Category Archives: Teatro

Recensione: Carlo Buccirosso al Teatro Augusteo in “La Rottamazione di un italiano perbene”

di Annamaria De Crescenzo 

RiviviAmo il Teatro.

E’ questo lo slogan che il Teatro Augusteo ha adottato per questa riapertura tanto desiderata dopo quasi due anni durante i quali il Teatro, costretto dalla pandemia, ha dovuto annullare tutti gli spettacoli in cartellone della stagione 2020/2021. E non si poteva scegliere uno slogan piu’ indicato per una serata che e’ stata un autentico successo in quanto c’e’ stato sold out sia in platea che in galleria in quanto il pubblico ha risposto con un entusiasmo incredibile a questo primo spettacolo in scena, che sara’ in cartellone da mercoledì 20 a domenica 31 ottobre “La rottamazione di un italiano perbene”, tratto da “Il Miracolo di Don Ciccillo”.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Carlo Buccirosso, ed interpretato oltre che dallo stesso Buccirosso, da Donatella De Felice, Elvira Zingone, Giordano Bassetti, Fiorella Zullo, Peppe Miale, Gino Monteleone, Matteo Tugnoli, Davide Marotta e Tilde de Spirito.,narra le vicende di Alberto Pisapia, un ristoratore sull’orlo del fallimento che riceve ogni giorno una nuova cartella esattoriale. Infatti, a causa della crisi economica in cui versa il Paese e che si ripercuote sulla sua attività commerciale, e alcuni investimenti avventati consigliati dal cognato Ernesto (Peppe Miale), Alberto è ormai bersaglio continuo di Equitalia. La pressione è enorme e grave: la casa è ipotecata e non ci sono più risorse. Alberto è in preda ad un fortissimo esaurimento nervoso aggravato dalla freddezza della suocera Clementina (Tilde De Spirito), integerrimo funzionario della Agenzia delle Entrate che non ha alcuna intenzione di aiutarlo.

Nemmeno l’amore della moglie Valeria (Donatella De Felice), di cui anzi sospetta un tradimento col cognato , sposato con Agata (Fiorella Zullo), ossessionata dalla preparazione di camomille, e le cure degli amorevoli figli Viola (Elvira Zingone) e Matteo (Giordano Bassetti) sembrano riportarlo alla lucidità e mostrargli una realtà diversa da quella che vede. In Alberto si fa avanti un solo pensiero, quello della morte: o la sua o quella della suocera!

Da questa grave e tristemente realistica condizione, Carlo Buccirosso e’ riuscito a creare e dirigere una commedia divertentissima giocando su una complicita’ tra i vari attori e attrici in scena e sull’intreccio dei ruoli che vanno ad “incastrarsi” su un tema che seppur serio ha creato due ore di autentico divertimento.

La rottamazione di un italiano per bene è una commedia divertente e irriverente in pieno stile Buccirosso dove ogni personaggio ha un suo spazio e un suo stile da protagonista a suo modo visto che ognuno di loro diventa irresistibile e importantissimo nei ruoli assegnati nella commedia stessa. Ogni ruolo ha una propria identità ed è interpretato magnificamente dai protagonisti, anche i ruoli apparentemente minori, quali Padre Gabriele (Gino Monteleone), il postino (Davide Marotta) e il filippino Danilo (Matteo Tugnoli), hanno rilevanza in una commedia perfettamente equilibrata e portano altre note caratterizzanti. Lo stesso Davide Marotta e’, come spesso ci aveva abituato in altre commedie dello stesso attore e autore, una straordinaria “spalla” per la comicita’ trascinante di Carlo Buccirosso.

Questa nuova commedia, che vede appunto tutti perfettamente calati nel personaggio che interpretano, mette in luce oltre alla bravura di Gino Monteleone splendido nel ruolo del Padre Gabriele (con una voce affascinante) anche la brillante qualità attoriale della giovane Elvira Zingone, intensa, partecipata e frizzante, di Donatella De Felice che oltre ad essere una bravissima attrice ha dimostrato di avere una voce melodiosa grazie ad una magnifica interpretazione della canzone che ha dedicato al marito/Carlo Buccirosso a fine spettacolo.

La rottamazione di un italiano per bene è una commedia ironica, divertente e scorretta, ma d’altro canto carica di contenuti seri, quali l’esasperazione a cui la crisi economica e l’assenza dello Stato possono portare i lavoratori e contribuenti, l’amore della famiglia e l’assistenza reciproca che all’interno della stessa si dovrebbe sentire di dare, all’unione familiare che spesso, purtroppo, non sempre si riesce a vivere in questi tempi sempre piu’ difficili e complicati.

