Recensione: La mostra “Io Dalì” al Pan di Napoli fino al 10 giugno 2018

di Clementina Abbamondi

Genio e immortalità in due parole Salvador Dalì (1904-1989) uno dei più grandi artisti del XX secolo, disegnatore, scrittore, scultore, designer, cineasta, scenografo.

Bellissima la mostra che Napoli gli dedica “Io Dalì” una grande retrospettiva presso il Palazzo delle Arti che si articola attraverso un percorso espositivo capace di svelare la complessità dell’azione creatrice alla base del personaggio di Dalì.

Nell’esposizione sono presenti anche le performance e le frequenti apparizioni nei mezzi di comunicazione: dalle copertine delle riviste, alla partecipazione a concorsi televisivi. Dalì nei video fa di se stesso un’opera d’arte.

Nel percorso espositivo si possono ammirare anche delle straordinarie fotografie di Philippe Halsman che hanno come soggetto i suoi celeberrimi baffi. Dalì si impegna affinchè il suo aspetto e il suo comportamento vengano considerati surrealisti come la sua arte.

Nel salone centrale c’è una presenza importante di capolavori surrealisti di cui uno dei più indicativi è :”L’autoritratto molle con la pancetta fritta” . Attraverso questo quadro l’artista realizza un autoritratto antipsicologico col quale ha voluto raccontare solo la pelle,quindi,un ritratto non introspettivo che mostra tutta l’eccentricità del mondo Daliniano. Di grande interesse  sono i suoi primi dipinti stereoscopici nei quali attraverso un gioco di specchi il pittore offre allo spettatore l’illusione della tridimensionalità dello spazio pittorico. Questa tecnica è splendidamente realizzata nei quadri nei  quali Dalì ritrae Gala, sua moglie, di spalle.

Meraviglioso è il quadro “L’Ascensione di Santa Caterina d’ Alessandria” nel quale Dalì gioca sulla destrutturazione del dipinto per cui la figura della Santa non è immediatamente individuabile: solo con un attento e ravvicinato esame del quadro si realizzano le varie parti della rappresentazione: il viso (sempre ad immagine della moglie Gala), le mani e il seno  scoperto .

Unica e irripetibile la suggestione che determina nello spettatore l’opera realizzata con una tecnica geniale e straordinaria.

Al termine del percorso la sezione dedicata al Teatro-Museo Dalì di Figueres, il suo autoritratto più potente mostra come l’opera contribuisce e contribuirà alla tanto desiderata immortalità dell’artista e del personaggio. Grazie al filmato che viene proiettato ci si trova a girare all’interno del Museo come se realmente si stesse camminando attraverso le varie stanze.

Il museo ospita la più grande collezione di opere di Dalì, oltre ai dipinti si possono ammirare le sculture, marchingegni meccanici e un salotto i cui mobili, osservati  da una certa prospettiva ,  sembrano la faccia di Mae West.  Dalì è tumulato proprio qui in una cripta nel basamento del museo.

Una mostra quindi imperdibile che andrebbe vista   più di una volta per la poliedricità ed eccentricità della personalità di Dalì, un vero genio proiettato nel futuro, un grande anticonformista, che affascina anche per la sua abilità di trasformare se stesso in una vera opera d’arte.

Una speciale menzione all’ interessantissima spiegazione accurata e ricca di particolari di Maria Girardo della Megaride Art che ha reso la visita di questa Mostra ancora più coinvolgente e magica.

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