Category Archives: Umbria Jazz Perugia

Umbria Jazz 2026, il Teatro Morlacchi si conferma tra le sedi più prestigiose della manifestazione

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno (www.spectrafoto.com)

Il Teatro Morlacchi si conferma anche nell’edizione 2026 una delle sedi più prestigiose di Umbria Jazz, un luogo dove storia, eleganza e grande musica si incontrano in un cartellone pensato per gli appassionati del jazz d’autore. Anche quest’anno il teatro perugino ha ospitato alcuni tra i protagonisti più autorevoli della scena internazionale, offrendo un percorso musicale che ha saputo coniugare tradizione, ricerca e progetti originali.

Ad inaugurare il programma è stato Paolo Fresu, tra le personalità più autorevoli del jazz contemporaneo, con Kind of Miles, progetto dedicato alla figura e all’eredità artistica di Miles Davis. Proposto in due repliche entrambe sold out, lo spettacolo ha alternato musica e narrazione, con il trombettista sardo che ha accompagnato il pubblico attraverso ricordi personali, riflessioni e aneddoti dedicati al grande musicista americano, trasformando il concerto in un racconto capace di restituire non solo la grandezza artistica, ma anche il lato più umano di Miles Davis. Insieme a Filippo Vignato, Bebo Ferra, Dino Rubino, Marco Bardoscia e Christian Meyer, Fresu ha dato vita a uno degli appuntamenti più significativi dell’intera rassegna.

Il giorno successivo il teatro ha accolto Cécile McLorin Salvant, tra le voci più raffinate del jazz internazionale, accompagnata da Sullivan Fortner al pianoforte, Yasushi Nakamura al contrabbasso e Kyle Poole alla batteria. Con il suo inconfondibile stile, capace di attraversare jazz, blues e canzone d’autore, l’artista americana ha confermato il motivo per cui è considerata una delle interpreti più interessanti della sua generazione.

La programmazione è poi proseguita con Steve Coleman & Five Elements, formazione completata da Jonathan Finlayson, Rich Brown e Sean Rickman, protagonista di una proposta musicale che continua a rappresentare uno dei punti di riferimento della ricerca jazzistica contemporanea. Il Peter Bernstein Quartet, con Danny Grissett, Doug Weiss e Billy Drummond, ha invece riportato al centro il valore della tradizione attraverso un concerto costruito su eleganza, equilibrio e grande intesa musicale.

Il cartellone del Morlacchi ha successivamente ospitato il pianista Jason Moran, artista tra i più originali e innovativi della scena internazionale, seguito dal Bill Frisell Trio con Greg Tardy, Thomas Morgan e Rudy Royston, protagonisti di un concerto che ha saputo fondere jazz, blues e folk americano in un linguaggio musicale personale e riconoscibile. Il giorno seguente il Hamilton de Holanda Trio, completato da Salomão Soares e Thiago “Big” Rabello, ha portato sul palco le sonorità della grande tradizione brasiliana, arricchite da una continua apertura verso il jazz e l’improvvisazione.

Particolarmente attesa la giornata di sabato 11 luglio, articolata in due appuntamenti di assoluto livello. Nel pomeriggio il Fred Hersch Trio, con Drew Gress al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria, ha regalato una delle esibizioni più intense della rassegna, mentre in serata il progetto First Meeting ha riunito sullo stesso palco Gonzalo Rubalcaba, Chris Potter, Larry Grenadier ed Eric Harland, quattro protagonisti del jazz contemporaneo che hanno dato vita a un dialogo musicale di straordinaria qualità.

A chiudere il programma del Teatro Morlacchi è stato Kenny Barron con Songbook II, affiancato dalla contrabbassista Linda May Han Oh, dal batterista Gregory Hutchinson e dalla cantante Ekep Nkwelle. Un concerto elegante e ricco di sfumature che ha concluso nel migliore dei modi un cartellone costruito con grande attenzione, confermando ancora una volta il pianista americano tra i grandi maestri del jazz internazionale.

Anche nel 2026 il Teatro Morlacchi ha ribadito il proprio ruolo centrale all’interno di Umbria Jazz, proponendo una programmazione capace di affiancare grandi protagonisti della scena mondiale a progetti di forte valore artistico. Un percorso musicale che ha valorizzato uno dei luoghi più affascinanti di Perugia, confermando il Morlacchi come una delle sedi più rappresentative e prestigiose dell’intera manifestazione.

Umbria Jazz 2026, Sala Podiani: il jazz d’autore trova la sua casa nel cuore della Galleria Nazionale dell’Umbria

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno (www.spectrafoto.com)

C’è un luogo a Umbria Jazz dove la musica si ascolta nel silenzio, con attenzione e senza distrazioni. È la Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria, uno degli spazi più prestigiosi della manifestazione, che ogni giorno propone due appuntamenti, alle 12.00 e alle 15.30, dedicati al jazz d’autore. Un cartellone costruito con equilibrio, capace di affiancare grandi protagonisti della scena internazionale a musicisti italiani di assoluto valore, richiamando ogni giorno un pubblico numeroso e partecipe.