In scena fino al 31 ottobre non si puo’ mancare a questo appuntamento di teatro, fatto di tantissime risate ma anche di tanti momenti di intensa riflessione.

Ticket al botteghino o su bigliettoveloce.it: platea € 35,00. Galleria € 25,00.

Informazioni sono disponibili su teatroaugusteo.it o telefonando allo 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato dalle ore 10:30 alle 19:30.

TEATRO AUGUSTEO | CARLO BUCCIROSSO in “La rottamazione di un italiano perbene”

RiviviAmo il Teatro, così il Teatro Augusteo di Napoli annuncia la riapertura del sipario, recuperando il primo degli spettacoli sospesi causa restrizioni: da mercoledì 20 a domenica 31 ottobre 2021 Carlo Buccirosso sarà in scena nella sala di Piazzetta Duca D’Aosta 263 con lo spettacolo “La rottamazione di un italiano perbene”, tratto da Il Miracolo di Don Ciccillo.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Carlo Buccirosso, narra le vicende di Alberto Pisapia, ristoratore di professione sull’orlo del fallimento, che dovrà affrontare un incubo che logora la serenità della sua famiglia. Una vicenda attuale e scottante che farà ridere e riflettere, ambientata in un ristorante di periferia.

Personaggi e interpreti in ordine di entrata: il contribuente, Carlo Buccirosso. La moglie, Donatella De Felice. La figlia, Elvira Zingone. Il figlio, Giordano Bassetti. La cognata, Fiorella Zullo. Il cognato, Peppe Miale. Il sacerdote, Gino Monteleone. Il filippino, Matteo Tugnoli. Il postino, Davide Marotta. La suocera, Tilde de Spirito.

Scene Gilda Cerullo e Renato Lori. Costumi Zaira de Vincentiis. Musiche Paolo Petrella. Disegno luci Francesco Adinolfi. Produzione esecutiva A.G. Spettacoli. Produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.

Continua a leggere

Recensione: Gianfranco e Massimiliano Gallo in “Comicissimi Fratelli. Il pubblico ha sempre ragione”

di Annamaria De Crescenzo

Venerdì11 gennaio il debutto, al Teatro Augusteo di Napoli, di  uno spettacolo spassosissimo, in scena fino al 20 gennaio, dei fratelli Massimiliano e Gianfranco GalloComicissimi fratelli. Il pubblico ha sempre ragione”, scritto e diretto dallo stesso  Gianfranco Gallo e prodotto da Città Mediterranee.

Come sottolineato dallo stesso attore e regista Gianfranco Gallo (“Quest’anno avrei dovuto ‘girare’ i teatri con un altro testo, poi, per una richiesta specifica, dirottai su una messa in scena che avrebbe rappresentato la Summa degli spettacoli ispirati alla tradizione da me riscritti, coi quali, insieme a Massimiliano, avevo calcato le scene con sempre lusinghiero successo. Pensai dunque di legare con una trama due dei nostri cavalli di battaglia comici: “Ti ho sposato per ignoranza” e “Una Comicissima Tragedia”. Durante il percorso però abbandonai l’idea, sentii di dover più che altro festeggiare il nostro primo spettacolo di genere che fu “Stasera Francesca di Rimini”: una pìece che avevo poi riscritto completamente e intitolato appunto “Una comicissima Tragedia”. Ho rinverdito ancora una volta, ho riletto, ho ricamato con nuova linea il lavoro teatrale e ho ambientato l’opera in un luogo indefinito, con un prologo nuovo e significativo”la  commedia è un esempio di “Teatro nel Teatro” dove il talento di entrambi i due fratelli  Gallo riescono a personalizzare in un modo assolutamente unico il carattere dei due protagonisti  della commedia, due fratelli in scena come nella vita, che si dividevano il palcoscenico con testi del cosidetto “Teatro della Tradizione” fino a quando uno dei due (Gaetano, interpretato da Gianfranco Gallo) decide di abbandonare la compagnia del fratello Giovanni (Massimilano Gallo) per recitare in una compagnia di Eduardo Scarpetta  del cosidetto “Teatro Italiano” e girare l’Italia per rappresentazioni di grande successo, mentre il fratello rimane nella compagnia di sempre, dove gli affari non vanno propriamente bene, al punto che dovrà accontentarsi di “scritturare” persone come il garzone del barbiere, o persone del quartiere nelle vesti di improbabili attori, pur di tentare di mettere in scena qualche testo e racimolare qualche soldo, fittando il teatro ad una Compagnia Italiana , della quale gli attori  litigano tra loro e abbandonano il teatro prima della rappresentazione stessa.

