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Winehouse: il nuovo spazio per la musica live a Napoli

Recensione di Annamaria De Crescenzo

Finalmente il posto che mancava a Napoli, dove si può ascoltare musica dal vivo dal martedì al sabato. Sulla scia del Blue Note, la Winehouse proporrà praticamente ogni sera musica jazz, etnica e d’autore entrando da subito e a pieno diritto nel circuito musicale italiano da frequentare.

A partire dal 15 dicembre, il calendario ha gia previsto una fitta serie di eventi: si va dallo swing al jazz più classico, dalla tradizione musicale brasiliana al repertorio di Mina riproposto in chiava jazz , e dalle prossime settimane il Winehouse allargherà la propria attività anche a nomi internazionali che si possono ammirare normalmente nei più importanti club di Parigi, Milano, Berlino o Londra.

Infatti, come in ogni metropoli europea, anche a Napoli non poteva mancare un luogo simbolo dove la grande musica venga offerta ogni sera ai tanti napoletani che chiedono di ritrovarsi, ma anche ai tantissimi stranieri che, oltre alle bellezze architettoniche a paesaggistiche della nostra città, cercano un bel luogo dove vivere di sera, dove possono ascoltare musica degustando grandi vini e cucina di alta qualità.

Ma la Winehouse non è solo questo. Il luogo – accogliente, comodo ed elegante – si propone anche come punto di riferimento per ogni altra forma d’arte, dalla pittura alla fotografia al cinema. E proprio come nella più solida tradizione europea, come punto di incontro di artisti, galleristi, cineasti e gente di cultura di ogni provenienza. Lo spazio, non a caso, dialogherà con case di produzioni cinematografiche e discografiche, ma anche con editori, per affermarsi come partner aperto a iniziative di tipo culturali, esattamente come avviene nelle grandi capitali di tutto il mondo.

Dalla scorsa settimana la programmazione musicale è stata ideata ed organizzata dal nuovo Direttore Artistico Marco Panico, già proprietario del Teatro Summarte di Somma Vesuviana (NA) nel quale da ormai sette anni si organizza una delle più importanti rassegne jazz della Campania “Jazz & Baccalà” diretta da Elio Coppola e realizzata in collaborazione con lo staff del Teatro Summarte stesso.

Lo stesso Marco Panico si sta impegnando a far si che il Winehouse diventi un vero e proprio spazio a disposizione del talento non solo dei più importanti musicisti del nostro territorio campano ma anche punto di incontro per i più grandi talenti del jazz italiano ed internazionale che saranno ospiti del Winehouse nei prossimi mesi, oltre ad proporsi come uno straordinario trampolino di lancio per i giovani talenti che vogliono dedicare alla Musica la propria vita ambisce a diventare un vero e proprio punto di riferimento per la presentazione di nuovi progetti musicali.

Dopo aver ospitato Carlo Lomanto con il suo nuovo disco ” Blues in my soul”, Ivana Muscoso con il nuovo disco “Vivo Sonhando”, Laura Klain Trio in “Orange Trip”, sabato 15 gennaio a salire sul palco allestito nella sala principale del ristorante di Winehouse Napoli e’ stato Simone Clarelli al sax, accompagnato da Sasha Ricci al piano, Gianfranco Coppola al basso e Giuseppe D’Alessandro alla batteria.

Un jazz molto ancorato al filone black, quello di Simone Clarelli, sintesi della necessità di ritmo proveniente dall’Africa, che si fonde però con la cultura occidentale. Un’espressione musicale molto fisica, che diventa sincronia tra corpo e pensiero. Il risultato è un’improvvisazione ritmica, in cui emerge l’inconfondibile e caratteristico timbro di Simone Clarelli, il cui sax alto, dopo anni di lavoro e di studio, si avvicina più alle sonorità di un sax tenore, in cui si mescolano le influenze più antiche di Mclean e quelle contemporanee di Kenny Garret, fino ad arrivare ad uno stile assolutamente personale.

Il concerto proposto al Winehouse ha presentato un repertorio composto da un mix di brani di garrett, Scofield, Mclen insieme a composizioni originali del sassofonista napoletano, da poco rientrato da una bellissima esperienza berlinese.

In una recente intervista rilasciata a Repubblica ha raccontato: ” La musica è la necessità di trovare un viatico al mio urlo interiore. Non sono un cantore di ballad o un poeta, perché la vivo come un’esperienza che mi permette di catalizzare il mio mondo più intimo. Piedi ancorati alla tradizione e mani protese verso l’ignoto – insiste Simone Clarelli, descrivendo il mood delle sue improvvisazioni – È uno stato viscerale. Mi ha dato la direzione, ma anche il contenuto in ci riesco a sublimare tutto ciò che sento o vivo. Tendenzialmente ero uno scugnizzo di periferia con molta energia. Aa 16 anni ho scoperto il sax, che mi ha consentito di canalizzare il surplus energetico. È la lampada sempre accesa sul mio cammino”.

Uno suo stile si basa su una pratica intensa, con uno studio quotidiano rigoroso e disciplinato, al limite del maniacale, che però durante le performance dal vivo lascia spazio all’improvvisazione hic et nunc.

“Parlo e suono con la pancia”, racconta Simone, che da anni ha scelto il nord Europa come sua residenza, subendone anche le influenze. “Berlino è effervescente e dinamica, ideale per un giovane che desidera sperimentare, perché offre la possibilità di fare esperienza, con jam session tutte le sere in posti diverse. È multiculturale e più meritocratica, non ci sono barriere o stratificazioni sociali borghesi. A Berlino tutto si mischia”.