Ad aprire la rassegna sono stati il sassofonista Francesco Bearzatti e il pianista Giovanni Guidi con Strange Fruits, progetto intenso e raffinato che rende omaggio a Billie Holiday intrecciando memoria, impegno civile e libertà improvvisativa. Nel pomeriggio il DJP Trio, insieme a Dario Deidda, Jorge Rossy e Pietro Tonolo, ha proposto un concerto di grande affiatamento, nel quale interplay, esperienza e qualità strumentale hanno dato vita a una delle esibizioni più convincenti della giornata inaugurale.

Il giorno successivo è stata la volta di Gianni Coscia, autentico maestro della fisarmonica jazz italiana, capace ancora una volta di trasformare ogni brano in un racconto musicale ricco di poesia e ironia. Nel concerto pomeridiano Gabriele Mirabassi ha presentato Verso Sud, accompagnato dal chitarrista Nando Di Modugno e dal Quartetto Ascanio. Un viaggio musicale che attraversa culture e tradizioni, fondendo le sonorità latinoamericane con la musica europea e arricchito dai racconti dello stesso clarinettista, che hanno reso ancora più coinvolgente l’ascolto.

La programmazione è poi entrata nel vivo con alcuni dei nomi più autorevoli del jazz contemporaneo. Mark Turner ha conquistato il pubblico con un raro concerto in solo, esibizione essenziale e profonda che ha messo in luce tutta la ricchezza del suo linguaggio musicale. A seguire Kurt Rosenwinkel ha confermato la propria statura di innovatore della chitarra jazz moderna, grazie a una scrittura sofisticata e a un fraseggio di straordinaria eleganza.

Grande interesse ha suscitato anche il Joel Ross Quartet, guidato dal giovane vibrafonista americano insieme a Tyler Bullock, Luca Alemanno e Jeremy Dutton, formazione capace di coniugare energia, ricerca e tradizione. Di notevole spessore anche il concerto dell’Immanuel Wilkins Quartet, con Micah Thomas, Ryoma Takenaga e Kayvon Gordon, protagonista di una performance intensa, spirituale e fortemente contemporanea.

La seconda parte della rassegna ha visto alternarsi il contrabbassista Thomas Morgan, protagonista di un raro e affascinante concerto in solo, il pianista Ethan Iverson, autore di un originale progetto dedicato a James P. Johnson e John Coltrane, il Brandee Younger Trio, che ha riportato l’arpa al centro del linguaggio jazz contemporaneo con eleganza e modernità, il Kris Davis Trio, tra le proposte più innovative della scena internazionale, e infine l’Aaron Parks Trio, che ha chiuso il programma con una musica capace di fondere lirismo, contemporaneità e grande intensità espressiva.

Il finale della rassegna ha visto protagonista il Kris Davis Trio, con Robert Hurst e Johnathan Blake, confermando il talento di una delle pianiste più originali del jazz contemporaneo attraverso un concerto intenso e ricco di spunti.

A chiudere il cartellone è stato l’Aaron Parks Trio, con Ben Street e Cornelia Nilsson, salutando il pubblico con una performance elegante e coinvolgente. Un finale che ha confermato, ancora una volta, la Sala Podiani come uno degli spazi più rappresentativi del jazz d’autore a Umbria Jazz.

Umbria Jazz 2026, l’Arena Santa Giuliana tra grandi ritorni, leggende e nuove visioni della musica

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno (www.spectrafoto.com)

L’Arena Santa Giuliana si è confermata anche nell’edizione 2026 il cuore spettacolare di Umbria Jazz. Sul palco principale della manifestazione si sono alternati alcuni dei nomi più prestigiosi della scena internazionale, offrendo al pubblico un cartellone capace di attraversare rock, jazz, blues, soul, gospel, musica brasiliana e contaminazioni contemporanee. Ad aprire ogni serata, prima del concerto principale, sono stati gli immancabili Sugarpie & The Candymen, protagonisti di un appuntamento ormai consolidato del programma dell’Arena. Il loro concerto, riservato ai possessori del biglietto della serata, ha rappresentato un piacevole prologo ai live principali, contribuendo ad accompagnare il pubblico verso lo spettacolo in programma. Un cartellone ricco e variegato che, sera dopo sera, ha richiamato migliaia di spettatori, confermando ancora una volta il ruolo centrale dell’Arena all’interno della manifestazione.

Ad inaugurare la rassegna è stato Sting, protagonista di un’Arena completamente esaurita. Accompagnato dallo storico chitarrista Dominic Miller e dal batterista Chris Maas, l’artista britannico ha scelto la formula essenziale del power trio, ripercorrendo alcuni dei brani più celebri dei Police e della sua carriera solista, da Message in a Bottle a Englishman in New York, fino a Shape of My Heart, conquistando il pubblico fin dalle prime note.

Il giorno successivo la programmazione ha proposto due appuntamenti molto diversi tra loro. I Perigeo hanno salutato il pubblico con quello annunciato come l’ultimo concerto della loro storia, mentre i BEAT, con Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey, hanno riportato sul palco l’eredità musicale dei King Crimson degli anni Ottanta, offrendo una delle serate più attese dagli appassionati del progressive.

