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Intervista a Igor Caiazza, percussionista jazz con un’anima romantica e il suo nuovo progetto “People”

di Annamaria De Crescenzo 
foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Domenica 27 febbraio, come secondo appuntamento del suo nuovo prestigioso cartellone 2022, l’Accademia di Santa Sofia, sempre in  collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio, e valendosi della direzione artistica di Filippo Zigante e Marcella Parziale e della consulenza scientifica di Marcello Rotili, Massimo Squillante e Aglaia McClintock, ha proposto al pubblico di Benevento una straordinaria serata di musica jazz con il Igor Caiazza New Quartet composto da Igor Caiazza alla batteria, Claudio Filippini al pianoforte, Aldo Vigorito al contrabbasso , Nico Gori sax e clarinetto, con la straordinaria partecipazione di Fabrizio Bosso alla tromba.

Il concerto è stato un vero e proprio viaggio all’interno della musica e delle emozioni di un repertorio che ha spaziato da brani standard e composizioni originali dello stesso Igor Caiazza che hanno letteralmente conquistato il numerosissimo pubblico presente nella sala dell’Auditorium di Santo Agostino.

Per tale evento abbiamo già pubblicato un interessantissima recensione a cura di Monica Carbini, addetta stampa di tutta la rassegna, (https://aroundeventi.com/2022/03/01/recensione-jazz-night-concert-a-benevento-una-notte-da-ricordare-a-base-di-puro-jazz/) ma abbiamo avuto anche l’onore di poter porre alcune domande ad Igor Caiazza che ci ha parlato del suo affascinante mondo di musicista jazz.

In tale occasione, Igor Caiazza ci ha parlato della sua musica, del progetto presentato domenica scorsa ma anche del suo nuovo progetto musicale appena registrato.

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Crossroads 2022 – Jazz e altro in Emilia-Romagna dal 4 marzo al 24 luglio 2022

XXIII Edizione

4 marzo – 24 luglio 2022

Un festival per esploratori, della musica ma anche del territorio: l’edizione 2022 di Crossroads si svolgerà dal 4 marzo al 24 luglio proponendo oltre 60 concerti distribuiti su tutto ilterritorio dell’Emilia-Romagna, con tappe in oltre venti comuni. Il gigantismo musicale è solo una delle anime di Crossroads. A definire l’identità del festival è infatti anche il viaggio, non metaforico bensì letterale: un continuo spostamento tra i centri grandi e piccoli dell’Emilia-Romagna, alla scoperta di paesi e paesaggi anche fuori dalle abituali rotte della musica dal vivo.

Il cartellone è talmente vasto (vi prenderanno parte oltre 450 musicisti) da offrire uno sguardo enciclopedico sugli stili jazzistici, chiamati a convivere in armonioso equilibrio: dal mainstream di matrice afroamericana alle avanguardie europee, dal jazz gitano alla fusion, dallo swing alle più attuali ibridazioni dei linguaggi musicali. Campioni di questa apertura estetica sono la cantante israeliana Noa (che il 24 luglio sarà al Teatro Galli di Rimini per il tour celebrativo dei suoi 30 anni di carriera) e il chitarrista Pat Metheny, non per nulla idolo degli appassionati di jazz tanto quanto di quelli del rock, il cui concerto in trio al Teatro Alighieri di Ravenna (7 maggio) è uno dei momenti più attesi del festival.

Crossroads 2022 è organizzato come sempre da Jazz Network in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e con il sostegno del Ministero della Cultura e di numerose altre istituzioni.

Artisti residenti

Paolo Fresu, Enrico RavaFabrizio Bosso, Javier Girotto: i principali protagonisti del jazz italiano saranno artisti residenti del festival, continuando un rapporto privilegiato che nel corso degli anni li ha visti proporre innumerevoli progetti musicali.

Paolo Fresu sarà protagonista di un paio di duetti con chitarristi ai quali è legato da un rapporto di particolare sintonia: con Paolo Angeli il 18 marzo a Fusignano (Auditorium Corelli) e con Bebo Ferra il 25 aprile a Novafeltria (Teatro Sociale). Ma il trombettista sardo sarà anche al centro di una grande produzione con quintetto jazz (alla voce Cristina Zavalloni) più quartetto d’archi: è popOFF! (31 marzo, Imola, Teatro Ebe Stignani).

Duetti memorabili anche per Enrico Rava, in questo caso con celebri pianisti: Fred Hersch (21 maggio) e Danilo Rea (28 maggio), entrambi i concerti al Teatro Asioli di Correggio. E anche per il decano dei trombettisti italiani una serata alla testa di un ensemble allargato, la sua Edizione Speciale (25 giugno, Medicina, Parco Ca’ Nova).