Tale evento scatena il sentimento fra fratelli e seppur riluttante, Gaetano (Gianfranco Gallo) sale sul palco per poter salvare la Compagnia e la faccia del fratello nei confronti del pubblico accorso per applaudire la Compagnia Italiana, facendosi convincere prima ad esibirsi in scheck improvvisati  ma divertentissimi e poi in una versione, tutta particolare, di una “Francesca da Rimini” che diventa un vero e proprio capolavoro di comicità.

Gianfranco e Massimiliano Gallo sono perfetti nei ruoli che interpretano, e il testo mette in luce le qualità artistiche di entrambi, bravissimi a dominare la scena e a far da spalla l’uno all’altro in una profonda intesa e alchimia professionale che da anni esiste fra loro, fino a farli diventare indispensabili l’uno per l’altro per la buona riuscita dello spettacolo stesso.

Massimiliano è irresistibile quando cerca di frenare gli isterismi della lady inglese (interpretata magistralmente da Bianca Gallo, figlia di Gianfranco) che era venuta a teatro per poter assistere alla rappresentazione della “Francesca da Rimini” o nei panni di un improbabile quanto estroso mago, o quando cerca di zittire il  garzone del barbiere (Arduino Speranza) che lo interrompe dal loggione augurandogli il peggio delle sventure, e lo stesso Gianfranco Gallo, irresistibile nel ruolo dell’attore affascinato dal nuovo ma che si fa convincere a recitare nel ruolo di una incredibile “Francesca”, incantevole quando canta “Ridi Pagliaccio” di Leoncavallo con la sua splendida voce, straordinariamente ironico quando prende in giro il personaggio interpretato da Gianluca Di Gennaro, nipote d’arte, attore di serie TV e film di successo, che interpreta uno spassosissimo aspirante attore con un difetto di pronuncia che lo porta a troncare tutte le finali delle parole, o divertentissimo quando prende in giro l’attore che dovrà interpretare il padre nella tragedia, decisamente effeminato, interpretato da Marco Palmieri che vorrebbe più interpretare il ruolo della mamma che del padre della presunta protagonista dello spettacolo o quando recita le battute suggeritagli dal “direttore di scena” interpretato dal bravissimo Franco Pinelli.

Molto emozionante, nei saluti finali, dopo un applauso infinito del pubblico presente in Teatro, il ricordo dell’edizione dei fratelli Gallo del 1990 diretto da Aldo Giuffrè,  in una sorta di omaggio alla loro arte ma anche un sincero omaggio a tutto quello che sia Aldo che Carlo Giuffrè hanno loro insegnato e all’orgoglio (giustificatissimo) di appartenere ad una delle famiglie d’Arte di Napoli che consente loro, tramite spettacoli come questo, di continuare con fierezza a portare avanti la missione della loro arte che è quella di portare un sorriso nella vita del loro sempre numerosissimo pubblico.

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Augusteo fino al 20 gennaio ed è da non perdere se si vuole trascorrere una serata all’insegna del divertimento.

L’Oro di Napoli in scena alla Casa della Musica di Napoli

Di Annamaria De Crescenzo
Foto: SpectraFoto

Martedì 1 gennaio ha debuttato in prima nazionale alla Casa della Musica lo spettacolo “L’Oro di Napoli” tratto dal romanzo di Giuseppe Marotta e rielaborato da Manlio Santanelli per la regia di Nello Mascia. Il progetto, fortemente voluto dal patron del Complesso Palapartenope Rino Manna sempre alla ricerca di nuovi progetti e dalla compagnia Attori Indipendenti, ha avuto un grandissimo successo di pubblico, accorso, nonostante il giorno festivo dedicato solitamente al riposo dopo i festeggiamenti della fine dell’anno, numerosissimo in Teatro per iniziare l’anno assistendo ad uno dei progetti più creativi degli ultimi anni.

Lo spettacolo è stato una vera e propria sorpresa in quanto questa edizione teatrale non è stata, come ormai troppo spesso accade in teatro, una riproduzione fedele del film di De Sica, ma una ricomposizione totalmente nuova dei suoi racconti, dei quali alcuni riportati nel film stesso ma altri completamente inediti.

