Recensione/ Umbria Jazz Spring II Edizione: Terni vive una Pasqua all’insegna della musica jazz

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno by SpectraFoto

Il terzo giorno della nostra permanenza a Terni per la seconda Edizione di Umbria Jazz Spring, avendo già visto tutti i concerti fissati nel programma del Teatro Secci degli Artisti italiani ed internazionali invitati per tale Edizione, ci siamo dedicati all’ascolto, nel Caffe del Corso di due progetti di validissimi musicisti jazz italiani: “Modalità Trio” con Massimo Moriconi al contrabbasso/basso, Nico Gori al clarinetto/sax , Ellade Bandini alla batteria e l’altro progetto “Duet” sempre con Massimo Moriconi e Emilia Zamuner alla voce.

Nel presentare proprio il progetto “Duet”, Giovanni Serrazanetti ha definito il progetto come uno dei più belli della rassegna e la stessa Emilia Zamuner come l’autentica rivelazione dell’intera edizione di Umbria Jazz Spring. In effetti il progetto che ha dato vita ad una collaborazione tra i due artisti nata in occasione della vittoria di Emilia Zamuner al Premio Massimo Urbani 2016. Da tale collaborazione è nato “Duet” il loro primo disco insieme contenente brani decisamente jazzistici come “My Funny Valentine”, “Summertime” , “Caravan” seguiti da brani portati al successo da Mina, con la quale Massimo Moriconi ha collaborato per decenni, come “La Gatta” e “Tintarella di Luna” e da brani riarrangiati dallo stesso Massimo come in “Almeno tu nell’universo” e “Donna” reso celebre dal Quartetto Cetra. Ma l’emozione più grande arriva con l’interpretazione di “Nuvole” un dolcissimo brano scritto da Massimo Moriconi e dedicato alle figlie che esprime tutta la poesia che solo un musicista compositore di altissimo livello può esprimere.

 

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A tale primo progetto segue quello che lo stesso Massimo Moriconi condivide con altri due mostri sacri della musica jazz in Italia come Ellade Bandini e Nico Gori. Quest’ultimo, virtuoso eccezionale del clarinetto e del sax è uno dei protagonisti della musica jazz sia in big bands, orchestre sinfoniche e jazz band sia come leader che come side-man spaziando nei diversi generi musicali ed esibendosi in diversi teatri e festival in tutto il mondo . Nel suo primo album da leader nel 2003 erano presenti proprio gli altri due componenti del Trio Ellade Bandini e Massimo Moriconi, due tra i musicisti più richiesti nell’ambito del jazz e della canzone d’autore italiana (Bandini a lungo collaboratore di Guccini, Vecchioni, Mina, Edoardo Bennato, Fabrizio de Andre, mentre Massimo Moriconi ha avuto un lungo sodalizio artistico con Mina e un prestigioso duo con Renato Sellani con il quale ha partecipato a tantissime edizioni di Umbria Jazz). Il loro Trio è stato una vera e propria perla, ed ascoltarli suonare una vera e propria esperienza di arricchimento non solo al punto di vista musicale ma anche di vita in quanto, oltre ad avere la musica dentro, hanno forte in sé stessi il senso dell’amicizia e della condivisione e anche questo è una delle esperienze positive del dietro le quinte di Umbria Jazz.

Stessa esperienza anche per l’altro concerto del secondo progetto presentato da Amedeo Ariano il quale, sempre sul palco del Fat Art Club, ha presentato “Tiplets” con Luca Bulgarelli al contrabbasso e Francesca Tandoi voce e piano.

Considerato dal pubblico e dalla critica tra i migliori batteristi italiani, Ariano, grazie alla sua versatilità musicale, vanta collaborazioni con jazzisti internazionali, tra cui George Coleman, Johnny Griffin e Benny Golson e artisti del Pop italiano come il pianista cantautore Sergio Cammariere, con cui collabora da 18 anni, Lucio Dalla e Renzo Arbore. Amedeo Ariano ha scelto per questo lavoro discografico la formula del trio, avvalendosi di due talenti del panorama jazzistico contemporaneo: Luca Bulgarelli al contrabbasso e Francesca Tandoi al piano e voce. Un trio coinvolgente e frizzante, che risulta all’ascolto affiatata senza un protagonismo eccessivo di uno dei musicisti, che unisce l’esperienza di Ariano e Bulgarelli, che suonano insieme da oltre vent’anni, al giovane talento della Tandoi, pianista romana, olandese di adozione. L’intesa diventa una delle caratteristiche predominanti di “Triplets” decisamente palpabile.

