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A SORRENTO SI ACCENDONO I RIFLETTORI SUL LEMONJAZZ CON RAY GELATO & THE GIANTS, IL DUO TONINHO HORTA-ANTONIO ONORATO E CON L’INCREDIBILE TALENTO DI CARLO PODDIGHE

A SORRENTO SI ACCENDONO I RIFLETTORI SUL LEMONJAZZ CON RAY GELATO & THE GIANTS, IL DUO TONINHO HORTA-ANTONIO ONORATO E CON L’INCREDIBILE TALENTO DI CARLO PODDIGHE

In Villa Fiorentino a Sorrento dal 30 luglio al 1agosto la musica si colora di giallo al suono di grandi artisti.

La prima serata, giovedì 30 luglio, è di Carlo Poddighe, già produttore e musicista di artisti del calibro di Omar Pedrini, Joe Bastianich e molti altri, si presenta, con un originale ed innovativo progetto “One Man Show”, sotto il nome di SuperEgo, imbracciando contemporaneamente chitarra, batteria, tastiera e voce. Durante l’esibizione presenterà brani tratti dal suo nuovo album e alcuni imprescindibili classici della storia del Rock.

Il chitarrista e compositore napoletano Antonio Onorato insieme al leggendario chitarrista brasiliano Toninho Horta, in scena venerdì 31, hanno unito le rispettive culture nell’acclamato album collaborativo From Napoli To Belo Horizonte, che fonde la tradizione musicale napoletana con il sound sudamericano.

Gli appassionati dello swing non possono perdersi l’appuntamento di sabato 1 agosto. Ray Gelato con The Giants è un ambasciatore nel mondo della “bella Italia” e ormai un’istituzione per chi all’estero ama il folclore tricolore.

Link per l’acquisto: https://www.ticketone.it/event/lemon-jazz-villa-fiorentino-21777676/

Il Lemonjazz è organizzato dalla Fondazione Sorrento con la direzione artistica di Mario Mormone. Parte dei concerti sono ad ingresso libero. Altre Informazioni sono reperibili su http://www.lemonjazz.org, ai numeri :

+39 081 878 22 84 e +39 333 220 22 42.

Recensione: Andrea Rea e Leila Duclos concludono la XIV ed. di Pompei Inn…Jazz 2026

Articolo e Foto a cura di Annamaria De Crescenzo

Dopo due serate di strepitosa atmosfera jazzistica e altrettanti artisti applauditissimi dal numeroso pubblico accorso in piazza, la conclusione della XIV Edizione di Pompei INN,…Jazz 2026 e’ stata affidata a due progetti di altrettanti talenti della musica internazionale come Andrea Rea  in “El Viajero” e Leila Duclos con Django Moods.

Il pianista Andrea Rea (Classe 1983, originario di Pomigliano D’arco (NA) ma romano di adozione) è uno dei nomi più richiesti nell’ambiente jazzistico. Collabora da anni al fianco di numerosi musicisti tra cui: Stefano Di Battista, Dianne Reeves, John Patitucci, solo per citarne alcuni.

In questo lavoro intitolato “El Viajero” uscito il 18 giugno 2021 per l’etichetta italiana Filibusta Records, inserito nella lista dei primi 100 album (Greatest jazz album) del Jazzit award 2021, il filo conduttore che lega la diversità dei brani è il viaggiatore (el Viajero per l’appunto) che spazia tra i diversi generi e luoghi che il pianista partenopeo ha deciso di raccontare.

In “ El Viajero” ognuna delle otto tracce (tra cui 3 composizioni originali) ha un significato evocativo molto personale: e’ presente oltre al bellissimo omaggio alla musica Sud Americana (C.Aguirre,M.Rojas,H. De Hollanda) la quale non a caso rappresenta un’influenza costante nella musica di Rea, e’ presente un prezioso contributo di Giacomo Tantillo alla Tromba nel brano “En la Orilla del Mundo”.

El Viajero (Il Viaggiatore) è quindi un viaggio, il viaggio, quello personale, realizzato attraverso culture e luoghi di diversi paesi, che in qualche modo hanno influenzato la musica di Rea oltre ad essere un “viaggio” nelle sue emozioni di artista delicato, sensibile, quasi timido, ma di grandissimo talento pianistico e compositivo di rara bellezza.

Come lo stesso Rea ha dichiarato in una recente intervista “

”El viajero”, lanciato lo scorso giugno,  è un viaggio metaforico in tutti quei brani che hanno costituito la mia formazione come musicista ed autore.

E parlando dei temi del disco stesso: “ In “El Viajero” si viaggia da Cuba fino all’Argentina, passando per il Brasile ma con un occhio all’Europa. Ognuno di questi posti mi ha segnato profondamente ed ho voluto celebrare in qualche modo i profumi e le influenze che hanno avuto su di me attraverso la musica. Credo che, essendo napoletano di origine ed avendo vissuto una parte della mia vita a Napoli, ci sia un legame musicale molto forte con il Sudamerica.”

Il concerto e’ iniziato con “Agua de Vida” brano scritto da Andrea Rea, seguito da “Milonga gris” su particolari atmosfere della musica argentina di Carlos Aguirre, entrambi nel nuovo disco. Poi il Trio propone al numeroso pubblico in sala alcuni brani della carriera di Andrea Rea  per poi ritornare ai brani di “El Viajero” come appunto il brano che da il titolo all’intero album e una bellissima interpretazione in piano solo di “En la orilla del Mundo “ di Martin Rojas. Il concerto continua con lo straordinario talento non solo di Andrea Rea che al pianoforte e’ un vero e proprio interprete raffinato con uno stile che emoziona infinitamente la platea, ma anche di Francesco Puglisi al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria, i quali mostrano di avere una straordinaria intesa non solo stilistica con Andrea Rea ma anche di grande coinvolgimento emotivo con una musica che tocca le corde dell’anima di chi l’ascolta.