La voce narrante che fa anche da filo conduttore tra i vari personaggi e i vari episodi è il portiere del palazzo nel quale si svolge la storia e che fa da scenografia all’intero spettacolo, Peppino, interpretato magistralmente dallo stesso regista Nello Mascia.

L’Oro di Napoli è la pazienza, “la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza.” Con queste parole Don Peppino, “spiega” il senso dello spettacolo, una vera e propria “sinfonia teatrale”, un racconto della Napoli dai mille volti, dei napoletani dalle mille virtù ma anche dai tantissimi vizi compreso quella di un’eterna indolenza, di un eterno attendere un “maestro che forse non arriverà mai”.

La storia si sviluppa con il racconto delle varie “vite” dei personaggi che abitano nel palazzo-microcosmo, a partire da Saverio (Giovanni Mauriello), il pazzariello del quartiere, vessato dal boss del quartiere Don Carmine (Ciro Capano) del quale riuscirà a liberarsi in un moto di orgoglio e di dignità, Donna Rosaria (Rosaria de Cicco) sempre dedita al culto della “Mamma Schiavone” come viene chiamata dal popolo napoletano la Madonna di Montevergine, sempre in contrasto con Concetta (Cloris Brosca) , devota alla Madonna di Pompei, vedova con tre figli, che rifiuta tutti gli spasimanti per poter fare la mamma, Don Leopoldo Criscuolo (Giancarlo Cosentino), vedovo inconsolabile, ma che si fa “tentare” dal profumo e dal sapore di una pizza preparata dalla procace e conturbante Sofia (Rossella Amato) e dal marito Rosario (Gianni Ferreri) gelosissimo di lei, ma che subisce anche l’onta del tradimento con il marchesino (Matteo Mauriello) pur di non perderla, il Conte Prospero (Roberto Azzurro) rovinato dal gioco che perde addirittura con un bambino di 8 anni, fino a Don Ersilio, interpretato da un bravissimo Gigi Savoia, il venditore di “saggezza”, che dietro la modica somma di 100 lire, dispensa consigli e suggerimenti per risolvere le crisi e i piccoli/grandi problemi che affliggono gli abitanti del quartiere stesso.

Nello Mascia, oltre che bravissimo attore, dirige tutti con uno straordinario talento, accompagnati dalla musica di Ciccio Merolla, il quale accanto ad alcuni brani della tradizione napoletana come “Mare Verde” di Sergio Bruni, o “Torna Maggio” , “Lu Guarracino”, ha presentato i suoi brani di maggiore successo come “O Bongo” e “Song e Napule”.

Lo spettacolo racconta il vero volto di Napoli, le sue emozioni, la sua energia, la sua vera identità, e ha divertito ma anche commosso il numerosissimo pubblico presente in Teatro.

Questo slideshow richiede JavaScript.

In scena fino al 6 gennaio è decisamente uno spettacolo da non perdere.

Recensione: La Cantata dei Pastori di Peppe Barra il vero Teatro dell’Arte a Napoli

di Annamaria De Crescenzo

Ormai non e’ veramente Natale senza la rappresentazione in scena de “La Cantata dei Pastori” di Peppe Barra, in scena da giovedi 20 dicembre al 6 gennaio al Teatro Politeama.  Si tratta di un’opera di due atti di Peppe Barra e Paolo Memoli, liberamente ispirata all’ Opera Pastorale Sacra di Andrea Perrucci con la regia dello stesso Peppe Barra, musiche di Lino Cannavacciuolo, Paolo del Vecchio, Luca Urciuolo, una straordinaria scenografia di Tonino Di Ronza, costumi di Annalisa Giacci che ha saputo riprodurre perfettamente lo spirito della storia, eterna lotta tra il bene e il male, soprattutto nel costume di Satana, di grande effetto scenico o dell’Arcangelo Gabriello  e degli stessi Giuseppe  e Maria, come le coreografie di Erminia Sacchi che ha saputo dare il giusto movimento alla storia che parte in effetti da una matrice sacra per poi raccontare la vita, i vizi e le virtù di due tipici personaggi napoletani, cardini della storia stessa.

