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Recensione: Titina la Magnifica in scena al Teatro Trianon Viviani fino al 8 maggio

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di :SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Il Teatro è vita. Il Teatro è emozione. E quando ci si trova in sala di fronte ad un testo cosi ben scritto ed interpretato l’emozione è lì pronta a conquistare il tuo cuore.

È quello che si prova allo spettacolo “Titina la magnifica”, produzione teatrale sulla figura di Titina De Filippo, prodotto dallo stesso Teatro Trianon Viviani, direttore artistico Marisa Laurito, che ha dato il via, ieri sera, a “L’eredità Scarpetta”, la mini rassegna dedicata ad alcuni aspetti della storia artistica e culturale della maggiore famiglia teatrale del Novecento.

Scritto da Domenico Ingenito e Francesco Saponaro (quest’ultimo anche regista), e liberamente ispirato dalla biografia “Titina De Filippo, Vita di una donna di teatro” scritta dal figlio Augusto Carloni, ne sono protagonisti Antonella Stefanucci, nel ruolo di Titina, ed Edoardo Sorgente che interpreta tutti gli altri personaggi, maschili e femminili del testo teatrale.

Entrambi si sono calati perfettamente nei ruoli degli artisti interpretati, incarnandone tutte le loro peculiarità e caratteristiche dall’infanzia di figli non riconosciuti di Eduardo Scarpetta, ai loro inizi in scena fin da bambini, agli anni del successo del Trio De Filippo, fino all’addio alle scene di Titina per una grave malattia al cuore e al suo dedicarsi alla pittura, ai collages e alla poesia.

Entrambi gli attori in scena si sono di volta in volta, da storia a storia, “trasformati” prendendo in loro aspetti, virtu’ , vizi, delle personalità che hanno interpretato, nel caso di Edoardo Sorgente, bravissimo nelle vesti “difficili” di due miti del teatro come i fratelli De Filippo, e di Antonella Stefanucci, attrice, monologhista, Artista eclettica ed esplosiva, capace di passare dal teatro al cinema con grande naturalezza, e che in questo testo teatrale incarna perfettamente i pensieri, le emozioni, i sentimenti  di una donna figlia, sorella, madre ma soprattutto ATTRICE, interprete autentica del fuoco dell’arte che la portò ad innamorarsi sin da ragazzina del Teatro che le scorreva nelle vene e nella sua stessa anima sin dalla nascita.

Antonella Stefanucci, soprattutto, ha avuto sicuramente molto “coraggio” ad indossare le vesti di Titina De Filippo, ma ne ha colto ogni sfumatura, e ha dato corpo, con un’interpretazione molto emozionante, ad un’attrice che per noi è e sarà sempre un’icona indimenticabile del teatro napoletano e non solo.

Tante le anime e le “vite” di Titina raccontate in scena, dai suoi inizi in teatro come il   bambino “Peppiniello” di “Miseria e nobilita’” (lo spettacolo inizia proprio con Antonella Stefanucci nell’abito di scena di Peppiniello) sostituita poi dal fratello Eduardo appena, ormai giovinetta non era più credibile nelle vesti di un bambino piccolo, poi da sciantosa da varietà e attrice comica nelle compagnie minori con il marito Pietro Carloni, del quale era innamoratissima, poi madre innamoratissima del figlio che portava in scena ovunque andasse, poi sorella e spesso impegnatissima a fare da anello di congiunzione tra due personalità difficili e spesso in disaccordo come quelle di Eduardo e Peppino De Filippo,  interprete meravigliosa di tantissime commedie di Eduardo nei ruoli indimenticabili scritti dal fratello apposta per lei come quello di “Filumena Marturano”  fino al ritiro dalle scene  per motivi di malattia.

Il testo si conclude con le scene dell’ultima volta in TV con Mario Riva al musichiere del 1959.

Titina De Filippo, elegantissima con un abito scuro e una stola di pelliccia si presenta al Musichiere per cantare “Nisciuno” una canzone famosissima di Evemero Nardella e si presta al gioco di Mario Riva che anziché farla cantare le chiede invece di recitare la scena del secondo atto di Filumena Marturano. L’attrice si mostra infastidita (scherzosamente) alla richiesta del conduttore ma alla fine lo accontenta, si fa bloccare mille volte quando lo stesso Riva, anziché farla cantare mostra al pubblico il quadro con il quale ha vinto un premio prestigiosissimo, poi i suoi amatissimi collages e poi le chiede una poesia prima di concederle finalmente il microfono per farla cantare. Titina fu strepitosa in quel momento di grandissima televisione, dimostrando di essere ancora una grande attrice e una grande personalità artistica con dei tempi teatrali assolutamente moderni e attualissimi, e la stessa “magia” si crea sul palco del Teatro Trianon Viviani con Antonella Stefanucci e Edoardo Sorgente, splendido nelle vesti del conduttore più ironico, sagace e divertente della storia della televisione italiana Mario Riva.

Se volete emozionarvi con Titina De Filippo, non perdete lo spettacolo in scena sabato 7 maggio ore 21 e domenica 8 maggio ore 18

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Recensione: “Napoletano? E famme ‘na pizza” di Vincenzo Salemme al Teatro Diana

di Annamaria De Crescenzo 

“Come ho sempre detto nei miei precedenti spettacoli, se noi siamo qui è solo grazie a voi, e ancora di più, dopo due anni di pandemia, questo discorso vale il triplo, in questo ultimo periodo dove abbiamo avuto paura che non saremmo mai più esistiti come attori, che non saremmo mai più saliti su tavole del palcoscenico come queste, un unico pensiero ci ha dato la forza di poter resistere : immaginare di tornare in un Teatro prestigioso come questo e poter finalmente ricevere la vostra energia e i vostri applausi. E sono ancora più felice stasera, visto che quel maledetto giorno di marzo 2020 eravamo in scena proprio qui, in questo Teatro, in una mia commedia di quell’anno, e fummo costretti a lasciare il teatro per il lockdown, di ripartire per questa nostra rinascita proprio da questo stesso Teatro Diana di Napoli che per noi è come una seconda casa”.