Fabrizio Bosso si ascolterà in contesti altamente caratterizzati: dal jazz puro e scoppiettante del quartetto co-diretto assieme al sassofonista Rosario Giuliani (23 aprile, Russi, Teatro Comunale) all’incontro con le sonorità classiche del quartetto di sassofoni Saxofollia (1 giugno, Correggio), passando per il coloristico jazz latino dei Latin Mood, band co-diretta assieme al sassofonista argentino, ma ormai italiano d’adozione, Javier Girotto (30 aprile, Russi).

Javier Girotto si farà ascoltare in veste latinoamericana anche in duo con il fisarmonicista Vince Abbracciante (2 aprile, Piacenza, Milestone Live Club) e alla guida degli Aires Tango (17 giugno, Bagnacavallo, Chiostro Complesso di San Francesco). Assieme alla voce di Peppe Servillo e le tastiere di Natalio Mangalavite darà invece vita a un omaggio alle canzoni di Lucio Dalla (12 marzo, Casalgrande, Teatro Fabrizio De André).

Ravenna Jazz

La presenza degli artisti residenti caratterizza anche il festival Ravenna Jazz, che si terrà dal 4 al 13 maggio e il cui programma confluisce nel cartellone di Crossroads. Ritroveremo infatti Fabrizio Bosso come ospite speciale del quintetto del sassofonista Alessandro Scala (8 maggio, Mama’s Club). Enrico Rava sarà invece protagonista, assieme al direttore Tommaso Vittorini, il trombonistaMauro Ottolini e il beatboxer Alien Dee, della produzione originale “Pazzi di Jazz” dedicata a Chet Baker, che coinvolgerà una enorme compagine orchestrale e corale formata da giovanissimi musicisti (il 9, Teatro Alighieri). L’Alighieri ospiterà poi, oltre al già menzionato concerto di Pat Metheny, un’altra produzione originale per ampio organico: l’omaggio a Frank Sinatra con l’Italian Jazz Orchestra diretta da Fabio Petretti e impreziosita dalle voci degli special guests Sarah Jane Morris e Nick The Nightfly (il 13).

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RECENSIONE: Jazz Night Concert, a Benevento una notte da ricordare a base di puro Jazz

Recensione di Monica Carbini

Le stelle Fabrizio Bosso e Nico Gori con l’“Igor Caiazza New Quartet” infiammano il pubblico dell’Auditorium Sant’Agostino.

Domenica 27 febbraio, come secondo appuntamento del suo nuovo prestigioso cartellone 2022, l’Accademia di Santa Sofia, sempre in  collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio, e valendosi della direzione artistica di Filippo Zigante e Marcella Parziale e della consulenza scientifica di Marcello Rotili, Massimo Squillante e Aglaia McClintock, ha proposto al pubblico di Benevento una straordinaria serata in compagnia di maestri indiscussi del jazz, tra i migliori del nostro panorama nazionale, che hanno spaziato attraverso un gustosissimo repertorio oscillante tra brani standard e nuove, freschissime, composizioni (ma dallo squisito gusto retrò), in un gioco di specchi, liberatorio ed esaltante, pieno di citazioni e rimandi continui tra dixieland e swing, bebop e hard bop, viaggiando tra New Orleans, Chicago, New York, caraibi e Sudamerica, ricordando Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Charlie Parker, John Coltrane, Thelonious Monk, Gerry Mulligan, Chet Baker, e molti altri mostri sacri del Jazz, fino al respiro largo delle big band o delle mitiche grandi orchestre di Cole Porter, George Gershwin, Count Basie, Bennie Goodman, Duke Ellington, Glenn Miller. La storia del Jazz. La storia della musica.

Fabrizio Bosso, definito a ragione il migliore trombettista jazz italiano, si concentra e addomestica ogni brano con il gusto e l’eclettismo che caratterizza il suo fraseggio chiaro, poliedrico, dalla gamma espressiva infinitamente ricca di sfumature e inflessioni, ritmiche e melodiche, ora energiche e sferzanti ora sussurrate e morbide, ora incalzanti e insistenti ora discrete e schive.  Il piacere con cui suona, simile a una trance timida o scanzonata, sia nei formidabili solo sia quando è un tutt’uno con l’ensemble, traspare in tutte le esecuzioni e accresce la percezione complessiva di una performance sempre speciale.

Nico Gori, sassofonista, clarinettista compositore tra i più apprezzati nel panorama musicale italiano, magistrale incantatore di angosciate platee (visti i tempi), giganteggia col clarinetto e al sax, nei serratissimi scontri dialettici e stilistici di impressionante calibratura, con il quartetto o con l’amico Bosso, dando vita a innumerevoli sviluppi armonici e infiniti piacevolissimi spunti melodici.