E’ cosi sulla storia sacra dell’attesa e la nascita di Gesù che verrà a trasformare il mondo e a vincere definitivamente il male si intreccia la storia dello scrivano Razzullo, magnificamente interpretato dallo stesso Peppe Barra e quella di Sarchiapone, un buffo personaggio napoletano, brutto e gobbo ma che si crede un vero e proprio adone, interpretato quest’anno da Rosalia Porcaro. Non deve essere stato facile per lei, bravissima cabarettista e attrice, ad indossare i panni di tale personaggio, dopo che l’ha fatto, nel corso degli anni, l’inarrivabile Concetta Barra, mamma dell’attore Peppe, ma devo dire che è riuscita perfettamente nella difficile prova, facendo da perfetta spalla all’incommensurabile prova di teatro dello strepitoso Peppe Barra, insostituibile, secondo il parere di chi scrive, in tale ruolo.

Il testo, scritto nel 1698 (esilarante la battuta di Razzullo durante il testo ai musicisti dell’orchestra che esegue tutti i brani dell’opera : ”Maestro, la volete finire di fare tutta quest’ammuina? Questo e’ un testo del 1600, è un cosa seria !!!!!! e che diamine… facitel ‘ pa’ Maronn’ che sta ‘a lla deret” ) e portata in scena nel 1974 da Roberto De Simone per una rivoluzionaria edizione della Nuova Compagnia di Canto Popolare, è arrivata ai giorni nostri, in varie edizioni ed interpretazioni teatrali, senza mai perderne la sua magia e la sua poesia.

La regia di Peppe Barra non è da meno. Sulla base della storia di Giuseppe e Maria, in viaggio per trovare una giusta dimora per accogliere la nascita del loro figlio Gesù, si intrecciano le storie di Razzullo, Sarchiapone, e degli altri personaggi come Armenzio (Francesco Viglietti), un vecchio pastore, saggio e ispirato, padre di Cidonio (Patrizio Trampetti), cacciatore cortese e romantico, (Trampetti interpreta anche un altro personaggio il terribile oste)  e del più famoso Benino (Giuseppe De Rosa) vispo come un monello e dalla battuta sempre pronta ma anche più propenso a dormire tutto il giorno anzicchè aiutare il padre nel duro lavoro di pastore, famoso perché personaggio di tutti i Presepi presenti nelle nostre case, rappresentato appunto sempre steso a terra e dormiente, e che nella storia fa solenni scherzi e battute anche a Razzullo e Sarchiapone, Ruscellio (Enrico Vicinanza) il pescatore altro personaggio sempre presente nella storia del presepe napoletano, oltre ai personaggi della storia sacra come San Giuseppe (Andrea Carotenuto) che interpreta benissimo il senso della protezione e della guida di Maria e del figlio che sta nascendo, Maria Vergine (Chiara di Girolamo) umile e devota incarna l’attesa del Messia, l’arcangelo Gabriello (Maria Letizia Gorga) rappresentato a metà con i tratti dell’Arcangelo dell’Annunciazione a metà con quelli del San Michele Popolare con spada ed elmetto da guerra e ali spiegate per combattere e vincere il Demonio (Marco Bonadei) perfetto nel ruolo del Male, sottolineato da coreografie di danza perfettamente interpretate dal Corpo di Ballo Skaramacay e da costumi di grande effetto scenico, sconfitto dal Bene e relegato alla fine della storia negli inferi ai quale è destinato da sempre.

Peppe Barra è strepitoso nel ruolo di Razzullo e la storia diventa con la sua Arte indiscussa un vero e proprio capolavoro di Teatro dell’Arte. Perfetto attore e teatrante, al di là della storia stessa, intrattiene il pubblico con esilaranti “siparietti” con i musicisti sotto palco, prendendoli in giro ad uno ad uno e richiamandoli scherzosamente ad un atteggiamento più consono per il testo importantissimo che stavano rappresentando.

Barra non fa teatro, lui è l’ESSENZA del TEATRO stesso. Ogni gesto, parola, atteggiamento e anche inflessione della voce e del modo di raccontare che lui solo ha, trasformando la voce con un timbro particolare che solo lui sa fare, ha rapito l’attenzione del pubblico e lo ha conquistato con il suo modo di recitare, muoversi, cantare e interagire con gli altri attori e con il pubblico stesso in sala.

Non è Natale senza la “Cantata dei Pastori” come non è Natale senza la magia e il talento di Peppe Barra.

Auguriamoci che tale talento venga seguito dalle nuove generazioni e che venga riproposto, anche in forme e modalità diverse, per far sì che il Teatro napoletano di altissimo livello continui ad avere ancora tanti “Peppe Barra” per tanti, tanti anni ancora.