Tra i concerti più coinvolgenti dell’intera manifestazione va ricordata la serata che ha visto protagonisti Annie & The Caldwells e Jon Batiste. Dopo l’energia del gruppo gospel statunitense, l’artista di New Orleans, nell’unica data italiana del suo tour, ha trasformato il concerto in una vera festa collettiva. L’ingresso dal backstage attraverso il pubblico, accompagnato dalle note di When the Saints Go Marching In eseguite con la diamonica, ha immediatamente coinvolto gli spettatori. Nel corso della serata Batiste ha alternato composizioni originali, omaggi ai grandi del jazz e riletture sorprendenti, coinvolgendo più volte il pubblico fino a scendere tra gli spettatori, in uno dei momenti più spettacolari dell’intera edizione.

Di tutt’altro registro il concerto del Charles Lloyd Quartet, capace di creare un’atmosfera raccolta e intensa, seguito dal progetto che ha visto insieme Terence Blanchard e Ravi Coltrane, un omaggio al lascito artistico di Miles Davis e John Coltrane attraverso una rilettura moderna e personale della loro musica.

L’Arena ha poi accolto Laurie Anderson, protagonista di uno spettacolo che ha unito musica, immagini e narrazione, e il blues potente di Christone “Kingfish” Ingram, tra i più apprezzati interpreti della nuova generazione.

Grande successo anche per gli Snarky Puppy, affiancati dalla Metropole Orkest diretta da Jules Buckley. L’incontro tra il celebre collettivo statunitense e la prestigiosa orchestra olandese ha dato vita a uno dei progetti più originali dell’intera manifestazione, fondendo jazz, funk e scrittura orchestrale in una delle serate più applaudite del festival.

Molto attesa anche la serata di Stefano Bollani, aperta dalla proiezione del documentario Tutta Vita e proseguita con il concerto che ha riunito sul palco alcuni tra i più importanti musicisti italiani, tra cui Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Roberto Gatto, Ares Tavolazzi, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, dando vita a un continuo dialogo tra improvvisazione, ironia e libertà espressiva.

Il giorno successivo l’Arena si è colorata delle sonorità brasiliane con Gilsons e Gilberto Gil. Il grande artista brasiliano ha attraversato alcuni dei momenti più significativi della propria carriera, proponendo brani simbolo come Expresso 2222, rendendo omaggio alla grande musica del suo Paese con una personale rilettura reggae di Garota de Ipanema e una coinvolgente versione di No Woman, No Cry, trasformando il concerto in una grande festa condivisa con il pubblico.

A chiudere il penultimo appuntamento è stato Zucchero, protagonista di uno spettacolo di quasi tre ore che ha visto un’Arena gremita cantare e partecipare dall’inizio alla fine. Accompagnato dalla sua storica band, il bluesman emiliano ha alternato i grandi successi della sua carriera ai brani più recenti, regalando al pubblico uno dei concerti più coinvolgenti dell’intera manifestazione.

l sipario sull’edizione 2026 si è aperto sull’ultima serata con Judith Owen, artista capace di muoversi con naturalezza tra jazz, blues, teatro musicale e canzone d’autore. Accompagnata dalla sua band, la cantante gallese ha conquistato il pubblico dell’Arena con una performance elegante e coinvolgente, nella quale raffinatezza interpretativa, ironia e grande presenza scenica hanno caratterizzato un concerto che ha rappresentato il perfetto prologo al gran finale della manifestazione.

A chiudere definitivamente Umbria Jazz 2026 è stato Elvis Costello & The Imposters. Insieme alla sua storica band, il cantautore britannico ha ripercorso oltre quarant’anni di carriera alternando rock, new wave e canzone d’autore, regalando al pubblico una scaletta ricca di grandi classici e momenti di intensa partecipazione. Un finale all’altezza di una manifestazione che, ancora una volta, ha saputo coniugare tradizione, innovazione e grandi protagonisti della musica internazionale.

Con la serata conclusiva dell’Arena Santa Giuliana cala il sipario sulla 53ª edizione di Umbria Jazz, una manifestazione che ancora una volta ha saputo confermare il proprio prestigio nel panorama musicale internazionale e trasformare Perugia, per dieci giorni, in un punto di riferimento per migliaia di appassionati provenienti da ogni parte del mondo. Archiviato il successo dell’edizione 2026, l’appuntamento è già rivolto al prossimo anno, quando Umbria Jazz tornerà ad animare il capoluogo umbro con nuovi protagonisti, nuovi progetti e altre emozioni da vivere.