Il secondo concerto della serata che conclude questa fantastica edizione e’ affidato all’estro creativo e alla bravura di Leila Duclos, uno dei nuovi talenti emergenti della scena musicale di Parigi, da anni ormai una delle capitali del jazz europeo.


La giovane cantantautrice/chitarrista francese è da sempre immersa nel mondo del jazz, fin da piccola, essendo anche figlia d’arte. Suo padre Cyril, anch’egli chitarrista, le ha trasmesso la grande passione per il genio del Gipsy Jazz ovvero il grande Django Reinhardt, ma anche per tanta musica afro-americana.

Tra i suoi idoli, infatti, c’è la leggendaria Ella Fitzgerald dalla quale è stata da sempre ispirata, fino a sviluppare la virtuosa tecnica dello scat usando la voce come uno strumento musicale. Grazie all’originale fusione di questi stili la Duclos si fa notare presto e si esibisce regolarmente in alcuni dei più prestigiosi jazz club parigini e festival europei, collaborando tra gli altri con grandi maestri del jazz manouche come Raphael Fays, Costel Nitescu, Steve Laffont e Ninine Garcia.


Max Barrella, chitarrista, polistrumentista e compositore di consolidata esperienza internazionale, proviene dalla scuola salernitana, riconosciuta ormai da molti anni come una delle migliori espressioni del jazz italiano. Si è esibito come leader e come sideman nell’ambito di numerosi festival e rassegne nei jazz club italiani ed europei grazie a vari tour in Italia, Germania, Spagna, Francia e Belgio. Ha collaborato con molti nomi della scena jazz e black music internazionale, tra i quali Randy Brecker, Wayne Tucker, Lauren Henderson, James Thompson, Gregg Kofi Brown, Noreda Graves e Jean-Yves Jung.

Questo connubio Italo-francese, che e’ iniziato grazie ad un incontro online sui social, come raccontato dallo stesso chitarrista, dà vita ad un repertorio che si sviluppa nel segno dello stile e della tradizione gipsy jazz creata dall’incredibile esperienza di Django Reinhardt, omaggiandone anche le doti di compositore con alcuni dei suoi brani più famosi, ma anche con alcuni originali della stessa Duclos, brani che fanno parte della loro uscita discografica intitolata “Django moods”.

Leila Duclos e’ un autentico vulcano di energia e di grinta musicale. Racconta con molta emozione i suoi inizi di una carriera che sta diventando ogni giorno sempre piu’ importante, figlia d’arte, i genitori sono entrambi straordinari musicisti, ha respirato da sempre la musica in ogni suo genere e stile e sono stati gli stessi genitori ad insegnarle ad amare la musica gipsy jazz e jazz manouche  oltre a brani della chanson francaise  che hanno conquistato le platee di tutto il mondo.

Sempre con la gioia di vivere per la Musica, sul palco ha duettato con il talento di Francesco Galatro alla chitarra, di Massimo Barrella sempre all chitarra, e di Osvaldo Costabile violino con un sorriso e una grande energia che ha dimostrato in ogni brano come abbia una straordinaria anima, sensibilissima alle emozioni della vita che racconta in un modo che è pura dolcezza e bellezza

Insomma, un bellissimo progetto che merita di essere presentato in tutti i grandi Festival e rassegne jazz di tutta Italia.

Ancora una volta tre bellissime serate di meravigliosa musica, ancora una volta artisti di straordinario talento scelti mirabilmente dall’Avv. Gianpiero De HOnestis

Non ci resta quindi di dare appuntamento alla prossima edizione con la certezza di ritrovarci ad ascoltare anche l’anno prossimo talenti straordinari del jazz a livello internazionale.

Recensione: Pompei INN.. Jazz: Giuseppe Venezia in “I’ve been waiting for you”

Articolo e foto di Annamaria De Crescenzo    

Dopo il grande successo di pubblico relativo alla prima serata della  XIV  edizione del Pompei INN.. Jazz Festival 2026  ideato ed organizzato da Music HUB sotto la Direzione Artistica di Gianpiero De Honestis e con il patrocinio del Comune di Pompei guidato dal neo sindaco Giuseppe Potenza, la seconda serata presenta un altro bellissimo progetto di uno dei più grandi talenti del panorama jazzistico italiano Giuseppe Venezia che con i suoi compagni di palco, Quentin Collins alla tromba, Attilio Troiano al sax e flauto, Andrea Candela al pianoforte ed Elio Coppola alla batteria ha presentato al pubblico “I’ve been waiting for you” .

Questo nuovo progetto di Venezia è riuscito ad ottenere diverse recensioni dalle più importanti riviste jazz  e altrettanto prestigiosi premi riuscendo ad ottenere    il 4 posto come miglior album dell’anno nel 2024 per Musica Jazz ,   Miglior Album Italia 2024 per Tracce di Jazz, e considerato da JazzIT  tra i migliori 100 album al mondo del 2024 .

Tali premi sono tutti assolutamente meritatissimi in quanto il progetto, ovunque venga presentato, ha sempre ottenuto degli straordinari sold out nei più importanti Festival Jazz e nei Jazz Club italiani e all’estero dove il pubblico ha mostrato grande consenso per la musica che Giuseppe Venezia è stato capace di comporre e presentare al pubblico.