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RECENSIONE:MARIO VENUTI OSPITE DI “VOMERO SUONA”

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

La grande musica italiana “servita” in salsa tropicale: “Ma che freddo fa”, “Xdono” e tanti altri brani popolari saranno interpretati con l’inconfondibile stile di Mario Venuti, che è tornato in concerto a Napoli sabato 26 febbraio all’Auditorium Salvo d’Acquisto al Vomero per il primo appuntamento della rassegna di jazz e non solo “VomeroSuona” ideata ed organizzata da Napoli Jazz Club diretta da Michele Solipano.

Dopo l’uscita in radio e in digitale di “Ma che freddo fa” e “Xdono” (Puntoeacapo – Microclima/Artist First) che hanno anticipato l’album “Tropitalia” pubblicato lo scorso settembre,    Mario Venuti  ritorna in un nuovo tour che lo ha visto protagonista al Bravo Caffe il 10 e 11 febbraio, il 12 febbraio a Bari e finalmente a Napoli dopo mancava da qualche anno il 23 febbraio all’Auditorium dove Mario Venuti  e la sua band hanno incontrato  il pubblico presentando in acustico oltre i brani del suo repertorio, alcune delle canzoni che fanno  parte del nuovo disco. Il live ha la produzione artistica di Tony Canto, che sarà sul palco assieme a Neilton Dos Santos alle percussioni, Vincenzo Virgillito al contrabbasso e Manola Micalizzi alle percussioni.

In una recente intervista lo stesso cantante e musicista ha dichiarato: ““Se mai ce ne fosse bisogno, durante questa lunga lontananza dal palco – spiega Mario Venuti – ho capito che cantare davanti al pubblico per me è ossigeno, è un balsamo necessario a curare le ferite che inevitabilmente la vita può procurarti. Quindi sono già qui a scaldare i motori, o per meglio dire la voce e la chitarra e non vedo l’ora di procuravi un po’ di gioia che è sempre poco confronto a quella che voi donate a me”

TROPITALIA, album nel quale Mario Venuti si diverte a interpretare undici brani che, dagli anni trenta ai duemila, hanno segnato a loro modo la musica italiana, è un emozionante viaggio che ci porta in un grande affresco dai colori dei tropici, amore dichiarato ed espresso sin dai tempi di Fortuna svelando così tutte le sfumature che caratterizzano il mondo sonoro di Venuti.

 Con tale disco, frutto della collaborazione con l’artista Monica Silva e il Creative Director Valerio Fausti, che hanno curato il progetto grafico della copertina del disco, dei quattro 45 giri in vinile che stanno accompagnando la release dell’album, e tutto il set fotografico, Mario Venuti ha realizzato un’opera d’arte unica, con una copertina caratterizzata da colori forti e vivaci, con una bellissima foto di lui che indossa un coloratissimo copricapo, una sorta di tributo alla grande Carmen Miranda e al movimento tropicalista.

In tale progetto, Venuti diventa puro interprete, rileggendo alcuni brani popolari della canzone italiana, scegliendo da periodi e generi diversi per disegnare un tema originale e sviluppare un’unica storia compositiva in cui ciascun brano traccia una linea netta che unisce la canzone italiana ai tropici.

È quindi un Mario Venuti diverso rispetto ai tanti concerti eseguiti finora nei grandi Teatri e nei grandi Palazzetti della Musica ai quali ci aveva abituato, come quello del 2017 al Castel Sant’Elmo sempre organizzato da Napoli Jazz Club, un artista in una dimensione diversa, più maturo e più interprete di brani, anche quelli storici della sua carriera artistica, riarrangiati in una veste completamente diversa.

Il concerto è iniziato con “Tutto questo mare”, “Vivere”, “Crudele” con Mario Venuti alla chitarra che ha stretto a sé per quasi tutto il concerto e che ha “abbandonato” solo verso la fine dello stesso per scatenarsi e scatenare la platea in un mix dei suoi più grandi successi.

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Recensione: “Napoletano? E famme ‘na pizza” di Vincenzo Salemme al Teatro Diana

di Annamaria De Crescenzo 

“Come ho sempre detto nei miei precedenti spettacoli, se noi siamo qui è solo grazie a voi, e ancora di più, dopo due anni di pandemia, questo discorso vale il triplo, in questo ultimo periodo dove abbiamo avuto paura che non saremmo mai più esistiti come attori, che non saremmo mai più saliti su tavole del palcoscenico come queste, un unico pensiero ci ha dato la forza di poter resistere : immaginare di tornare in un Teatro prestigioso come questo e poter finalmente ricevere la vostra energia e i vostri applausi. E sono ancora più felice stasera, visto che quel maledetto giorno di marzo 2020 eravamo in scena proprio qui, in questo Teatro, in una mia commedia di quell’anno, e fummo costretti a lasciare il teatro per il lockdown, di ripartire per questa nostra rinascita proprio da questo stesso Teatro Diana di Napoli che per noi è come una seconda casa”.

