Umbria Jazz 2019: Perugia inondata di musica jazz con grandissimi nomi internazionali

Di Annamaria De Crescenzo
Foto: Catuogno Mario by SpectraFoto http://www.spectrafoto.com

 

Luglio a Perugia è da sempre sinonimo di Umbria Jazz ed infatti anche quest’anno è arrivata la Edizione 2019 che ha portato i più grandi artisti del jazz italiano ed internazionale nelle varie location della città dal 12 al 21 luglio. Anche quest’anno il programma è stato ricchissimo: duecentottanta eventi, per la maggior parte gratuiti, distribuiti in 12 diverse location, dai grandi spazi dell’Arena Santa Giuliana e Piazza IV Novembre agli spazi all’aperto dei Giardini Carducci o agli spazi raccolti dei jazz club di Via Viola, e dei vari club e ristoranti che ospitano diversi musicisti per gli jazz lunch e jazz dinner come la Bottega del Vino, la Taverna, la sala Raffaello dell’Hotel Brufani che quest’anno ospiterà diversi concerti e dove si potranno gustare raffinati aperitivi, e il ristorante del Santa Giuliana che ospiterà, prima del main concert serale dell’Arena, ospiterà l’esibizione di Koku Gonza, cantante, chitarrista e songwriter, interprete raffinata di una musica che va dal neo soul, r&b, afrobeat, electro pop, e radici dell’Africa Orientale.

Tantissimi i concerti in programma, tanto che saremo costretti a fare una scelta in quanto impossibile seguirli tutti, vista anche la concomitanza degli orari di programmazione e soprattutto le location diverse gli uni dagli altri. Anche quest’anno, ne siamo sicuri, Umbria Jazz si confermerà tra i maggiori eventi del settore a livello mondiale con il valore aggiunto non solo delle scelte artistiche degli organizzatori sempre impeccabili, capaci di essere gli unici o quasi in Italia a proporre stelle mondiali del jazz ma anche di proporre novità assolute del panorama jazzistico italiano ed internazionale che poi, nel quasi totalità dei casi, diventeranno i miti della musica jazz dei prossimi anni, come lo fu con la stessa Diana Krall diversi anni fa, fino ad arrivare agli esempi recenti di Gregory Porter, JazzMeia Horn e tanti altri.

In più come negli anni scorsi, continuano le iniziative per i più piccoli nell’ambito del programma “UJ4kids”, con due appuntamenti al giorno con educatori e musicisti per permettere ai bambini di cominciare a conoscere il fascino del jazz.

Da quest’anno inoltre Umbria Jazz si schiera a favore della campagna “Salviamo il pianeta” e questo tema sarà il filo conduttore della manifestazione anche nei prossimi anni con diversi appelli e campagne di sensibilizzazione per i temi di difesa dell’ambiente dall’inquinamento e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Iniziamo quindi con questa sorta di “diario di bordo” il nostro personale “viaggio” nel mondo del jazz di Umbria Jazz Festival.

Venerdì 12 luglio Perugia ci accoglie, come sempre, già con tantissime persone in città e tantissimi spazi già allestiti riguardante le varie attività del Festival stesso.

È solo il primo giorno ma già si preannuncia come l’inizio di una fantastica edizione. Il tempo di poter ritirare gli accrediti, abbiamo giusto il tempo di recarci negli spazi di Giardini Carducci per ascoltare l’esibizione di Thornetta Davis, già vista e applaudita all’ultima edizione di Umbria Jazz Spring a Terni lo scorso aprile.

Ci stacchiamo a malincuore da una così bella atmosfera di piazza, per poter seguire i concerti all’Arena Santa Giuliana che vede stasera due concerti: Robben Ford Band e Alex Britti e Max Gazzè.

Purtroppo la serata del Festival inizia sotto una pioggia incessante ma la macchina organizzativa di Umbria Jazz non si ferma. Dopo la presentazione di Giovanni Serrazanetti, arriva sul palco dell’Arena Robben Ford, chitarrista eccezionale, vincitore di cinque Grammy nominations, con alle spalle tre decenni di carriera solistica, collaborazioni con Miles Davis, Joni Mitchell, George Harrison, i Kiss, Bob Dylan. Non solo: Ford è tra i cento chitarristi più importanti del 900 secondo Musician, ed è membro fondatore dei Yellowjackets, una delle fusion band più di successo. Nessun dubbio che Robben Ford sia un guitar hero dei nostri tempi: un chitarrista popolarissimo, che quando è sul palco unisce tecnica e cuore, come si chiede ad un vero bluesman.

Di fronte al pubblico che ha resistito nonostante la pioggia, e che l’Artista ha ringraziato più volte durante il concerto stesso, Robben Ford non si è risparmiato, dando vita ad uno dei concerti di musica blues più coinvolgenti degli ultimi anni.

