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Recensione: Roberto Ciammarughi & Eugenio Allegri ospiti di “Moon in June 2021”

Recensione e Foto Di Emanuele Pontani

“Una Lauda per frate Francesco“

Roberto Ciammarughi / Eugenio Allegri

La suggestiva fortezza medievale della “Rocca del Leone” fa da cornice ad un pianoforte ed un microfono piazzati al centro del palco ed illuminati da calde luci bianche e azzurre.

Una scena semplice, priva di fronzoli, che sembra accogliere a braccia aperte il pubblico che in rispettoso silenzio si accomoda in platea.

In questa mistica atmosfera fanno il loro ingresso il maestro Roberto Ciammarughi accompagnato dalla prestante voce recitante di Eugenio Allegri.

I due artisti portano in scena “Una Lauda per frate Francesco” progetto che, come spiega Ciammarughi stesso, nasce originariamente nel lontano 1999-2000 come possibilità di relazione creativa tra un attore ed un musicista. Nel corso degli anni, poi, si è modificato assorbendo le tante e continue esperienze dei due autori fino ad arrivare al testo “cresciuto” di oggi.

L’opera fonde riflessioni personali ai versi del “Cantico delle Creature”. Il tutto recitato da un magistrale Allegri che, nel corso di tutta la serata, modula la sua voce facendola diventare musica. Passa con “francescana” semplicità dal tono alto e meravigliato nel declamare il “Cantico delle Creature”, al più cupo e serioso timbro dei momenti di riflessione, arrivando ai racconti dei Fioretti dove la voce si scalda ed acquisisce un ritmo jazz.

Le corde vocali dell’attore seguono attentamente le incessanti note che escono dal piano…due ore senza stop! Le dita di uno dei più grandi pianisti jazz sembrano non volersi fermare mai, corrono sui tasti con eleganza profonda, cambiano ritmo di continuo senza mai creare uno stacco, immergendo il pubblico in un mistico viaggio di parole, suoni e riflessioni.

Recensione: Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura ospiti del Verucchio Festival 2021

Recensione e Foto Di Max Radicchi (www.massimoradicchi.it)

Verucchio Festival. Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura.

Mentre una splendida brezza estiva accarezza il mio volto, abbasso per qualche secondo la macchina fotografica e mi godo il meraviglioso bandoneon di Daniele Di Bonaventura.

Dopo qualche istante il mormorio di alcune persone accanto a me si fa sempre più forte, riapro un occhietto e mi ritrovo, a pochi passi da me, Paolo Fresu, che è sceso in mezzo al pubblico con la sua tromba.

Vorrei fotografarlo ma è troppo buio là in mezzo…e allora, non posso che richiudere gli occhi e godermi quelle meravigliose note che fanno da contraltare a quelle di Daniele sul palco.

Un’ atmosfera magica che si ricrea ogni volta che ascolto Paolo Fresu.

Paolo e Daniele sono saliti sul palco a piedi scalzi…quasi a cercare un contatto con questa terra, con questo mondo, con questa realtà.

La loro musica onirica, piena di riferimenti al passato ma sempre proiettata nel futuro ti fa sognare.

Ti fa sognare sempre.

Gli occhi chiusi della gente ne sono la più vivida testimonianza.

Un bellissimo concerto dove il duo ha riproposto adattamenti della canzone italiana, argentina e brasiliana.

Sonorità sempre delicate, sinuose, avvolgenti.

Da fotografo e spettatore dico grazie a Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, quelle sensazioni di cui sopra, rendono, per quanto possibile, il mondo un posto migliore.

Recensione: James Senese ospite del Trasimeno Blues 2021

Recensione e Foto Di Max Radicchi (www.massimoradicchi.it)

Parlare di James Senese è davvero difficile. Si è scritto così tanto di lui che non essere banali risulta davvero praticamente impossibile.