Umbria Jazz 2026 da record: il cuore del festival batte nei concerti gratuiti che hanno conquistato Perugia

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno (www.spectrafoto.com)

Si chiude con numeri da primato la 53ª edizione di Umbria Jazz. La conferenza stampa conclusiva ha certificato il successo della manifestazione: oltre 46.000 biglietti venduti, più di 3 milioni di euro d’incasso e una crescita del 26% rispetto all’ultima edizione estiva di riferimento, quella del 2024. Risultati che confermano il grande successo della rassegna, con il tutto esaurito registrato per l’intera programmazione del Teatro Morlacchi e della Sala Podiani. Nei dieci giorni di Umbria Jazz si sono alternati circa 500 musicisti, riuniti in 80 band, con una media di 28 appuntamenti al giorno e circa 160 eventi gratuiti distribuiti tra piazze, giardini e vie del centro storico. Anche la mobilità ha fatto registrare numeri significativi, con circa 160.000 validazioni del Minimetrò, a testimonianza dell’impatto di una manifestazione che, per dieci giorni, ha trasformato Perugia nella capitale internazionale del jazz.

Ma se i numeri raccontano il successo dell’organizzazione, è nei concerti gratuiti che Umbria Jazz continua a mostrare la propria anima più autentica. Migliaia di persone hanno vissuto il festival semplicemente passeggiando per il centro storico, fermandosi davanti a un palco, scoprendo un artista o lasciandosi accompagnare dalla musica che, dal mattino fino a notte inoltrata, ha riempito ogni angolo della città.

L’edizione 2026 si era aperta ancora prima del via ufficiale con il concerto gratuito di Serena Brancale in Piazza IV Novembre, un’anteprima che ha richiamato migliaia di spettatori inaugurando nel migliore dei modi il festival. Da quel momento Perugia ha iniziato a vivere al ritmo di Umbria Jazz, con un programma gratuito che ha coinvolto quotidianamente Piazza IV Novembre, i Giardini Carducci, la Terrazza del Mercato Coperto, Piazza della Repubblica e gli altri spazi cittadini trasformati in palcoscenici all’aperto.

Sul palco si sono alternati artisti provenienti da mondi musicali differenti, confermando la vocazione inclusiva della manifestazione. Dall’energia soul di Jonté Mayon all’eleganza di Allan Harris, passando per il blues della Anthony Paule Soul Orchestra, la voce intensa di Thomas Kahn e numerose altre formazioni italiane e internazionali, ogni giornata ha offerto occasioni d’incontro tra jazz, soul, blues e musica afroamericana, coinvolgendo un pubblico sempre numeroso e partecipe. A rendere ancora più riconoscibile l’atmosfera del festival hanno contribuito, come da tradizione, anche i Funk Off, la storica marching band che con le sue esibizioni itineranti ha animato le vie del centro storico, accompagnando residenti e visitatori lungo il percorso della manifestazione.

I Giardini Carducci e la Terrazza del Mercato Coperto hanno rappresentato ancora una volta alcuni dei punti di riferimento del festival, animati da concerti che hanno accompagnato il pubblico dal pomeriggio fino alla sera, mentre le vie del centro storico sono diventate un percorso musicale continuo grazie alle esibizioni diffuse, contribuendo a creare quell’atmosfera unica che da oltre mezzo secolo distingue Umbria Jazz.

Accanto ai grandi concerti non sono mancati gli appuntamenti dedicati alle nuove generazioni e alla formazione. Le Berklee at Umbria Jazz Clinics, il Conad Jazz Contest, il progetto UJ4Kids, insieme alle tradizionali jam session notturne, hanno confermato la capacità del festival di guardare al futuro senza perdere la propria identità.

L’edizione 2026 va così in archivio come una delle più riuscite nella storia della manifestazione. I record certificati dalla conferenza stampa raccontano il successo organizzativo, ma il ricordo più vivo resta quello di una città interamente attraversata dalla musica. Per dieci giorni Perugia non ha semplicemente ospitato Umbria Jazz: è diventata Umbria Jazz, trasformando piazze, giardini e strade in un unico grande palcoscenico dove la musica, ancora una volta, è stata davvero patrimonio di tutti.

L’edizione 2026 va così in archivio come una delle più riuscite nella storia della manifestazione. I record certificati dalla conferenza stampa raccontano il successo organizzativo, ma il ricordo più vivo resta quello di una città interamente attraversata dalla musica. Per dieci giorni Perugia non ha semplicemente ospitato Umbria Jazz: è diventata Umbria Jazz, trasformando piazze, giardini e strade in un unico grande palcoscenico dove la musica, ancora una volta, è stata davvero patrimonio di tutti.

Recensione: Le atmosfere jazz al Teatro Morlacchi ad Umbria Jazz 50th Anniversary

Foto di Max Radicchi (https://www.massimoradicchi.it/)

Continuiamo con questo ulteriore articolo a raccontare le sonorità musicali  di Umbria Jazz nell’ambito della magia che si crea nell’ambiente del Teatro Morlacchi che da sempre ospita gli artisti che arrivano da ogni angolo del mondo e che attirano un pubblico che ama ascoltare musica in un ambiente più raccolto e dedito proprio ad amplificare emozioni e sensazioni.

I più bei concerti di Umbria Jazz li abbiamo sempre ascoltati particolarmente proprio qui, storica location del Festival e li abbiamo particolarmente apprezzati perché è qui che si danno appuntamento musicisti e appassionati del jazz in una sorta di abbraccio tra la sala e il palco e spesso i progetti più originali, le collaborazioni più particolari tra musicisti anche molto diversi fra loro avvengono sempre qui e sempre qui entusiasmano e raccolgono consensi ad ogni edizione.

