bill Evans e Antonio Carlos Jobim,   le ha permesso di realizzare oltre al suo percorso da solista, collaborazioni con nomi illustri come Gregory Hutchinson, Jaques Morelenbaum, Guinga, Gabriel Grossi, Gabriele Mirabassi, Dino & Franco Piana Ensemble, Roberto Gatto, Dario Deidda, Bruno Tommaso, Enrico Intra, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Javier Girotto, Salvatore Maiore, Remì Vignolò, Bert Joris, Matthieu Chazarenc, Andy Gravish, Gabriele Coen, Michele Rabbia, Massimo Nunzi, Tiago Amud, Hans Teuber, Marcus Tardelli, Sergio Galvao, Civica Jazz Band, Chorolé; in ambito classico: Corrado Giuffredi, Alessandro Carbonare, Simone Nicoletta, Phoebe Ray, Natalia Suharevic, Maurizio D’Alessandro e a partecipare a numerosi progetti sia nel mondo della musica   come “la Grande Pianola” (50 pianoforti in Piazza del Popolo) che nel mondo della danza, del teatro e del cinema oltre a partecipare numerosi concorsi e Festival Internazionali ed essere protagonista assoluta di  serate jazz nei piu’ importanti club del mondo.

Sabato 30 ottobre è stata protagonista di “PIanoSolo” all’Auditorium Salvo D’Acquisto ospite della rassegna jazz organizzata dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano.

Un concerto molto delicato e particolare durante il quale ogni brano ha raccontato storie di emozioni e di vita vera.

Il piano solo, che presuppone sempre un atto di coraggio, per la sua capacità di mettere a nudo l’artista, sembra essere davvero congeniale a questa pianista e compositrice eclettica e raffinata.

Come lei stessa ha dichiarato in un’intervista rilasciata in occasione del lancio del suo disco “illusionist”  pubblicato nel 2010, “Cosa vuol dire suonare in piano solo?  innanzitutto “paura”! Credo sia la cosa più difficile e bella per un pianista: sei totalmente messo a nudo, senza nessuna difesa, senza possibilità di nasconderti, ma allo stesso tempo sentendoti “protetto”. Il pianoforte che suono da quando avevo 4, 5 anni, è stato ed è – oggi più che mai – un “compagno di vita” che allora fu il mio giocattolo quotidiano e che negli anni è diventato il tramite per esprimere tutto ciò che sono. Ecco, nonostante la paura, il piano solo è per me la dimensione che più rappresenta questo mio intimo rapporto con la musica”

Ed è proprio quello che si realizza nella sala dell’Auditorium che ha ospitato il concerto dove sembra di viaggiare in punta di cuore: il suo, ma anche quello del pubblico che sembra risvegliarsi improvvisamente, a tratti  cullato dalle  dolcissime note dei brani più melodici, a tratti conquistato dall’energia dei brani più ritmici del concerto stesso.

Il concerto inizia con la bellezza compositiva di “New Life” seguito da “My Friends “ contenuto nel disco   “Maresia” nel quale si avvale della presenza di Gabriele Mirabassi, genio della musica internazionale, e da “Nell’intramente” contenuta nell’ultimo disco “Heaven”, tutti brani di una bellezza compositiva e musicale indimenticabile.

Il suo immenso amore  per la musica brasiliana arriva al pubblico con l’esecuzione di brani molto intensi come “choro Cubano”  e “Hermeto” quest’ultimo dedicato a Hermeto Pascoal, considerato una delle figure più importanti della scena musicale brasiliana e mentore di molti musicisti connazionali quali Milton Nascimento, Airto Moreira e Flora Purim ma anche ispiratore di grandi jazzisti da Miles Davis a John McLaughlin.  

Con il brano “A Veva” una ninna nanna dolcissima dedicata, come ha raccontato la stessa pianista, ad una bambina di 9 anni  che le dedico un disegno coloratissimo intitolato a “Stefagna”, arriva  un momento molto intenso non solo a livello musicale ma anche emozionale, come per “ Absence “ e  “Silent Moon” quest’ultimo registrato a 4 mani con un’altra grande pianista internazionale come Cettina Donato e presente nell’album “Piano4Hands 2018”.