Con queste parole, emozionato come non mai, Vincenzo Salemme ha salutato il pubblico a fine spettacolo che gli ha tributato una meravigliosa e sentita standing ovation alla conclusione di “Napoletano? E famme na pizza!” in scena al Teatro Diana di Napoli dal 23 febbraio al 20 marzo 2022, spettacolo scritto diretto ed interpretato da Vincenzo Salemme e prodotto da Valeria Esposito per “Chi è di scena!” e Giampiero Mirra per Diana O.r.l.s.

Dopo tanto tempo, lontano dalle scene, Vincenzo Salemme torna con uno spettacolo che è una sorta di commedia-matrioska in quanto racchiude alcuni momenti di due delle commedie più allegre e divertenti di Salemme come “Una festa esagerata” e “Con tutto il cuore”. Anche la scenografia si adatta a tale “incastro” di storie, grazie all’estro creativo di Francesca Romana Scudiero che si occupa di scene e costumi, dividendo il palco del Teatro Diana in due , a sinistra l’appartamento di “Una festa esagerata” , a destra quello di “Con tutto il cuore” nel quale vengono narrata  le bizzarre vicende del professore di lettere antiche Ottavio Camaldoli, reduce da un trapianto di cuore, con un grande spazio al centro, ben rappresentato da una terrazza che si affaccia sul fondale del Vesuvio che non solo rappresenta il luogo dove si svolgerà la festa della figlia 18enne del protagonista della commedia ma anche uno spazio nel quale Salemme intratterrà il pubblico con i suoi divertentissimi monologhi sugli usi e costumi, vizi e virtu’ dei napoletani, e tra battute, risate e grandi cliché’ e stereotipi su Napoli e i suoi abitanti al punto tale che lo stesso Salemme è riuscito a farne uno spettacolo divertentissimo che ha fatto ridere il pubblico in sale per più di un’ora e mezza.

Lo stesso Salemme, all’inizio dello spettacolo, ha iniziato con un meraviglioso monologo sull’importanza di sentirsi napoletani anche per lui che napoletano poi non è al 100% essendo della provincia (Bacoli) e che quando era bambino e il padre andava a lavorare a Napoli, considerava quest’ultima con una sorta di timore proprio per quel detto “vedi Napoli e poi muori”  e sperava, ogni sera, che il padre ritornasse a casa vivo, o quando vedeva Napoli come un sogno lontano per i suoi sogni di ragazzo.

Tanti i racconti presi anche dal libro omonimo che poi prende a prestito una battuta di “E fuori nevica”, che si intrecciano con le storie delle due commedie rappresentate e che mettono in luce non solo l’indiscutibile bravura di Vincenzo Salemme, ma anche di tutti gli altri attori dello spettacolo come Antonio  Guerriero, strepitoso nel doppio ruolo di vice portiere e nel ruolo dell’infermiere che accompagna a casa Salemme dopo l’operazione al cuore, Vincenzo Borrino, divertentissimo nel suo ruolo del cameriere puteolano che per lavorare è costretto a fingersi filippino, aiutandosi con una finta abbronzatura e buffissimi momenti del capo,  Teresa del Vecchio, bravissima nel ruolo di moglie e ex moglie, sempre presente nelle più importanti commedie di Salemme e nel passato divertentissima attrice in quelle di Biagio Izzo, Sergio D’Auria nel ruolo del fidanzato trentenne ricchissimo e viziatissimo figlio di un noto politico napoletano, Fernanda Pinto nel ruolo della figlia viziata di Salemme che poco si interessa del padre, anche dopo l’operazione che per poco non la lasciava orfana e che nella commedia “Una festa esagerata” si preoccupa solo di questa mega festa di lusso che dovrà fare per il suo 18esimo compleanno senza minimamente tener conto di tutto il resto.

Tra una risata e l’altra, la forza di questa commedia è quella di ascoltare i racconti di Vincenzo Salemme su Napoli, sulla sua Bacoli e sulla sua infanzia/giovinezza. Tanti i ricordi, anche quelli che riguardando vizi e virtu’ di un famoso pizzaiolo di Bacoli, l’attore viene interrotto dal commento di una giovane donna seduta in galleria che grida: “tutto vero Vincenzo, era proprio come stai raccontando, il figlio è qui in sala accanto a me “, momento divertentissimo sottolineato dagli applausi e dalle risate di tutto il numerosissimo pubblico in sala e dallo stesso Salemme incredulo di tale straordinaria circostanza.

Napoletano? E famme ‘na pizza in definitiva ripercorre un po’ tutti i cliché’ dal caffè alla pizza, passando per i dolci, le tradizioni di famiglia, il calcio e la mozzarella; per poi smontarli a uno a uno con tanto di verità inconfutabili anche se come affermato dallo stesso Salemme, il napoletano è oltre ogni tipo di stereotipo perché’ il vero spirito del napoletano non può essere e non potrà mai essere etichettato in alcun modo.

In definitiva “Napoletano? E famme na pizza” non è solo uno spettacolo da non perdere perché grazie ad esso Salemme è stato in grado di stimolare una profonda riflessione sulla società che viviamo, senza per questo rinunciare al potere della risata e dell’umorismo tipici del teatro napoletano, del quale Salemme ne è un assoluto protagonista.

Lo spettacolo sara’ in scena al Teatro Diana fino al 20 marzo

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Recensione: Gabriele Lavia in “Il berretto a sonagli” al Teatro Diana fino al 20 febbraio

Una bellissima emozione quella di poter assistere alla prima di “Il berretto a sonagli” il nuovo spettacolo teatrale di Gabriele Lavia, in scena al Teatro Diana di Napoli da mercoledì 9 a domenica 20 febbraio.