Quest’anno ad inaugurare la stagione al Teatro Morlacchi, sabato 8 luglio è stato chiamato Mauro Ottolini & L’Orchestra Ottovolante, protagonista da sempre di progetti originalissimi che spaziano nei diversi generi musicali, quest’ anno ha portato sul palco del Teatro un progetto sul tema della canzone italiana del periodo anni 30/’60 resa popolare prima dalla radio, poi dalla TV, e anche dal Festival di Sanremo. Il progetto impreziosito dalla sofisticata vocalità di Vanessa Tagliabue Yorke presenta dei brani che seppur appartenenti ad un’epoca che sembra lontanissima da oggi hanno comunque un fascino inalterato nel tempo in grado di conquistare una platea di appassionati come il pubblico presente al Morlacchi ogni sera.

Domenica 9 luglio invece il Teatro Morlacchi è stato inondato dalle musiche di Paolo Fresu “Ferlinghetti” con Dino Rubino, Marco Bardoscia e Daniele di Bonaventura, un trio che non manca quasi mai ad Umbria Jazz sia nell’edizione estiva che quella winter che si svolge a fine anno ad Orvieto.

  Ferlinghetti rappresenta anche il nuovo capitolo della collaborazione tra Paolo Fresu e il regista Ferdinando Vicentini Orgnani, iniziata nel 2002 con “Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni” e proseguita con numerose opere tra cui “Vinodentro”, le cui musiche sono diventate un disco uscito nel 2013.
    I titoli dei 13 brani originali sono tratti dalla poesia Autobiography e da altri testi che compongono il corpus letterario dell’intellettuale italo-americano, registrati pochi mesi prima della sua scomparsa.

Da lunedì 10 una serie di concerti strepitosi, prima The Swingers Orchestra che ha presentato un progetto su Benny Goodman e Artie Shaw, poi martedì 11 un altro grande originalissimo progetto musicale creato dalla mente geniale e assolutamente unica di Gianluca Petrella in “Cosmic Renaissance” progetto nato nel 2007 liberamente ispirato alla musica e alla figura di Sun Ra, mercoledì 12 luglio un altro grande incontro tra artisti strepitosi come Chano Dominquez, Flavio Boltro, Martin Leiton, Michael Olivera e uno straordinario guest star Stefano Di Battista per un vero e proprio omaggio ad un mito della musica internazionale come  Michael Petrucciani.  

Giovedì 13 luglio invece altro grande concerto che ha avuto un seguito di pubblico strepitoso quello dell’incontro fra Danilo Perez, John Patitucci,   Adam Cruz Trio , un vero e proprio gioiello di esempio di straordinario jazz che ha entusiasmato il pubblico presente.

Venerdì 14 luglio altro duo di musicisti internazionali come Enrico Rava & Fred Hersch, seguiti da sabato 15 da grandissimo Kenny Barron Trio con Kivoshi Kitagawa, Savannah Harris , concludendo il Festival domenica 16 luglio con Samara Joy vera rivelazione dell’edizione Umbria Jazz 2022 e che anche in questa occasione ha incantato il pubblico presente con una voce strepitosa capace di essere paragonata ai grandi miti del jazz come Ella Fitzgerald o Sarah Vaughan o Billie Holliday.

Recensione: Umbria Jazz 50th Anniversary i grandi concerti dell’Arena Santa Giuliana di Perugia

di Annamaria De Crescenzo
Foto di Massimo Radicchi (http://www.massimoradicchi.it)
Foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

É stata definita l’edizione stellare di tutti i tempi e oggi che l’abbiamo vissuta intensamente per 10 giorni di musica straordinaria non possiamo che confermare tale definizione.

Per il 50esimo Anniversario di Umbria Jazz, Perugia si è trasformata ancora di più come la Città della Musica Jazz unica e straordinaria al mondo. Ogni angolo della città è diventato un luogo di incontro tra musica/talento/amicizia tra diverse generazioni di musicisti, pubblico e appassionati di tutto il mondo. Perugia vive ogni anno questa magia che solo la musica sa creare, ma quest’anno ancora di più.

E i dati dichiarati durante il consueto appuntamento della conferenza stampa alla fine del Festival sono da grandissimi eventi mondiali: un incasso superiore ai 2,3 milioni per 40 mila paganti, con una media di 3.200 paganti all’Arena, oltre 500 al teatro Morlacchi e 150 alla Sala Podiani. con un flusso di pubblico nell’ambito social nei canali del festival di oltre 2 milioni di utenti nei dieci giorni del festival e la presenza  fissa di tutto lo staff di Radio Monte Carlo, radio ufficiale del festival, ha contribuito a questo ottimo risultato con 122 ore di diretta da Perugia, 70 interviste e oltre 10 live realizzati, con uno staff di 15 persone tra speaker e tecnici.