Io però voglio parlarvi della mia esperienza di fotografo e spettatore al cospetto di un mostro della musica italiana (potrei dire mostro della musica blues o funky-jazz ma sarebbe quasi irrispettoso visto l’immensa opera di James che avvolge davvero tantissimi generi.).

Giovedì 22 luglio, Castiglione del Lago.

Dopo essere entrato tra i primi alla Rocca per accaparrarmi la postazione proprio davanti al palco, mi siedo e aspetto. I tecnici audio sistemano le ultime cose, si spengono le luci.

Il maxischermo dietro al palco si accende e la serata ha inizio.

Il concerto è preceduto da un documentario straordinario (“JAMES”) che fu presentato nel settembre 2020 alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Sono letteralmente rapito. Conoscevo un po la biografia di James ma questo documentario riesce a trasmettere davvero la parte più umana e se vogliamo il modo di rapportarsi alla vita e alla musica di un gradissimo artista che proprio non conoscevo.

Ad un certo punto, mi ritrovo a fotografare il maxischermo.

James che contratta un sax in un vecchio e storico negozio di musica di Napoli è davvero esilarante.

Il rapporto con gli amici…il nipote (anch’esso cantante). L’intervista in un ristorante in mezzo a tutta la gente. Una tavolata tra amici…mi sembra di essere li.

Il documentario si chiude con una clip tratta da un concerto dove lui dice al pubblico “noi ce ne jammo” (come fa sempre) …e la gente urla “no!!…nooo!” –

Si accendono le luci del palco, la gente inizia a mormorare….

Entra James, sono emozionato, non lo avevo mai visto né tantomeno fotografato.

La sua chioma inconfondibile.

 Prende il microfono e dice …” noi ce ne jammo”, la gente scoppia a ridere e dice “nooo” …” nooo dove vai!”.

Che il concerto abbia inizio.

Scatto foto con due macchine fotografiche cerco di farne molte. Voglio fare foto di cui mi ricorderò.

Tra pezzi storici e quelli più nuovi…tra riferimenti alla sua storia di Napoli Centrale e l’omaggio a Pino Daniele il concerto vola.

La voce del suo sax risuona fortissima. La gente balla. Ci sono un sacco di giovani.

Bellissimo.

“Noi ce ne jammo”.

Recensione: Sergio Cammariere ospite del Verucchio Festival 2021

Recensione e Foto Di Max Radicchi (www.massimoradicchi.it)

In un post su instagram ho scritto, qualche giorno fa, che è stato un “onore ed un piacere fotografare ed ascoltare il Maestro Sergio Cammariere”.

È stato assolutamente così.

Raramente in un concerto (e oramai ne ho davvero molti alle spalle) mi è capitato di appoggiare per terra la macchina fotografica e ascoltare.

Quasi una “deposizione delle armi” di fronte a cotanta bellezza.

Adoro la fotografia e fotografare ma davvero sabato scorso a Verucchio, ho preferito scattare qualche foto in meno e godermi appieno quelle note.

Non avevo mai assistito ad un concerto di Sergio Cammariere e devo dire che è stato davvero speciale.

In un repertorio che andava dai suoi più noti pezzi ad altri del suo ultimo lavoro “piano nudo”, Cammariere e il suo quartetto storico hanno trasmesso davvero magia.

Si è vero, magia è un termine stra-abusato quando si parla di musica ma in questo caso, altri termini non saprebbero descrivere l’atmosfera che si respirava.

Sergio ha parlato col pubblico…scherzato…chiesto che brani volessero ascoltare.

Ma soprattutto ha suonato magistralmente.