Giuseppe Venezia è uno dei talenti più importanti del nostro Paese, non a caso ha conseguito anche premi per la rivista Musica Jazz come secondo miglior talento italiano e per la TOP JAZZ è stato considerato il sesto miglior musicista italiano.

Innamoratissimo della musica jazz e con una passione profonda per l ‘innovazione musicale e la tradizione jazzistica, Giuseppe Venezia ha un particolare carisma, quello di raccontare delle storie in musica che sono delle piccole gemme di poesia e di delicatezza nel raccontare la vita, i sentimenti, le passioni umane.

Nel corso della sua carriera ha avuto la possibilità di condividere il palco come sideman al fianco di tanti grandi talenti musicali come Enrico Rava, Gerry Bergonzi, Greg Hutchinson, Dado Moroni, Peter Bernstein ,  Jesse Davis, Emmeth Cohen , Eric Reed, Joe Farnsworth, David azeltine solo per citarne alcuni ma la particolare bravura è stata quella di attingere da ogni esperienza musicale accrescendo il suo bagaglio musicale e spirituale da musicista e compositore al punto tale da riuscire a portare tali emozioni nella sua Musica e rendendo i suoi brani di una poetica e di una particolare musicalità che affascina il pubblico presente ai suoi concerti.

È un uomo di grandi sentimenti Giuseppe Venezia e l’ascolto della sua Musica ne rivela ogni angolo della sua profonda umanità e della sua anima delicata e poetica, oltre che della sua straordinaria umiltà.

L’essenza di questo suo nuovo progetto non è solo nel disco, nel quale i musicisti  sono diversi da quello del concerto di Pompei avendo al piano un altro grande talento italiano Bruno Montrone e alla batteria un energico nonché’ eclettico Pasquale Fiore ad oggi considerato  uno dei migliori batteristi italiani , ma anche nella forza della musica dal vivo, dove in ogni brano Giuseppe Venezia da’ ad ogni musicista che condivide il palco con lui ampio spazio per poter viaggiare nelle sue note e renderle proprie con una personale interpretazione, il tutto all’interno di un progetto corale che attraversa la musica jazz come le grandi emozioni che la stessa suscita.

Il concerto è iniziato con una bellissima e dolcissima melodia “Prelude to a Message” che il contrabbassista ha dedicato al figlio Mauro  (in realtà tutto il disco è dedicato a lui, e alla sua grande emozione nel diventare padre ) , per continuare con le sonorità jazz di “Messaggeri” , seguito dalla “I’ve been waiting for your “ che da il titolo all’intero album e che narra appunto le emozioni di un’attesa cosi ‘importante che ha dato un’impronta diversa a tutta la sua dimensione di uomo e di artista, seguito da  “Just a line from the past”  e da “Song for Gerald” che Giuseppe Venezia ha dedicato al suo maestro Gerald Cannon che è un vero e proprio dialogo corale, e dove lo stesso Venezia riesce a trasmettere al pubblico tutto il suo amore per lo strumento che gli ha ispirato una melodia che arriva al cuore del pubblico.

Stessa dolcezza infinita per “The shortest story “che inizia con un bellissimo assolo di tromba di Quentin Collins  per poter continuare con lo swing più scatenato con “Blue Bird “ una vera e propria chicca di virtuosismo swing che ha letteralmente affascinato il pubblico presente, che ha applaudito il gruppo anche nell’interpretazione di alcuni brani standard conosciutissimi nel jazz e che hanno sottolineato lo straordinario talento e l’interplay profondo di tutti i musicisti sul palco.

Si dice che il jazz o si ama o si odia.

Bene, senza alcun dubbio, il jazz di Giuseppe Venezia non si può che amare e questo disco merita sicuramente il successo che ha e di essere presentato nei più importanti festival e rassegne jazz del nostro Paese e del mondo.

Recensione: Pompei Inn..Jazz 2026: Luigi del Prete in “Pangea” & Friends For Pino

Articolo e foto di Annamaria De Crescenzo

Grandissimo successo di pubblico per la prima serata della XIV Edizione del “Pompei Inn..Jazz Festival 2026 “ideato ed organizzato da Music HUB di Gianpiero De Honestis che ne è anche il Direttore Artistico e il patrocinio del Comune di Pompei, quest’ anno alla presenza del nuovo Sindaco Giuseppe Potenza.

Ogni anno il Festival si presenta come un’occasione straordinaria per giovani talenti e musicisti affermati a livello nazionale ed internazionale. Giampiero De Honestis è particolarmente attento al mondo jazz in ogni sua dimensione e valore e riesce, anno dopo anno, grazie alla sua profonda conoscenza musicale e degli artisti di tutto il mondo, a presentare progetti originali e di grandissimo livello artistico che ogni anno attraggono a Pompei un pubblico di appassionati del jazz sempre più numeroso ed entusiasta

E anche quest’anno non si è smentito, in tre giorni sono stati presentati quattro progetti originali , Pangea di Luigi del Prete Trio ,  “I’ve been waiting for you“  di Giuseppe Venezia 5tet,  “El Viajero” di Andrea Rea Trio,  Leila Duclos & The Djongo Moods , e  un progetto (Friends for Pino)   dedicato ad uno dei più grandi  musicisti e compositore di tutti i tempi che questa città ha amato e omaggiato in più occasioni ed eventi che hanno attratto sempre un pubblico numerosissimo : Pino Daniele.

La prima serata del Festival, presentato, come ogni anno, con grande professionalità e competenza da Franco Simeri, è iniziata con il primo disco da leader del batterista Luigi Del Prete “Pangea”   insieme ad Andrea Santaniello (sassofoni tenore, baritono, soprano e alto) e Daniele Sorrentino (contrabbasso).