Quest’anno, visto il cartellone ricchissimo di eventi, per seguire una sorta di filo logico, di “raccontare” il Festival suddividendo il racconto stesso non più seguendo i vari giorni di programmazione ma i luoghi dove si sono svolti i concerti stessi, almeno le location più importanti e significative, come ovviamente l’Arena Santa Giuliana dove da anni si svolgono tutti i main concert serali, il Teatro Morlacchi, i due palchi gratuiti allestiti ai Giardini Carducci e in Piazza IV novembre.

In questo articolo cercheremo di raccontarvi quanto il pubblico ha potuto godere ed apprezzare gli Artisti presentati sul palco sicuramente più rappresentativo di tutta l’essenza del mondo musicale di Umbria Jazz, un mondo che non sempre presenta nomi esclusivamente e rigorosamente appartenenti al mondo jazz ma che spesso ha ospitato, come si è verificato  anche quest’anno, anche nomi della musica pop/rock/blues/funky del panorama musicale italiano ed internazionale, in una sorta di apertura del jazz verso tutto l’universo della musica in generale.

Ed è infatti, anche in questa edizione, come ormai il Direttore Artistico di Umbria Jazz e tutto lo staff organizzativo ci ha abituato da anni, è stata caratterizzata dalla presentazione di Artisti che rappresentano la musica in tutte le sue diverse declinazioni: le ballade dello straordinario racconta storie come Bob Dylan, che ha inaugurato il giorno 7 luglio il palco del Santa Giuliana, la canzone d’autore italiana di Paolo Conte, il pop rock dei Police orchestrati da Stewart Copeland, le sonorità del repertorio popolare americano ma anche italiano, irlandese, latinoamericano di Rhiannon Giddens; le canzoni del rock blues di Joe Bonamassa e quelle legate alle radici folk di Ben Harper.

Insomma non è assolutamente un lavoro semplice pensare ad un Festival che abbracci tanti generi musicali e tante sonorità complesse e straordinariamente di altissimo livello come quelle degli Artisti invitati a questa Edizione, ma il risultatoè stato assolutamente straordinario e ha accolto il favore totale del pubblico visto che ogni sera, all’Arena Santa Giuliana sono stati raggiunti dei numeri record nella vendita dei biglietti e in tantissime serate in sold out, appena i biglietti sono stati pubblicizzati sulle pagine del sito del Festival stesso.

Continua a leggere

Recensione: Umbria Jazz 50th Anniversary , i concerti ai Giardini Carducci

Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Perugia come ogni anno ha ospitato dei palchi dove si sono esibiti dei grandi musicisti che hanno coinvolto residenti e turisti. Ma anche sul Corso Vannucci già di buon’ora il box di Radio Monte Carlo, media partner, diffondeva musica.

I primi a dare l’avvio alla giornata dalle 11.30 fino alle 18 sono stati i Funk Off che con la loro musica hanno coinvolto tanta gente.

L’offerta musicale che ogni anno Umbria Jazz è tanta che nessuno è andato via senza assistere almeno a una esibizione di grande livello musicale.

Dal Palco dei Giardini Carducci, al Palco di Piazza IV Novembre per i concerti gratuiti con bravissimi e applauditi artisti a tutte le ore.

A esibirsi alterandosi tra i due palchi: Modalità Trio con Nico Gori, Massimo Moriconi e Ellade Bandini, The New Orleans Mystics, Ray Gelato &The Giants, Ranky Tanky, Sugarpie &The Candyman, Shake ‘em up   jazz band, Mwenso &The Shakes, Tribunal Mist Jazz Band, J.P. Bimeni & The Black Belts e immancabili Funk Off.

Mentre alle 19.30 prima del concerto serale si sono esibiti Accordi Disaccordi e nel after show si alternavano alcuni artisti sopracitati.

Mentre per gli amanti del “Around Midnight” e delle Jam session alla Taverna 36 Jazz Club si è esibita la Residente Band, con Piero Odorici, Daniele Scannapieco, Paolo Birro, Aldo Zunino e Xaver Hellmeier.

Come si è potuto evincere dalle presenze nonostante le giornate di caldo torrido le persone che sono accorse nel capoluogo Umbro hanno festeggiato con un entusiasmo senza pari i 50 anni di Umbria Jazz non facendo mai mancare applausi e incitamento agli artisti che si esibivano.

Recensione: Umbria Jazz 50th Anniversary /Sala Podiani


Foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)
Foto di Massimo Radicchi (http://www.massimoradicchi.it)

Ogni anno Umbria Jazz è l’evento più importante di tutto il panorama degli appuntamenti italiani riguardanti il jazz e tra i primi posti di tutti gli altri eventi internazionali di tale genere musicale.

Non a caso ogni anno si registrano numeri record in termini di presenza di pubblico proveniente da tutto il mondo ma anche di Artisti italiani ed internazionali che ogni anno propongono concerti di altissimo livello da tutti i palchi allestiti in tutta la città di Perugia a partire da quelli storici come quello di Piazza IV Novembre o Giardini Carducci, Arena Santa Giuliana o Teatro Morlacchi o più recentemente nella bellissima Sala Podiani allestita all’interno della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Quest’anno poi, in occasione del 50esimo anniversario dell’Umbria Jazz Festival, i concerti sono stati ancora più numerosi e tutti di altissimo interesse e valore artistico, per giunta tutta la Redazione è stata messa a dura prova e per “tentare” di raccontare lo spirito che da 50 anni anima il senso del Festival stesso, abbiamo scelto di riepilogare, per luoghi, i tanti concerti ai quali abbiamo assistito durante i tanti giorni di programmazione dell’Umbria Jazz.