La tensione berlinese, però diventa un valore aggiunto che si contamina con i suoni ibridi di una Napoli in divenire: “Non vedevo l’ora di tornare a casa. Credo che ci siano più talenti in Italia, in particolare al sud, soprattutto nel jazz. La scuola di Salerno è una fucina di musicisti strepitosi da 40 anni. A fronte di una cultura della popolazione media molto scadente, abbiamo eccellenze che è difficile ritrovare in giro per il mondo, forse perché le difficoltà ambientali ci permettono di sviluppare elasticità e capacità. Il jazz è freschezza, vivacità, immediatezza, capacità di creare emozioni e noi italiani, per nostra natura, siamo più estemporanei. L’Italia è meravigliosa e Napoli è come mia madre: la amo per senso innato”.

La Winehouse è aperta tutte le sere dalle 19.30 ed è dotata di un ampio parcheggio sotterraneo. L’entrata è su consumazione e la prenotazione è obbligatoria.

WINEHOUSE
Via Nuova Marina 5, Napoli
Info & Prenotazioni: 345 867 76 20

https://www.wine-house.it/
https://www.instagram.com/winehousenapoli/
https://www.facebook.com/Winehousenapoli-103979372096442

Recensione: Peppe Servillo e i Solis String Quartet in “Carosonamente”

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Serata di grande successo venerdì 14 gennaio al Teatro Trianon Viviani per il nuovo spettacolo di Peppe Servillo e i Solis String quartet “Carosonamente” con il quale hanno omaggiato la musica di un grande compositore musicista e cantante italiano quale Renato Carosone.

«Si può prendere a prestito l’aria lieve e scanzonata di un autore profondo e romantico come Renato Carosone? – si chiede Servillo – È utile forse e necessario ora più che mai, non per incoscienza ma per amore di quella vita colorata, ironica, spassionata che nel dopoguerra lui seppe cantare e interpretare. Oltre i titoli famosi proporremo brani meno noti che ci raccontano un Carosone “altro”, sempre vitale anche nella narrazione d’amore. Come al solito, nella versione sobria ed elegante dei Solis, speriamo di far apprezzare in controluce la voce di un singolare autore italiano».

Quale commento migliore per poter annunciare un concerto che è stato un vero e proprio immergersi in alcune delle più belle canzoni del Maestro tanto amato dal pubblico italiano?

Tanti gli omaggi che diversi artisti ed interpreti della canzone contemporanea italiana hanno fatto e stanno facendo anche negli ultimi anni al grande Renato Carosone (l’ultimo proprio il musical “Carosone , l’americano di Napoli” scritto da Federico Vacalebre ed interpretato da uno straordinario Andrea Sannino in scena nei più importanti teatri napoletani e non solo tra i quali proprio lo stesso Teatro Trianon Viviani lo scorso novembre) ma questa volta, come magnificamente illustrato dallo stesso Peppe Servillo, la figura del Maestro Carosone non è stata messa in luce solo con i suoi maggiori successi ma anche per quella sua straordinaria capacità di dare non solo voce ad un’esigenza fortissima, in pieno Dopoguerra, di prendere la vita con un animo ironico, divertente e divertito ma senza mai essere irriverente, con un’allegria trascinante e coinvolgente ma anche capace di dare spazio alla sua capacità di cantare l’amore con un’eleganza e uno stile che solo Carosone era capace di inventarsi e trasmettere al suo amatissimo pubblico.

Un Carosone inedito quindi, capace di divertire il pubblico con brani travolgente come “Caravan Petrol” ma anche appassionare e commuovere con canzoni che fanno parte ormai della storia della canzone della tradizione napoletana come “Maruzzella”  o “Te voglio bene assaje” o brani meno conosciuti dal grande pubblico come “Lettera da Milano”  ma di una bellezza straordinaria fatta di malinconia e desiderio di rivivere la propria terra che solo chi è costretto a starne lontano riesce a provarla sulla propria pelle ed a capirne le emozioni del brano stesso come lo stesso Carosone ha provato nella sua stessa vita.

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Recensione : Giovanni Guidi e Luca Aquino ospiti ad Umbria Jazz Winter 2021/2022

Recensione di Clementina Abbamondi

Quest’anno Umbria jazz Winter 2021/22 si è svolta ad Orvieto in un periodo ancora incerto per la diffusione della nuova variante Covid che nonostante il vaccino, ad oggi la terza dose, ancora continua a contagiare.

Certo è lontana la spensieratezza con la quale si girava per le vie del centro storico della bellissima Orvieto ricca di storia, palazzi storici  e chiese stupende tra le quali si innalza maestoso il magnifico Duomo. Nonostante la difficoltà del periodo che stiamo attraversando è importante adoperarsi in modo da poter scongiurare un nuovo lockdown che andrebbe a penalizzare ancora una volta la cultura ed in particolare la musica.

Umbria jazz winter è riuscita a organizzare questo evento ormai giunto alla 28 esima edizione rispettando i nuovi decreti ministeriali in materia di prevenzione del Covid che permettono la partecipazione agli eventi musicali solo alle persone munite di green pass rinforzato e con una particolare attenzione all’uso delle mascherine sia all’esterno sia all’interno dei luoghi dove è obbligatoria la mascherina FP2.

La musica qui è di casa ,non si può fermare perché gli artisti vivono di musica e la musica dà loro la possibilità di vivere, suonare il proprio strumento o cantare è un lavoro e quindi indispensabile per loro e per le loro famiglie, senza dimenticare tutti i tecnici che contribuiscono alla buona riuscita dei concerti.

Tra i tanti concerti in programma ad Orvieto per questa Edizione, nel Palazzo dei Sette, costruito nel XIII secolo e in origine appartenuto ad alcune famiglie patrizie, per poi passare al Comune, il 2 gennaio 2022 ho assistito ad un progetto nato da una partnership artistica inedita, quella tra Luca Aquino, trombettista e Giovanni Guidi, pianista.