Ad un certo punto ha detto “È come ritrovare una famiglia allargata, tornare in un habitat naturale “…. ed è la pura verità. Quando si crea questa “magia” fra pubblico e artista è come ritrovarsi a far parte della stessa famiglia. Ed è a quel punto che ci si ritrova tutti insieme a cantare “tutto quello che un uomo”

Recensione: Stefano Coppari 4tet ospite del Festival Jazz Flirt

Recensione di Clementina Abbamondi

 La XVII° edizione del Jazz Flirt Festival si svolgerà tra il 19 luglio ed il 10 agosto. La rassegna ospiterà grandi protagonisti del jazz nazionale come Paolo Angeli, Stefano Coppari, Gaetano Partipilo, Root Magic e l’Orchestra Giovanile di Jazz di Roma. Anche quest’anno l’Associazione Jazz Flirt è riuscita a realizzare un Festival Jazz grazie soprattutto all’entusiasmo e alla generosità dei propri soci e degli appassionati che partecipano ai vari concerti. 

Gerardo Albanese, segretario dell’Associazione socio fondatore del Jazz Flirt, dice “Un traguardo eccezionale questa XVII° edizione per un festival piccolo, ma tenace che nonostante la pochezza delle risorse economiche ed il periodo pandemico che stiamo attraversando, riesce a mantenere alto sia il livello della proposta che a moltiplicare i concerti grazie anche alla disponibilità del Comune di Minturno”. 

Stasera 22 luglio il Festival Jazz Flirt ha presentato il concerto di Stefano Coppari 4et composto da Stefano Coppari alla chitarra, Nico Tangerini al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Jacopo Ausili alla batteria. Le composizioni di Stefano Coppari sono ricche di sonorità moderne e sperimentali senza mai tralasciare la melodia e l’armonia. Una fusione di stili che va dal rock al jazz, alle avanguardie determinando un suono particolare e affascinante.

Questa formazione prende il via dal disco “Eureka” uscito nel 2016 un lavoro gradito sia in Italia sia all’estero. Questa sera nella bellissima location “La Tavola dei Cavalieri “sul lungomare di Gaeta Stefano Coppari ha presentato il suo nuovo lavoro discografico prodotto dalla prestigiosa etichetta AVAND dal titolo “SCAR LET”, un colore doppio che racchiude eleganza, ma anche passione ed energia. È dal rosso scarlatto che prende il nome il nuovo album diviso in due parole, a rappresentare la doppia anima del disco.

Il CD è uscito un anno fa ma, a causa della pandemia, il quartetto non era riuscito ancora a presentarlo dal vivo.    Il titolo “SCAR LET” suggerisce anche un lasciarsi curare attraverso la musica. Già dai primi brani eseguiti dal quartetto “Verde Come” e “Maine Coon” si capisce come le composizioni siano ricche di melodie ed effetti che determinano un suono unico ed originale ricco di ritmo.

È poi la volta del brano “Alther Ego” composto da Stefano Coppari ricco di effetti creati con il “loop”. L’unico brano non originale contenuto nel CD è “La Mouffe”composto  dal jazzista romeno Jonny Raducano che è stato stravolto e riarrangiato completamente in occasione  della partecipazione dello Stefano Coppari 4et nel 2018 al Festival Internazionale di Braila in Romania dedicato  proprio al grande pianista e compositore romeno che nel corso della sua vita ha collaborato con nomi eccellenti del jazz internazionale  come Duke Ellington Charles Mingus.Lo Stefano Coppari 4et in questa occasione ha vinto il premio come miglior formazione .

 Dolcissima la musica del brano “Ballerina” recentemente composto e non presente nel CD nel quale si ha la sensazione di veder volteggiare una ballerina e ci si sente trasportati dalla musica in una dimensione incantata.  Il brano” SCAR  LET “ che dà il titolo al CD inizia con una dolcissima melodia che si sprigiona dal piano e che si trasforma coinvolgendo tutti gli strumenti in un ritmo incalzante reso ancora più particolare dagli effetti della chitarra di Stefano Coppari.

Di grande impatto i dialoghi tra il contrabbasso e la chitarra ai quali si uniscono gli altri strumenti creando un perfetto interplay. Molti gli applausi del pubblico presente che si è fatto conquistare dall’eleganza, originalità e professionalità di questo quartetto formato da musicisti di grande talento. 