Con queste parole, emozionato come non mai, Vincenzo Salemme ha salutato il pubblico a fine spettacolo che gli ha tributato una meravigliosa e sentita standing ovation alla conclusione di “Napoletano? E famme na pizza!” in scena al Teatro Diana di Napoli dal 23 febbraio al 20 marzo 2022, spettacolo scritto diretto ed interpretato da Vincenzo Salemme e prodotto da Valeria Esposito per “Chi è di scena!” e Giampiero Mirra per Diana O.r.l.s.

Dopo tanto tempo, lontano dalle scene, Vincenzo Salemme torna con uno spettacolo che è una sorta di commedia-matrioska in quanto racchiude alcuni momenti di due delle commedie più allegre e divertenti di Salemme come “Una festa esagerata” e “Con tutto il cuore”. Anche la scenografia si adatta a tale “incastro” di storie, grazie all’estro creativo di Francesca Romana Scudiero che si occupa di scene e costumi, dividendo il palco del Teatro Diana in due , a sinistra l’appartamento di “Una festa esagerata” , a destra quello di “Con tutto il cuore” nel quale vengono narrata  le bizzarre vicende del professore di lettere antiche Ottavio Camaldoli, reduce da un trapianto di cuore, con un grande spazio al centro, ben rappresentato da una terrazza che si affaccia sul fondale del Vesuvio che non solo rappresenta il luogo dove si svolgerà la festa della figlia 18enne del protagonista della commedia ma anche uno spazio nel quale Salemme intratterrà il pubblico con i suoi divertentissimi monologhi sugli usi e costumi, vizi e virtu’ dei napoletani, e tra battute, risate e grandi cliché’ e stereotipi su Napoli e i suoi abitanti al punto tale che lo stesso Salemme è riuscito a farne uno spettacolo divertentissimo che ha fatto ridere il pubblico in sale per più di un’ora e mezza.

Lo stesso Salemme, all’inizio dello spettacolo, ha iniziato con un meraviglioso monologo sull’importanza di sentirsi napoletani anche per lui che napoletano poi non è al 100% essendo della provincia (Bacoli) e che quando era bambino e il padre andava a lavorare a Napoli, considerava quest’ultima con una sorta di timore proprio per quel detto “vedi Napoli e poi muori”  e sperava, ogni sera, che il padre ritornasse a casa vivo, o quando vedeva Napoli come un sogno lontano per i suoi sogni di ragazzo.

Tanti i racconti presi anche dal libro omonimo che poi prende a prestito una battuta di “E fuori nevica”, che si intrecciano con le storie delle due commedie rappresentate e che mettono in luce non solo l’indiscutibile bravura di Vincenzo Salemme, ma anche di tutti gli altri attori dello spettacolo come Antonio  Guerriero, strepitoso nel doppio ruolo di vice portiere e nel ruolo dell’infermiere che accompagna a casa Salemme dopo l’operazione al cuore, Vincenzo Borrino, divertentissimo nel suo ruolo del cameriere puteolano che per lavorare è costretto a fingersi filippino, aiutandosi con una finta abbronzatura e buffissimi momenti del capo,  Teresa del Vecchio, bravissima nel ruolo di moglie e ex moglie, sempre presente nelle più importanti commedie di Salemme e nel passato divertentissima attrice in quelle di Biagio Izzo, Sergio D’Auria nel ruolo del fidanzato trentenne ricchissimo e viziatissimo figlio di un noto politico napoletano, Fernanda Pinto nel ruolo della figlia viziata di Salemme che poco si interessa del padre, anche dopo l’operazione che per poco non la lasciava orfana e che nella commedia “Una festa esagerata” si preoccupa solo di questa mega festa di lusso che dovrà fare per il suo 18esimo compleanno senza minimamente tener conto di tutto il resto.

Tra una risata e l’altra, la forza di questa commedia è quella di ascoltare i racconti di Vincenzo Salemme su Napoli, sulla sua Bacoli e sulla sua infanzia/giovinezza. Tanti i ricordi, anche quelli che riguardando vizi e virtu’ di un famoso pizzaiolo di Bacoli, l’attore viene interrotto dal commento di una giovane donna seduta in galleria che grida: “tutto vero Vincenzo, era proprio come stai raccontando, il figlio è qui in sala accanto a me “, momento divertentissimo sottolineato dagli applausi e dalle risate di tutto il numerosissimo pubblico in sala e dallo stesso Salemme incredulo di tale straordinaria circostanza.

Napoletano? E famme ‘na pizza in definitiva ripercorre un po’ tutti i cliché’ dal caffè alla pizza, passando per i dolci, le tradizioni di famiglia, il calcio e la mozzarella; per poi smontarli a uno a uno con tanto di verità inconfutabili anche se come affermato dallo stesso Salemme, il napoletano è oltre ogni tipo di stereotipo perché’ il vero spirito del napoletano non può essere e non potrà mai essere etichettato in alcun modo.