«È un autore che frequento molto – ha spiegato lo stesso Lavia in una recente intervista –   forse perché da giovane mia nonna mi regalò una copia del volume sul suo teatro edita da Mondadori. E poi ci sono le mie radici siciliane oltre ovviamente al fatto di trovarci di fronte a uno dei più grandi drammaturghi del ‘900. Per questa nuova rappresentazione, abbiamo attinto sia alla versione iniziale del testo, quella in siciliano del 1916 scritta per la compagnia di Angelo Musco («’A birritta cu’ i ciancianeddi») che a quella successiva in italiano del 1918. Sarà un misto, quindi, anche linguistico, fra ceto borghese e popolare, in un’operazione quindi non pensata così dallo stesso Pirandello, ma reinventata per l’occasione. D’altra parte, col permesso dell’autore, anche Eduardo ne aveva fatto una sua versione in napoletano nel 1936».

Il testo, conosciutissimo, è stato reinterpretato dall’estro creativo di un grande attore e regista che da anni calca le scene dei più importanti teatri italiani e in ruoli che lo hanno, ormai da sempre, consacrato come uno dei veri immensi talenti del teatro contemporaneo. 

E il carisma che ha dimostrato in scena sia come attore che come regista di questo testo, conosciutissimo ma anche difficilissimo da interpretare in una chiave decisamente moderna come quello che ha fatto sia nel linguaggio, che nella scenografia che negli stessi a volte frenetici movimenti   dei protagonisti sul palco, ha donato emozioni fortissime al pubblico numerosissimo presente in sala.

In scena oltre ad una sorta di salotto elegantissimo che simboleggia la vita perbene e perbenista della famiglia Fiorita, una serie di manichini intorno alla scena, muti spettatori di quanto accade sul palco, testimoni della gente del paese, un grosso fondale abbandonato e da un grande telone bianco che separa il mondo borghese della casa dalla vita esterna e che spesso fa da “porta” all’ingresso dello stesso Ciampa e della signora Beatrice, e che crolla a terra verso la fine dello spettacolo come una sorta di “crollo” dell’apparenza e della finzione.

Anche in questa edizione, l’ipocrisia resta la protagonista assoluta, fattore assolutamente indispensabile in una società basta sui suoi rigidi equilibri e sulla capacità di ognuno di noi di poter “dosare” e “gestire” le tre “Corde” che tutti noi portiamo sulla fronte e che condizionano i nostri comportamenti.

Protagonista comunque resta l’ipocrisia, quella di una società a cui conviene mentire per non rompere i suoi rigidi equilibri.

Lo stesso Gabriele Lavia ha raccontato: «Il mio personaggio, Ciampa è il più umile ma anche il più colto di tutti. La moglie è l’amante del suo principale, la cui consorte a sua volta decide di raccontare la verità. E lui resterà in silenzio per non dover ricorrere al delitto d’onore, mentre per l’altra tradita, unica a non fingere, non resterà che un breve soggiorno in manicomio, per dimostrare che le dichiarazioni sono quelle di una folle».

La signora Beatrice Fiorica, gelosa e insoddisfatta, vuole denunciare al delegato Spano’, amico di famiglia, il tradimento del marito, IL cavalier Fiorica, con la moglie del suo scrivano Ciampa. Quest’ultimo, anziano e a conoscenza dei fatti, tollera la situazione purché venga salvato il suo pupo e la faccia, ovvero la sua rispettabilità.

Ciampa cerca di evitare la denuncia tentando di persuadere la signora Beatrice a girare la corda “seria”, ovvero, a sua detta, quella che fa ragionare ed evita i disastri.

Secondo Ciampa portiamo tutti sulla fronte tre corde come d’orologio:” la seria, la civile, la pazza. Sopra tutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile, per cui sta qua in mezzo alla fronte…; su la tempia destra, c’è la corda seria, per parlare seriamente, a quattr’occhi; a sinistra la corda pazza…quella che fa perdere la vista degli occhi… ed uno non sa più quello che fa”.

Beatrice, però, non vuol sentir parlare di tacere di fronte al tradimento del marito, così fa scoppiare lo scandalo. Tutta la famiglia, però, le va contro: la madre, il fratello, la serva, al punto che alla fine il delegato cerca di far apparire che non c’è stato alcun rapporto tra il cavaliere e la giovane Nina Ciampa.

Ma è proprio a Ciampa, al marito tradito, che la cosa ora non va più bene: è offeso e ferito, e tutti sanno ora, dopo tutto quel chiasso, che porta “il berretto a sonagli”, ovvero il cappello da buffone, e vuole la rivincita.

Sarà proprio Beatrice che ha fatto girare la corda “pazza” a subire le conseguenze dello scandalo e a salvare il buon nome del marito.

Come? Facendosi ricoverare per tre mesi in un manicomio per essersi appunto comportata da pazza: “…ha bollato con un marchio d’infamia tre persone: uno, d’adulterio; un’altra, di sgualdrina e me (Ciampa), di becco. Deve dimostrare di essere pazza-pazza davvero- da rinchiudere!… Bisogna chiuderla! Bisogna chiuderla! È … pazza! È pazza!”