Il concerto si è concluso con una bellissima interpretazione di “The Nearness of you” e il ritmo di “Frevo Storto” una danza del Nordest del Brasile interpretato, in un personalissimo stile europeo, dall’estro creativo e compositivo di Stefania Tallini.

Prossimo appuntamento  il 13 novembre sempre Auditorium Salvo d’Acquisto con Peter Erskine Trio feat Alan Pasqua e Darek Oles.

Recensione: Walter Ricci in “Stories” feat Stefano Di Battista

di Annamaria  De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Ennesimo successo di pubblico per il concerto organizzato, giovedi 5 agosto, dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano, nell’ambito dell’intensa programmazione estiva musicale e teatrale in scena negli spazi all’aperto dell’Agora’ Scarlatti al Vomero, di una delle voci piu’ rappresentative del panorama musicale italiano Walter Ricci che ha presentato il suo ultimo album “Stories“.

Walter Ricci é cresciuto sempre in ambienti musicali grazie al padre musicista che lo ha formato all’ascolto di ogni genere musicale anche se, fin da giovanissimo, è stato il jazz a incuriosirlo ed appassionarlo, dallo swing al bebop sino al contemporany jazz. In pochissimi anni è riuscito a conquistarsi i palchi dei jazz club più ambiti a livello nazionale ed internazionali e collaborare con musicisti affermati e di rinomata esperienza.
Uno dei primi “trampolini di lancio” importanti è stata la vittoria nel 2006 al “Premio Nazionale Massimo Urbani” durante il quale incontrò Fabrizio Bosso che spesso lo ha voluto con sè nei suoi concerti e che lo ha sostenuto anche negli anni a seguire partecipando a numerosi progetti di Walter Ricci.
Altro importantissimo incontro per la sua carriera è stato con Stefano Di Battista con il quale si é esibito in Italia e all’estero, in Francia, Spagna e Svizzera soprattutto e non a caso è stata la guest star del concerto dell’Agorà dando vita ad una serata di bellissima musica e di grande testimonianza di amicizia e di stima professionale tra i due artisti italiani.
Molte le collaborazioni e gli incontri che hanno contribuito alla sua carriera artistica come l’incontro con Pippo Baudo che lo invitò come vocalist dell’orchestra della Rai per Domenica In del 2009/2010 permettendogli di duettare con artisti di fama internazionale tra i quali Michael Buble’ e Mario Biondi, con il quale collabora ad un suo disco e partecipa al suo tour di quell’anno.
Da tali esperienze, come quella delle varie partecipazioni a prestigiose rassegne e festival internazionali come “Monk Competition” di Los Angeles e “New Wave Contest” in Russia dove si aggiudica il primo posto, e la partecipazione al progetto di Dede Ceccarelli dedicato a West Side Story del quale è la voce, gli fanno acquisire un notevole bagaglio di esperienza che lo rendono capace di diventare una delle voci più interessanti del panorama musicali e di gestire con sicurezza e competenza il palco tanto da essere considerato, a giusta ragione, uno dei naturali eredi dei più famosi crooner del mondo come Michael Bublé, Frank Sinatra solo per citarne alcuni.


Ma Walter Ricci non è solo “voce”, negli anni ha imparato a suonare il piano e soprattutto comporre dei bellissimi brani non solo per il suo repertorio artistico ma anche per musicisti importanti come Antonio Faraò per il quale ha scritto due brani “News from …” e “Through the Day” prsenti nel disco “Eklektik”, e si è esibito in concerti di successo sia con formazioni proprie che in collaborazione con artisti di chiara fama, riuscendo a creare uno stile personale che spazia dal jazz al pop con grande eleganza e talento.