In definitiva “Napoletano? E famme na pizza” non è solo uno spettacolo da non perdere perché grazie ad esso Salemme è stato in grado di stimolare una profonda riflessione sulla società che viviamo, senza per questo rinunciare al potere della risata e dell’umorismo tipici del teatro napoletano, del quale Salemme ne è un assoluto protagonista.

Lo spettacolo sara’ in scena al Teatro Diana fino al 20 marzo

Per info orari e acquisto biglietti:

RECENSIONE: FABIANA MARTONE OSPITE DI “Jazz & Baccalà ” AL TEATRO SUMMARTE

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Sabato 19 febbraio al Teatro Summarte nell’ambito della rassegna “Jazz e Baccalà” un bell’incontro tra la voce jazz di Fabiana Martone e la musicalità di uno dei miti assoluti della musica internazionale come Joni Mitchell.

Fabiana Martone, cantante e compositrice napoletana, ha all’attivo quattro lavori discografici. Insieme al violinista e compositore Lino Cannavacciuolo è co-produttrice di un nuovo progetto discografico, nato a seguito di una brillante collaborazione per la realizzazione di brani per colonne sonore di produzioni Rai. Contestualmente lavora alle produzioni da solista, è la cantante della Uanema Swing Orchestra ed è -con Brunella Selo, Annalisa Madonna ed Elisabetta Serio – membro fondatore ed autrice di testi e musiche delle SeSèMaMà. Nel 2018 è tra i finalisti del Festival Musicultura ma nello stesso anno entra a far parte del collettivo Nu Genea (ex Nu Guinea), Fabiana è stata fortemente influenzata dalla musica jazz avendo studiato musica con alcuni dei più noti nomi della scena jazz napoletana. Ha condiviso il palco con importanti artisti dell’ambiente jazz nazionale e internazionale (Famoudou Don Moye degli art ensemble of Chicago, Renato Sellani, Aldo Vigorito, Dario Deidda, Baba Sissoko, Maurizio Capone, Piero de Asmundis, Amedeo Tommasi, Marco Pezzenati…); e ha avuto esperienze in molti altri ambiti musicali: dal gospel al folk, dalla classica napoletana alla musica sperimentale. Degni di nota sono anche i suoi lavori teatrali come attrice e cantante al fianco di Nino D’Angelo, Carlo Croccolo, G. Miale di Mauro, N. di Pinto, T. Femiano, e molti altri.

Grazie alla passione per la cantante canadese, che Fabiana ha sviluppato nel corso della sua formazione musicale che passa dal jazz al blues, passando per il folk americano, nasce l’idea di renderle omaggio con un disco pubblicato lo scorso dicembre “Living in shadows and light” dall’etichetta discografica newyorkese Inner Circle Music interamente dedicato alla produzione di fine anni Settanta della Mitchell: in questo periodo si avvicina al jazz e suona con i migliori musicisti della scena americana come Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Peter Erskine e Herbie Hancock.

Grazie alla passione per la cantante canadese, che Fabiana ha sviluppato nel corso della sua formazione musicale che passa dal jazz al blues, passando per il folk americano, nasce l’idea di renderle omaggio con un disco pubblicato lo scorso dicembre “Living in shadows and light” dall’etichetta discografica newyorkese Inner Circle Music interamente dedicato alla produzione di fine anni Settanta della Mitchell: in questo periodo si avvicina al jazz e suona con i migliori musicisti della scena americana come Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Peter Erskine e Herbie Hancock.

Ho registrato una selezione di sette brani scegliendone alcuni tra più significativi del repertorio jazz di Joni – racconta Fabiana Martone. “E in modo fluido e naturale ho raccolto sensazioni e suggestioni attorno a queste canzoni fino a quando ho deciso di chiamare il mio album “Living in shadows and light” per sottolineare come ho vissuto negli ultimi mesi della mia vita, guidato dalle parole di Joni e dal suo inconfondibile suono.
Ho anche provato a reinterpretare i brani attraverso arrangiamenti realizzati in collaborazione con i musicisti con i quali ho condiviso questi favolosi tre giorni di live recording
“.

Ad accompagnare Fabiana in questo viaggio fatto di suoni e ricerca ci sono:
Luigi Esposito al piano, Francesco Fabiani alle chitarre, Umberto Lepore al contrabasso e Marco Castaldo alla batteria.

Emozionatissima sul palco del Teatro Summarte, ma anche felice di essere ritornata finalmente di fronte ad un pubblico entusiasta, Fabiana Martone ha cantato con la solita grinta e professionalità che da anni ormai fa parte della sua vita artistica e si è mostrata molto orgogliosa di un progetto nel quale ha investito tutta sé stessa e nel quale ci ha creduto fortemente sin dall’inizio della sua realizzazione.