Shakespeare in Love al Teatro Cilea dal 21 al 24 novembre

di Annamaria De Crescenzo

“Shakespeare in love”, l’adattamento teatrale del pluripremiato film (7 Oscar) , diretto da John Madden ed interpretato da Gwyneth Paltrow e Joseph Fiennes, è arrivato in esclusiva per Napoli al Teatro Cilea e sarà in scena fino al 25 novembre, dopo il successo incredibile al Teatro Brancaccio di Roma ad ottobre e ancor prima in estate nella prestigiosa Arena di Verona.

La versione italiana dell’adattamento inglese di Lee Hall tratto dalla sceneggiatura di Tom Stoppard e Marc Norman è stata prodotta da Alessandro Longobardi (per Officine del Teatro Italiano in collaborazione con Viola Produzioni)il quale si è affidato alla traduzione italiana di Edoardo Erba e alla regia di Giampiero Solari e Bruno Fornasari che hanno diretto un numeroso cast di 19 attori interpreti di ben 32 personaggi che hanno divertito, emozionato e commosso il numeroso pubblico presente in Teatro alla prima di giovedi 21 novembre.

Sicuramente adattare un testo che è diventato un film apprezzatissimo dal pubblico e dalla critica non deve essere stato facile e come ammette lo stesso Solari in una sua intervista “La bellezza della sfida era proprio realizzare l’adattamento in teatro per una storia che nasce in teatro e si sviluppa in teatro dove prove diventano la vita stessa e nella vita si pensa di far parte delle prove”.

Assistendo allo spettacolo si ha la sensazione che tale sfida sia stata ampiamente superata grazie non solo alla bravura interpretativa di Lucia Lavia (figlia d’arte) che interpreta il ruolo della nobildonna Lady Viola De Lessep e di Marco De Gaudio nel ruolo del giovane William Shakespeare, che ammalia con la sua presenza scenica e la sua inesauribile energia, ma anche dall’entusiasmo e il talento di una nutrita compagnia di attori ed attrici che danzano, cantano, duellano, si impegnano nelle prove della commedia acquistata da uno dei tantissimi impresari che cercavano di estorcere ai drammaturghi del loro tempo, come Christopher Marlowe, anch’egli presente nella storia, pagando pochi spiccioli, testi che ambivano a rappresentare in una sala affollata e nel massimo dell’aspirazione a corte di fronte alla Regina Elisabetta I.

Shakespeare in Love non è solo una commedia nella quale si racconta la Londra elisabettiana e i primi successi a teatro di un giovane talento come William Shakespeare che alterna momenti di estrema creatività a blocchi pazzeschi, nei quali non riesce neppure a trovare una similitudine per poter “raccontare” la bellezza della donna che lo ispira, vivendo tra improvvisati attori che per poter sbarcare il lunario accettano di mettere in scena testi improbabili quanto assurdi e vivendo tra taverne, donne di malaffare, risse e duelli, ma è anche il racconto di come Londra, allora come oggi, si nutriva dell’emozioni che solo il Teatro sa dare, e di un vero e proprio spaccato della società del tempo (il potere della Regina sui suoi sudditi al punto di avere potere anche sulle loro scelte matrimoniali, la vita a Corte, la recitazione proibita alle donne al punto tale che i ruoli femminili venivano interpretati da uomini travestiti da donne, il potere degli impresari teatrali che escogitavano qualsiasi mezzo per potersi accaparrare i testi migliori ), oltre che narrare la nascita del testo di uno dei capolavori di Shakespeare conosciuto in tutto il mondo come “Romeo e Giulietta” ispirato proprio dall’amore che nasce in maniera profonda tra il drammaturgo inglese e Lady Viola, pur se promessa sposa di un nobile inglese al servizio della Regina stessa.

Lady Viola è una vera e propria icona della donna moderna: pur di seguire la sua profonda passione per il Teatro e per la recitazione, non disdegna di travestirsi da uomo e presentarsi alle prove della nuova commedia di Shakespeare conquistando il ruolo di “Romeo”, finendo di innamorarsi l’uno dell’altro, amore che susciterà i più bei versi che ha scritto colui che è il più grande drammaturgo inglese. E tra prove, copioni, danze e momenti teneri della storia d’amore tra la rivoluzionaria per amore del Teatro Lady Viola e il focoso William Shakespeare che è pronto a tutto pur di impedire alla sua amata di sposare, solo su richiesta del padre di lei, il nobiluomo inglese, anche di travestirsi da donna, ma che alla fine dovrà arrendersi, dedicandosi solo alla messa in scena del suo copione ormai completato e che viene acquistato da Burbage, attore e impresario teatrale ideatore di quello che poi sarà conosciuto fino ad oggi come il Globe Theatre. A recita iniziata, Lady Viola arriva in Teatro, ormai sposa di un altro uomo, per poter salutare per l’ultima volta il suo Will, viene praticamente trascinata sul palco per poter interpretare davanti al teatro pienissimo la famosa “Giulietta” proprio accanto al suo Shakesperare nei panni di Romeo. Il suo sogno di recitare diventa realtà e dopo aver goduto degli applausi del pubblico, accetta il suo destino di donna remissiva e ubbidiente alle regole della società del tempo, partendo per l’America.