In scena tutti straordinari, ognuno a suo modo caratterizza e attualizza  i personaggi in scena, dalla recitazione di Federica di Martino che interpreta un’agitatissima Beatrice Fiorita, in preda alla follia della gelosia che esprime con un ritmo serratissimo sia delle parole che dei movimenti in scena, in contrapposizione alla “lentezza” di Ciampa (Gabriele Lavia) che si muove lentamente in scena rappresentando non solo il “vecchio”  che difende la sua  immagine di “rispettabilità “ ma anche il “ragionamento della mente”, la frivolezza di Fifi’ (Francesco Bonomo) uomo dei suoi tempi , dedito solo alla bella vita (ben rappresentato dallo spirito leggero con il quale si muove in scena, spesso ballando ed invitando a ballare anche le altre donne in scena e lo stesso Ciampa, sulle note di vecchi dischi di tango  suonati grazie ad un grammofono d’epoca posto in bella vista sul palco, dalla mentalità dell’epoca della madre di Beatrice, Assunta, che si dispera per lo scandalo provocato dalla figlia anziché’ preoccuparsi per i sentimenti provati dalla figlia tradita, la vigliaccheria del delegato Spanò che pensa più a trovare il modo per scagionare il Fiorica pur di conservare il privilegio della sua posizione che è riuscito a raggiungere proprio grazie allo stesso Fiorica e alla famiglia di Beatrice.

Straordinario su tutti Gabriele Lavia che ha portato in scena, con movimenti lentissimi, con un recitazione a bassissima voce, la “stanchezza” e la “paura” di Ciampa di vedersi distruggere la “finzione” nella quale vive tutta la sua vita, “il suo personaggio” (“Pupi siamo… Pupo io, pupo lei… Pupi tutti “ ) dal bisogno di verita’ di Beatrice, che contrariamente al suo personaggio, non resiste piu nella sua vita fatta di bugie e di ipocrisia e ha un solo scopo, quello di gridare la verita’, di far scattare la “corda pazza”, travolgendo la vita di tutti.

Ma gli altri non sono disposti a farsi travolgere. Anzi. E si alleano, con un lucidissimo quanto spietato Ciampa, che escogita una soluzione spietata che condannerà Beatrice ma che salverà tutti loro.  

In definitiva, una serata di emozioni e il consiglio è di non perdervi assolutamente le emozioni di un testo cosi magistralmente interpretato.

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Recensione: Carlo Buccirosso e Biagio Izzo in “Due Vedovi allegri” al Teatro Augusteo

di Annamaria De Crescenzo 

Straordinaria serata di risate ma anche di riflessioni profonde ieri   sera al Teatro Augusteo   con Carlo Buccirosso e Biagio Izzo per la prima volta insieme a teatro, protagonisti dello spettacolo “Due vedovi allegri”  in scena dal 23 dicembre e fino a domenica 16 gennaio 2022.

Prodotto da A.G. Spettacoli ed Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, è scritto e diretto da Carlo Buccirosso, interpretato da Carlo Buccirosso e Biagio Izzo, con Gino Monteleone, Elvira Zingone, Donatella De Felice, Floriana Monici e Roberto Giordano, con le scene di Gilda Cerullo e Renato Lori. Costumi di Zaira de Vincentiis. Musiche di Cosimo Lombardi. Disegno luci di Francesco Adinolfi.

Il protagonista della commedia e’ Cosimo Cannavacciuolo (interpretato da Carlo Buccirosso) vedovo ipocondriaco affetto da ansie e paure, costantemente in ricerca di affetti e certezze in una vita che sembra riservargli null’altro che sospetti di congiure e preoccupazioni di malattie, persa la sua amata moglie a causa di un virus si ritrova a combattere la solitudine e gli stenti dovuti al fallimento della propria attività di antiquariato, che lo ha costretto a riempirsi casa della merce invenduta e a dover lottare contro l’ombra incombente della banca concessionaria del mutuo, che a causa dei mancati pagamenti minaccia l’esproprio del suo appartamento.

Fortunamente e’ attorniato dall’allegra presenza di Salvatore (Biagio Izzo) anche lui vedovo, bizzarro custode del palazzo, dalla giovane figlia del custode   Angelina, ragazza delle pulizie non solo dell’ appartamento di Cosimo ma anche di altri inquilini del condominio, come quello dell’orefice Tomacelli e della consorte Pupetta, vent’anni più giovane di lui e da Virginia, quarantenne attrice di cinema e teatro, che porta una ventata di spensieratezza nel marasma generale di una casa allo sbando, che a detta di Angelina appare come un museo archeologico.

 Ma la vera angoscia di Cosimo, oltre l’ingombrante presenza di Salvatore, è rappresentata dai suoi vicini di casa: i coniugi Tomacelli, depositari di un drammatico segreto che da mesi contribuisce a rendere ancora più complessa la sua strenua lotta per la sopravvivenza.

La storia, apparentemente semplice offre momenti di grandissima divertimento   ma anche di   improvvisi colpi  di scena in quanto, soprattutto i due protagonisti principali (Carlo Buccirosso e Biagio Izzo) sono bravissimi a reggere il ritmo della recitazione con battute fulminanti e grande intesa dei tempi in scena, tanto da far sperare che sia nata una nuova coppia comica da ritrovare (speriamo) anche in altri testi teatrali magari scritti dallo stesso Buccirosso.

Da anni ormai Carlo Buccirosso ci ha abituato  a  commedie che “raccontano “ momenti di vita vissuta reali guardati dagli occhi di protagonisti spesso in crisi lavorativa o di vita ma animati sempre da uno spirito ironico che li fa poi ritrovare l’energia e la forza per poter cambiare le sorti difficili che li attanagliano della loro stessa vita.

Anche allo stesso Cosimo  succedera’ tale trasformazione.

Da uomo ansioso tormentato dai debiti e dalle difficolta’ di aver perso il lavoro, passa dall’essere messo sotto ricatto dal suo vicino di casa che chiede di aiutarlo a realizzare il sogno di sua moglie di avere un bambino  a quello di uomo felice grazie al fatto che riesce a trovare una soluzione a tutti i suoi problemi ( e anche a quelli del suo vicino, uno straordinario Gino Monteleone, da diversi anni attore fisso nei suoi spettacoli ) grazie all’allegria del custode Salvatore, al suo modo scanzonato di prendere la vita ma che dimostrera’ un grande sentimento di amicizia e di solidarieta’ allo stesso Cosimo anche se da tempo non si sopportavano a vicenda.

