Intervista a Luca Aquino: musica e cultura nel mondo

Conosciuto al concerto tenutosi a Napoli per la rassegna Napoli Jazz Winter 2017, abbiamo avuto modo di approfondire la  conoscenza di Luca Aquino, sia come Musicista di grande talento che uomo di  rara e profonda sensibilità. Di seguito l’intervista che ci ha rilasciato pochi giorni fa.

  • Parliamo subito di questo progetto che hai presentato a Napoli Jazz Winter 2017 “aQustico”. Quando nasce e quali sono gli elementi che lo caratterizzano e qual è il messaggio per il pubblico?

“aQustico” nasce tre anni fa. Dopo alcune registrazioni realizzate con l’ausilio dell’elettronica, avvertii l’esigenza di tornare di confrontarmi col suono nudo dei miei strumenti ed ebbi la fortuna di incontrare il fisarmonicista Carmine Ioanna.

  • In ”aQustico” sembrano coesistere tutte le esperienze che hai vissuto sin da tuo esordio: dal jazz, all’amore per le atmosfere nordiche e quelle balcaniche, dalla melodia mediterranea al progressive e alla sperimentazione. La tua musica è tutto questo o c’è molto di più di questi elementi?

Non saprei, è difficile definire la musica degli altri, ancor di più la propria. So solo che non amo i paletti e le etichette, quindi suono ciò che sento.

  •  Parliamo di te. La stampa di settore ti ha definito “esploratore sonoro contemporaneo” in riferimento alla tua consuetudine alla sperimentazione e alle registrazioni in luoghi lontani e inusuali come nell’ultimo album registrato nel sito archeologico di Petra con la Jordanian National Orchestra Association. Ti rispecchi in questa definizione? E come mai hai scelto questa modalità di registrazione?

Sono tanti i musicisti che esplorano e io uno di loro. Amo i luoghi dotati di riverberi naturali, con una storia da raccontare. Petra è tra i siti archeologici più affascinanti al mondo e sono fortunato ad aver avuto la possibilità di registrare un album tra le sue rocce. Con la Jordanian Orchestra e la TAGI Record di Talal abu – Gazaleh abbiamo appena realizzato una nuova registrazione, dal titolo “Al Amal”. Il video clip è stato girato nel teatro di Umm Qasiss, a nord della Giordania, sopra il lago di Tiberiade, a settanta chilometri da Nazareth. Anche questa un’esperienza unica. Il sito affaccia sulla Siria, la Palestina e si intravedono le montagne del Libano. Un luogo di pace colmo d’odio.

  • Tantissime le tue collaborazioni con artisti di grandissimo livello che ti hanno permesso di spaziare tra diversi generali musicali, dal jazz all’hip hop, dal grunge alla musica d’autore. Quali di questi stili, senti più vicino alla tua sensibilità di musicista e quali collaborazioni o progetti con altri musicisti ti hanno particolarmente lasciato un’impronta importante nella tua formazione e percorso artistico?

Io ascolto quasi tutto. Sono curioso o almeno ci provo ma poi vengo sempre affascinato dai suoni nuovi. Oggi, ad esempio in Italia, ci sono tanti giovani che sperimentano ma purtroppo vengono poco considerati dai festival che preferiscono incassi sicuri con nomi altisonanti privi di idee e coraggio. Per quanto riguarda le collaborazioni, sicuramente i cinque anni nel quartetto di Manu Katchè sono stati significativi e lo ringrazierò a vita per avermi dato la possibilità di condividere il palco con lui e con Sting ma sono tanti i musicisti dai quali trarre ispirazione e insegnamenti. In “Al Amal” ha registrato il chitarrista Rino De Patre, pazzesco. Lui è uno dei tanti che mi commuove quando suona perché sincero e profondo.

  • Attratto dall’interesse per i luoghi e per le potenzialità acustiche che alcuni spazi e determinate architetture (vedi il bagno turco in Skopije, la chiesa in Olanda o a Benevento e tanti altri luoghi) facendone un segno distintivo della tua composizione musicale fino al festival “Riverberi” che hai ideato e diretto. E’ questo l’elemento caratterizzante del tuo stile musicale? Ci saranno altri progetti simili o altri Festival e rassegne ispirate a tale concetto?

 Il mio festival Riverberi, per mancanza di tempo e per le difficoltà che avverto nel mettermi in coda davanti alle porte dei politici di turno, è off. Si sta prendendo una breve, lunga pausa. E’ attiva solo la piccola etichetta discografica Rvb, che ha appena prodotto il nuovo album “Aqustico Vol. 2” che avrà una splendida opera di Mimmo Paladino.

  •  Sempre innovatore, hai partecipato alla realizzazione e commercializzazione di uno speciale modello di tromba “aQuino” insieme all’artigiano olandese Hub Van Laar. Come è nata l’idea di questo strumento e perché?

Stiamo realizzando una tromba a mio nome ma mi imbarazza molto. Sarà diversa, vedremo.

  •  Ultima domanda: progetti e sogni nel futuro professionale di Luca Aquino.

 Il mio “Jazz bike Tour”. A luglio affronterà quattromila chilometri in bicicletta, da Benevento a Oslo, con concerti, show case e piccoli eventi in luoghi caratteristici. Cento chilometri al giorno; speriamo di riuscire.

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