Il secondo concerto dell’Arena ha visto protagonisti due musicisti celebratissimi della musica italiana: Alex Britti e Max Gazzè nel loro nuovo progetto “In missione per conto di Dio”. Il titolo del progetto la dice lunga: In missione per conto di Dio è infatti una delle frasi più celebri e iconiche del film cult The Blues Brothers.

In duo si erano già esibiti nel 2017 per due concerti alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. L’evento era nato come un tributo alle loro radici comuni che affondano nel blues; negli anni Novanta Alex e Max si erano ritrovati a suonare insieme nei fumosi locali blues di tutta Europa. A due anni da quei concerti, al già eccezionale duo si sono aggiunti due straordinari musicisti: il batterista francese Manu Katché che nel suo curriculum vanta lunghe collaborazioni con Peter Gabriel, Sting, Pink Floyd, Joe Satriani, Dire Straits e tra gli italiani Pino Daniele e Stefano Bollani e Flavio Boltro, una delle grandi voci della tromba jazz in Europa.

Tanti i successi delle rispettive carriere di Max Gazzè e Alex Britti, presentati durante il concerto arricchite dalle note jazz della tromba di Flavio Boltro e le percussioni di Manu Katche’, ma sulle note di “Sotto casa”, “Solo una volta (o tutta la vita) e “Baciami e portami a ballare” il pubblico, incontenibile, ha potuto finalmente alzarsi e cominciare a ballare, fino alla conclusione con le note di “La vita com’è” sotto l’applauso convinto del numeroso pubblico presente in Arena.

Sabato 13 luglio è ricco di concerti. Si è iniziato con il concerto, alla Galleria Nazionale dell’Umbria che negli ultimi due anni è diventato uno dei punti di riferimento dei concerti jazz della manifestazione e che ospiterà per tutta la rassegna due concerti al giorno del programma, di Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, due veterani della musica jazz (“ Un incontro del vertice, in sostanza, del jazz italiano ed europeo, un incontro tra due grandi artisti che hanno trovato, nel loro suonare insieme, una chiave di lettura originale del mondo plurale in cui viviamo”) alle ore 12 e alle 15.30 uno dei più bei progetti musicali presentati alla rassegna: Gabriele Mirabassi, Roberto Taufic e Cristina Renzetti che hanno presentato una serie di brani ispirati alla musica bossanova della quale Mirabassi è uno dei più bravi interpreti in Italia insieme a brani originali ispirati alla musica popolare sarda, interpretati dalla voce meravigliosa di Cristina Renzetti, sulle note sempre poetiche espresse dal clarinetto di Mirabassi e dal virtuosismo di Roberto Taufic, uno dei chitarristi più bravi della musica jazz italiana.

Il tempo di applaudirli come meritano, e si corre al Teatro Morlacchi per ascoltare l’altro importantissimo appuntamento musicale della giornata, il concerto “Una Lunga Storia” di Gino Paoli, accompagnato sul palco del Teatro, oltre all’Orchestra da Camera di Perugia diretta dal M. Marcello Sirignano, nella prima parte del concerto da Danilo Rea al piano, e nella seconda parte da Rita Marcotulli al piano, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Alfredo Golino alla batteria.

Il concerto è stata l’occasione per celebrare non solo gli 80 anni del celebre cantante e autore italiano, ma anche i 60 anni della sua carriera artistica. Nella prima parte del concerto è stato presentato il Gino Paoli contemporaneo ed inedito, accompagnato al piano da Danilo Rea, con una serie di brani, in anteprima, che faranno parte del nuovo album in uscita, e nella seconda parte con la stessa band dei concerti del tour “Paoli canta Paoli” i tanti ed intramontabili successi di Gino Paoli. Tra la prima e la seconda parte una bellissima intervista sul palco stesso del Teatro di uno dei giornalisti musicali più importanti in Italia Marco Molendini, il quale è riuscito con le sue domande a “farsi raccontare” la vera anima e la vera essenza di uno degli Artisti più bravi del panorama musicale italiano, che ha raccontato episodi, ricordi, storie legate al mondo della cosiddetta “scuola genovese” della quale Gino Paoli ne è uno dei nomi di spicco ancora oggi. Commovente il ricordo che ha dedicato ai suoi amici di sempre (“Sono rimasto io solo, ma non vi preoccupate, ho lasciato già disposizioni che dopo la mia morte non dovranno mai esserci serate di commemorazione con la mia musica” sono le parole dello stesso Paoli,  sotto lo sguardo divertito e il sorriso di Danilo Rea) Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè, e Umberto Bindi, ricordando di ognuno la grandezza non solo a livello musicale ma anche del loro essere persone decisamente speciali.  Un concerto davvero emozionante.