Invece nel momento piu difficile per la vita di Cosimo , Salvatore (Biagio Izzo) riesce a mettere da parte il sentimento di antipatia iniziale per poter stringere prima una sorta di accordo nell’aiutarlo a soddisfare la richiesta del vicino di casa e poi, una volta che l’accordo fallisce, ma non vi svelero’ perche’, cosi da destare la vostra curiosita’ e correre a Teatro per vedere lo spettacolo, lo aiuterà a risollevarsi economicamente e a ritrovare la gioia di vivere e la voglia di ricominciare ad amare.

Insomma, una vera e propria storia di amicizia che vince su tutto e tutti e che alla fine e’ un trionfo della celebrazione dei buoni sentimenti e dell’aiuto reciproco del quale  in questi momenti di difficoltà dovuti a quasi due anni di pandemia ne abbiamo sempre piu bisogno.

Lo spettacolo sara’ in scena fino al 16 gennaio e ve lo consiglio assolutamente da vedere per poter trascorrere quasi due ore e mezza indimenticabili di allegria e risate.

Conferenza stampa “La Fabbrica dei sogni” al Teatro Cilea

Teatro Cilea: dal 2 dicembre in scena “La Fabbrica dei sogni” con Sal Da Vinci e Fatima Trotta. Uno dei più entusiasmanti musical in grande stile americano

Sabato 27 novembre si è svolta la conferenza stampa di uno dei musical più attesi in Teatro “La fabbrica dei Sogni” che dopo aver registrato il tutto esaurito nella stagione pre-covid, Sal da Vinci porterà in scena dal 2 al 19 dicembre al Teatro Cilea di Napoli.

Lo spettacolo ideato e diretto dallo stesso Sal Da Vinci con Ciro Villano e che dopo la tappa di Napoli proseguirà il tour nazionale nei più grandi ed importanti Teatri di tutta Italia porterà sul palcoscenico un fantastico musical in grande stile americano con nuove canzoni, nuovi costumi rispetto all’edizione precedente e coinvolgerà più di 50 persone tra attori e attrici, ballerini e ballerine, e grandi professionisti del dietro le quinte che daranno vita ogni sera ad un vero e proprio evento, fatto di luci, musica, danza ma soprattutto fatto di una grande spirito di amicizia, di complicità, di grande unione di tutto il cast impegnato nello spettacolo stesso.

Questa stessa atmosfera si è potuta assaporare sin dai primi momenti della conferenza stessa visto non solo l’emozione di poter ricominciare a recitare, cantare e ballare in  un grande spettacolo come “la Fabbrica dei sogni” ma anche quella di far parte di un gruppo affiatatissimo, che come ricordato dagli stessi attori che compongono il cast, che ha preparato questo spettacolo in un’atmosfera di grande complicità, divertendosi prendendosi goliardicamente in giro ma anche  impegnandosi completamente affinché arrivi al pubblico il desiderio di poter tornare sulle scene con un grandissimo spettacolo come ormai da tanti anni ci ha abituato a vedere ed ascoltare un grande Artista come sa esserlo Sal Da Vinci.

Con una forte emozione, dopo aver dato un piccolo assaggio di quello che sarà lo spettacolo stesso con un’applauditissima anticipazione in anteprima alla stampa presente, Sal Da Vinci, visibilmente emozionato ha annunciato non solo le novità di questa nuova edizione, ma soprattutto ringraziato tutti i suoi compagni di palco, iniziando da Ciro Villano che ha scritto con lui i testi del musical, e con il quale ha dato prova di un grande affiatamento e di una grande complicità, per poi presentare via via tutti gli altri componenti della compagnia come Fatima Trotta, Ettore Massa, Daniela Cenciotti, Enzo Fischetti, Federica Celio, e tutti i giovani attori e professionisti che si sono formati presso il Cilea Academy la scuola delle arti performative del Teatro Cilea. 

La conferenza è stata un altro piccolo “assaggio” della complicità e di unione di tutto il cast, oltre della meravigliosa atmosfera che si riesce a percepire in un gruppo cosi affiatato che non vede l ‘ora di poter finalmente tornare alla normalità. Ogni attore e attrice ha presentato il proprio personaggio oltre a farsi prendere e prendere a propria volta in giro tutti gli altri componenti del cast, oltre a rispondere con grande generosità e disponibilità alle domande del pubblico in una sorta di grande abbraccio tra cast e pubblico.  

Lo spettacolo, che segue l’esempio dei musical americani in grande stile, racconta la storia di un cantautore dimenticato dal mondo, che vive in un manicomio abbandonato e fatiscente prossimo alla demolizione. Eppure, è quella la sua casa, il luogo in cui è cresciuto e in cui hanno preso vita le canzoni che lui immaginava un giorno di cantare in un teatro vero. È un artista “pazzo”, un sognatore, che immagina di trasformare le vecchie mura in cui abita in una casa di cura che possa accogliere i reietti della società e dar loro la possibilità di realizzare le loro aspirazioni: dar vita a un teatro in cui portare in scena i loro racconti. In questo progetto folle e pieno di straordinaria umanità, fa capolino un agente di polizia; incaricato dello sfratto della struttura, si lascia invece coinvolgere dai sogni dell’artista, diventando complice di una storia incredibile.

È quindi una favola nella favola che sicuramente conquisterà il cuore del pubblico che, siamo sicuri, accorrerà numerosissimo al Teatro Cilea per poter applaudire tutto il cast impegnato nello spettacolo.

 La direzione artistica e la coreografia sono a cura di Marcello e Mommo Sacchetta, la direzione musicale e gli arrangiamenti sono di Adriano Pennino, la supervisione artistica è di Lello Arena.