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Il cd raccoglie 8 tracce, tra standard riarrangiati, un brano originale dal titolo “BulgArianTandoj” e due brani cantati, di cui “You don’t Know me”, dedicata al grande Ray Charles. “Triplets” è un viaggio musicale che parte dalla tradizione per arrivare a linguaggi più moderni, un jazz frizzante, in parte da intrattenimento, decisamente ben eseguito, fresco, molto “spazzolato”, che alterna l’allegria di certi brani a note più amare. Interessante per chi vuole avvicinarsi al jazz, attraente per palati diversi, consente di aprire un ventaglio sul mondo del jazz nel tempo e nelle modalità. Che il progetto sia ideato e realizzato con grande cura e grande professionalità è stato ben chiaro sin dalle prime note, confermato anche dal fatto che nonostante il locale fosse pienissimo, soprattutto di giovani soliti frequentatori del Fat, erano tutti in assoluto attentissimo ascolto dei brani presentati dal Trio, a conferma del fatto che se il progetto da emozioni, il pubblico si lascia coinvolgere e conquistare, anche se non ascolta solitamente la musica jazz perché essa riesce a conquistare comunque e dovunque.

La serata si è conclusa, al Teatro Secci, con uno dei concerti più intensi mai ascoltati negli ultimi anni grazie alla performance artistica del Anat Cohen Tentet, l’ensemble diretto dalla talentuosa clarinettista e sassofonista Anat Cohen, che ha conquistato i cuori e le menti di tutto il mondo con il suo virtuosismo espressivo e la sua piacevole presenza scenica.

Anat è stata votata Clarinettista dell’Anno sette anni in fila dal Jazz Journalists Association, così come Musicista Multi-Ance dell’anno nel 2012. 
Il programma presentato al Teatro Secci da Anat Cohen insieme al direttore musicale, arrangiatore e compositore Oded Lev-Ari, è stato un mix di brani intercontinentali, che hanno celebrato la bellezza, la versatilità e l’adattabilità stilistica del clarinetto. Con una novità assoluta per clarinetto solista e ensemble di Lev-Ari, co-commissionato da Carnegie Hall di New York, e la musica del loro ultimo e acclamato album Happy Song, l’Anat Cohen Tentet è riuscita a coinvolgere un attentissimo e numerosissimo pubblico presente in Teatro con emozionanti escursioni musicali che attingono ai diversi amori musicali di Anat Cohen, dalla musica brasiliana ai ritmi groove africani, dallo swing vintage a toccanti ballate.

L’Anat Cohen Tentet, composto da Anat Cohen clarinetto, Rubin Kodheli violoncello, Nadje Noordhuis tromba e flicorno, Nick Finzer trombone, Owen Broder sax baritono e clarinetto basso, James Shipp vibrafono e percussioni, Vitor Gonçalves pianoforte e accordion, Sheryl Bailey chitarra, Tal Mashiach basso, Anthony Pinciotti batteria e Oded Lev-Ari direttore musicale, è stato a lungo applaudito ed acclamato da un emozionato pubblico presente in Teatro, cosciente di aver assistito e partecipato ad uno dei concerti più intensi e più emozionanti degli ultimi anni e che il talento di Anat Cohen è davvero uno dei talenti indiscutibili del panorama musicale internazionale.

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Dopo tali emozioni, non ci resta che pianificare l’agenda per l’ultimo giorno dell’Umbria Jazz visto che abbiamo riservato proprio per l’ultimo giorno di seguire i Funk Off nella loro passeggiata musicale per i viali dell’ingresso principale del Belvedere Inferiore delle Cascate delle Marmore prima di salutare Terni e ripartire in attesa della prossima edizione estiva di Umbria Jazz 2019

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