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Recensione: John Patitucci, Chris Potter e Brian Blade all’Agora Scarlatti

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Strepitoso successo di pubblico, ieri sera mercoledì 21 luglio all’Agora Scarlatti al Vomero per il secondo degli appuntamenti di musica jazz organizzati dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano nell’ambito dell’interessantissimo cartellone di musica/teatro/cabaret che accompagnerà per l’intera stagione estiva la città di Napoli e che sta diventando un importante punto di riferimento per tutti coloro che, dopo tanti mesi di sospensione di concerti ed eventi in generale, sentono il bisogno e il desiderio di ritornare alla normalità di una serata di musica e di divertimento.

Dopo il successo di Karima, sul palco dell’Agora Scarlatti due grandi eventi: in apertura di serata il concerto di Ciccio Merolla affiancato dalla chitarra di Pietro Condorelli e con il basso di Davide Afzal nel suo nuovo progetto “Future music project” e a seguire un Trio d’eccezione del mondo jazz internazionale John Patitucci al contrabbasso e basso, Chris Potter al sax tenore,e Brian Blade alla batteria.

Visibilmente emozionato, ma carico di quell’energia che ha sempre contraddistinto Ciccio Merolla e da un grande desiderio di tornare alla musica live, il percussionista napoletano che con il suo stile unico da voce a degli strumenti particolarissimi oltre a tutto ciò che ha nel suo animo sensibile e attento alla vita e ai mille volti del mondo stesso e dell’animo umano, ha dichiarato di essere molto felice di aprire la serata dedicata a tre grandi miti della musica jazz, e  ha presentato con molto orgoglio il suo nuovo progetto musicale, fiero di avere al suo fianco un Maestro indiscusso della chitarra come Pietro Condorelli e un virtuoso del basso come Davide Afzal che hanno arricchito la musica già di per se’ straordinaria di Merolla con un’alchimia di talento ed esperienza musicale che ha conquistato il pubblico presente. Un progetto inedito che ha alla base l’interplay, il dialogo tra musicisti attraverso gli strumenti e l’omaggio a grandi artisti quali Ryuchi Sakamoto, Rino Zurzolo e Gianluigi di Franco.

“L’intento – ha spiegato lo stesso Ciccio Merolla nel comunicato stampa della presentazione del progetto – è quello di coinvolgere il pubblico nell’interplay basato sul groove. ll mio set di percussioni, la sonorità, è quella che mi ha accompagnato per tutta la vita: è un ibrido tra batteria e percussioni basato sul beat che mi permette di girare il mondo e di andare con loro oltre, nell’universo. Ho con me due grandi artisti che sono Davide Afzal al basso e Pietro Condorelli alla chitarra. Sono come me persone che stravolgono i loro strumenti fino ad incontrare il pubblico portandolo nel loro mondo e abbracciandolo con suoni caldi e tempestosi. C’è chi definisce il Trio funky, chi lo preferisce hip hop, chi lo definisce jazz o world music, noi non definiamo, semplicemente apriamo il cuore e diamo quello che siamo”.

Sette i brani del nuovo progetto in scaletta che il Trio ha eseguito con grande talento e grande energia come “JoeZ”, “Ciccio’s Hang”, “O viaggio”, “Fore” seguiti da un bellissimo omaggio alla musica di Pino Daniele nel quale si e’ avvertito tutto l’amore che il Trio prova per la musica del musicista napoletano mai dimenticato, concludendo il loro concerto con due grandi successi di Merolla come  “Se chiamm ammore” e “Cash” , applauditissimi da tutto il pubblico presente. Un progetto che ha un fascino decisamente particolare, al quale auguriamo di conquistare tutto il successo che merita.

Il pubblico non vede l’ora che arrivi sul palco il Trio Patitucci/Potter/Blade anche perché’, e non è molto frequente purtroppo, la platea è pienissima di musicisti già affermati e di giovani talenti e studenti del Conservatorio di San Pietro a Majella che hanno scelto stasera di venire ad ascoltare ed applaudire i loro miti musicali. Riempie il cuore infatti una platea così variegata tra appassionati fedelissimi dei concerti jazz che si organizzano in città e cosi tanti giovani che studiano o hanno studiato musica e che hanno scelto di dedicare ad essa la loro vita e la loro carriera artistica. E non poteva essere scelta migliore ieri sera in quanto sin dalle prime note del concerto si ha avuto la sensazione di trovarsi davvero di fronte a tre miti della musica jazz internazionale che hanno suonato dei brani jazz con un livello che ha fatto venire i brividi a tutto il pubblico presente.