 Il trio esplora le molteplici forme del jazz attraverso un interplay profondo, costruito sull’ascolto reciproco e sulla libertà espressiva.

Il nome non è a caso, Pangea è il supercontinente che riuniva tutte le terre emerse in un’unica configurazione, e quest’idea ha suscitato il progetto inteso come punto di incontro e di fusione di linguaggi musicali diversi, considerando il jazz come un mondo assolutamente libero e aperto alle contaminazioni, esperienze e musicalità diverse di tutti i musicisti che ne fanno parte.

Lugi del Prete suona la batteria dall’età di sei anni ì. Nel 2010, ha fatto il suo debutto discografico come sideman nell’album White Room del pianista Andrea Rea, con Daniele Sorrentino al basso. Nel corso degli anni, ha collaborato con numerosi musicisti di fama nazionale e internazionale, tra cui Benny Golson, Stefano DiBattista, Antonio Faraò, Julian Oliver Mazzariello, Irio De Paula, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Marco Tamburini, Dario Deidda, Reuben Rogers, Giovanni Amato, Daniele Scannapieco, Benito Gonzalez e Alfonso Deidda.

Si è esibito in numerosi festival e jazz club sia in Italia che all’estero, e negli ultimi anni fa parte in pianta stabile del Quartetto di Stefano Di Battista

Luigi del Prete, Daniele Sorrentino e Andrea Santaniello suonano insieme da oltre vent’anni, e questo si avverte in ogni melodia, in ogni suono, in ogni armonia che fa parte di questo disco.

Ma anche sul palco che ha visto il giovane talento di Aldo Capasso al contrabbasso anziché Daniele Sorrentino che fa parte del disco, questa stessa armonia, questa stessa intesa musicale si è realizzata pienamente facendo del progetto una vera e propria perla musicale nel vastissimo panorama del jazz italiano contemporaneo.

Immagino non sia facile comporre della nuova musica nel jazz dopo che si è suonato e amato dei brani standard che ancora oggi dopo tantissimi anni vengono proposti, reinterpretati dai più grandi talenti della musica internazionale, ma con questo primo disco da leader Luigi del Prete ha centrato pienamente l’obiettivo di farne un lavoro prezioso e inedito.

Ogni brano è frutto di un’intensa ricerca musicale visto che il Trio esplora le molteplici forme del jazz con una sensibilità musicale straordinaria, una profonda intesa tra i vari musicisti sul palco capaci di abbandonarsi ad assoli di grandissimo livello artistico e dare emozioni profonde al pubblico che li ha ascoltati con grandissimo interesse e applauditi con grande entusiasmo.

Perla preziosa del concerto la presenza come guest star di Daniele Scannapieco al sax che con il suo talento da musicista presente nei più importanti festival jazz italiani e internazionali, ha dato ancora più valore e forza ad un progetto che ritengo assolutamente vincente.

Il secondo concerto della serata è stata una vera e propria festa della Musica con un progetto “Friends for Pino” dedicato ad una delle stelle più lucenti del firmamento musicale mondiale come lo è stato e lo sarà per sempre il nostro Pino Daniele.

Nato dall’idea di due degli amici storici nonché’ musicisti dello stesso artista napoletano, Ernesto Vitolo alle tastiere, e Gigi Di Rienzo  al basso, che con Pino Daniele hanno calcato per decenni i maggiori palchi italiani e internazionali, e impreziosito della presenza di musicisti di altissimo livello come Carlo Fimiani alla chitarra, Jerry Popolo al sax, e Paolo Ryo alla voce, oltre che di una vera e propria guest star straordinaria come Tony Esposito alle percussioni, amico fraterno di Pino con il quale ha condiviso concerti straordinari.

Una festa della musica e dei ricordi in musica visto che la band ha riproposto in versioni opportunamente riarrangiate dall’estro creativo dello stesso Vitolo, Di Rienzo e impreziosita dai ritmi travolgenti delle percussioni di Tony Esposito, dal talento musicale di Jerry Popolo e di Carlo Fimiani che in alcuni brani ha dato una prova tangibile di essere uno dei più virtuosi chitarristi in Italia e non solo, e dall’energia e dalla voce particolare del cantante Paolo Ryo che ha interpretato , e non era assolutamente facile, i brani di Pino dando loro una personale versione che ha suscitato nel numeroso pubblico presente emozione ed approvazione.

Non è facile suonare e cantare le canzoni di Pino, la sua voce era unica e inimitabile, e i suoi brani fanno parte della nostra vita e ai quali tanti di noi associano emozioni e momenti storici vissuti nella propria adolescenza o gioventù. Ma Friends for Pino è riuscito nell’intento di portare la Musica di Pino al pubblico in modo originale e coinvolgente.

Al centro del progetto la musica di Pino, con particolare attenzione a Nero a metà, l’album più accreditato del grande musicista napoletano, al quale De Rienzo e Vitolo hanno dato un contributo fondamentale, senza trascurare altri capolavori appartenenti a momenti diversi della storia di Pino.

Tantissimi i brani presentati al pubblico che fanno parte del patrimonio musicale dell’Artista da “Je so Pazzo”, “Quanno chiove” , “Yes I Know my way” , “A me me piace o blues” , “I Say I’ Sto Ccà”, a brani di una dolcezza infinita come “Quando” che Paolo  Ryo ha interpretato accompagnato da un assolo di chitarra di Carlo Fimiani di assoluta bellezza da brividi, ad una inedita versione di “Sotto o sole” che nel disco di Pino Daniele era su sonorità di bossa nova  ed invece è stata proposta al pubblico nel progetto originale dell’artista che era con delle inedite sonorità  fusion, autentico mix di energia e coinvolgimento musicale .