Il concerto è stato ospitato dal Ristorante “La Tavola dei Cavalieri” posto all’interno della base nautica Gioia sul lungomare di Gaeta dove lo chef Francesco Zamuner ha voluto creare uno spazio dedicato agli eventi culturali e musicali che sono già stati programmati nei mesi di giugno, luglio ed agosto.                                                                                                                                        

Recensione: Emilia Zamuner Hammond Trio ospite di “Musica senza confini jazz in villa”

di Clementina Abbamondi 

Nell’ambito della 24° Stagione 2021 del Maggio della Musica con la direzione artistica del pianista Michele Campanella, si sta svolgendo nei giardini di Villa Pignatelli la Rassegna “Musica senza confini-Jazz in Villa” che dall’8 al 31 luglio sta proponendo interessanti concerti e grandi interpreti del jazz italiano. Il 24 luglio si è svolto il concerto di “Emilia Zamuner Hammond trio” formato da Emilia Zamuner alla voce, Massimo Del Pezzo alla batteria e Leonardo Corradi all’organo Hammond.                                                                                                                                                     

Il trio ha presentato il progetto “Every day, I have the blues” dal famosissimo brano di B.B. King. Nonostante la giovane età Emilia Zamuner è già un talento. Piccolissima studia pianoforte con la nonna Laura Lamagna e, dopo essersi laureata al Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella con il massimo dei voti, consegue la laurea specialistica in musica jazz. Nel 2016 si classifica al primo posto del prestigioso “Premio Internazionale Massimo Urbani “e nel 2019 è selezionata tra 5 finalisti del premio “Ella Fitzgerald Competition” di Washington (unica artista italiana) e vince con grande successo di pubblico e critica il secondo premio. È anche docente di canto jazz al Conservatorio Gesualdo Da Venosa di Potenza e del Centro della Voce” di Napoli della dottoressa Marina Tripodi. Prima del concerto Emilia Zamuner ha presentato il fotografo Riccardo Piccirillo che ha immortalato con i suoi scatti questa rassegna e che ha scritto un libro nel quale sono raccolte le foto di 10 anni di musica. Il titolo del libro è “Il silenzio che c’è fuori “ed è frutto del modo col quale Piccirillo fotografa i vari musicisti durante la pausa cogliendo il valore del silenzio.                      

Il primo brano che Emilia Zamuner canta è quello che dà il nome al progetto “Every DayI have the blues” di B.B. King e vuole essere dice Emilia un vero e proprio omaggio al blues ed in particolare a Ella Fitzgerald che, per Emilia, è stata una delle più grandi interpreti di questo genere musicale.

Il secondo brano è la bellissima ballad di Erroll Garner “Misty” che Emilia riesce ad interpretare in maniera magistrale con una grande padronanza tecnica. È poi la volta del brano di Frankie Laine “Georgia on My mind” che, grazie all’estensione vocale e alla ricchezza ed intensità ha incantato il pubblico creando un’emozione unica. Bravissimo il batterista Massimo Del Pezzo che con la sua performance efficace e misurata ha contribuito al perfetto interplay del gruppo. Stupendo l’assolo di Leonardo Corradi con l’organo Hammond che ha arricchito ancora di più l’esibizione del trio.  Dopo il brano “Angel Eyes” di cui Emilia ricorda la bellissima interpretazione di Frank Sinatra, è la volta di un brano “But Not For Me” di Chet Baker che, dice Emilia “è un brano che è un portafortuna per me in quanto l’ho presentato al “Premio Internazionale Massimo Urbani” dove nel 2016   mi sono classificata al primo posto. Il sassofonista Emanuele Cisi, presidente della Giuria del prestigioso Premio parlando della vincitrice disse “A colpire la giuria è stato il suo approccio alla musica, al palco, al pubblico, Un atteggiamento che coincide con lo spirito e la filosofia con cui Massimo Urbani suonava: positività, energia, entusiasmo ed umiltà. “Dopo il brano “Sonny” di Bobby Hebb, Emilia regala un bis richiesto a viva voce dal numeroso pubblico presente dando un saggio della sua bravura cantando per la prima volta con questa formazione un vero e proprio scioglilingua il celeberrimo brano “Old Mac Donald Had a Farm” interpretato da Ella Fitzgerald. 