Il Trio composto da tre star jazz della musica d’oltreoceano sono arrivati in Italia, grazie alla Zenart Management, per un imperdibile tour a luglio 2021 per un totale di tredici date nei più grandi teatri e festival italiani.

John Patitucci, vincitore di due Grammy Awards e oltre quindici nomination, ha legato il suo nome ai più grandi artisti del panorama della musica jazz; solo per citarne alcuni Chick Corea, Wayne Shorter, Pat Metheny, Stan Getz, Herbie Hancock, Freddie Hubbard e molti altri,anche se deve molto all indimenticabile Chick Corea con il quale ha raggiunto una fama planetaria, collaborando con lui sin dal 1985 sia con l’Elektric Band che con l’Akoustic Band .

Sul palco anche Chris Potter, il quale vanta numerose collaborazioni con musicisti come Paul Motian, Ray Brown, Jim Hall, James Moody, Dare Douglas, Jole Lovano, Wayne Krenz, Mike Manieri e numerosi altri. Chris Potter viene considerato, grazie alle sue eccellenti abilità tecniche, alla versatilità con cui affronta diverse situazioni musicali, e al suo temperamento sperimentale e innovativo, come uno dei migliori sassofonisti jazz viventi.

Brian Blade, terzo vertice della formazione e mago della batteria, nel 1997 ha formato la Fellowship Band con cui ha pubblicato il suo album di debutto nel 1998, seguito da “Perceptual” (nel 2000), “Season of Changes” (2008), “Landmarks” (2014) e l’ultimo “Body and Shadow” (2017).

Ma il talento del Trio non è il solo aspetto che ha colpito ieri sera. L’empatia che da subito ha stabilito John Patitucci con il pubblico, insieme alla sua umiltà nel presentarsi ad esso, ha confermato da subito che ci siamo trovati di fronte ad una persona eccezionale oltre ad un musicista davvero straordinario, tra i più grandi contrabbassisti jazz del mondo intero.

Ha raccontato, in un italiano quasi perfetto (anche se  lui ha continuato a scusarsi per un italiano non comprensibile) le sue origini in parte calabresi e in parte napoletane/salernitane, delle quali si è dichiarato subito assolutamente orgoglioso e fiero, come si è dichiarato da subito straordinariamente emozionato di essere di nuovo a Napoli a suonare come non gli capitava più da tantissimo tempo, dai tempi dei vari tour con Chick Corea che ricorderà spesso durante la serata dedicandogli anche un bellissimo brano.  Il pubblico già visibilmente affascinato, si è lasciato emozionare e conquistare dalla sua musica, e già dai primi brani eseguiti con un carisma e un talento strepitoso unito al talento inarrivabile di Potter che con il suo sax ci ha fatto letteralmente sognare, e all’energia di Blade che ha accompagnato, senza protagonismi di sorta, gli altri due musicisti sul palco facendo della musica del Trio un’autentica armonia di suoni e di anime. Come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista qui a Napoli “Potter e Blade sono come una famiglia per me, abbiamo suonato spesso insieme e presto faremo un nuovo disco. Stasera sara’ un mix fra nuove e vecchie composizioni e qualche standard, fra cui un brano dei Beatles e un bellissimo omaggio al mio mentore e amico Chick Corea”

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Conferenza Stampa presentazione progetto Agora’ Scarlatti

Musica, teatro, cinema, cabaret: al via un ricco calendario di appuntamenti nel segno della cultura e dello spettacolo che nei mesi di luglio, agosto e settembre, si svolgeranno (in tutta sicurezza nel rispetto dei protocolli anti-covid) nel cuore del Vomero presso gli spazi dell’Istituto Salesiano Don Bosco.