Voce narrante del concerto Gigi Di Rienzo, che ha saputo raccontare tutti i vari momenti vissuti durante i tour con l ‘Artista, i retroscena dei vari dischi, e collaborazioni nate negli anni con Pino Daniele, tutte le emozioni vissute sul palco e prima del palco, spesso con l’aiuto dello stesso Tony Esposito che ha vissuto in prima persona  tantissimi di quei momenti ,  ed emozionandosi nel ricordare i grandi Artisti che con Pino hanno fatto la storia della Musica della cosiddetta “Neapolitan Power come James Senese, Rino Zurzolo e Joe Amoruso,  che vivranno per sempre nel cuore dei fans di tutto il mondo.

Insomma, un concerto di quelli che riescono a dare emozioni infinite e che resteranno a lungo nel cuore e nell’anima del pubblico del Pompei Jazz Festival.

Simona Molinari porta “Kairos” all’Arena San Sebastiano: un viaggio tra musica, ricordi ed emozioni

Prosegue il cartellone di “Arena San Sebastiano – Sere d’Estate”, la rassegna promossa dal Comune di San Sebastiano al Vesuvio che sta animando le serate estive del Parco Urbano con appuntamenti dedicati alla musica dal vivo. Tra gli eventi più attesi dell’edizione 2026, il concerto di Simona Molinari, protagonista insieme al Kairos Trio di uno spettacolo intenso e coinvolgente, seguito da una buona cornice di pubblico che ha accompagnato con attenzione e calorosi applausi l’intera esibizione.

Più che un semplice concerto, Kairos si è rivelato un viaggio nel percorso umano e artistico della cantante. Fin dalle prime battute Simona Molinari ha spiegato il significato del titolo del progetto, distinguendo il Kronos, il tempo cronologico che scandisce la quotidianità, dal Kairos, il “tempo denso”, quello degli istanti destinati a lasciare un segno nella vita e nella memoria. Un concetto che ha rappresentato il filo conduttore dell’intera serata.

Attraverso musica, racconti e ricordi personali, l’artista ha ripercorso alcune delle tappe più significative della propria carriera. Tra i primi ricordi condivisi con il pubblico ha raccontato di quando, ancora ragazza, cercava un luogo tutto suo dove rifugiarsi per studiare e allenare la voce, chiudendosi nell’armadio per imitare Ella Fitzgerald, una figura fondamentale nella sua formazione musicale. Un’immagine simbolica, più volte richiamata nel corso della serata, diventata il punto di partenza di un racconto che ha attraversato gli anni della crescita artistica, le esperienze internazionali, il Festival di Sanremo e le collaborazioni che hanno segnato il suo cammino.

Tra i momenti più significativi, Simona Molinari ha introdotto “Amore a prima vista”, raccontando come il brano sia nato durante un periodo di profondi cambiamenti personali, per poi trasformarsi in una collaborazione con Ornella Vanoni. Spazio anche a pagine di grande intensità come “Gracias a la vida” e all’originale rilettura di “In cerca di te (Sola me ne vo’ per la città)”, proposta come un viaggio attraverso differenti linguaggi e stili musicali. Non è mancato il coinvolgimento diretto della platea durante “Forse”, con il pubblico chiamato ad accompagnare l’artista nel celebre ritornello, creando uno dei momenti più partecipati della serata.

Sul piano interpretativo Simona Molinari ha confermato ancora una volta il proprio valore artistico, mettendo in mostra una vocalità elegante, tecnicamente impeccabile e capace di spaziare con naturalezza tra registri ed emozioni. Determinante anche il contributo del Kairos Trio, formato da Claudio Filippini al pianoforte, Nicola Di Camillo al basso e Fabio Colella alla batteria, protagonisti di un accompagnamento raffinato, dinamico e sempre perfettamente al servizio della voce.

La parte principale del concerto si è conclusa con “La felicità”, accolta da un lungo applauso che ha richiamato sul palco Simona Molinari e i musicisti per il bis. Dopo aver voluto rendere omaggio ai compagni di viaggio del Kairos Trio, l’artista ha salutato il pubblico con “A Rose Among Thorns”, il suggestivo brano di Ennio Morricone tratto dalla colonna sonora di The Mission, chiudendo una serata che ha saputo fondere musica, memoria e racconto in uno spettacolo personale, elegante e coinvolgente

Al Summarte una serata travolgente tra tradizione e nuove sonorità

Applausi, partecipazione e grande calore del pubblico al Teatro Summarte, dove Fabio Fiorillo (voce) e Antonio Gillo (pianoforte) hanno regalato uno spettacolo capace di coinvolgere e conquistare sin dalle prime battute.

Con energia e presenza scenica, Fiorillo ha guidato la platea in un viaggio appassionato attraverso i grandi classici della canzone napoletana, restituendone fascino e intensità, mentre il pianoforte di Gillo ha tessuto un accompagnamento elegante e ricco di sfumature, creando un’intesa musicale solida e coinvolgente.

Il pubblico, numeroso e partecipe, ha seguito ogni momento con entusiasmo crescente: applausi convinti, attenzione viva e quella sensazione di condivisione che rende un concerto qualcosa di più di una semplice esibizione.

A impreziosire il repertorio, incursioni nella chanson francese come “La Bohème” di Charles Aznavour e “Lili Marleen”, che hanno aggiunto un tocco internazionale e raffinato, ampliando l’orizzonte musicale della serata.