Dice Giovanni Guidi “Nulla è stato deciso a priori, tutto è nato all’improvviso e in modo spontaneo” e ancora “Se non fossimo stati due cantanti mancati non avremmo mai suonato i nostri strumenti, il punto di incontro è la forma canzone”. L’idea nata da un legame umano ha portato Aquino e Guidi a dedicarsi ad un progetto condiviso. Dice ancora Giovanni Guidi “Con questo progetto dedicato alle canzoni  io e Luca vi porteremo nel nostro viaggio dove le parole ,anche se esistono già, le potrete scegliere voi e ogni melodia sarà un pezzo di racconto che riguarda tutti” e ancora “Desideravamo suonare delle belle melodie semplici e farle nostre: così nasce questo duo, in modo naturale e sincero” Luca Aquino fin da piccolo ha ascoltato   le canzoni popolari e quelle della musica tradizionale italiana e dice “ Mio nonno ha sempre raccontato che ho cominciato a fischiettare queste melodie prima di camminare ed il primo brano a 19 anni che ho suonato  con la tromba è stato “Reginella”.

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Recensione: Si conclude con un successo strepitoso la XXVIII Edizione di Umbria Jazz Winter

Recensione e Foto a cura di Massimiliano Radicchi (https://www.massimoradicchi.it/)

Quella che si è appena conclusa, ieri 2 gennaio, è stata la 28°edizione di Umbria Jazz Winter e devo dire che nonostante le cancellazioni, i ridimensionamenti e le restrizioni imposte dalla situazione pandemica, la rassegna è riuscita comunque ad ottenere grandi risultati sia dal punto di vista degli ingressi ai concerti (4500 circa) sia per quanto riguarda la risonanza sui social, che la diffusione via radio (con Radio Montecarlo che ha seguito tutti gli eventi principali.)

Il festival infatti ha avuto “un cartellone che per qualità è stato all’altezza della tradizione della manifestazione, con eventi esclusivi ed artisti di assoluto livello”.

il Teatro Mancinelli, il Museo Emilio Greco, la Sala Expo di Palazzo del Popolo e il Palazzo dei Sette hanno ospitato nei 5 giorni della kermesse, artisti straordinari, italiani e stranieri.

Io e la mia macchina fotografica siamo pronti…si inizia.

Si è partiti proprio dal Palazzo dei Sette che ha aperto il festival con un bellissimo concerto di Nick The Nightfly e il suo quintetto.

Nick, da anni “amico “di UJ, ha aperto le danze con la sua grande classe e la sua voce da crooner di altri tempi…tra le note della sua New York New York, i camerieri che passavano, il rumore delle posate e l’odore dei caffè.

Si è passati poi al Teatro Mancinelli, dove era previsto un favoloso doppio stage.

Il primo, un evento inedito. Due pianisti. Due “scuole” lontane nel tempo ma vicinissime nell’anima…George Cables, autentica leggenda del piano Jazz, un maestro assoluto e di fronte a lui, Sullivan Fortner, un astro nascente del “pianismo” jazz american.

Uno dei migliori della sua generazione.

Il risultato è stato davvero un mix strepitoso di sensibilità’ diverse ma affini.

Standards e improvvisazioni…

Musicisti diversi e lontani, diventano una cosa unica. La magia del Jazz.

Il secondo stage è stato un Trio davvero favoloso.

Sarah McKenzie – Romero Lubambo – Jaques Morelenbaum.

Jazz, Samba e tradizione classica fusi con una maestria ed una naturalezza incredibile. Atmosfera sognante…un piacere per occhi e orecchie.

Due “mostri” della musica brasiliana ed un’eccezionale pianista australiana a completare questo splendido trio.

Un concerto bellissimo.

Nei giorni seguenti sono riuscito poi a seguire e fotografare, ancora una volta Sullivan Fortner, stavolta in solo piano (al Museo Emilio Greco) e il risultato è stato ancora una volta superlativo. In quel Museo che a mio avviso ha una dimensione per certi versi sacrale, Sullivan che ha iniziato come organista nei cori gospel, ha dato il meglio di sé.

Il viso è sempre coperto da una mascherina nera (oramai quasi non ci si fa più caso ahimè!), ma gli occhi sbucano di fuori e ne lasciano trapelare la grande sensibilità e dolcezza che si riverbera anche nelle sue note.

Mi sposto poi alla Sala Expo del Palazzo del Popolo dove immancabile, incontro un altro grande “amico” di UJ.

È la volta del grandissimo Alan Harris.

Stavolta Harris ci presenta il suo nuovo album, “Kate’s Soulfood”, che è anche un ritratto dell’America che fu’…della sua Harlem.

Con lui c’è anche un genio dell’armonica,

un virtuoso dello strumento: Gregoire Maret.

Alan è sempre elegante, garbato.

Un maestro del jazz vocalism ma anche un valente chitarrista.

Alan non delude mai. I suoi concerti sono sempre trascinanti e il suo pubblico è sempre così incredibilmente “partecipe”.

Alan Harris, un “classico”. Lunga vita ad Alan!!

Terminato questo concerto, e dopo un bel giro per le vie di Orvieto che come ogni anno fa da cornice all’edizione invernale di Umbria Jazz mi sposto al Palazzo dei Sette.

Stavolta è il momento di artisti italiani.

Prima c’è uno dei miei preferiti (e a mio avviso anche uno dei più’ bravi pianisti italiani in circolazione) Dado Moroni.

Dado cita a piene mani dalla storia del Jazz.

Esegue Monk, Evans, Ellington e tanti altri.

Lo fa in maniera unica perché intervalla il suonato con racconti, aneddoti ed esperienze personali che lo hanno legato a quel musicista piuttosto che all’altro.

Ricorda collaborazioni con grandi musicisti del passato e le “storie” che hanno portato alla nascita di un determinato pezzo.

E poi lo suona. Eccome se lo suona.

