Umbria Jazz 2026, il Teatro Morlacchi si conferma tra le sedi più prestigiose della manifestazione
Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno (www.spectrafoto.com)
Il Teatro Morlacchi si conferma anche nell’edizione 2026 una delle sedi più prestigiose di Umbria Jazz, un luogo dove storia, eleganza e grande musica si incontrano in un cartellone pensato per gli appassionati del jazz d’autore. Anche quest’anno il teatro perugino ha ospitato alcuni tra i protagonisti più autorevoli della scena internazionale, offrendo un percorso musicale che ha saputo coniugare tradizione, ricerca e progetti originali.
Ad inaugurare il programma è stato Paolo Fresu, tra le personalità più autorevoli del jazz contemporaneo, con Kind of Miles, progetto dedicato alla figura e all’eredità artistica di Miles Davis. Proposto in due repliche entrambe sold out, lo spettacolo ha alternato musica e narrazione, con il trombettista sardo che ha accompagnato il pubblico attraverso ricordi personali, riflessioni e aneddoti dedicati al grande musicista americano, trasformando il concerto in un racconto capace di restituire non solo la grandezza artistica, ma anche il lato più umano di Miles Davis. Insieme a Filippo Vignato, Bebo Ferra, Dino Rubino, Marco Bardoscia e Christian Meyer, Fresu ha dato vita a uno degli appuntamenti più significativi dell’intera rassegna.
Il giorno successivo il teatro ha accolto Cécile McLorin Salvant, tra le voci più raffinate del jazz internazionale, accompagnata da Sullivan Fortner al pianoforte, Yasushi Nakamura al contrabbasso e Kyle Poole alla batteria. Con il suo inconfondibile stile, capace di attraversare jazz, blues e canzone d’autore, l’artista americana ha confermato il motivo per cui è considerata una delle interpreti più interessanti della sua generazione.
La programmazione è poi proseguita con Steve Coleman & Five Elements, formazione completata da Jonathan Finlayson, Rich Brown e Sean Rickman, protagonista di una proposta musicale che continua a rappresentare uno dei punti di riferimento della ricerca jazzistica contemporanea. Il Peter Bernstein Quartet, con Danny Grissett, Doug Weiss e Billy Drummond, ha invece riportato al centro il valore della tradizione attraverso un concerto costruito su eleganza, equilibrio e grande intesa musicale.
Il cartellone del Morlacchi ha successivamente ospitato il pianista Jason Moran, artista tra i più originali e innovativi della scena internazionale, seguito dal Bill Frisell Trio con Greg Tardy, Thomas Morgan e Rudy Royston, protagonisti di un concerto che ha saputo fondere jazz, blues e folk americano in un linguaggio musicale personale e riconoscibile. Il giorno seguente il Hamilton de Holanda Trio, completato da Salomão Soares e Thiago “Big” Rabello, ha portato sul palco le sonorità della grande tradizione brasiliana, arricchite da una continua apertura verso il jazz e l’improvvisazione.
Particolarmente attesa la giornata di sabato 11 luglio, articolata in due appuntamenti di assoluto livello. Nel pomeriggio il Fred Hersch Trio, con Drew Gress al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria, ha regalato una delle esibizioni più intense della rassegna, mentre in serata il progetto First Meeting ha riunito sullo stesso palco Gonzalo Rubalcaba, Chris Potter, Larry Grenadier ed Eric Harland, quattro protagonisti del jazz contemporaneo che hanno dato vita a un dialogo musicale di straordinaria qualità.
A chiudere il programma del Teatro Morlacchi è stato Kenny Barron con Songbook II, affiancato dalla contrabbassista Linda May Han Oh, dal batterista Gregory Hutchinson e dalla cantante Ekep Nkwelle. Un concerto elegante e ricco di sfumature che ha concluso nel migliore dei modi un cartellone costruito con grande attenzione, confermando ancora una volta il pianista americano tra i grandi maestri del jazz internazionale.
Anche nel 2026 il Teatro Morlacchi ha ribadito il proprio ruolo centrale all’interno di Umbria Jazz, proponendo una programmazione capace di affiancare grandi protagonisti della scena mondiale a progetti di forte valore artistico. Un percorso musicale che ha valorizzato uno dei luoghi più affascinanti di Perugia, confermando il Morlacchi come una delle sedi più rappresentative e prestigiose dell’intera manifestazione.







































































































































































