Particolarmente apprezzato il momento dedicato al progetto Matriarcanto, Il gruppo nasce da un’idea di Fabio Fiorillo, con l’obiettivo di dedicarsi alla ricerca e alla rielaborazione della musica antica. Fin dall’inizio si configura come un laboratorio creativo, incentrato sullo studio dell’opera di Roberto De Simone, figura fondamentale per la riscoperta delle tradizioni musicali campane.


All’interno di questo percorso, ogni membro, tra cantanti e musicisti, contribuisce attivamente, trasformando lo studio in esperienza condivisa e viva. A questo progetto aderiscono Luigi Millunzi, chitarrista e ricercatore, Vincenzo Folmi, chitarrista, e Tobia De Stefano, membro della Paranza del sabato dei fuochi e custode della millenaria tradizione della tammorra. Completano il gruppo le voci di Irene Isolani, Rita Saviano, Alessia Lo Cicero e Paolo Iovino.
In occasione del concerto di Fabio Fiorillo e Antonio Gillo, tenutosi al teatro Summarte il 17 aprile, è stato presentato per la prima volta il risultato del loro lavoro collettivo, stavolta diretto e coordinato da Angelo Nocerino. Il gruppo ha eseguito rielaborazioni di villanelle e canzoni popolari formatesi nel contesto campano tra il XV e il XVII secolo, ma già riprese antecedentemente dalla NCCP. Alle sonorità e le suggestioni delle antiche tradizioni campane si sono unite poi quelle di brani inediti, come “Preta Santa”, dedicata al Monte Somma, e “Argiento”, divertente pettegolezzo su un intrigo sessuale e amoroso tra una giovane donna del Casamale e un uomo non proprio dabbene.

Il risultato è stato un crescendo di emozioni, culminato in un finale accolto da applausi lunghi e sentiti: una serata riuscita, viva, partecipata, in cui tradizione e ricerca si sono incontrate dando vita a uno spettacolo capace di lasciare il segno.

Al Summarte applausi per “Anima”, l’omaggio a Pino Daniele firmato da Elisabetta Serio

Una serata partecipata, intensa e accolta con calore dal pubblico. Venerdì 27 marzo, al Summarte di Somma Vesuviana, la rassegna Jazz & Baccalà ha ospitato “Anima”, il progetto guidato da Elisabetta Serio e dedicato alle canzoni di Pino Daniele.

Fin dalle prime esecuzioni, in sala si è respirato un clima di attenzione e coinvolgimento. Il pubblico ha seguito il concerto con trasporto, accompagnando i passaggi più significativi con applausi convinti e prolungati e confermando quanto il repertorio di Pino Daniele continui ancora oggi a esercitare una forza particolare, capace di parlare a generazioni e sensibilità diverse.

Quello andato in scena al Summarte non è stato il classico omaggio costruito sulla semplice nostalgia, ma un concerto pensato per restituire al pubblico l’anima di un repertorio che appartiene profondamente alla memoria musicale napoletana e italiana. Il merito della serata è stato proprio questo: evitare ogni effetto imitativo e scegliere invece una strada più sobria, più rispettosa e, proprio per questo, più convincente.

A guidare il progetto è stata Elisabetta Serio, pianista, compositrice e arrangiatrice da tempo attiva tra jazz, canzone d’autore e percorsi musicali di ricerca. La sua presenza ha dato solidità e identità all’intero concerto, tenendo insieme con equilibrio i diversi momenti della serata e accompagnando il pubblico in un percorso musicale costruito con misura e sensibilità.

Accanto a lei, sul palco, musicisti capaci di dare compattezza e respiro al progetto: Jerry Popolo al sax, Aldo Capasso al contrabbasso, Leonardo De Lorenzo alla batteria e Ste alla voce. Ognuno ha contribuito con discrezione ed efficacia alla riuscita dell’insieme, senza mai appesantire il tono del concerto, ma anzi sostenendo con coerenza il senso complessivo dell’omaggio.

A rendere ancora più suggestiva la serata è stata anche la presenza di due musicisti ospiti agli archi, rispettivamente al violino e al violoncello, che hanno arricchito la resa dal vivo aggiungendo profondità e intensità ad alcuni dei momenti più riusciti del concerto. Una presenza che ha dato ulteriore spessore a una proposta già ben costruita.

Il punto di forza di “Anima” è stato probabilmente proprio questo equilibrio: la capacità di muoversi nel repertorio di Pino Daniele con rispetto, ma senza irrigidirlo; con affetto, ma senza trasformarlo in celebrazione vuota. Ne è venuta fuori una serata sincera, ben accolta e capace di parlare al pubblico in maniera diretta, senza artifici.

Molto evidente, per tutta la durata del live, la risposta della sala: attenzione, partecipazione, ascolto e una presenza viva, concreta, che ha accompagnato il concerto fino alla fine.

Nel complesso, “Anima” si è rivelato un progetto solido e credibile, capace di riportare al centro non solo le canzoni di Pino Daniele, ma anche il loro valore umano, emotivo e collettivo. Una serata riuscita, accolta con entusiasmo e destinata a lasciare una traccia positiva in chi era presente.

Jazz & Baccalà, il quintetto di Giuseppe Venezia conquista il Teatro Summarte

Il cartellone della XII edizione di “Jazz & Baccalà”, la rassegna che da anni porta al Teatro Summarte di Somma Vesuviana alcuni tra i protagonisti del jazz italiano, ha vissuto sabato 14 marzo uno dei suoi appuntamenti più attesi con il quintetto guidato dal contrabbassista e compositore Giuseppe Venezia. La serata era dedicata alla presentazione di I’ve Been Waiting For You, album pubblicato nel 2024 dall’etichetta GleAM Records.