 Sal Da Vinci presenterà, in anteprima, le canzoni inedite che saranno presenti nel suo nuovo disco, di prossima uscita.

Per info e prenotazioni: 0817141801 / 0817141508
Circuito di vendita online: www.teatrocilea.it
Prezzi biglietti: dai 28€ ai 38€ – info al Botteghino del Teatro

Recensione: “Cosi parlo’ Bellavista” al Teatro Augusteo fino al 28 novembre

di Annamaria De Crescenzo 

Un autentico successo di pubblico e anche di critica per la serata inaugurale dello spettacolo “Cosi Parlo’ Bellavista” ieri sera al Teatro Augusteo, in scena fino al 28 novembre, con Geppy Gleijeses, che cura anche la regia, e con Marisa Laurito e Benedetto Casillo.

L’adattamento teatrale del celebre film dello straordinario Luciano De Crescenzo non ha assolutamente deluso le aspettative, anzi, e il lunghissimo ed emozionato applauso con il quale il pubblico ha salutato nel finale dello spettacolo stesso tutti gli attori sul  palco ne e’ stata la conferma assoluta.

Lo spettacolo è ispirato alla pellicola del 1984, sia per i dialoghi che per quanto riguarda la trama e ripropone le scene più esilaranti del film come “il cavalluccio rosso”, ”la lavastoviglie”, “il Banco Lotto”, “la 500 tappezzata di giornali” e, naturalmente, il mitico contrasto tra il professor Bellavista e il direttore dell’Alfasud, Cazzaniga. La scenografia riproduce la facciata del grande palazzo dello Spagnolo dove fu girato il film, con scale praticabili dall’interno e vari elementi carrellati subentranti dai lati e raffiguranti il tavolo dei pomodori, il negozio di arredi sacri,  il cenacolo, l’aereo,  l’ascensore, luogo dell’incontro tra le due “anime” del napoletano Bellavista e del milanese Cazzaniga.

La regia di Geppy Glejeses è curata nei minimi dettagli: molto piacevole anche l’interazione con il pubblico presente in sala. Glejeses interpreta il professor Bellavista con grande naturalezza e disinvoltura: un’eredità pesante, considerato il calibro di De Crescenzo. Il personaggio di Gennaro Bellavista, professore di filosofia, non era un personaggio facile da riportare in scena dopo la magnifica interpretazione dell’indimenticabile Luciano De Crescenzo soprattutto per il fatto che essendo un attore non recito’  nel suo film, ma fece semplicemente se stesso. Gennaro Bellavista era lui, non ci sono mai stati  dubbi. Nel vestire i suoi panni non fece alcuno sforzo, era un abito sartoriale, tagliato a misura per lui. Geppy Gleijeses per indossare i panni di Gennaro Bellavista ha dovuto recitare ma l’ha fatto in maniera egregia, con una particolare sensibilita’  e  talento di attore che ormai conosciamo da decenni e decenni. Sul palco del Teatro Augusteo e’ riuscito per due ore a riportare in scena non solo Gennaro Bellavista ma anche, impresa ardita e non facile,  il carattere e la personalita’ di Luciano De Crescenzo.  

Marisa Laurito, moglie di Bellavista, si ispira totalmente all’interpretazione cinematografica di Isa Danieli.  A tale personaggio la Laurito riesce a dare la sua impronta personale di attrice e di donna di spettacolo come solo lei sa essere, e grazie al suo talento e al suo carisma la signora Bellavista diventa ancora di piu’ la mamma napoletana di tutti noi.

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MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW AL TEATRO DUSE DI BOLOGNA

MASSIMO LOPEZ & TULLIO SOLENGHI SHOW

AL TEATRO DUSE DI BOLOGNA

12 e 13 novembre 2021 | ven. ore 21, sab. ore 16 e ore 21

Teatro Duse di Bologna, via Cartoleria 42

Cresce l’attesa per il Massimo Lopez & Tullio Solenghi Show’ che andrà in scena venerdì 12 (ore 21) e sabato 13 novembre (alle ore 16 e alle ore 21) al Teatro Duse di Bologna, da dove riparte la tournée teatrale dei due attori icone della comicità italiana.

Massimo Lopez e Tullio Solenghitornano insieme sul palco dopo quindici anni come due vecchi amici che si ritrovano in uno show di cui sono interpreti ed autori, coadiuvati dalla musica dal vivo della Jazz Company del M° Gabriele Comeglio.

Ne scaturisce una scoppiettante carrellata di voci, imitazioni, sketch, performance musicali, improvvisazioni ed interazioni col pubblico. Tra i vari camei, l’incontro tra papa Bergoglio (Massimo) e papa Ratzinger (Tullio) in un esilarante siparietto di vita domestica, i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni, e quello più recente di Dean Martin e Frank Sinatra. In quasi due ore di spettacolo, Tullio e Massimo, da vecchie volpi del palcoscenico, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile ‘marchio di fabbrica’.