Il concerto è iniziato con il brano che ha dato il nome all’intero album “Shadows and light”, seguito da “In France they kiss on main Street”, “God must be a boogie man”, “Dreamland”. Bella la presentazione del brano “Summer Poem” bellissimo successo di un altro progetto musicale della poliedrica cantante “Fabiana and Sound Flowers”, seguito da altri brani del nuovo disco come “Edith and the Kingpin” e “Woodstock” eseguiti con una grande energia e un grande coinvolgimento del pubblico.

Fabiana Martone incanta con la sua voce e la sua passione per Joni Mitchell alla quale ha dedicato anche la sua tesi di laurea, dimostrando di averne “studiato” ogni particolare, ogni sfumatura, ogni emozione che tale musica può suscitare in chi ha il piacere di sceglierla ed ascoltarla.

Ironica, divertente, esuberante, un vero ciclone della natura, Fabiana Martone ha confermato la sua sensibilità di artista in questo nuovo progetto, dedicando, sul finale del concerto altri due brani “Last chance” e “Chronicle of a mind” accolti dal pubblico con un lunghissimo applauso.

Prossimo appuntamento della rassegna “Jazz e Baccalà” 4 marzo con il concerto di  Nilza Costa Quartet in “le notti di san Patrizio”.

Recensione: Peppe Barra conclude la rassegna “I Tesori di Palapartenope”

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

L’iniziativa I Tesori di Partenope tra tradizione e suoni, in programma dal 15 al 18 Febbraio al Teatro Palapartenope e  realizzata  con l’ausilio finanziario della Camera di Commercio di Napoli, è stata un autentico successo di pubblico e di critica, un vero e proprio evento culturale in una città come Napoli che ha tantissima voglia di  spettacoli di musica, di teatro, di cultura in generale di grande livello come lo è stato appunto i “Tesori di Partenope” il cui filo conduttore è  stato quello della combinazione di tre fattori importantissimi come   “creatività-innovazione-tradizione”. Alfieri di tali fattori sono stati i protagonisti assoluti delle quattro serate come   Daniele Sepe, Marcello Colasurdo, Giovanni Mauriello, Rosalba Santoro, Emilia Zamuner, Nello Daniele, The Blues Queen, Southbound Cajun and Zyeco Duo e Toto, Barbara Buonaiuto e Marina Mulopulos, e il grandissimo Maestro Peppe Barra che ha concluso la rassegna, prodotta alla Nonsloeventi srl e curata da Gennaro Manna storico fondatore e patron del Palapartenope,  e con la guida della Direzione musicale di Rocco Pasquariello instancabile produttore discografico e musicale.

Quattro serate che hanno visto una grandissima affluenza di pubblico e uno straordinario sold out per la serata conclusiva del 18 febbraio del M° Peppe Barra ed è stata un’autentica emozione vedere, finalmente aggiungiamo, il Palapartenope, in pieno rispetto delle regole anticovid, con un pubblico entuasiasta e felice di poter assistere ad una serata di musica davvero straordinaria come lo è stata quella di venerdì scorso.

 Istrione, maschera unica, voce inimitabile, gestualità, musicalità, conoscenze delle tradizioni popolari. Un mix che rende unico ogni spettacolo di Peppe Berra e il concerto di sabato sera non è stato assolutamente da meno, un vero e proprio omaggio al suo cammino artistico iniziato più di cinquant’anni fa. Un viaggio attraverso il vasto paesaggio culturale rivisitato da Barra che propone canzoni vecchie e nuove di autori diversi, in un crescendo di emozioni e di musica.

Il concerto iniziato con un elegantissimo Peppe Barra in quello che è uno dei suoi  soliti abiti etnici con i quali si presenta al suo amatissimo pubblico. A 77 anni ha ancora una voce e una personalità scenica così forte e unica con la quale  ancora oggi conquista completamente  il pubblico.

Voce e dialetto sono gli strumenti principali del suo lavoro. Un artista autentico, custode indiscusso della nostra tradizione popolare, Peppe Barra ha dimostrato ancora una volta di avere un estro geniale in grado di trasmettere al suo pubblico un fiume inarrestabile di emozioni, dalla risata più sonora alla commozione più autentica.

E lo dimostra ampiamente in questo viaggio nelle emozioni dei brani presentati durante il concerto stesso, iniziato con una bellissima interpretazione di “Suonno” e “Se tenesse 20 anni”.

Interpreta in maniera straordinaria uno dei brani di colui che lo stesso Maestro indica come uno dei poeti più importanti del panorama musicale napoletano come Enzo Gragnaniello “Nun me lassa’”, insieme ad un altro poeta per eccellenza della musica italiana come Pino Daniele” con una dolcissima versione di “Cammina .. Cammina” una delle più belle versioni mai ascoltate per la dolcezza e la sensibilità del Maestro che la trasforma in una perla dell’anima, per passare poi ad un altro poeta questa volta dalla fama internazionale come Bob Marley che Peppe Barra reinterpreta con “nun chiagnere cchiu” che è un vero e proprio quadro sulle emozioni e sul vissuto di una città bellissima ma complicata come Napoli, un “blues napoletano” dell’anima.