Il teatro ha accolto un numeroso pubblico, attento, partecipe e caloroso, che ha seguito con grande concentrazione l’intero concerto. Fin dalle prime battute si è percepita quell’atmosfera di ascolto che appartiene alle serate riuscite, quando la musica riesce a creare un dialogo diretto tra palco e platea.

Le composizioni di Giusppe Venezia, al centro del progetto discografico, rivelano una scrittura solida e molto musicale, capace di alternare momenti più energici ad altri più lirici e distesi. Alcuni dei brani eseguiti durante il concerto hanno restituito con chiarezza questa doppia anima del progetto: da un lato pagine dal carattere più dinamico, come “Messaggeri”, costruita su un tema incisivo e su un dialogo continuo tra gli strumenti; dall’altro brani dal respiro più melodico come la stessa “I’ve Been Waiting For You”, che mette in evidenza il lato più cantabile e riflessivo della scrittura del leader.

ll contrabbasso di Giuseppe Venezia si muove al centro del suono dell’ensemble con discrezione e sicurezza, sostenendo l’andamento dei brani e guidando lo sviluppo musicale con un senso naturale dell’equilibrio. Attorno a questa base solida prende forma il dialogo tra gli altri strumenti, in un gioco di ascolto reciproco e di continua interazione.

Tra i protagonisti della serata la tromba di Fabrizio Bosso, musicista che da anni occupa un posto di primo piano nel panorama jazzistico europeo. Il suo suono pieno e immediatamente riconoscibile ha attraversato i diversi momenti del concerto con grande naturalezza, alternando energia e lirismo con la consueta intensità espressiva.

Accanto a lui, Attilio Troiano al sax e al flauto ha contribuito con un timbro elegante e con interventi sempre molto musicali, mentre il pianoforte di Bruno Montrone ha arricchito l’ensemble con un accompagnamento sensibile e con interventi solistici di grande equilibrio.

Alla batteria, per questa occasione, era presente Elio Coppola, musicista molto attivo anche sulla scena internazionale, che si è inserito con naturalezza nel tessuto sonoro del gruppo offrendo una prova solida e sempre attenta al dialogo con gli altri musicisti.

Giuseppe Venezia è da anni una presenza significativa nel panorama jazz italiano, contrabbassista e compositore impegnato in numerosi progetti musicali e collaborazioni con artisti di primo piano. Con I’ve Been Waiting For You conferma una scrittura personale e una chiara attenzione alla dimensione collettiva del suono.

Fabrizio Bosso è oggi uno dei trombettisti italiani più apprezzati anche all’estero, protagonista di una carriera ricca di collaborazioni prestigiose e progetti discografici. Attilio Troiano è attivo da tempo in diversi contesti del jazz contemporaneo, distinguendosi per la versatilità tra sax e flauto e per la sensibilità musicale che caratterizza il suo stile. Bruno Montrone, pianista di lunga esperienza, ha collaborato con numerosi protagonisti della scena jazzistica italiana portando nel suo linguaggio una profonda conoscenza della tradizione e una grande capacità di ascolto. Elio Coppola, infine, è uno dei batteristi italiani più attivi anche sulla scena internazionale, con frequenti presenze nei circuiti jazz europei e statunitensi.

Il concerto si è concluso tra applausi convinti e la richiesta di un bis da parte del pubblico, segno evidente del coinvolgimento della sala. Una serata che ha confermato la qualità della proposta artistica della rassegna “Jazz & Baccalà” e che ha offerto agli spettatori presenti un concerto intenso e partecipato.

AL TEATRO SUMMARTE : JOY GARRISON ft ELIO COPPOLA trio IN “THE CHRISTMAS CONCERT” CHIUDE IL 2025 DI JAZZ & E BACCALÀ

L’ultimo appuntamento del 2025 di Jazz & Baccalà XII edizione si è trasformato in uno di quei concerti che, chi c’era, ricorderà con un sorriso complice… e chi non c’era sentirà di aver perso qualcosa di raro. The Christmas Concert non è stato solo un evento di chiusura: è stato un piccolo viaggio musicale, caldo, intimo e sorprendentemente coinvolgente.

A guidarlo è stata Joy Garrison, cantante newyorkese dalla storia profonda e dal timbro che porta con sé una vita intera di jazz. Figlia del leggendario Jimmy Garrison, contrabbassista del quartetto di John Coltrane, Joy non ha mai giocato la carta del “nome importante”: la sua forza è sempre stata la voce. Una voce capace di essere morbida e vellutata, ma anche vibrante e piena, con quella naturalezza interpretativa che appartiene solo a chi il jazz lo ha respirato fin da bambina nei club e nelle sale prove di New York.

Negli anni ha cantato con figure di spessore del panorama internazionale e ha costruito un repertorio ricco, aperto, pieno di sfumature soul e gospel. Sul palco si muove con sicurezza e poesia: non “mostra” la tecnica, la fa fluire. E chi l’ascolta se ne accorge.

Ad accompagnarla, l’Elio Coppola Trio, una formazione che non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare.
Elio Coppola, batterista e direttore artistico del festival, ha una sensibilità ritmica che sa essere vigorosa e allo stesso tempo rispettosa del canto;
Antonio Caps al pianoforte, elegante, preciso, con un tocco che costruisce atmosfere senza mai sovrastare;
Antonio Napolitano al contrabbasso, solido e musicale, una presenza costante che dà forma e profondità all’ensemble.
Un trio che sostiene, accompagna, respira con la cantante: è questo che fa la differenza.