 La voce di Emilia soave e cristallina sempre ricca di virtuosismi talvolta si trasforma in uno strumento di percussione infatti dice Emilia “amo suonarmi come una percussione” e altre volte diventa tromba con tutti gli effetti di questo strumento. Abilissima anche nella tecnica dello “scat” è sempre pronta ad affrontare nuove sfide. Ciò che rende l’interpretazione di Emilia Zamuner unica e speciale è che, oltre alla tecnica indiscutibile che ha acquisito nel corso degli anni, riesce a comunicare al pubblico delle emozioni intensissime.

Recensione: Bill Frisell Trio all’Arena Bike di Mantova

Recensione e Foto Di Gabriele Lugli (www.gabrielelugli.com)

BILL FRISELL TRIO

Bill Frisell, chitarra

Thomas Morgan, contrabbasso

Rudy Royston, batteria

L’Associazione Culturale 4’33” il 22 luglio ha presentato il concerto del trio di Bill Frisell nell’ambito della programmazione estiva dell’Arena Bike allestita del comune di Mantova, sulla riva del lago inferiore, con lo sfondo dello splendido profilo della città di Mantova.

Bill Frisell ha proposto musiche tratte l’ultimo disco del trio uscito per la storica etichetta Blue Note dal titolo “Valentine”.

Oltre ai classici cavalli di battaglia del chitarrista americano il trio, completato da Thomas Morgan al contrabbasso e Rudy Royston alla batteria ha eseguito composizioni originali.

La musica di Bill Frisell evoca i grandi spazi degli Stati Uniti mescolando nuove invenzioni alle diverse tradizioni musicali americane, rendendo la sua musica unica e inconfondibile.

Recensione: John Patitucci, Chris Potter e Brian Blade all’Agora Scarlatti

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Strepitoso successo di pubblico, ieri sera mercoledì 21 luglio all’Agora Scarlatti al Vomero per il secondo degli appuntamenti di musica jazz organizzati dall’Associazione Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano nell’ambito dell’interessantissimo cartellone di musica/teatro/cabaret che accompagnerà per l’intera stagione estiva la città di Napoli e che sta diventando un importante punto di riferimento per tutti coloro che, dopo tanti mesi di sospensione di concerti ed eventi in generale, sentono il bisogno e il desiderio di ritornare alla normalità di una serata di musica e di divertimento.

Dopo il successo di Karima, sul palco dell’Agora Scarlatti due grandi eventi: in apertura di serata il concerto di Ciccio Merolla affiancato dalla chitarra di Pietro Condorelli e con il basso di Davide Afzal nel suo nuovo progetto “Future music project” e a seguire un Trio d’eccezione del mondo jazz internazionale John Patitucci al contrabbasso e basso, Chris Potter al sax tenore,e Brian Blade alla batteria.

Visibilmente emozionato, ma carico di quell’energia che ha sempre contraddistinto Ciccio Merolla e da un grande desiderio di tornare alla musica live, il percussionista napoletano che con il suo stile unico da voce a degli strumenti particolarissimi oltre a tutto ciò che ha nel suo animo sensibile e attento alla vita e ai mille volti del mondo stesso e dell’animo umano, ha dichiarato di essere molto felice di aprire la serata dedicata a tre grandi miti della musica jazz, e  ha presentato con molto orgoglio il suo nuovo progetto musicale, fiero di avere al suo fianco un Maestro indiscusso della chitarra come Pietro Condorelli e un virtuoso del basso come Davide Afzal che hanno arricchito la musica già di per se’ straordinaria di Merolla con un’alchimia di talento ed esperienza musicale che ha conquistato il pubblico presente. Un progetto inedito che ha alla base l’interplay, il dialogo tra musicisti attraverso gli strumenti e l’omaggio a grandi artisti quali Ryuchi Sakamoto, Rino Zurzolo e Gianluigi di Franco.