Appena finisce Dado Moroni, cambio di set e arrivano

Giovanni Tommaso e sua figlia Jasmine.

Beh…del padre sappiamo tutto.

Uno dei più’ grandi contrabbassisti della storia del jazz italiano (e non solo).

Jasmine, è proprio il caso di dire “figlia d’arte”, ha studiato canto prima in Italia, poi ha continuato negli Stati Uniti tra Boston e la California dove poi si è laureata e dove attualmente vive.

Giovanni Tommaso in quintetto, accompagnato dalla splendida voce di Jasmine, esegue soprattutto standards e brani da lui composti.

Ottanta anni e non sentirli. Una figlia pronta a raccogliere un’eredità davvero pesante.

E poi c’è il jazz dinner…Alla Sala Expo si sono esibiti diversi gruppi e stavolta è il turno di Anthony Paule e la sua orchestra con un ospite d’eccezione: Terrie Odabi.

Terrie è stata definita la più travolgente donna del blues e del soul dai tempi di Etta James.

Anthony Paule dal canto suo. ha costruito un’orchestra Jazz and Soul “vecchia scuola”.

Un sezioni fiati da paura. Piano, batteria e chitarra (suonata dallo stesso Paule) e una voce (quella di Terrie Odabi) da far tremare i polsi.

Il pubblico, ha finito di mangiare…resta solo il dessert, adesso si può ballare!

Certo, in maniera composta (visti i tempi). Una coppia di anziani signori in un angolino…

i bambini per terra e gli altri muovendo le braccia da seduti nei propri tavoli!

Ma il sound è travolgente e di conseguenza, molte delle mie foto mosse!!

A questo punto, un pasto veloce (la splendida porchetta di Orvieto) e si va al Teatro Mancinelli.

Ancora un doppio stage.

Lionel Loueke solo guitar e a seguire Bill Frisell & UJ Orchestra.

Loueke è un chitarrista originario del Benin, cresciuto tra Parigi ed America dove è passato per la Berklee e dove ha conosciuto e collaborato con diversi artisti, in particolare Herbie Hancock che lui ritiene il suo unico e vero mentore.

Il suo ultimo disco è infatti intitolato “HH” (che ovviamente sta per Herbie Hancock) che è un tributo e ringraziamento al suo maestro.

Il concerto, nonostante sia un “solo guitar”, vola via veloce.

Una tecnica incredibile.

Sonorità uniche…la voce che da ritmo e dimensione corale.

Qualcosa in lui mi ricorda Bobby McFerrin…

Davvero bravo…del resto Hancock lo ha definito “a musical painter”.

Un concerto bellissimo che si è poi ripetuto il giorno dopo al Museo Emilio Greco e che io sono andato a riascoltarmi e a fotografare di nuovo.

Lionel Loueke è davvero un uomo/orchestra dal sound unico. Davvero eccezionale.

Nel secondo stage si esibiva uno dei più’ grandi chitarristi Jazz della storia in una produzione esclusiva di Umbria Jazz: Bill Frisell.

Accanto a lui oltre l’orchestra, diretta da Michael Gibbs, un contrabbassista d’eccezione: Thomas Morgan.

Il progetto è ambizioso…gli interpreti eccezionali. Sicuramente una performance più’ “difficile”, non per tutti, per palati raffinati ma comunque di assoluto livello.

Il concerto finisce e arriva la notte… la mezzanotte.

E a mezzanotte circa, tutte le sere ci si sposta al Palazzo dei Sette.

Ad aspettarci George Cables Trio e Piero Odorici. E poi ancora Nick e Dado…

Suonano, scherzano si alternano sul palco.

E si aspetta l’anno nuovo. 

10,9,8,7,6,5,4,3,2,1 Auguri!

Speriamo il 2022 sia un anno migliore.

Speriamo si torni a vedere i sorrisi e non le mascherine.

Recensione: Francesca Tandoi Trio ospite al Mav di Ercolano

Recensione di Clementina Abbamondi
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Oggi 10 dicembre 2021 nel Teatro MAV di Ercolano nell’ambito della stagione teatrale 2021\2022” Riscopriamo l’uomo” … un ‘avventura targata Gabbianella club event, si è esibito il primo gruppo jazz in programma nel cartellone della rassegna il “Francesca Tandoi trio”. Il concerto è stato organizzato dal “Live Tones Napoli Party” presieduto da Alberto Bruno che da anni è tra gli attori protagonisti degli eventi jazz della città di Napoli ed è sempre pronto ad affrontare nuove sfide con lo scopo di diffondere la musica jazz nel territorio campano.

“La gestione del Teatro MAV è, come ha dichiarato Gianluigi Osteri manager della Società Gabbianella club S.r.l., una nuova sfida una nuova storia da costruire con gli attori territoriali. Vogliamo contribuire ad estendere le proposte culturali già offerte dal MAV, un luogo stabile e funzionale dedicato alla cultura, all’arte, all’incontro, inserito nel tessuto sociale di Ercolano e del territorio vesuviano. Il nostro intento è di costruire un palinsesto di spettacoli ed eventi culturali con attenzione alle diverse generazioni, creando un’offerta differenziata con proposte di musica, cinema, prosa, drammaturgia, danza e di aprire il Teatro alle proposte e alle iniziative delle realtà associazionistiche e artistiche locali”.

Il trio che suonerà stasera è composto da Francesca Tandoi al pianoforte, Stefano Senni al contrabbasso e Giovanni Campanella alla batteria.