Peppe Barra affascina anche con i suoi racconti sul teatro, come quando racconta della bellezza dell’arte di Petito con “L’ammore” recitato magistralmente dall’artista con lo stile dell’interpretazione con la voce e una gestualità che ne fa un maestro assoluto del Teatro vero, quello con la T maiuscola in tutto le sue sfaccettature.

E ancora tanti i brani in scaletta, come  “Papaveri e papere” straordinario esempio del talento creativo del Maestro che con la sua voce e la sua interpretazione del brano che fu portato al successo da Nilla Pizzi, lo trasforma in una vera e propria chicca teatrale, come nel caso di “Uallarino” dove interpreta con un tono sempre diverso tutti gli animali della filastrocca popolare, seguito da “L’amore no” per la quale assume uno stile un po’ da crooner napoletano un po’ da attore ironico e irriverente ma divertentissimo, come straordinario nel  brano blues per eccellenza “Shit Struck Street Blues” nato apposta per le sue indiscutibili doti da voce blues man napoletano  che ha emozionato e  divertito fino alla lacrime il pubblico in sala.

 La sua voce gli consente di raggiungere in scena risultati mirabili, con il sostegno di musicisti straordinari che da lungo tempo sono i suoi compagni di viaggio e che sapientemente partecipano alla preparazione delle pozioni di Peppe, mescolando timbri e scale di tradizioni musicali diverse, creando un sound in cui si mescolano tradizione ed innovazione.

La serata finale della rassegna è stata anche l’occasione per presentare in anteprima assoluta tre brani del nuovo disco del Maestro Barra, di prossima uscita ai primi di maggio, tra i quali una bellissima canzone che il Maestro ha cantato, nel disco, con Tosca.

Nel finale del concerto ovviamente non poteva mancare quella che lo stesso Peppe Barra ha definito come “Tammurriata d’autore”, una bellissima interpretazione di “Tammurriata nera” dove viene narrato, dietro alla maschera ridanciana e divertente del popolo napoletano il dolore della guerra vissuta nella propria vita e nella propria carne come quella vissuta negli ultimi tempi della Seconda guerra mondiale allo sbarco degli americani. Nel tempo, come racconta lo stesso Maestro Barra “L’ho trasformata nel tempo, e l’ho intesa come un grido di dolore e ribellione al dolore stesso e l’ho dedicata alle donne, contro la violenza che ancora oggi viene fatta contro le donne, e il mio grido di dolore e il mio personale basta violenza”  e nel bis richiestissimo a gran voce da tutto il pubblico presente in sala con “Uocchie c’arraggiunate” dedicata alla mamma Concetta Barra e ad Eduardo De Filippo che ama moltissimo questa bellissima canzone della tradizione napoletana.

I TESORI DI PARTENOPE – PEPPE BARRA DA SOLD OUT

La rassegna I tesori di Partenope, tra tradizioni e suoni realizzata con l’ausilio finanziario della Camera di Commercio di Napoli, ha registrato una notevole affluenza di pubblico e si chiude domani con un magnifico sold out del concerto di Peppa Barra.

L’evento in programma venerdì 18 Febbraio, ha subito ottenuto una richiesta massiva di inviti, tanto da indurre il fondatore e gestore del Palapartenope Rino Manna a dichiarare il sold out. “Gli inviti gratuiti concessi sono andati letteralmente a ruba, sono state tantissime le richieste ricevute, e purtroppo non abbiamo potuto accontentare tutti, ma chi non potrà essere presente potrà vedere il concerto in differita su Canale 21 e Tv Luna”. La particolarità della manifestazione i Tesori di Partenope è stata la grande partecipazione del pubblico, che con entusiasmo ha assistito agli spettacoli ed è stato parte integrante degli stessi. La platea, è stata molto variegata, studenti, appassionati di musica napoletana, turisti che attraverso i social media e le strutture alberghiere sono venuti a conoscenza degli eventi e soprattutto tanti cittadini che si sono sentiti coccolati dalla propria città, potendo partecipare in maniera completamente gratuita ad eventi culturali ed artistici di grande spessore. Una macchina perfettamente rodata che ha dato i suoi frutti, tramite la comunicazione diretta dei mezzi di informazione e di quella indiretta tramite il passaparola e che ha permesso alla cultura partenopea di essere l’indiscussa protagonista. Ci si augura che l’evento I Tesori di Partenope – tra tradizione e suoni che ha rappresentato un volano ed un indotto economico per Napoli, abbia la possibilità di ripetersi anche in futuro.