“L’intento – ha spiegato lo stesso Ciccio Merolla nel comunicato stampa della presentazione del progetto – è quello di coinvolgere il pubblico nell’interplay basato sul groove. ll mio set di percussioni, la sonorità, è quella che mi ha accompagnato per tutta la vita: è un ibrido tra batteria e percussioni basato sul beat che mi permette di girare il mondo e di andare con loro oltre, nell’universo. Ho con me due grandi artisti che sono Davide Afzal al basso e Pietro Condorelli alla chitarra. Sono come me persone che stravolgono i loro strumenti fino ad incontrare il pubblico portandolo nel loro mondo e abbracciandolo con suoni caldi e tempestosi. C’è chi definisce il Trio funky, chi lo preferisce hip hop, chi lo definisce jazz o world music, noi non definiamo, semplicemente apriamo il cuore e diamo quello che siamo”.

Sette i brani del nuovo progetto in scaletta che il Trio ha eseguito con grande talento e grande energia come “JoeZ”, “Ciccio’s Hang”, “O viaggio”, “Fore” seguiti da un bellissimo omaggio alla musica di Pino Daniele nel quale si e’ avvertito tutto l’amore che il Trio prova per la musica del musicista napoletano mai dimenticato, concludendo il loro concerto con due grandi successi di Merolla come  “Se chiamm ammore” e “Cash” , applauditissimi da tutto il pubblico presente. Un progetto che ha un fascino decisamente particolare, al quale auguriamo di conquistare tutto il successo che merita.

Il pubblico non vede l’ora che arrivi sul palco il Trio Patitucci/Potter/Blade anche perché’, e non è molto frequente purtroppo, la platea è pienissima di musicisti già affermati e di giovani talenti e studenti del Conservatorio di San Pietro a Majella che hanno scelto stasera di venire ad ascoltare ed applaudire i loro miti musicali. Riempie il cuore infatti una platea così variegata tra appassionati fedelissimi dei concerti jazz che si organizzano in città e cosi tanti giovani che studiano o hanno studiato musica e che hanno scelto di dedicare ad essa la loro vita e la loro carriera artistica. E non poteva essere scelta migliore ieri sera in quanto sin dalle prime note del concerto si ha avuto la sensazione di trovarsi davvero di fronte a tre miti della musica jazz internazionale che hanno suonato dei brani jazz con un livello che ha fatto venire i brividi a tutto il pubblico presente.

Il Trio composto da tre star jazz della musica d’oltreoceano sono arrivati in Italia, grazie alla Zenart Management, per un imperdibile tour a luglio 2021 per un totale di tredici date nei più grandi teatri e festival italiani.

John Patitucci, vincitore di due Grammy Awards e oltre quindici nomination, ha legato il suo nome ai più grandi artisti del panorama della musica jazz; solo per citarne alcuni Chick Corea, Wayne Shorter, Pat Metheny, Stan Getz, Herbie Hancock, Freddie Hubbard e molti altri,anche se deve molto all indimenticabile Chick Corea con il quale ha raggiunto una fama planetaria, collaborando con lui sin dal 1985 sia con l’Elektric Band che con l’Akoustic Band .

Sul palco anche Chris Potter, il quale vanta numerose collaborazioni con musicisti come Paul Motian, Ray Brown, Jim Hall, James Moody, Dare Douglas, Jole Lovano, Wayne Krenz, Mike Manieri e numerosi altri. Chris Potter viene considerato, grazie alle sue eccellenti abilità tecniche, alla versatilità con cui affronta diverse situazioni musicali, e al suo temperamento sperimentale e innovativo, come uno dei migliori sassofonisti jazz viventi.