Arriva la sera del secondo giorno del Festival e ci rechiamo in Arena Santa Giuliana per ascoltare gli artisti previsti dal programma.

Il primo concerto è affidato alla bravura ed al talento di Allan Harris, presenza fissa ormai da diversi anni sia all’edizione estiva di Perugia di Umbria Jazz che quella invernale ad Orvieto. Cantante e chitarrista, questo artista di Brooklyn rappresenta la quintessenza della vocalità jazz. Il mondo a cui si richiama è quello dei crooner, un genere che oggi non è molto prolifico, almeno a questi livelli. Harris ne ha ripreso lo stile garbato, mai sopra le righe, sempre elegante. In una parola, classico. Sul palco dell’Arena ha presentato il suo ultimo disco “The Genius of Eddie Jefferson” compositore e cantante americano che adattava le sue liriche a classici di Lester Young, Coleman Hawkins, Miles Davis, oltre a brani indimenticabili come “Monna Lisa” e “Unforgettable” che Harris rende unici con la particolarità della sua voce.

Cambio palco e l’Arena diventa tutta per la stella indiscussa del jazz mondiale Diana Krall che torna ad Umbria Jazz a distanza di tre anni con il suo Trio e con un ospite davvero molto speciale: Joe Lovano, uno dei più grandi sassofonisti del jazz contemporaneo.

Il ritorno della Krall in Umbria è sempre un evento per il pubblico del festival, che si è innamorato del suo elegante tocco pianistico e della calda vocalità praticamente subito, testimone dei primi passi italiani di quella che era destinata a diventare una stupefacente carriera. la Krall è tornata al grande songbook americano prediletto da chiunque suoni (o canti) jazz e il concerto, impreziosito dal talento straordinario di Joe Lovano, un mito assoluto della musica jazz, è stato un vero e proprio successo di critica e di pubblico, a testimonianza che i grandi nomi, anche se spesso ospiti del Festival, attirano sempre consensi e pubblico sempre più numeroso.

Domenica 14 luglio si apre con il doppio appuntamento alla Galleria Nazionale dell’Umbria del concerto del Fred Hersch Trio, una delle formazioni jazz più interessanti del jazz europeo, nella cui musica   si confondono tradizione e innovazione, lirismo ed energia, linguaggio jazz e cultura classica, e nel pomeriggio altro gruppo di grandissimo talento come “B.A.M. “ composto da Marco Bardoscia al contrabbasso, gli Alborada Quartet e Rita  Marcotulli al piano per presentare il nuovo disco “Trigono” pubblicato dall’etichetta discografica TUK Music, un progetto che si muove tra improvvisazione jazz e musica da camera, tra tradizione e contemporaneità, mettendo insieme elementi musicali che provengono da forti radici mediterranee e sperimentazione.

Ma il grande evento della giornata è stato sicuramente il concerto, rivelatasi poi record di incassi e che ha indotto gli organizzatori a aumentare lo spazio dedicato ai posti a sedere in platea e a dedicare alla sua carriera tutta lo spazio della serata all’Arena Santa Giuliana. Il concerto di Paolo Conte, che celebra quest’anno i 50 anni di carriera artistica, è un autentico trionfo. Tutti i suoi grandi successi di sempre, come “Come di”, “Gli Impermeabili”, “Messico e Nuvole” e ovviamente “Via con me” solo per citarne alcuni, eseguiti a volte al piano dallo stesso Conte, a volte solo come voce, sono stati accolti con grandissimo entusiasmo e lunghissimi applausi da parte del numerosissimo pubblico presente in Arena. Paolo Conte non è solo uno dei protagonisti della canzone d’autore italiana degli ultimi cinquant’anni ma incarna l’essenza della musica jazz in quanto in molte sue canzoni si sente chiaramente una cultura, uno stile jazz, senza dimenticare che ha scritto “Sotto le stelle del jazz” una delle canzoni /manifesto che più di qualunque altra è riuscita a raccontare il complesso mondo che si agita appunto “sotto le stelle del jazz”.

Seppur apparso molto affaticato e stanco, ha dato vita ad un concerto che dire emozionante è decisamente riduttivo, conquistando, nota dopo nota, il numerosissimo pubblico presente in Arena, che lo ha reclamato, dopo più di un’ora e mezza di musica, invitandolo a gran voce a ritornare sul palco per un ennesimo bis, senza purtroppo riuscire ad applaudire il loro idolo per almeno un altro brano ancora, ma a 83 anni aveva dato davvero tutto se stesso senza risparmiarsi e ad un gigante della musica come lui si può “perdonare” il mancato bis.

Al prossimo articolo per conoscere i protagonisti delle ulteriori giornate del Festival.

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