Il progetto Agorà Scarlatti nasce e prende il nome ispirandosi al termine “agorà”, ovvero lo spazio in cui si svolgeva la vita culturale della polis greca, e alla location selezionata. Sarà proprio il chiostro della struttura di Via Scarlatti ad ospitare l’evento, grazie ad un’arena da 460 posti a sedere.

Ideatori del progetto due imprenditori napoletani operanti nel campo dello spettacolo: Franco Branco – Cooperativa Unione Musicisti Artisti italiani, Luigi Molfetta – Sirioevents, insieme ai due partner Michele Solipano – Napoli Jazz Club e Peppe Minopoli – Red Carpet e al direttore dell’Istituto Salesiano don Franco Gallone.

Nel chiostro sarà allestito un palco di 14 x 8 m con uno schermo per le proiezioni

cinematografiche da 10×7 m, impianto audio / luci residente necessario per la

realizzazione degli eventi di musica e teatro, 920 sedie per un totale di 460 posti utilizzabili, 8 camerini per ospitare gli artisti e un giardino pensile che verrà utilizzato per la presentazione dei libri, per gli incontri con attori e registi di cinema e teatro e per la realizzazione di interviste.

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Recensione: Tosca in “Morabeza tour” ospite del Sannio Music Fest #21

di Annamaria De Crescenzo
Foto SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Giovedì 24 giugno al Teatro Romano di Benevento, secondo appuntamento del Sannio Music Fest #21, rassegna musicale ideata e realizzata da Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano con il concerto di Tosca “Morabeza Tour”

Il percorso artistico di Tiziana Tosca Donati nel mondo della canzone italiana è molto particolare visto che ha iniziato come attrice poi l’incontro con Renzo Arbore, il primo disco nel 1992 e la partecipazione al festival di Sanremo. Da qui inizia un viaggio nella musica a 360 gradi (senza dimenticare mai il mondo del teatro), attraversandola in ogni suo aspetto: collaborazioni con i più grandi autori italiani, teatro canzone, colonne sonore, musica religiosa, passando dal festival di Sanremo al Premio Tenco mantenendo intatta la purezza della sua arte. Un viaggio che l’ha portata ad incontrare le musiche del mondo, prima con il disco “Il suono della voce”, con brani cantati in yiddish, portoghese, francese, africano,rumeno, giapponese e libanese, poi con il seguente tour Appunti musicali dal mondo, che l’ha portata a suonare in giro per i continenti per tre anni, duettando con moltissimi artisti importanti dei paesi visitati.

Il tour “Morabeza” (termine creolo che sta a cavallo tra saudade e alegria)  ispirato dall’album pubblicato nel 2019, è il frutto prezioso di questi viaggi e di incontri particolari con le musiche e gli artisti conosciuti, che ha portato alla creazione di un tour che è assolutamente affascinante, intriso di tutte le culture del mondo, superando qualunque differenza linguistica e di esperienze musicali .

In questo percorso Tosca è guidata da Joe Barbieri, che ha arrangiato tutti i brani e si è occupato di alcune traduzioni in italiano, grande musicista, arrangiatore e produttore, in questo disco mette subito in luce che con Tosca c’è un’intesa assoluta, come era inevitabile che fosse, e si sente in ogni atmosfera del disco stesso.

Molti gli ospiti di rilievo. Il primo è Gabriele Mirabassi, straordinario clarinettista umbro, in  “Giuramento”, accompagna la splendida voce di Tosca con una bellissima melodia, dal Brasile Lenine per “La bocca sul cuore” (testo di Joe Barbieri su musica di Cézar Mendez), un brano lento cantato dalle due voci, e subito ci conquista con quella particolare atmosfera che solo l’incontro tra la musica della canzone d’autore italiana con la canzone brasiliana sa creare.

Atmosfere che ritornano in “Mio canarino”, brano del repertorio di Marisa Monte che in questo adattamento di Joe Barbieri si trasforma in una canzone italiana, mantenendo in sé però tutto il sapore dei suoni del Brasile, e in “João”, un omaggio al padre della bossanova João Gilberto, scritto da Arnaldo Antunes, ospite in questa versione. Per “Normalmente” il procedimento è inverso. Si parte da un brano di Barbieri, che si trasforma in una canzone bilingue grazie all’intervento del portoghese Ivan Lins. Il risultato è un pregevole lento dal suono acustico, con le due voci accompagnate solo da una chitarra e un quartetto d’archi.