Will rimarrà solo ma pronto a dedicarsi alla sua carriera di drammaturgo scrivendo testi che ancora oggi sono rappresentati in tutti i Teatri del mondo.

Il cast è straordinario, oltre ai due attori principali, sono da citare  gli impresari, Kit Marlowe l’amico drammaturgo che gli fornisce anche tutti gli spunti per creare i personaggi delle sue commedie e che finisce pugnalato in una rissa, l’amico guascone di Will che interpreta Tebaldo, la fidata balia di Viola, senza dimenticare la bravura di Lisa Angelillo che interpreta in maniera mirabile la Regina Elisabetta I.

Se avete desiderio di trascorrere una serata a Teatro, non potete perdervi le ultime due repliche sabato 24 e domenica 25 novembre. Ne resterete affascinati.

Per info su orari e costi

Teatro Cilea

 

“Viktor Viktoria” con Veronica Pivetti al Teatro Augusteo di Napoli fino al 29 aprile

di Francesca Petrillo

A volte ciò che è ridicolo, è necessario”, sono queste le parole di una
donna (Susanne Weber)  interpretata da Veronica Pivetti che si finge
uomo che però si finge donna, protagonista della commedia riscritta da
Giovanna Gra e diretta da Emanuele Gamba.
Susanne Weber è una donna che, in cerca di scrittura
e di fama, approda in una Berlino devastata dalla miseria della
repubblica di Weimar. Affiancata da due uomini, i quali in un modo o
nell’altro faranno parte della sua vita: l’immigrato italiano Vito Esposito
(Yuri Gugliucci), che parte dalla povertà per arrivare alla ricchezza,
ma comunque sia riesce a conservare il suo cuore, e l’affascinante
conte Frederich Von Stein, interpretato da Giorgio Lupano.
La Berlino degli Anni Trenta fa da sfondo ad una vicenda che, con
leggerezza, arriva in profondità. Continua a leggere

Recensione: “Weekend con il nonno” al Teatro Cilea con Ciro Giustiniani fino a 15 aprile

di Annamaria De Crescenzo

Con la battuta ” Un nonno e’ per sempre ” (seguito da una riuscitissima risposta del nonno, voce fuori campo del regista Ernesto Lama, che non vi sveliamo per non anticiparvi tutto il finale) si conclude lo spettacolo “Week end con il nonno” in scena al Teatro Cilea dal 13 al 15 aprile con Ciro Giustiniani, Sergio Del Prete, Maria Chiara Centorami e Antonio Speranza, prodotto da Tunnel Produzioni, scritto dallo stesso Ciro Giustiniani con Francesco Velona’ e diretto da Ernesto Lama.

Ciro Giustiniani, classe 1977, nativo di San Giorgio a Cremano e’ un napoletano doc. Si racconta che gia’ dai tempi del liceo si divertiva ad improvvisare scenette e sketch con i quali divertiva gli amici ed a capire che il palcoscenico sarebbe stata la sua passione e il suo lavoro di attore e cabarettista.

Nel 2000, infatti, possiamo dire che sia iniziata la sua carriera che l’ha portato, solo 7 anni dopo, a vincere il Premio Charlot. “Si… pariando”, il laboratorio realizzato al Tam Tunnel Comedy Club di Napoli, ‘ stato il vero trampolino di lancio per il comico che, tra improvvisazioni e personaggi oramai divenuti celebri (dall’operaio a San Gennaro, fino al riuscitissimo Don Antonio, piu’ famoso come il Boss delle Cerimonie), riesce a trovare una propria collocazione stabile nel panorama artistico italiano. Continua a leggere

Recensione di “E mo?….facimm ‘o giallo…..overamente” in scena al Teatro Paradiso di Napoli

Domenica 25 febbraio, si è conclusa, con una serata di sold out, come le altre due precedenti, la rappresentazione in scena al Teatro Paradiso di Napoli della commedia “E mo?….facimm ‘o giallo…..overamente!” di Angela Cotugno e diretta dalla stessa autrice in collaborazione con l’aiuto regia Giuseppe Cotugno e l’assistente alla regia Viviana Stefanelli. La compagnia, seppur formata da attori non professionisti, è stata interamente, senza distinzioni, assolutamente all’altezza della situazione, capace di far intrattenere la platea con un testo divertente e scanzonato, non dimenticando alcuni temi importanti che hanno regalato un finale veramente sorprendente.

