Recensione: Premio Tenco la storia continua attraverso la musica

Recensione e Foto di Vittorio Santi

 

Tre giorni pieni di musica e di eventi questo Premio Tenco 2019.

Iniziato tra le polemiche per la scelta di invitare Achille Lauro, il quale ha anche cantato (male) la sigla di apertura, ha poi dispiegato le sue ali offrendo durante il suo svolgimento tutta una serie di interessanti spunti e di ricordi, fino al gran finale con la Gianna Nazionale.

Oltre al pluri celebrato Teatro Ariston altri eventi si sono svolti nel vecchio quartiere della Pigna di Sanremo con varie esibizioni nella ex Chiesa di Santa Brigida al quale seguiva “ l’aperiTenco “.

Filo conduttore ,come recitava il volantino di presentazione “dove vola la colomba bianca” è stato il ripercorrere la storia della canzone italiana attraverso il ricordo di alcuni di personaggi di spicco del tempo quali , Ernesto Bassignano e i suoi ricordi del Folkstudio , Franco Fabbri (Premio Tenco come “operatore culturale”) e un inesauribile Roberto Brivio ex Gufi che con la sua verve comica ha fatto rivivere momenti storici dei tempi milanesi legati a Jannacci e Gaber.

La prima serata ha visto sul palco, oltre al già citato Achille Lauro, anche tutti gli Artisti vincitori delle varie Targhe Tenco e precisamente Manuel Agnelli, che insieme a Daniele Silvestri e Rancore con “Argento Vivo “hanno vinto lo stesso nella categoria “miglior canzone”, Vinicio Capossela (“miglior disco”), Fulminacci (“Opera prima”).

Lavori discografici premiati con la Targa anche a Enzo Gragnaniello “disco in dialetto “, Alessio Lega “miglior interprete” e infine Piero Fabrizi “album a progetto”.

 

Nelle altre serate si sono alternati sul palco tra gli altri Eric Burdon (Premio Tenco all’Artista) che ha scaldato la sala con “don’t let me be misunderstood”; Pino Donaggio anche lui Premio Tenco all’Artista che dopo aver composto circa 200 colonne sonore, ci ha emozionato con una improvvisata esecuzione a cappella di io che non vivo senza te.

Non possiamo certo dimenticare anche le esibizioni tutti gli altri ospiti del Tenco a partire da Petra Magoni accompagnata al pianoforte dalla giovanissima figlia Frida Bollani, Sergio Cammariere, Levante, Ron, Stadio e Gnu Quartet (resident band della seconda serata).

Nina Zilli con la sua consueta carica, David Riondino con il suo poema satirico sulle buche della Raggi …, e che dire di Mimmo Locasciulli che con la sua classe ci ha regalato alcuni pezzi davvero notevoli della sua produzione.

Degne di nota le performance di Simona Colonna che con il suo violoncello “Chisciotte” ci ha riportato alle origini cantando in piemontese e di Claudia Crabuzza che nell’ex chiesa di Santa Brigida ha incantato il pubblico con la sua interpretazione di “Violetta Parra in italiano”.

Per tutte le giornate, in varie location, occorre ricordare che Peppe Voltarelli e Alessandro D’Alessandro ci hanno regalato canzoni note e non accompagnati dai loro strumenti.

Poi, come chicca finale l’esibizione finale di Gianna Nannini anche lei Premio Tenco, che ha riproposto alcuni suoi successi tra l’intimità e il rock terminando la sua serata con nessuna patria è il mondo intero.

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Non abbiamo ancora parlato di due pilastri del Tenco.

Il presentatore Antonio Silva che con la sua vitalità ha tenuto saldamente in mano la conduzione delle serate non dimenticando i conflitti che attualmente provocano vittime innocenti .

Morgan in veste di co-presentatore, cantante, poliedrico personaggio ci ha regalato alcuni momenti da ricordare, compresa l’esecuzione di “lontano lontano” come canzone finale della terza serata.

In conclusione, una settimana di musica che ha il suo epilogo nei tre giorni esibizione all’Ariston che comunque anche per gli artisti più scafati incute un certo rispetto.

Al di la di tutto a mio parere è sempre utile e interessante partecipare a manifestazioni come questa che ci danno la possibilità di mettere in relazione nuove tendenze musicali e pezzi storici della nostra canzone di autore, con la speranza che le nuove generazioni possano trarre insegnamento ed ispirazione sia nell’ascolto, che nella conoscenza del nostro patrimonio musicale

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