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Recensione: Al Jazz Festival di Bologna : il mondo dei suoni di HERMETO PASCOAL & GRUPO

Recensione e Foto di: Gabriele Lugli (http://www.gabrielelugli.com)

Al Bologna Jazz Festival il mondo dei suoni di HERMETO PASCOAL & GRUPO

Bella serata di brasilian jazz, a dir poco eccentrico.

Nel Grupo,che da solo sa swingare carioca, spiccano tre elementi davvero talentuosi, in testa il grintoso sassofonista.

Hermeto, ha inevitabilmente ipnotizzato e divertito tutta la grande platea dell’Unipol Auditorium per circa due ore con colori sonori e con suoni di giocattoli e oggettistica varia.

Alla fine l’ottuagenario artista alagoense, che Miles Davis chiamò simpaticamente “albino pazzo” ha donato un pezzo scritto a Bologna nel pomeriggio per il pubblico bolognese.

Con lui sul palco Jota P., sassofoni e flauti, André Marques, piano, flauto e percussioni, Itiberê Zwarg, basso elettrico e percussioni, Ajurinã Zwarg, batteria e percussioni e Fábio Pascoal, percussioni.

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Recensione: Bologna Jazz Festival il concerto dei “Frontal”

Recensione e Foto di:Gabriele Lugli (http://www.gabrielelugli.com)

Nell’ambito del Bologna Jazz Festival, il Torrione Jazz Club ospita un concerto dei “Frontal”, quintetto ideato dal pianista Simone Graziano, che presenta il suo nuovo lavoro “Sexuality”.

Per la loro apparizione al BJF 2019 i “Frontal” si presentano con Dan Kinzelman ai sassofoni, Reiner Baas alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Stefano Tamborrino alla batteria.

Il lavoro per la realizzazione di Sexuality è iniziato due anni fa ed è il frutto di una ricerca interamente ispirata al libro di Simha Arom ‘African Polyphony and Polyrhythm’. «Simha era un cornista che avrebbe dovuto fermarsi quattro giorni nella Repubblica Centrafricana per alcuni concerti in orchestra,

si è poi imbattuto nella musica delle bande pigmee dell’Africa Centrale, e ha finito per restarci quattro anni, trascrivendo tutto il repertorio e tutti le linee strumentali dei vari gruppi pigmei». Graziano ha passato un lungo periodo ad approfondire il concetto di poliritmia nella teoria e nella pratica, nel tentativo di capire a fondo la differenza di approccio al ritmo fra la cultura africana e quella europea.

Il titolo è ispirato al libro di Stephen Mitchell, “L’amore può durare”.

 

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