Francesca Tandoi, dopo aver studiato pianoforte dall’età di 8 anni, ben presto dirige la sua attenzione verso il jazz, tanto da frequentare seminari con Barry Harris, Mulgrew Miller e Brad Mehldau. Nel 2009 si trasferisce in Olanda dove completa gli studi al conservatorio de L’Aia dando il via ad una intensissima attività concertistica nei maggiori festival, locali e teatri del nord Europa. Diventa poi leader di un trio formato dal grande batterista e vibrafonista Fritz Landesbergen.Ha al suo attivo diverse registrazioni come leader dei suoi trii” For Elvira” dedicato alla nonna “Something, Blue”, “Magic Three” e “Wind Dance” che appare nella classifica “top best jazz albums of 2017” della famosa rivista giapponese “Jazz life”. In uscita nel 2022 il suo ultimo lavoro discografico “When in Rome”.

Gli idoli di Francesca Tandoi sono Oscar Peterson, Ray Brown, Jeff Hamilton. Dice Francesca che bisogna puntare sempre al massimo, studiare ogni giorno per migliorare nel proprio strumento.  Francesca Tandoi è stata riconosciuta dalla critica e dal pubblico uno dei talenti pianistici più interessanti nella scena jazz internazionale.

Stefano Senni, contrabbassista, bassista e compositore ha cominciato a suonare il contrabbasso a 20 anni. Ha un diploma conseguito presso i Civici Corsi di jazz di Milano anche se si considera più che altro un autodidatta. Nel corso della sua carriera ha suonato in vari Festival e Rassegne nazionali ed internazionali. È membro stabile, tra le innumerevoli collaborazioni, del collettivo ElGallorojo del Parco Della Musica Jazz Lab diretto da Enrico Rava, del quintetto “I Visionari” di Stefano Bollani, insegna contrabbasso jazz da oltre 20 anni e ha al suo attivo più di 100 incisioni discografiche. Dice Stefano Senni “Suono il contrabbasso perché il suo suono è lo specchio della vita: sole, foresta, vento, amore e dramma”.

Giovanni Campanella, docente di batteria del dipartimento jazz, è un batterista, pianista e compositore. Ha studiato presso il conservatorio “Leprosi” Protagonista della scena “Swing” ha collaborato con il duo comico Lillo&Greg nella band Greg&theFrigidaires con cui si è esibito su Radio 2 e in diversi spettacoli teatrali. Numerose le sue collaborazioni con Tullio de Piscopo, Dario Deidda, Fabrizio Bosso, Max Ionata e tanti altri.

Alberto Bruno ha presentato i musicisti dicendo di “aver inseguito” per diversi anni la talentuosa pianista Francesca Tandoi e di essere finalmente riuscito a   far esibire quest’ artista in trio sul palco del Teatro MAV di Ercolano.

Francesca Tandoi dopo aver presentato i membri del trio, Stefano Senni al contrabbasso e Giovanni Campanella alla batteria ha eseguito un bellissimo brano di sua composizione “Eternal Dusk” che dopo un ritmo delicato si è trasformato diventando sempre più incalzante sviluppando un dialogo intensissimo tra pianoforte, contrabbasso e batteria. Grandissimo l’interplay dei membri del trio che hanno dato prova del loro grande virtuosismo.

La pianista ha presentato un medley di alcuni dei brani più famosi composti dal grande trombettista, pianista e compositore statunitense Dizzy Gillespie uno degli inventori del be bop e del jazz moderno. Un omaggio personale al grande compositore con due brani “Tin Tin Deo” e “Be Bop” con “un’esplosione” di virtuosismo dei vari musicisti, una grande libertà espressiva e intensità. Francesca Tandoi riesce a mantenere ben saldo il legame col passato e con la tradizione jazzistica ma con la mente proiettata verso il futuro.   La pianista ha poi presentato al pubblico “un esperimento” recentemente realizzato in trio, riarrangiare in chiave jazz il famosissimo brano “Arabesque No 1” del grande compositore e pianista francese Claude Debussy. Francesca Tandoi ha dedicato quindi uno dei più bei brani natalizi “The Christmas Song” ad Alberto Bruno ed Ornella Falco ringraziandoli per la loro squisita ospitalità.

È poi la volta del brano “Lu’s bounce” del bravissimo pianista newyorkese Dan Nimmer molto apprezzato da Francesca Tandoi, seguito da altri brani sempre apprezzatissimi dal pubblico come “PCR,”” Yours My heart alone”, .”Maybe you’ ll be there”.

Il pubblico le ha tributato numerosi applausi e Francesca Tandoi ha ringraziato per il calore con il quale il suo trio è stato accolto e ha regalato un bis, un meraviglioso brano “You dont’know me “di Ray Charles, con il quale dà prova di essere oltre che una virtuosa del pianoforte anche una bravissima cantante che interpreta i brani con grande intensità ed eleganza.

Recensione: Peppe Barra in concerto al Teatro Trianon

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Un’emozionante serata di musica al Teatro Trianon, sabato 4 dicembre, grazie al concerto di una delle voci più interessanti e particolari del mondo musicale e teatrale di Napoli come quella di Peppe Barra, accompagnato sul palco da musicisti che lo accompagnano da anni come Paolo Del Vecchio chitarra-mandolino, Luca Urciuolo pianoforte-fisarmonica, Ivan Lacagnina alle percussioni, Sasà Pelosi al basso.

 Istrione, maschera unica, voce inimitabile, gestualità, musicalità, conoscenze delle tradizioni popolari. Un mix che rende unico ogni spettacolo di Peppe Berra e il concerto di sabato sera non è stato assolutamente da meno, un vero e proprio omaggio al suo cammino artistico iniziato più di cinquant’anni fa. Un viaggio attraverso il vasto paesaggio culturale rivisitato da Barra che propone canzoni vecchie e nuove di autori diversi, in un crescendo di emozioni e di musica: dagli autori del passato come Pisano-Rendine (La Pansè) per arrivare all’omaggio a Eduardo De Filippo (Uocchie c’arraggiunate) fino alla reinterpretazione dei brani di autori contemporanei come “Nun me lassa”  di Enzo Gragnianiello e “Cammina, cammina” di Pino Daniele, ai testi recitati diTiempo in cui la creatività artistica del cantante e attore napoletano trova il picco più alto, in questo eterno cammino di musica e poesia.