Iniziamo quindi dai concerti che nel primo week end di programmazione sono stati presentati alla Sala Podiani, un luogo di grande intensità emotiva e sensoriale, dove si è registrato quasi sempre, nonostante il caldo, il tutto esaurito.

I nomi tutti di grande livello internazionale, da Dado Moroni, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi a Nduduzo Makhathini sudafricano, al cubano David Virelles e alla tedesca Olivia Trummer, in duo con Nicola Angelucci. Il Trio Brandee Younger che ha suonato l’arpa classica uno strumento non usale nel mondo del jazz. La grande performance di Marc Ribot che ha riscosso grandissimo successo nei due set quello delle 12 e delle 15.30.

Da citare il duo con Miguel Zenón sax contralto e Luis Perdomo al piano duo dalle sonorità latine, e anche il duo sax/chitarra Pietro Tonolo e Giancarlo Bianchetti. Un bellissimo progetto jazz di Vanessa Tagliabue Yorke non ultimi Enrico Morello in “Cyclic Signs” con Francesco Lento, Daniele Tittarelli e Matteo Botone e il trio MiXMONK con Joey Baron, Robin Verheyen e Bram De Looze.

Recensione: Umbria Jazz 2022 uno sguardo sulla musica jazz

di Clementina Abbamondi 
Foto di SpectraFoto (www.spectrafoto.com)

Dall’8 al 17 luglio 2022 si è svolta a Perugia la 22° Edizione di Umbria Jazz Summer. Dopo il lungo periodo della pandemia, finalmente questa estate c’è stata la rinascita della musica e della cultura e Perugia si è ripopolata di migliaia di persone che sono accorse per assistere ai moltissimi concerti che hanno animato in questi dieci giorni le strade e le piazze di questa bellissima città.

I concerti sono stati organizzati sia nell’Arena Santa Giuliana, che ha ospitato delle vere stelle della musica internazionale tra i quali: Dee Dee Bridgewater, Herbie Hancock, Diana Krall,Tom Jones  sia nella Sala Podiani ,situata nella Galleria Nazionale dell’Umbria, sia nel Teatro Morlacchi.

La  caratteristica vineria “La Bottega del vino”, posta nel centro storico di Perugia a pochi passi dal Duomo, ha ospitato ad ora di pranzo il gruppo Accordi Disaccordi con Anaìs Drago ed alle 19 il pianista Lorenzo Hengeller.

Sul palco dei Giardini Carducci si sono alternati  dalle 13  fino a tarda sera tantissimi gruppi che hanno animato questo bellissimo luogo di Perugia. Tra i vari gruppi musicali che si sono esibiti sul palco c’è stato quello dei “Sugarpie&Candymen” ,formatosi nel 2008 in Emilia-Romagna, conosciuti anche per alcune collaborazioni con Renzo Arbore sono noti   anche per aver riarrangiato nel loro genere ,ovvero il jazz, molti brani popolari di artisti e gruppi notevolmente conosciuti, alcuni dei quali; Bohemian Rhapsody,Disco Inferno,Come Together,Quando, Quando ,Nel blu.  dipinto di blu. Tra i loro album vi è anche “Let it Swing”dedicato interamente ad alcune it dei Beatles. Bravissima la cantante del gruppo Lara Ferrari che ha regalato dei momenti di grande spensieratezza coinvolgendo con il suo swing il numeroso pubblico presente nei Giardini Carducci.

Un altro gruppo musicale tutto al femminile il “ EM UP Jazz Band” sono riuscite a far rivivere la tipica polifonia dei gruppi vocali degli anni ruggenti del jazz . Il gruppo ha base a New Orleans ,la formazione della band rievoca le prime orchestre dixieland :una frontline con tromba ,trombone e clarinetto e una sezione ritmica con basso, chitarra e washboard. Hanno inciso dischi e fatto un tour in America e fuori . Con la loro musica il pubblico si è scatenato ballando e applaudendo entusiasta.

Un artista che ha stabilito un rapporto privilegiato con il pubblico proprio sul palco dei Giardini Carducci è  stato il giovanissimo pianista Mathis Picard ,compositore, produttore e band leader di origini franco-malgasce e newyorkese di adozione .Mathis è stato nominato una “stella nascente” da The Scotsmen all’età di dieci anni. È’ una personalità dinamica e allo stesso tempo un grande virtuoso. L’ultimo album da solista “Live At The Museum” ,pubblicato con il plauso della critica nel gennaio 2022 rende omaggio alle opere dei grandi compositori di musica classica e jazz che hanno influenzato il percorso musicale di Mathis,attraverso interpretazioni audaci ed evocative di brani classici.  In qualità di band leader dirige la “The Sound Orchestra”  il suo grande ensemble.  Le sue mani riescono a trarre dallo strumento dei suoni ricchi  di rievocazioni di grandi pianisti della musica classica, fusi e stravolti abilmente dal pianista che riesce a creare un suono unico e personale nel quale confluiscono anche lo swing, il jazz rendendo il ritmo perfetto e travolgente. Il pubblico presente numerosissimo nei Giardini Carducci ha tributato moltissimi applausi  a questa stella nascente del piano .