Brian Blade, terzo vertice della formazione e mago della batteria, nel 1997 ha formato la Fellowship Band con cui ha pubblicato il suo album di debutto nel 1998, seguito da “Perceptual” (nel 2000), “Season of Changes” (2008), “Landmarks” (2014) e l’ultimo “Body and Shadow” (2017).

Ma il talento del Trio non è il solo aspetto che ha colpito ieri sera. L’empatia che da subito ha stabilito John Patitucci con il pubblico, insieme alla sua umiltà nel presentarsi ad esso, ha confermato da subito che ci siamo trovati di fronte ad una persona eccezionale oltre ad un musicista davvero straordinario, tra i più grandi contrabbassisti jazz del mondo intero.

Ha raccontato, in un italiano quasi perfetto (anche se  lui ha continuato a scusarsi per un italiano non comprensibile) le sue origini in parte calabresi e in parte napoletane/salernitane, delle quali si è dichiarato subito assolutamente orgoglioso e fiero, come si è dichiarato da subito straordinariamente emozionato di essere di nuovo a Napoli a suonare come non gli capitava più da tantissimo tempo, dai tempi dei vari tour con Chick Corea che ricorderà spesso durante la serata dedicandogli anche un bellissimo brano.  Il pubblico già visibilmente affascinato, si è lasciato emozionare e conquistare dalla sua musica, e già dai primi brani eseguiti con un carisma e un talento strepitoso unito al talento inarrivabile di Potter che con il suo sax ci ha fatto letteralmente sognare, e all’energia di Blade che ha accompagnato, senza protagonismi di sorta, gli altri due musicisti sul palco facendo della musica del Trio un’autentica armonia di suoni e di anime. Come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista qui a Napoli “Potter e Blade sono come una famiglia per me, abbiamo suonato spesso insieme e presto faremo un nuovo disco. Stasera sara’ un mix fra nuove e vecchie composizioni e qualche standard, fra cui un brano dei Beatles e un bellissimo omaggio al mio mentore e amico Chick Corea”

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Recensione: I bambini di “Umbria Jazz4Kids” Perugia 2021

Recensione e Foto di Emanuele Pontani

Immaginate centinaia di bambini festanti con in mano uno strumento musicale o oggetti di ogni genere che producano un qualsiasi suono, genitori sorridenti in ogni dove, sole, caldo e tanta bella musica Jazz.

Non è un sogno…è UJ4KIDS!!!

Progetto nato nel 2019, da un’idea di Fabrizio “Fofo” Croce, dedicato ai bambini ed ai ragazzi dai 3 ai 18 anni, che dopo il forzato stop nel 2020, quest’anno torna all’interno di “mamma UJ”, nella suggestiva ed affascinante cornice dei “Giardini del Frontone” a Perugia.

Un edizione da capogiro!

Sono infatti 27 le iniziative svolte in 9 giorni, che hanno registrato oltre 3000 presenze, coinvolgendo 500 tra musicisti, docenti ed allievi.

Questa travolgente edizione ha visto la fervida collaborazione di 6 istituti comprensivi scolastici pubblici,13 scuole di musica private della regione, 2 bande musicali, 5 centri estivi/campus finanziati da bandi pubblici, 2 istituzioni servizi culturali di Perugia (POST e DIGIPASS) e la collaborazione di Legambiente e Associazione Nazionale Pediatri.

Di sicuro futuro i due progetti coinvolti: “JxG” e “Improvvisazioni!”. Il primo (finanziato dal MIBAC) con l’intento di valorizzare il ruolo della scuola come presidio culturale, istituzionale e sociale nel territorio; il secondo (finanziato dal dipartimento della famiglia del consiglio dei ministri) ha dato l’opportunità a 500 ragazzi di poter seguire corsi musicali gratuiti e di potersi esibire sul palco di “UJ4KIDS”.