Il concerto iniziato con un elegantissimo Peppe Barra con la sua veste coloratissima, con una bellissima villanella seguito da un brano della meta’ dell’800 “Lu vasillo” che il Maestro ha dedicato, sornione e sorridente, a tutto il pubblico presente che ha seguito tutto il concerto in autentico visibilio di fronte all’Arte assoluta che esprime, nonostante “l’età certa” come lui stesso dichiara, del Maestro. A 77 anni ha una voce e una personalità scenica così forte e unica che ancora oggi conquista totalmente il pubblico.

Voce e dialetto sono gli strumenti principali del suo lavoro. Un artista autentico, custode indiscusso della nostra tradizione popolare, Peppe Barra ha dimostrato ancora una volta di avere un estro geniale in grado di trasmettere al suo pubblico un fiume inarrestabile di emozioni, dalla risata più sonora alla commozione più autentica.

E lo dimostra ampiamente in questo viaggio nelle emozioni dei brani presentati durante il concerto stesso.

Interpreta in maniera straordinaria uno dei brani di colui che lo stesso Maestro indica come uno dei poeti più importanti del panorama musicale napoletano come Enzo Gragnaniello “Nun me lassa’”, insieme ad un altro poeta per eccellenza della musica italiana come Pino Daniele” con una dolcissima versione di “Cammina .. Cammina” una delle più belle versioni mai ascoltate per la dolcezza e la sensibilità del Maestro che la trasforma in una perla dell’anima, per passare poi ad un altro poeta questa volta dalla fama internazionale come Bob Marley che Peppe Barra reinterpreta con “nun chiagnere cchiu” che è un vero e proprio quadro sulle emozioni e sul vissuto di una città bellissima ma complicata come Napoli, un “blues napoletano” dell’anima.

Peppe Barra affascina anche con i suoi racconti sul teatro, come quando racconta della bellezza dell’arte di Petito con “L’ammore” recitato magistralmente dall’artista con lo stile dell’interpretazione con la voce e una gestualità che ne fa un maestro assoluto del Teatro vero, quello con la T maiuscola in tutto le sue sfaccettature.

E ancora tanti i brani in scaletta, come “Piccire’” tratta dal suo album “N’attimo “dedicato a sua mamma Concetta Barra, composto da Piero Gallo, altro straordinario musicista e compositore, che rende tale brano paragonabile ad un vero e proprio gioiello della canzone classica  napoletana, “Papaveri e papere” straordinario esempio del talento creativo del Maestro che con la sua voce e la sua interpretazione del brano che fu portato al successo da Nilla Pizzi, lo trasforma in una vera e propria chicca teatrale, come nel caso di “Uallarino” dove interpreta con un tono sempre diverso tutti gli animali della filastrocca popolare, seguito da “L’amore no” per la quale assume uno stile un po’ da crooner napoletano un po’ da attore ironico e irriverente ma divertentissimo, come straordinario nel  brano blues per eccellenza “Shit Struck Street Blues” nato apposta per le sue indiscutibili doti da voce blues man napoletano  che ha emozionato e  divertito fino alla lacrime il pubblico in sala.

 La sua voce gli consente di raggiungere in scena risultati mirabili, con il sostegno di musicisti straordinari che da lungo tempo sono i suoi compagni di viaggio e che sapientemente partecipano alla preparazione delle pozioni di Peppe, mescolando timbri e scale di tradizioni musicali diverse, creando un sound in cui si mescolano tradizione ed innovazione.

Nel finale del concerto ovviamente non poteva mancare quella che lo stesso Peppe Barra ha definito come “Tammurriata d’autore”, una bellissima interpretazione di “Tammurriata nera” dove viene narrato, dietro alla maschera ridanciana e divertente del popolo napoletano il dolore della guerra vissuta nella propria vita e nella propria carne come quella vissuta negli ultimi tempi della Seconda guerra mondiale allo sbarco degli americani. Nel tempo, come racconta lo stesso Maestro Barra “L’ho trasformata nel tempo, e l’ho intesa come un grido di dolore e ribellione al dolore stesso e l’ho dedicata alle donne, contro la violenza che ancora oggi viene fatta contro le donne, e il mio grido di dolore e il mio personale basta violenza”  e nel bis richiestissimo a gran voce da tutto il pubblico presente in sala con “Uocchie c’arraggiunate” dedicata alla mamma Concetta Barra e ad Eduardo De Filippo che ama moltissimo questa bellissima canzone della tradizione napoletana.

Recensione: Elio Coppola Trio e Greg Rega chiudono la VII Edizione di Jazz&Baccalà

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto(http://www.spectrafoto)

Sabato 3 dicembre, Elio Coppola alla batteria, Antonio Napolitano al contrabbasso, per la chiusura della VII Edizione di Jazz& Baccalà al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, hanno deciso di proporre una serata particolare di musica interamente dedicata alla poesia e alla magia di Pino Daniele, invitando per tale serata due altre eccellenze della musica come Alessandro Castiglione alle chitarre e Greg Rega voce. il quale, dotato di una voce particolarissima ha dato grinta, determinazione e spessore alla magia delle parole e della musica di Pino Daniele.

La sua voce ha impressionato tutti a All Together Now nel 2019, dove ha vinto sconfiggendo la straordinaria Veronica Liberati. Torna poi nel 2020 per la Supersfida contro i concorrenti della prima e della seconda edizione. Ma la sua storia di cantante arriva da molto più lontano.