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Carlo Lomanto “Passione” Napoli Jazz winter 2020 il 24 ottobre ore 20

NAPOLI JAZZ WINTER 2020
Auditorium Salvo D’Acquisto
Via Morghen 60 -Napoli

Sabato 24 Ottobre ore 20.00
CARLO LOMANTO “Passione”
Omaggio in jazz alla canzone napoletana

Sabato 24 ottobre alle ore 20 presso l’Auditorium Salvo D’Acquisto del Vomero, ancora un altro appuntamento con il Napoli Jazz Winter, il grande festival del jazz organizzato dall’Associazione Culturale “Napoli Jazz Club”. Questa volta l’appuntamento è con Carlo Lomanto in “ Passione”, un omaggio in jazz alla canzone napoletana.

Con la pandemia, come tutti sono rimasto per due mesi a casa bloccato – spiega Carlo Lomanto- e ho deciso di usare questo tempo per rendere omaggio alla mia città ed alle sue piú belle canzoni producendo da solo a casa un disco con la mia voce e la mia chitarra come protagonisti principali, la mia ispirazione é stata il grande Roberto Murolo con la sua “Antologia della Canzone Napoletana” che conservo gelosamente.Ovviamente il mio modo di affrontare la tradizione é stato sicuramente influenzato dalla mia passione per il Jazz e per la Bossanova ed il prodotto che ne é venuto fuori é un viaggio che parte dalla tradizione con “A Vucchella” scritta nel 1892 da Gabriele D’Annunzio e Paolo Tosti fino ad arrivare al nostro beneamato Pino Daniele, passando per Carosone e Modugno. Mi sono permesso di inserire nell’album anche tre canzoni di mia composizione con i testi di tre autrici Napoletane, Miriam Lattanzio, Federica Cammarota e Daniela Carelli, che hanno scritto tre testi di grande spessore e le ringrazio per questo splendido regalo”.

I concerti del Napoli Jazz Winter sono organizzati nel massimo rispetto delle normative anti Covid per permetterne la fruizione in totale sicurezza.

 

Info & Prevendita bigliettI presso le prevendite abituali 081.5568054 – 0815564726 – 081.7611221 – 081.5519188

 

www.go2.itoppure consultare le pagine FB ; Napoli Jazz Club Gruppo FB ; Quelli del …..Napoli Jazz Club

 

Posto Unico €. 12,00 + prev

Ufficio stampa Manuela Ragucci

manu3laragucci@gmail.com 

NAPOLI JAZZ WINTER- ANTONIO FRESA piano solo “ Piano Verticale – a soundtrack experience”16 Ottobre Auditorium Salvo D’Acquisto

Napoli Jazz Winter 2020

presenta

ANTONIO FRESA piano solo
“ Piano Verticale – a soundtrack experience”
Venerdì 16 Ottobre ore 19.00

Auditorium Salvo D’Acquisto

Via Morghen 60 – Vomero – Napoli

Ritorna il Napoli Jazz Winter, il grande festival del jazz organizzato dall’Associazione Culturale “Napoli Jazz Club” che, per il mese di ottobre, presenta ottime serate all’insegna del jazz che si svolgeranno al Vomero presso l’Auditorium Salvo D’Acquisto. Si parte venerdì 16 ottobre alle ore 19 con “Antonio Fresa e il suo pianoforte nel live “Piano Verticale – a soundtrack experience”, un viaggio che spazia dalla Mostra del Cinema di Venezia al Festival di Sanremo, da “Piano Verticale” alle Vatican Chapels: questa potrebbe essere la sintesi per raccontare questo artista, ma Antonio Fresa è molto di più, è compositore, direttore d’orchestra, produttore, side-man fra i più sensibili e ricercati. “Piano Verticale” è un progetto che segna una svolta nella vita artistica di Antonio Fresa.

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