“Questo nostro spettacolo – spiegano Lopez e Solenghi – è nato quasi per gioco, con la voglia di tornare insieme sul palco dopo quindici anni, giocando appunto con i nostri attrezzi del mestiere, scketch, imitazioni, frammenti di teatro, parodie; il tutto condito da una bella colonna sonora, curata dalla Jazz Company del maestro Gabriele Comeglio, che raccoglie le nostre migliori esibizioni del recente ‘Tale e Quale Show’. In quasi due ore di show, capita così di imbattersi in un Amleto multietnico, in un frammento di vita quotidiana di papa Bergoglio e del suo amico Ratzinger, in un Rossini eseguito coi denti, nel duetto targato Las Vegas di Sinatra-Dean Martin o ancora negli echi di politici vecchi e nuovi o nell’affaccio di Paolo Conte in persona” proseguono, sottolineando che “l’incontro col nostro pubblico contiene in sé una valenza affettiva non scontata”. “Ogni volta che il sipario si apre, infatti, è come se magicamente ci si ritrovasse tra parenti, quasi ogni spettatore ha un momento della sua vita legato a noi, legato al Trio”. “Come regalo di laurea dai miei genitori pretesi due biglietti per venirvi a vedere al Sistina, mio padre lo ricordo sempre serio, una sola volta lo vidi ridere, con voi, i primi gruppi di ascolto li istituimmo nel 1987 col Trio, per far digerire ai miei figli i Promessi Sposi, sono stati provvidenziali i vostri” raccontano, riportando alcune frasi degli spettatori che anno applaudito decenni di successi. “Così, ogni sera, oltre al divertimento – concludono – condividiamo col nostro pubblico un coinvolgimento emotivo che tocca il suo apice nel ricordo di Anna, due minuti di commozione pura, anche se i suoi due ex compagni di giochi, Tullio e Massimo, la sua presenza in scena la avvertono per tutte le due ore di spettacolo”.

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Recensione: Andrea Sannino in “Carosone l’Americano a Napoli” al Teatro Augusteo

di Annamaria De Crescenzo

Strepitoso successo venerdì 5 Novembre al Teatro Augusteo di Napoli per la prima serata di “Carosone l’ americano a Napoli” , una produzione Gestione Attività Teatrali di Roberta Starace e Giuseppe Caccavale, con la partecipazione del teatro Trianon Viviani,  in scena fino a domenica 14 novembre con uno spettacolare Andrea Sannino , protagonista del musical, che era previsto in scena nel centenario della nascita del grande Maestro ma che causa restrizioni pandemica era stato sospeso, e che ora torna, con grande trepidazione ed attesa da parte di tutto il pubblico, su testo e direzione artistica di Federico Vacalebre e la regia di Luigi Russo.

Federico Vacalebre, biografo ufficiale del Maestro, ha ripreso il suo musical che ebbe già uno strepitoso successo arricchendolo di elementi assolutamente indovinati per poter catturare l’attenzione e il riscontro favorevole del pubblico. Una sorta di teatro nella Musica e di Musica nel Teatro. Accanto ad Andrea Sannino un bravissimo attore Geremia Longobardo  nel ruolo di FeFe’ (alter ego di Federico Vacalebre?) un autore tormentato dalla necessita di trovare la spiegazione dell’inaspettato ritiro dalle scene di Carosone, avvenuto con un annuncio a sorpresa che lascio interdetti gli stessi componenti del suo gruppo,  il 7 settembre 1960 alla fine della trasmissione televisiva “Serata di Gala” durante la quale Carosone spiego, che seppur all’apice della carriera,  era venuto il momento di lasciare la scena per sempre. La teatralità del gesto suscito scalpore enorme e nessuno riuscì mai a capire veramente i motivi, anche se in realtà il geniale artista aveva probabilmente intuito che i tempi stavano  cambiando, era stato negli Stati Uniti, aveva ascoltato i Platters, visto all’opera i cantanti di rock and roll dell’epoca, e aveva capito che anche in Italia sarebbe arrivata ben presto un enorme ondata di cambiamento e certamente un grande genio della Musica quale era stato non aveva alcuna intenzione di finire ad essere una sorta di caricatura di se stesso ed ebbe l intelligenza di capire che solo un addio al culmine del successo poteva regalargli l’immortalità artistica cosi come poi è effettivamente avvenuto .

Dall’ossessione che divora Fefe’  nel vano tentativo di scoprire tale motivo dell’abbandono dalle scene del Maestro per poter poi scrivere il seguito di una serie televisiva che ebbe uno strepitoso successo nella quale si raccontava la vita e la carriera del Maestro,  si sviluppa tutta la trama dello spettacolo, dall’incontro con il Maestro stesso (bellissima la scena di Andrea Sannino che appare sulla sommità di un enorme scala illuminata elegantissimo nella giacca bianca che il Maestro Carosone amava indossare nei suoi show che ha portato in tutto il mondo), dalla necessita di svelare il “Mistero” , fino all’ esecuzione di tutti i più grandi successi del Maestro Carosone «Tu vuo’ fa l’americano», «Torero», «Maruzzella», «Caravan petrol! », «Pigliate ‘na pastiglia», «’O sarracino», “Maruzzella” sono per citare alcuni dei brani interpretati  magnificamente da Andrea Sannino e dei suoi compagni di viaggio  del “Complesso Carosone” formato da  Vincenzo Anastasio (Sax e clarino), Gaetano Diodato (Contrabasso), Luigi Patierno (Sax), Pino Tafuto (Pianoforte), Roberto Funaro (DJ)., con remix di Gransta Msv.

Il tutto accompagnato da straordinarie coreografie di Massimiliano Pinto ed interpretate dal corpo di ballo delle “Maruzzelle” e dei “Saracini” composto da Paolo Anzaloni, Gianluigi Cacciapuoti, Chiara Campochiaro, Federica Mosca, Francesco Sabella, Raffaele Siciliano, Marialucrezia Sorgente, Luca Squadritti, Lorena Zinno.

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Recensione: Carlo Buccirosso al Teatro Augusteo in “La Rottamazione di un italiano perbene”

di Annamaria De Crescenzo 

RiviviAmo il Teatro.