Nel 2015 ha partecipato a The Voice of Italy, conquistando la sua coach dell’epoca, Noemi, e finendo per essere scelto da lei come corista per il suo successivo tour. Da tale esperienza che ha confermato la sua volontà di dedicarsi totalmente alla musica, decisione che aveva già preso dall’età dei 20 anni quando iniziò ad esibirsi in giro per locali e perfezionandosi tecnicamente con maestri di fama nazionale come Fulvio Tomaino con cui si specializza nell’esecuzione di brani di musica Black: R&B, soul e funk. Come tutti gli artisti, è stato fortemente condizionato dalle conseguenze negative della pandemia che ha fermato quasi totalmente la musica, a fine settembre scorso ha pubblicato un nuovo disco “Piano e voce”, anticipato dal singolo “ogni vota” pubblicato a luglio.

Sul palco del Teatro Summarte Greg Rega ha dato, insieme agli arrangiamenti di un bravissimo Alessandro Castiglione e di Elio Coppola un’impronta particolarissima a grandi successi come “‘Na tazzulella e’ cafè”, “Io per lei” (con un bellissimo assolo della chitarra di Alessandro ), “Quando”, “Bambina” (straordinaria versione con un’atmosfera swing che ha appassionato il pubblico online) , “Quann chiove”, concludendo la serata con una bellissima interpretazione di “Je so pazzo”  e di “O scarrafone”. Insomma la voce di Greg e il suo modo di cantare, a volte dolce, a volte grintoso e ritmato, non ha fatto rimpiangere assolutamente la voce dell’indimenticabile Pino Daniele.

Non ci resta quindi che dare appuntamento alla prossima Edizione di Jazz & Baccalà 2022, augurando allo stesso tempo che tale progetto venga riproposto nei prossimi mesi in sala con il pubblico o nei prossimi eventi e/o festival jazz visto che abbiamo tutti bisogno di ritornare alle serate di buona musica come lo è stata ieri serata al Teatro Summarte che ha visto una serata di meritatissimo sold out e un pubblico entusiasta accorso per applaudire non solo la bravura e il talento di Elio Coppola ma allo stesso tempo di tutti i musicisti sul palco.

Recensione: Enzo Gragnaniello in “Neapolis Mantra” al Teatro Augusteo

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

A livello di spettacoli teatrali e musicali, questa ripresa post pandemia ci sta riservando meravigliose emozioni come quelle vissute ieri sera al Teatro Augusteo di Napoli con “Neapolis Mantra” opera multidisciplinare ideata dal regista e coreografo africano Mvula Sungani, che ha visto in scena l’ètoile Emanuela Bianchini, Damiano Grifoni primo ballerino e i solisti della Mvula Sungani Physical Dance insieme alla voce “black” più bella dell’intero panorama della musica italiana come Enzo Gragnaniello.

Lo spettacolo prodotto da Arealive in collaborazione con Sorrento Incontra, MSPD Studios, Asi Nazionale, Calandra Institute – City University of New York e ILICA USA, è una perfetta alchimia tra musica e danza, sublimate in un insieme di voci, strumenti e coreografie con un immenso impatto visivo ed emotivo, costruite, seppure nell’essenzialità della Phsycal Dance ma anche con tanta fantasia nei costumi e nelle coreografie anche acrobatiche dei ballerini in scena, intorno alle note e ai testi delle più belle canzoni dell’intensa produzione discografica di Enzo Gragnaniello, esaltandone, grazie alla danza e agli arrangiamenti molto particolari di Erasmo Petringa, in scena con il suo adorato violoncello, la loro poesia e la loro musicalità.

Enzo Gragnaniello ha suonato molte delle sue canzoni più belle iniziando da “L’Erba cattiva” , “Vasame”, “Alberi” , “Cu mme”,  “Solo di te”, “E lo chiamavano Viento e terra” “Donna, solo per citarne alcune insieme alle sue personalissime interpretazioni delle canzoni della musica della tradizione napoletana come “Passione” ed “Indifferentemente”  impreziosite da queste nuove versioni in acustica che ne danno una versione ancora più intensa ed emozionante per il pubblico numerosissimo presente in Teatro.

Il tutto impreziosito dalla bellezza della danza interpretata con uno straordinario talento da tutta la compagnia di ballo. Come affermato dallo stesso regista Mvula Sungani in una recente intervista: “L’obiettivo dell’opera è esattamente questo, rappresentare la donna ed il suo complesso mondo partendo dai testi delle canzoni. L’interprete femminile di Neapolis Mantra è Emanuela Bianchini, étoile in grado di rendere tridimensionali le emozioni che Enzo esprime con la voce ed il suo vissuto. Nell’opera, il corpo delle danzatrici diventa materia e in base alla costruzione registica e coreografica esprime forza, eleganza, plasticità alternando scene di vita vissuta a intense immagini mistiche». 

E ancora: “La danza di suo rappresenta una forma espressiva ancestrale legata alla sacralità ed allo spirito, come ad esempio nella trans rotativa dei Dervisci, nella meditazione dinamica di Osho o in moltissime danze etniche.  La physical dance, linguaggio espressivo utilizzato nello spettacolo, rappresenta la sintesi contemporanea dei vari linguaggi del corpo, di figure statiche più meditative ispirate allo yoga e di gestualità rituali legate al mondo mistico ed etnico, in grado di accompagnare chi assiste in una dimensione onirica. Tutto questo è stato ispirato dal suono della voce di Enzo che, a mio avviso, in alcuni momenti, si eleva a canto primordiale».

Lo spettacolo è un connubio perfetto tra il mondo interiore musicale e personale di Enzo Gragnaniello, il talento straordinario dei musicisti che da anni lo accompagnano sulle scene di tutti i teatri italiani come Piero Gallo (mandolina), Erasmo Petringa (violoncello), Marco Caligiuri (batteria), Antonio Maiello (chitarra) e il mondo onirico della danza che ha emozionato e commosso l’intero pubblico in sala.

