Pomigliano Jazz 2021 : si conclude con l’omaggio a Ennio Morricone di Stefano Di Battista
LA XXVI EDIZIONE DI POMIGLIANO JAZZ SI CONCLUDE CON L’OMAGGIO A ENNIO MORRICONE
DI STEFANO DI BATTISTA
IN PROGRAMMA ANCHE LE ESIBIZIONI DEL TRIO KÓSMOS, DEL DUO PICCINNO/DE FALCO E IL DEBUTTO DELL’ORCHESTRA DEL RITMO E DELL’IMPROVVISAZIONE CON 100 BAMBINI DELLE SCUOLE CAMPANE.
Stefano Di Battista chiude la XXVI edizione del festival Pomigliano Jazz con l’omaggio a Ennio Morricone. Venerdì 30 luglio il sassofonista e compositore romano presenta in quartetto il suo ultimo lavoro discografico “Morricone Stories”, pubblicato lo scorso aprile per Warner Music. Con lui, sul palco del festival diretto da Onofrio Piccolo, allestito nell’invaso del parco pubblico di Pomigliano d’Arco, ci saranno Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabbasso e Luigi Del Prete alla batteria. In apertura dalle 20.30 le sonorità electro-jazz del duo composto dal pianista Franco Piccinno e dal producer Marco De Falco. A seguire,il trio Kósmos– composto dal pianista Stefano Falcone, dal batterista Giuseppe D’Alessandro e dalla contrabbassista Ilaria Capalbo – con l’anteprima di “Averno”, il nuovo disco in uscita il prossimo autunno Itinera, l’etichetta del festival.
Per la prima volta al sud Italia, Stefano Di Battista porterà in scena il suo personale omaggio al compositore e Premio Oscar, al quale era legato da una sincera amicizia e da diverse collaborazioni. La musica di Morricone significa esaltazione di tracce melodiche spesso fortemente emozionali, in una trama di armonie intelligenti. Ed è esattamente quello che fa il jazz, e ancora di più quello che fa uno come Stefano Di Battista, tra i musicisti europei più apprezzati e richiesti, che con i temi del Maestro gioca come se fossero materia magica.
Ricercatezze molto preziose, con il godimento puro di ascoltare temi conosciuti e meno noti che diventano perfetti standard jazz, come “Metti una sera a cena” swingante e ironica, oppure “Il buono, il brutto e il cattivo” che si rivela come un duello di improvvisazioni. Prima di sciogliersi nell’emozione purissima del “Tema di Deborah” di “C’era una volta in America”, una delle più belle invenzioni di Morricone, alla quale teneva moltissimo perché esprimeva molto bene il suo ideale di melodia. O nella delicata rilettura di “The mission”, con un elegante passaggio dall’oboe originale al sax soprano. Fino alla sorpresa di un inedito, un pezzo intitolato “Flora”, che Morricone regalò a Di Battista.
















































