E’ questo lo slogan che il Teatro Augusteo ha adottato per questa riapertura tanto desiderata dopo quasi due anni durante i quali il Teatro, costretto dalla pandemia, ha dovuto annullare tutti gli spettacoli in cartellone della stagione 2020/2021. E non si poteva scegliere uno slogan piu’ indicato per una serata che e’ stata un autentico successo in quanto c’e’ stato sold out sia in platea che in galleria in quanto il pubblico ha risposto con un entusiasmo incredibile a questo primo spettacolo in scena, che sara’ in cartellone da mercoledì 20 a domenica 31 ottobre “La rottamazione di un italiano perbene”, tratto da “Il Miracolo di Don Ciccillo”.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Carlo Buccirosso, ed interpretato oltre che dallo stesso Buccirosso, da Donatella De Felice, Elvira Zingone, Giordano Bassetti, Fiorella Zullo, Peppe Miale, Gino Monteleone, Matteo Tugnoli, Davide Marotta e Tilde de Spirito.,narra le vicende di Alberto Pisapia, un ristoratore sull’orlo del fallimento che riceve ogni giorno una nuova cartella esattoriale. Infatti, a causa della crisi economica in cui versa il Paese e che si ripercuote sulla sua attività commerciale, e alcuni investimenti avventati consigliati dal cognato Ernesto (Peppe Miale), Alberto è ormai bersaglio continuo di Equitalia. La pressione è enorme e grave: la casa è ipotecata e non ci sono più risorse. Alberto è in preda ad un fortissimo esaurimento nervoso aggravato dalla freddezza della suocera Clementina (Tilde De Spirito), integerrimo funzionario della Agenzia delle Entrate che non ha alcuna intenzione di aiutarlo.

Nemmeno l’amore della moglie Valeria (Donatella De Felice), di cui anzi sospetta un tradimento col cognato , sposato con Agata (Fiorella Zullo), ossessionata dalla preparazione di camomille, e le cure degli amorevoli figli Viola (Elvira Zingone) e Matteo (Giordano Bassetti) sembrano riportarlo alla lucidità e mostrargli una realtà diversa da quella che vede. In Alberto si fa avanti un solo pensiero, quello della morte: o la sua o quella della suocera!

Da questa grave e tristemente realistica condizione, Carlo Buccirosso e’ riuscito a creare e dirigere una commedia divertentissima giocando su una complicita’ tra i vari attori e attrici in scena e sull’intreccio dei ruoli che vanno ad “incastrarsi” su un tema che seppur serio ha creato due ore di autentico divertimento.

La rottamazione di un italiano per bene è una commedia divertente e irriverente in pieno stile Buccirosso dove ogni personaggio ha un suo spazio e un suo stile da protagonista a suo modo visto che ognuno di loro diventa irresistibile e importantissimo nei ruoli assegnati nella commedia stessa. Ogni ruolo ha una propria identità ed è interpretato magnificamente dai protagonisti, anche i ruoli apparentemente minori, quali Padre Gabriele (Gino Monteleone), il postino (Davide Marotta) e il filippino Danilo (Matteo Tugnoli), hanno rilevanza in una commedia perfettamente equilibrata e portano altre note caratterizzanti. Lo stesso Davide Marotta e’, come spesso ci aveva abituato in altre commedie dello stesso attore e autore, una straordinaria “spalla” per la comicita’ trascinante di Carlo Buccirosso.

Questa nuova commedia, che vede appunto tutti perfettamente calati nel personaggio che interpretano, mette in luce oltre alla bravura di Gino Monteleone splendido nel ruolo del Padre Gabriele (con una voce affascinante) anche la brillante qualità attoriale della giovane Elvira Zingone, intensa, partecipata e frizzante, di Donatella De Felice che oltre ad essere una bravissima attrice ha dimostrato di avere una voce melodiosa grazie ad una magnifica interpretazione della canzone che ha dedicato al marito/Carlo Buccirosso a fine spettacolo.

La rottamazione di un italiano per bene è una commedia ironica, divertente e scorretta, ma d’altro canto carica di contenuti seri, quali l’esasperazione a cui la crisi economica e l’assenza dello Stato possono portare i lavoratori e contribuenti, l’amore della famiglia e l’assistenza reciproca che all’interno della stessa si dovrebbe sentire di dare, all’unione familiare che spesso, purtroppo, non sempre si riesce a vivere in questi tempi sempre piu’ difficili e complicati.

In scena fino al 31 ottobre non si puo’ mancare a questo appuntamento di teatro, fatto di tantissime risate ma anche di tanti momenti di intensa riflessione.

Ticket al botteghino o su bigliettoveloce.it: platea € 35,00. Galleria € 25,00.

Informazioni sono disponibili su teatroaugusteo.it o telefonando allo 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato dalle ore 10:30 alle 19:30.

TEATRO AUGUSTEO | CARLO BUCCIROSSO in “La rottamazione di un italiano perbene”

RiviviAmo il Teatro, così il Teatro Augusteo di Napoli annuncia la riapertura del sipario, recuperando il primo degli spettacoli sospesi causa restrizioni: da mercoledì 20 a domenica 31 ottobre 2021 Carlo Buccirosso sarà in scena nella sala di Piazzetta Duca D’Aosta 263 con lo spettacolo “La rottamazione di un italiano perbene”, tratto da Il Miracolo di Don Ciccillo.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Carlo Buccirosso, narra le vicende di Alberto Pisapia, ristoratore di professione sull’orlo del fallimento, che dovrà affrontare un incubo che logora la serenità della sua famiglia. Una vicenda attuale e scottante che farà ridere e riflettere, ambientata in un ristorante di periferia.

Personaggi e interpreti in ordine di entrata: il contribuente, Carlo Buccirosso. La moglie, Donatella De Felice. La figlia, Elvira Zingone. Il figlio, Giordano Bassetti. La cognata, Fiorella Zullo. Il cognato, Peppe Miale. Il sacerdote, Gino Monteleone. Il filippino, Matteo Tugnoli. Il postino, Davide Marotta. La suocera, Tilde de Spirito.

Scene Gilda Cerullo e Renato Lori. Costumi Zaira de Vincentiis. Musiche Paolo Petrella. Disegno luci Francesco Adinolfi. Produzione esecutiva A.G. Spettacoli. Produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.

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