ALESSIA MASSA

Press, Communication & PR

COMPLESSO PALAPARTENOPE

GESTIONE NONSOLOEVENTI SRL

Via Corrado Barbagallo 115

80125 Napoli

tel. 081.5700008 – 081.7628216

Recensione: Fiorenza Calogero in “Vico Viviani” al Teatro Trianon Viviani

di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

L’emozione di arrivare in Teatro e vedere che il pubblico aspetta con entusiasmo e gioia di vivere di poter applaudire una grande interprete della musica popolare come Fiorenza Calogero è una vera gioia per il cuore.

È quello che è successo domenica sera al Teatro Trianon Viviani che, in anteprima assoluta, ha presentato il nuovo progetto “Vico Viviani” che anticipa il disco che sarà pubblicato ad ottobre prossimo e per il quale Fiorenza Calogero ha coinvolto musicalmente tantissimi musicisti e cantanti sia italiani che internazionali come Rosalia de Souza, M’barka Ben Taleb, Elena Ledda, Jaques Morelenbaum, solo per citarne alcuni.

Nata a Castellamare di Stabia, proprio come Raffaele Viviani, nel periodo del lockdown ha sentito l’esigenza di raccontare la sua città attraverso un linguaggio artistico che ne avrebbe esaltato la bellezza della sua città e contestualmente dell’opera del grande Maestro.

 L’idea le è arrivata un giorno correndo per i vicoli della sua città, ritrovandosi, cosi per caso, proprio di fronte alla casa natale di Viviani, da lì l’intuizione particolare di aver trovato la “strada” per il suo progetto per raccontare il suo legame, unitamente come quello del grande commediografo, con il popolo stabiese e con la sua terra.

Il progetto ha dato vita, oltre ad un emozionante concerto e ad un disco di prossima uscita, anche ad un bellissimo docufilm, la cui anteprima è stata proiettata alla fine del concerto stesso, in cui la stessa interprete ha “raccontato” in parole e musiche la scelta delle varie “voci “che hanno contribuito al progetto stesso e che lo hanno reso un vero e proprio gioiello musicale.   

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Recensione: Valerio Virzo e Enzo Amazio Super Quintet al Teatro San Ferdinando in “Good Fellas Sindacate Vol.1”

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Sabato 19 febbraio, nella sala del Teatro San Ferdinando, in collaborazione con Feudo Casa del Jazz, Live Tones, Itinerarte, l’interessantissima presentazione del disco “Good Fellas Sindacate vol.1 un bellissimo progetto  di musica originale scritta da Valerio Virzo (al sax tenore ed eletronics) ed Enzo Amazio (alle chitarre e sinth) con tre super musicisti: Gianni Pepe al pianoforte e sinth, Marco Fazzari alla batteria e Aldo Capasso al contrabasso e al basso elettrico.

La grande emozione come la grande energia di Valerio Virzo, insieme a tutto il gruppo e agli ospiti d’eccezione che ha visto sul palco Pino Jodice al pianoforte, Paolo Innarella al flauto, Igor Caiazza  al vibrafono, ha emozionato e conquistato letteralmente il numerosissimo pubblico (finalmente) presente ad un concerto jazz di grande livello musicale e artistico.

Lo stesso Virzo ha dichiarato nella nota di presentazione del progetto: “La storia musicale canora, letteraria, compositiva e strumentale partenopea ha creato una cultura dal cuore pulsante e un animo impavido e forte. Scrivere, suonare, cantare e comporre nuove opere (o almeno provarci) è il “dovere/piacere” più alto di un artista”

E questo “dovere/piacere” il pubblico lo ha “avvertito”, “vissuto”, “sperimentato” dal vivo in uno dei più bei concerti jazz degli ultimi mesi, e gli applausi che ci sono stati in sala hanno confermato ancora di più la sensazione che il pubblico, e soprattutto gli appassionati della musica jazz, abbia sempre di più il bisogno e il desiderio di ritornare ad ascoltare della buona musica dal vivo, e in particolar modo del buon jazz, come è accaduto sabato scorso.

Il disco, prodotto da Pietro Paluello per la Unicorn Records, è davvero un vero e proprio gioiello musicale, che attraverso vari generi tra il blues, jazz, funky, fusion e rock con elementi della musica tradizionale napoletana, riesce a toccare le corde dell’anima di tutti coloro che lo ascoltano. Di grande coinvolgimento musicale, di grande emozione ma anche di una bellissima conferma che quando c’è un forte interplay musicale e la giusta attenzione al talento interpretativo e di improvvisazione di ogni componente del gruppo il risultato arriva al pubblico riuscendo a coinvolgerlo in maniera fortissima.

Il concerto, anticipato dalle parole dell’attrice   Alessandra Borgia, ha presentato tutti i brani presenti nel disco iniziando con “Mr V.V.” di Amazio, “Big John “ di Virzo, “Italian garage” e “A me mi piace il rock” di Amazio, “Miss Magic” di Virzo una struggente melodia dedicata alla sua mamma, “Re start” sempre di Virzo seguito da altri due brani di Amazio “”Blues Hology” e “Evo”.

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