Recensione/ Umbria Jazz Spring II Edizione: la Black Music invade la città di Terni

di Annamaria De Crescenzo
foto:Mario Catuogno by SpectraFoto

Dal 18 al 22 aprile Terni è stata invasa dal più corposo e articolato cartellone di Black music a livello nazionale ed internazionale grazie alla seconda edizione di Umbria Jazz Spring che ha portato oltre 100 artisti per 60 eventi per la gran parte ad ingresso gratuito, tranne che per i concerti che si sono tenuti al Teatro Secci e che comunque prevedevano un biglietto di ingresso di soli 10 euro, distribuiti, oltre che in Teatro, nei locali partner della manifestazione come il Caffè Bugatti, il Rendez-Vous,  il Fat Art Music e il Caffè del  Corso, che hanno messo a disposizione dell’organizzazione del Festival i loro locali in apprezzatissimi e seguitissimi  “Jazz Lunch” e “Jazz Dinner”  per i concerti dei più bei gruppi jazz degli ultimi anni,  il bellissimo scenario delle Cascate delle Marmore dove i Funk Off hanno animato con la loro musica da street band il piazzale principale del Belvedere Inferiore delle Cascate, e l’atmosfera emozionante della Chiesa di San Francesco che ha ospitato i due concerti del coro Gospel

In realtà è il terzo anno che la kermesse torna  Terni, dopo il “numero zero” di due anni fa, sempre organizzato dalla Fondazione Umbria Jazz e il sostegno messo a disposizione dalla Fondazione Carit, con l’obiettivo di estendere la musica jazz anche alla città di Terni, dopo la magia che ogni anno si realizza a luglio a Perugia  e a fine dicembre, per il Capodanno, ad Orvieto con le due edizioni  Summer e Winter che registrano ogni anno migliaia e migliaia di  presenze con record di incasso strabilianti.

Sin dal giorno di apertura della rassegna primaverile di Umbria Jazz si è manifestata una grande attesa e una grande emozione per quelli che sarebbero stati giorni vissuti all’insegna della musica jazz, soul, blues e gospel del mondo.

Anche gli stessi organizzatori della Fondazione Umbria Jazz capitanati dal Direttore Artistico Carlo Pagnotta, sempre presente, insieme a tutti i suoi collaboratori come Enzo D’Anna e Giovanni Serrazanetti ad ogni concerto e ogni evento della rassegna, erano evidentemente emozionati ed orgogliosi dei nomi presenti nel programma, punte di diamante della Black Music degli ultimi anni nel mondo.

E stessa emozione anche per i proprietari e i gestori dei locali e dei jazz club partner della manifestazione che hanno avuto numerosissime prenotazioni sia per i concerti previsti dal programma sia per l’ormai storico jazz club di Terni il Caffè Bugatti, che ha avuto sempre il locale affollatissimo, che per le nuove location del Rendez-Vous (“Siamo molto soddisfatti, abbiamo avuto tantissime prenotazioni e di ciò siamo contenti, visto che per lanciare e valorizzare il locale puntiamo sulla musica e sul jazz”), del Fat Art Club che ha ospitato sia star internazionali della musica come Angela Mosley che artisti italiani come l’Amedeo Ariano Trio, mettendo a disposizione di Umbria Jazz tutta la loro esperienza sia per l’aspetto culinario che per l’accoglienza e la competenza nel gestire uno dei locali più belli della città, e del Caffe del Corso, gestito dal gentilissimo Alessandro Sani che ha proposto dei menu creati apposta per la manifestazione e ha ospitato, oltre alla musica, anche una bella mostra fotografica di Alberto Mirimao, fotografo ufficiale di Umbria Jazz Spring, con alcune delle sue foto delle precedenti edizioni ternane.

 

La nostra esperienza ad Umbria Jazz Spring 2 inizia nel pomeriggio di venerdì 19 aprile. Il tempo di ambientarci e subito ci siamo recati al Caffè Bugatti per poter ascoltare il primo gruppo jazz del pomeriggio il Dena De Rose Quartetto con Dena De Rose voce e piano, Piero Odorici al sax, Paolo Benedettini al contrabbasso e Antony Pinciotti alla batteria.

Durante le prove abbiamo avuto la sorpresa di poter ascoltare Piero Odorici non solo al suo inseparabile sax, ma alla batteria, rivelando abilità inaspettate anche in tale strumento. Per dire il vero, il Sound Engineering assegnato a tale palco Gianni Grassili, storico tecnico del suono di Umbria Jazz dal 1983, ci ha confessato che spesso Piero Odorici si esibisce, in varie formazioni, proprio come batterista, oltre a raccontarci altri aneddoti della sua lunga carriera che lo ha portato ad essere Sound engineer di “Osteria delle Dame” storico locale di Bologna fondato nel 1970 da Michele Casali e Francesco Guccini e che ha contributo a registrare quasi 70 dischi live, dimostrando che l’atmosfera di Umbria Jazz è anche questo, in qualsiasi momento si ha l’occasione per poter conoscere delle persone del mondo del jazz, dai proprietari dei locali più importanti d’Italia, ai musicisti, ai loro manager, agli organizzatori di eventi jazz, ai tecnici del suono che hanno voglia di raccontarsi e raccontare il mondo che li circonda e il loro desiderio di stare insieme, uniti da un’unica grande passione: la Musica.