La serata si apre con i classici del jazz, interpretati con una semplicità solo apparente: fraseggi calibrati, dinamiche morbide, un interplay sottile tra voce e trio. Poi, quasi a sorprendere la sala, Joy lancia una versione personale di “Garota de Ipanema”, invitando il pubblico a partecipare. È un momento spontaneo, leggero, di quelli che rompono il confine tra palco e platea: un piccolo regalo inatteso, che crea subito un legame.

Da lì in avanti, il concerto entra nel clima natalizio. Non ci sono effetti speciali, nessuna ricerca del “colpo”: solo musica fatta bene, con gusto e calore. I classici di Natale scorrono con eleganza e un equilibrio quasi cinematografico, alternando intimità e brillantezza.

E poi arriva il finale.
Joy saluta il pubblico con “Oh Happy Day”.
Un’esplosione di energia, un abbraccio corale, il teatro che diventa un’unica voce.
La sensazione è quella di assistere a qualcosa di spontaneo, autentico, dove l’emozione nasce senza essere forzata.

è stato un concerto dove tecnica, storia e cuore hanno trovato il loro equilibrio perfetto, proprio nel momento in cui il festival salutava il 2025 e apriva idealmente la porta al nuovo anno.

AL TEATRO SUMMARTE DI SOMMA VESUVIANA PER LA XII EDIZIONE DI JAZZ E BACCALÀ: “FORCELLA” DI MARCO ZURZOLO EMOZIONA IL PUBBLICO

Ieri sera, al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, per la XII edizione di Jazz e Baccalà, Marco Zurzolo ha portato in scena “Forcella”, il suo nuovo progetto narrativo-musicale che intreccia racconto giallo, atmosfere noir e sonorità profondamente napoletane. La sala ha accolto l’artista davanti a un pubblico numeroso, attento e partecipe, pronto a farsi guidare tra le vie, le voci e i misteri di uno dei quartieri più iconici della città.

Forcella è un racconto giallo scritto da Zurzolo e ambientato nel cuore di Napoli. Il libro, pubblicato da Colonnese e illustrato da Ivan Oliva, è uscito il 19 settembre 2025 ed è accompagnato da una colonna sonora originale accessibile via QR-code. La prefazione di Maurizio de Giovanni aggiunge ulteriore profondità al progetto, che si muove tra immaginazione e realtà. Personaggi come il sassofonista Papetti, il commissario Corrado, l’avvocato Cappabianca, lo Jettatore, il dottore e il barbiere compongono un mosaico umano autentico, nostalgico e vibrante, specchio dell’anima più popolare del quartiere.

A condividere il palco con Zurzolo al sax alto c’era una formazione di grande spessore.
Marco Zurzolo – sax alto
Sassofonista, compositore, direttore e arrangiatore partenopeo, è una figura di riferimento del jazz napoletano contemporaneo. La sua ricerca artistica unisce tradizione e modernità, spesso intrecciando musica, teatro e narrazione. Docente di Musica d’Insieme Jazz presso il Conservatorio di Salerno, Zurzolo porta da anni avanti una visione musicale personale e riconoscibile, capace di trasformare ogni progetto in un viaggio emotivo e culturale.

Alessandro Tedesco – (trombone) Trombista tra i più apprezzati della scena nazionale, dotato di un suono profondo e narrativo.

Gigi Di Rienzo – (basso) Storico pilastro della musica partenopea, elegante e sempre incisivo, vero cardine ritmico e armonico della serata.

Vittorio Riva – (batteria) Preciso, dinamico, capace di colorare ogni atmosfera con sensibilità e presenza.

Carmine Santimone – (chitarra) Versatile e cinematografico, ha contribuito a definire l’ambiente sonoro di Forcella con grande attenzione timbrica.

Claudia Megré – (voce) Intensa, personale, capace di trasformare ogni frase in un momento narrativo: la sua presenza ha aggiunto una luce emotiva decisiva.

Sul palco, Marco Zurzolo ha trasformato le pagine del libro in musica viva, eseguendo brani inediti composti appositamente per il progetto, capaci di restituire le atmosfere sospese e suggestive del racconto.

La serata ha assunto anche i toni della memoria, con un commosso omaggio a figure fondamentali della musica napoletana e della sua vita artistica:
Pino Daniele, Rino Zurzolo (fratello di Marco), Joe Amoruso, James Senese e il Maestro Peppe Vessicchio.
Un tributo che ha attraversato la platea come un’onda emotiva, ricordando quanto l’eredità di questi artisti continui a vivere nelle note, nelle storie e nei cuori.

La serata al Summarte non è stata semplicemente uno spettacolo, ma un piccolo rito condiviso: un luogo in cui musica, parole e memoria si sono fuse in un unico respiro.
Chi c’era ha potuto camminare dentro Forcella accompagnato da una guida autentica; chi non c’era — forse — si è perso quel raro frammento di Napoli che, ogni tanto, decide di rivelarsi solo agli occhi più attenti.

Un evento che ha lasciato nell’aria una traccia sottile, avvertibile ancora mentre si esce dal teatro, con la sensazione che qualcosa si sia mosso, anche impercettibilmente, dentro ognuno.

Prossimo appuntamento – 28 Novembre 2025

Il viaggio di Jazz e Baccalà prosegue con l’ultimo appuntamento del 2025:
Joel Holmes Trio ft. Ileana Mottola in “Cool Life”.
Un’altra serata di grande musica, da segnare in agenda per chi vuole chiudere l’anno con nuove suggestioni e atmosfere indimenticabili.

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