Uno dei concerti più seguiti dal pubblico è stato quello del pianista napoletano Lorenzo Hengeller,cantautore e compositore di musica swing. Hengeller ha vinto nel 2007 il Premio Carosone .

La sua musica  trae ispirazione da grandi autori come Lelio Luttazzi, il Quartetto Cetra, Gorni Kramer, Renato Carosone. Dopo il suo primo album “Parlami Mariù ma non d’amore”, nel 2006 esce “Il giovanotto matto”, album di matrice swing dove rende omaggio a Renato Carosone e Gorni Kramer. Nel 2010 esce il disco “Canzoniere minimo leggero” con duetti con Gianluca Guidi e Stefano Bollani. Nel 2013 esce il disco tributo a Lelio Luttazzi “Pianoforte e amici”, nel 2016 “Gli stupori del Giovane Hengeller” e nel 2020 esce “Piano Napoli” in collaborazione con Elisabetta Serio. Lorenzo Hengeller ha la passione per l’umorismo, quello di Luttazzi e Carosone, che si intreccia con quella per il jazz e le musiche divertenti.

Continua a leggere

Recensione: Il soul e la musica pop elettronica arriva ad Umbria Jazz

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto(http://www.spectrafoto.com)

Dopo un bellissimo week end di musica è iniziata una settimana che vede in cartellone straordinari concerti a partire da quelli previsti alla Galleria Nazionale dell’Umbria Sala Podiani a mezzogiorno e nel primo pomeriggio per continuare poi al Teatro Morlacchi e in serata tantissimi concerti nelle varie piazze della città.

L’atmosfera che si “respira” in città è proprio quella di “viversi” appieno le emozioni che un Festival cosi importante riesce a donare a chi si vive ogni istante di musica e della vita che gira intorno ad un evento organizzato al massimo livello in ogni dettaglio e in ogni particolare.

Quindi ci immergiamo anche in questo inizio settimana in tutti i vari incontri musicali per poter raccontare quanto più possibile le emozioni del jazz di questa settimana cosi intensa.

Lunedì 11 luglio dopo un bellissimo piano solo di Alessandro Lanzoni, e un concerto intenso di Alice Ricciardi & Pietro Lussu, l’evento straordinario del Teatro Morlacchi che ha visto sul palco del Teatro una band straordinaria guidata da Christian McBride & Inside Straight con Steve Wilson, Warren Wolf, Peter Martin e Carl Allen

Nel 2007 Christian McBride, uno dei più grandi contrabbassisti del jazz contemporaneo ed eclettico leader, ha presentato in anteprima la nascita di un nuovo quintetto chiamato Inside Straight con un live set al leggendario Village Vanguard. Sia i critici che i fan sono rimasti entusiasti di questa potenza acustica. McBride ha poi pubblicato due album del gruppo “Inside Straight” su Mack Avenue records, Kind of Brown (2009) e People Music (2013), dedicati alla visione di Mc Bride del jazz ‘straight’ e swingante. Dopo una pausa di diversi anni, Christian McBride riporta “Inside Straight” sui palcoscenici nel 2022 con una nuova fantastica formazione e nuovi brani groovin’ per i suoi fan più accaniti.

A giudicare dalla sua performance, la frase “Inside Straight” cattura bene l’estetica di questa band: è sia “dentro” una comoda dimensione groove che “dritto” – bluesy. La scelta dei brani di McBride può essere armonicamente complicata, ma non si discostano mai dalla forma e dalla tonalità della composizione; sono esercizi ingegnosi per un quintetto sofisticato e intelligente, un mix di veterani e giovani musicisti che include batteria, sassofono, pianoforte e vibrafono. E, naturalmente, McBride brilla sia negli assoli che nel tenere il tempo: brandisce un contrabbasso tremendamente flessibile, rotondo e fluido, saldamente radicato nel suonare ciò che è inconfondibilmente jazz.

La serata si apre invece con due strepitosi concerti all’Arena Santa Giuliana con il primo set di Jamie Cullum e la seconda parte della serata con Christone “Kingfish” Ingram Trio. Due concerti seguitissimi dal pubblico presente in Arena che hanno visto uno strepitoso Jamie Cullum che ha cantato, suonato, ballato e saltato dal pianoforte come ci ha abituato da tempo in una performance straordinaria per più di un’ora senza risparmiarsi né fermarsi ma

Cullum a Perugia c’era già stato più volte a partire dal 2006, poco dopo essersi rivelato al grande pubblico coi suoi primi due esplosivi album.

Continua a leggere

« Vecchi articoli