Dena De Rose è nata a Binghamton (New York) iniziando a suonare il piano all’età di tre anni e divenne diventando ben presto una fan del jazz. A 21 anni, a DeRose è stata diagnosticata la sindrome del tunnel carpale e l’artrite .Soffrendo di un forte dolore alla mano destra, fu costretta a smettere di suonare il piano. In una serata in un locale jazz dove fu invitata a cantare, scelse di cantare regolarmente con il trio di Beardsley a Binghamton. Dopo due interventi alla mano, è riuscita a tornare a suonare il suo amato piano, e a trasferirsi a New York per poter iniziare la sua carriera. Ad oggi ha registrato ben sette album e, come l’ha definita lo stesso Giovanni Serrazanetti, patron delle “Cantine Bentivoglio” storico locale jazz di Bologna, presentatore ufficiale della rassegna, “Dena De Rose incarna l’essenza dell’arte nell’arte per questo suo talento di coniugare voce e piano, facendone una delle artiste più importanti dello scenario jazzistico internazionale degli ultimi anni”. Per questo suo particolare talento, Dena De Rose può essere annoverata tra le pianiste/cantanti che hanno avuto un ruolo importante nella storia del jazz, da Shirley Horn, Carmen McRae e Betty Carter fino a Diana Krall. Il suo stile è inconfondibile, coniugando musica e buon gusto con una straordinaria versatilità, e si integra perfettamente nella dimensione del jazz club. Durante il concerto ha avuto modo di esprimere la sua arte sia per brani jazz standard che sue personali composizioni ed è stata accompagnata da due bravissimi musicisti italiani (Piero Odorici al sassofono e Paolo Benedettini al contrabbasso) e il newyorkese Anthony Pinciotti alla batteria, conquistando totalmente la platea del Caffè Bugatti con la loro sonorità dello stile del puro jazz d’oltreoceano.

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Subito dopo ci siamo trasferiti all’altro locale della rassegna “Rendez-Vous” per poter ascoltare l’altro gruppo jazz italiano previsto dal programma : Flavio Boltro BBB Trio composto da Flavio Boltro alla tromba, Mauro Battisti al contrabbasso e Mattia Barbieri alla batteria, e il nome del gruppo (BBB Trio) proviene, appunto, proprio dalle iniziali del cognome dei tre musicisti del gruppo. Sempre dalle parole di Giovanni Serrazanetti, la presenza di Flavio Boltro, grande trombettista jazz, è importantissima per la rassegna stessa per il grande livello artistico che esprime un artista come Flavio Boltro, “saldamente ancorato alle tradizioni jazzistiche ma con una grande propensione alla sperimentazione e ad uno sguardo, anzi un vero e proprio salto nel futuro, grazie anche all’esperienza e alla bravura musicale di altri due validissimi musicisti come Mauro Battisti e Mattia Barbieri che lo accompagnano in questo loro nuovo progetto che è “Spinning” .

Flavio Boltro è uno dei più stimati trombettisti a livello europeo, negli anni Ottanta suona nei Lingomania di Maurizio Giammarco e si esibisce con Steve Grossman, Cedar Walton, Billy Higgins, Clifford Jordan, Jimmy Cobb, Manhu Roche, Joe Lovano, Freddie Hubbard. Vince più volte il referendum Top Jazz (sia come solista che come membro dei Lingomania). Dagli anni Novanta la sua attività prende una nuova direzione, che guarda verso la Francia, dove oggi risiede. Boltro partecipa ai più importanti gruppi transalpini, dall’Orchestre National de Jazz al sestetto di Michel Petrucciani e il quintetto di Michel Portal. Ma non si interrompono le collaborazioni con i principali nomi del jazz italiano, da Stefano Di Battista a Danilo Rea, passando per Gino Paoli in versione jazz. Nella sua discografia, momenti salienti sono i titoli pubblicati dalla Blue Note: Road Runner e 40°.

Il BBB Trio ha presentato un progetto, tratto dall’album “Spinnng” di grande fascino: le esperienze, le sonorità e i linguaggi musicali che appartengono ad ognuno di loro si sono fuse insieme con una perfetta intesa e un’intensa forza comunicativa, creando un suono particolare e fuori dai soliti cliché, mettendo insieme sonorità vellutate e suoni striduli, contrapponendo dolci melodie a ritmi serrati. Il loro ricco repertorio è composto da brani originali che si ispirano non solo alla tradizione jazz, ma anche alle sonorità della musica rock ed elettronica.

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La serata non poteva che concludersi con un ultimo concerto all’altro locale, il Fat Art Club, molto più che un ristorante, ma bensì un vero e proprio spazio dedicato all’arte, alla musica, al teatro, al co-working, amabilmente diretto dai nuovi proprietari Cinzia Gasperoni e Simone Folini. che propone il concerto di Angela Mosley & The Blu Elements, attesissimi dai tantissimi clienti del locale appassionati della musica soul e jazz.

Originaria di Chicago, Angela Mosley è una cantante dalla voce profonda e intensa, capace di trasmettere al pubblico tutta l’essenza delle sue esperienze. Sul palco il suo sorriso coinvolgente si affianca ad una straordinaria energia e ad una personalità elettrizzante. La band umbra che l’accompagna, The Blu Elements, è costituita da musicisti con alle spalle una lunga esperienza maturata nella musica afroamericana, collaborando con artisti del calibro di Lazy Lester e Hubert Sumlin.

Il repertorio ha spaziato dai ruvidi standard di matrice Chicago Blues alle moderne Soul Ballads, con un’enfasi sull’intera gamma vocale di Angela, in grado di estendersi agevolmente tra suggestioni Gospel, divagazioni Funk e sanguigno R&B. Insomma sia Angela Mosley che i Blu Elements sanno come scatenare ed elettrizzare ogni luogo in cui la musica sia lasciata libera di esprimersi come lo è appunto il Fat Art Club.

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Non resta quindi che concludere la serata, aspettando gli Artisti previsti nel programma, ugualmente intenso, della giornata di sabato 20 aprile

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