Tantissime le coreografie, l’una diverse dall’altra, che hanno messo in luce lo straordinario talento anche acrobatico dei ballerini in scena e della stessa Emanuela Bianchini, con due momenti molto emozionanti come quella dei danzatori avvolti in un abito di luci e quella in un ampio costume di scena che ha ricordato quello dei danzatori dervisci con il quale hanno dato vita ad una performance di danza altamente spettacolare.

Molto intensi anche i monologhi dell’attrice Federica Totaro che ha presentato in scena tra un brano e uno spettacolo di danza dei momenti di poesia molto intensi.

Insomma, uno spettacolo che ha dei momenti sublimi molto intensi, frutto di una meravigliosa intesa professionale tra tutti i protagonisti sulla scena, sottolineati da emozionanti ed emozionati abbracci tra Enzo Gragnaniello e la stessa Emanuela Bianchini alla fine di alcuni brani, interpretati da ognuno di loro secondo il loro estro e la loro bravura artistica che hanno commosso anche gli stessi interpreti, oltre che naturalmente il pubblico presente.

Neapolis Mantra insomma è uno spettacolo dell’anima e del cuore che vale la pena assolutamente vedere e assaporare dall’inizio alla fine.

Recensione: Kenny Garrett Quintet ospite del Mantova Jazz 2021

Recensione e Foto Di: Gabriele Lugli (http://www.gabrielelugli.com/)

Kenny Garrett Quintet

Kenny Garrett : sax contralto e soprano

Vernell Brown : pianoforte

Corcoran Holt : contrabbasso

Rudy Bird : percussioni

Ronald Bruner jr : batteria

Sabato 27 novembre 2021, al Teatro Ariston di Mantova , per la rassegna Mantova Jazz 2021, bellissimo concerto di Kenny Garrett Quintet.

Sensazionale sassofonista, Kenny Garrett, considerato uno dei migliori interpreti del post-bop, dall’inizio della sua carriera ha inciso diversi album come leader, ha avuto numerose nomination al Grammy e ha suonato e inciso con grandi personaggi del jazz come Miles Davis, Freddie Hubbard, Woody Shaw, Brian Blade, Marcus Miller, Herbie Hancock e molti altri.

Garrett pare incarnare il camminare senza sforzo sulle acque spesso mosse di una scena, quella del jazz più recente, alla costante ricerca di nuove seduzioni. 

Recensione: David Kikoski, Elio Coppola, Alexander Claffy ospiti di Napoli Jazz Winter 2021

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Altro grande successo, sabato 27 novembre per il concerto di David Kikoski e il suo trio, con al basso Alexander Claffy e alla batteria Elio Coppola organizzato da Napoli Jazz Club all’auditorium Salvo d’Acquisto al vomero nell’ambito della rassegna jazz Napoli Jazz Winter 2021, grazie al Direttore Artistico Michele Solipano.

Nato nel 1961, David Kikoski ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di sei anni. Dopo il liceo si iscrive al Berklee College of Music di Boston, diplomandosi in pianoforte. Trasferitosi a New York nel 1984, Kikoski non tarda ad affermarsi sulla scena musicale jazzistica. La prima occasione importante gli viene offerta proprio da Roy Haynes, segnando l’inizio di una partnership che dura fino ai nostri giorni. Grazie a questa collaborazione David Kikoski ha modo di incontrare, suonare e incidere tra gli altri con musicisti del calibro di Randy Brecker, Joe Henderson, Ron Carter, Al Foster, Buster Williams e Bob Berg , John Scofield, Brian Lynch, Peter Erskine, Red Rodney, Ravi Coltrane, Chris Potter, Christian McBride, Joe Henderson, Joey Baron, Dave Holland, Mike Stern, Chick Corea, Toots Thielemans, Pat Metheny, Victor Lewis, Tom Harrell, Gary Thomas, Marcus Miller, la Mingus Big Band e Michael Brecker. Tra le sue più recenti realizzazioni discografiche vi è inoltre il progetto “BeatleJazz”, i cui lavori hanno ottenuto grande successo e hanno visto come ospiti la partecipazione di numerosi grandi musicisti tra cui Michael Brecker, Randy Brecker, Joe Lovano, Toots Thielemans, Larry Grenadier e John Scofield.

Musicista di grandi doti tecniche e di forte spessore jazzistico, Kikoski è anche uno dei musicisti più generosi che ci siano sulla scena. Il suo stile trae ispirazione da svariate fonti e presenta un distillato sapientemente equilibrato della storia del piano jazz, vista attraverso l’ottica di un musicista che ne vive l’evoluzione costantemente in prima linea da oltre due decenni sulla scena di New York. Tutto ciò, insieme a un bagaglio lessicale jazzistico apparentemente inesauribile, porta David Kikoski a fornire invariabilmente dal vivo un set di grande forza espressiva e peso specifico, che risulta assolutamente convincente.

Sul palco dell’Auditorium  l’unicità del suo stile jazzistico è stato accompagnato dal talento strepitoso di uno dei più grandi contrabbassisti americani Alexander Claffy che ha letteralmente affascinato il pubblico presente con il suo stile che ha avuto modo di esprimere in assoli che hanno suscitato applausi infiniti, e Elio Coppola, batterista di grande esperienza musicale che ha saputo egregiamente accompagnare i virtuosismi dei due musicisti americani visto che ormai,  nei suoi  continui tour a New York ha modo di suonare con i più grandi jazzisti della Grande Mela,  sta acquisendo sempre di più lo stile jazz d’Oltreoceano.

Il concerto è stato l’occasione per presentare alcuni dei brani presenti nei suoi ultimi dischi e reinterpretazioni molto suggestive e coinvolgenti di alcuni degli standard jazz più conosciuti al mondo che hanno conquistato il numeroso pubblico accorso in teatro nonostante una serata di pioggia e freddo. Ma si sa a serate di jazz di altissimo livello come quello proposto dal Trio non si può proprio rinunciare.

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