La storia è ambientata in un albergo di proprietà di due amici sin dall’infanzia, protagonisti della storia, Gaetano (Rosario Russo) e Peppino (Peppe Cotugno) che nessuno al mondo è mai riuscito a dividere, neppure la moglie di Gaetano , Adelina (Enza Iaccarino) gelosa del loro rapporto. Mentendole sull’improvvisa partenza dopo una delusione d’amore dello stesso Peppino, in realtà i due le avevano sempre mentito e non solo Peppino non si è mai trasferito in America ma addirittura i due amici avevano acquistato un albergo, facendolo dirigere e curare da Peppino. In tale location, si sviluppa la storia tra addette alla reception Gemma (Melania Aluzzi) e Adriana (Viviana Stefanelli) , barman Alfredo (Cristian Rendina), il parcheggiatore Enricuccio (Alessandro Esposito), e gli ospiti dell’albergo come la signora Cotugno (Titti Paesano) e la nipote Carlotta (Flavia Zenga), lo scrittore Alberto (Luca Cotugno) che non riesce a completare il suo romanzo e l’aspirante segretaria che risponde al suo annuncio di lavoro Silvia (Miriam Aluzzi). In questo turbinio di storie si intreccia anche una sorta di “indagine” che porta il Commissario (Fabio Scarpati) ad arrivare ad indagare su un “probabile” omicidio (probabile perché non si trova neppure il morto ! ) proprio tra gli ospiti e il personale dell’albergo, creando una serie di equivoci e di battute divertentissime che mettono in luce la bravura soprattutto di Cristian Rendina che interpreta benissimo il suo ruolo di “aspirante detective”. Divertente e spiritoso anche Alessandro Esposito che incarna perfettamente lo spirito del “classico parcheggiatore napoletano”. Continua a leggere

Recensione: Gianluca Guidi in “Aggiungi un posto a tavola” al Teatro Cilea di Napoli

Solidarietà, accoglienza e amore verso il prossimo senza alcuna riserva o preclusione sono i temi di “Aggiungi un posto a tavola” indimenticabile commedia musicale, rappresentata per la prima volta nel 1974, di Garinei e Giovannini, scritta con Jaja Fiastri e le musiche del Maestro Armando Trovajoli e le coreografie di Gino Landi, dopo il grandissimo successo al Teatro Brancaccio di Roma in prima nazionale per celebrare gli 80 anni del teatro stesso, in scena anche a Napoli dal 14 al 17 dicembre al Teatro Cilea.

Temi importanti ed attualissimi per il periodo storico che stiamo vivendo e temi ancora più attuali visto che siamo in pieno periodo natalizio, in quanto tale commedia musicale è stata scelta per contribuire alla raccolta fondi per la Comunità di Sant’Egidio “A Natale aggiungi un posto a tavola” (sms al numero 45568 dal 10 al 25 dicembre) che darà la possibilità ai meno fortunati di poter partecipare ad un vero e proprio pranzo di Natale in diverse città d’ Italia tra le quali appunto Napoli.

Grande interprete oltre che regista Gianluca Guidi che veste i panni del protagonista Don Silvestro, ruolo già interpretato nelle due precedenti edizioni del 2009 e del 2010, e ancor prima dal padre Johnny Dorelli. Ironico a tratti sarcastico, sempre con battuta pronta ma anche con la giusta parola per tutti, con una grande vocazione per la veste talare anche se attraversato da quelli che potremmo definire “i giusti turbamenti” circa il celibato, che lo porterà, ad un certo punto della storia, ad avvertire un senso di solitudine che penserà di colmare con l’amore che prova per lui Clementina (la figlia del Sindaco del paese) alla quale dedica una splendida canzone d’amore, ma l’amore verso Dio e verso i suoi fedeli lo riporterà alla sua vera vocazione di uomo della Chiesa. Continua a leggere

« Vecchi articoli