Una nove giorni che ha visto bambini e ragazzi esibirsi ed esprimersi in mille modalità differenti ed a tutti i livelli. Da esibizioni di piccole voci bianche a più educate e potenti voci adolescenti, violinisti alle prime armi affiancati da più esperti percussionisti e docenti di ampia esperienza, fino ad arrivare ad un concerto con ben 97 elementi sul palco.

Entusiasmanti e di rilievo le partecipazioni di artisti di fama internazionale come (per citarne alcuni): il maestro Albert Hera con il suo profondamente coinvolgente “Circlesinging”, l’eclettico percussionista Stefano Baroni con il divertentissimo “Drum Circle”.

 Emozionante la presentazione di una fiaba musicale sulla vita di Sonny Rollings (a cura di “I musicanti di New Orleans) all’ombra ristoratrice degli alberi proprio nello stesso luogo dove 25 anni fa, il 20 Luglio 1996, the “Saxophone Colossus” tenne il suo concerto per Umbria Jazz.

Un evento dedicato ai bambini che, con la sua indole alla Peter Pan, ha finito con il trascinare e coinvolgere anche il pubblico adulto, facendolo tornare, almeno per questi nove giorni, bambino entusiasta e spensierato.

Felici della massiva risposta della città di Perugia e con ancora negli occhi le faccette pregne di stupore dei bambini che hanno scoperto che tutto può essere musica, ci diamo l’arrivederci al prossimo anno, tenendo sempre a mente le parole che Fabrizio Croce ha ripetuto, quasi come un mantra, con lo scopo di far capire l’essenza più pura e il fine ultimo di questo festival:

“Ad UJ4KIDS non si viene per ascoltare concerti, il suo scopo è la socialità e lo scambio di esperienze. La professionalità verrà poi!”

Recensione: Gonzago Rubalcaba e Aymee Nuviola al Correggio Jazz

Articolo e foto di Gabriele Lugli (www.gabrielelugli.com) 

Il 16 Luglio il Correggio Jazz ha visto esibirsi sul palco del teatro Asioli il duo Gonzago Rubalcaba e Aymee Nuviola.                                     

“Viento y Tiempo” è il titolo dell’album live registrato al Blue Note di Tokyo nel 2019 dal duo ed è una storia che nasce tra le strade dell’Avana, a Cuba, e le stanze del conservatorio di musica.

Due madri che portano i figli a studiare pianoforte, un’insegnante di nome Silvia e l’ingenua passione per la musica di due bambini.

Sono passati anni da quando Gonzalo e Aymée giocavano sulle scale del Conservatorio.

Nel frattempo Aymée, ha vinto un Grammy ed è diventata un’artista internazionale. Analogamente, Gonzalo ha vinto 2 Grammy ed è divenuto uno dei pianisti più acclamati nel panorama mondiale.

Realizzando un sogno di lunga data di lavorare insieme, i due artisti amici d’infanzia hanno entrambi ricevuto un ampio plauso per il loro lavoro.

Questo album è stato nominato come “Best Latin Jazz Album” per la 63esima edizione dei Grammy Awards.

Il duo ha saputo tenere in pugno il pubblico del Teatro Asioli.

La musica afrocubana però è ritmo, è anima, è swing, è melodia, è armonia, chi cattura principalmente l’attenzione del pubblico è il ritmo che la tipica sezione ritmica afrocubana riesce a fornire ed è questo che è mancato al concerto dei due.

Privare un progetto di questo fondamentale elemento in un repertorio incentrato su bolero-feeling è come indebolirne la capacità attrattivo-comunicativa della musica cubana.

Dopo l’inizio del concerto in piano solo, dove i più attenti cultori di jazz e gli esperti di musiche cubane hanno apprezzato il magistrale Gonzalo rileggere magnificamente First Song di Charlie Haden e El Cadete Constitucional di Jacobo Rubalcaba, Aymée ha intonato, tra le altre, Lagrimas Negras, Bemba Colorà, Mi mejor cancion (di José Antonio Mendez,uno dei padri del feeling o filin), El manisero e, con estrema intimità, la sua Nada es para ti.

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