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PER LA SECONDA SERATA ALLA XIII EDIZIONE DI SUONI DIVINI : PERTUBAZIONE & NADA

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di Catuogno Mario (http://www.spectrafoto.com)

Anche ieri sera, sabato 12 ottobre, il Teatro Tasso ha fatto il pienone, e anche per stasera 13 ottobre si preannuncia un Teatro gremito per l’ultima serata che vedrà sul palco Mario Rosini con il suo trio, per la chiusura della XIII Edizione di Suoni Divini.

La rassegna Suoni Divini è patrocinato dal Comune di Sorrento e dal Mic, e se per tutti questi anni, Suoni Divini è un appuntamento imprescindibile nella vita di Sorrento lo si deve al Direttore Artistico Mario Mormone.

Accolto dagli applausi Mario Mormone come consuetudine ha preso la parola per una breve presentazione del live che da lì a poco inizierà.

ha ringraziato il pubblico in sala per la presenza e a raccontato delle belle emozioni che si sono avute per il concerto del Banco Del Mutuo Soccorso, con il loro prog rock, che ci hanno di fatto riacceso tanti bei ricordi di chi ha vissuto quell’epoca e anche ai più giovani che non erano ancora nati in quegli anni.

Per poi ringraziare Don Carmine “che sono 20 anni che è stato colui il quale ha combattuto insieme a noi per farci ottenere le chiese quando abbiamo iniziato questa kermesse che è durata 15 anni da XIII Edizioni, e colui il quale ha capito che era il nostro messaggio ossia avvicinare chiunque alla sacralità dei luoghi tramite alla bellezza della musica” Don Carmine al momento vive a Arezzo che sta facendo una vita silenziosa e di preghiera e a lui va il nostro più sentito grazie per tutto quello che ha fatto in tutti questi anni.

Per poi presentare il concerto della serata: “Stasera abbiamo il piacere e l’onore di avere un gruppo “Pertubazione” nascono nel 1988 in Piemonte, non tutti li conoscono ma appunto nel 1988 hanno fatto un disco “in circolo” che per la famosa rivista Rolling Stone è considerato uno dei 100 migliori album italiani. E stanno portando avanti questo progetto che li ha visti finalisti al Premio Tenco e vincitori della targa De André quest’anno. La motivazione per la targa per la “Buona Novella” è stata: “Cantare De André non è mai facile perché in qualunque momento, in qualunque verso, su qualunque accordo, si viene paragonati a quella voce là. Cantare la “Buona Novella” lo è ancora di più perché quel disco sancisce definitamente il genio del suo Autore, controcorrente, ma sempre dentro la storia, i Pertubazione riescono nella difficilissima impresa di non snaturare la propria cifra stilistica e cantare le proprie canzoni e quelle di Faber proiettandole nell’oggi, con versioni autentiche, rock rispettose, ma che non mettono le canzoni all’interno di un museo, sanno farle vivere e vibrare come meritano” Questa motivazione l’ha letta Dori Ghezzi. Quindi conclude Mario Mormone non solo abbiamo il  grande piacere di avere i “Pertubazione” ma una grande Artista che non ha bisogno di presentazioni Nada

I “Perturbazione” nascono a Rivoli (TO), nel 1988, con una formazione diversa da quella attuale:

Tommaso Cerasuolo – Voce e mandolino

Cristiano Lo Mele – Chitarra e tastiere

Alex Bracco- Basso (dal 2008)

Rossano Antonio Lo Mele – Batteria

Nada – Voce

Nel silenzio totale entra dalla porta laterale del Teatro Tommaso Cerasuolo cantando solo voce “Laudate Dominum” dirigendosi sul palco.

Rivolgendosi al pubblico racconta il contesto storico / politico di come nasce la “Buona Novella” paragonando De Andrè a un fiume questo è De Andrè è un fiume dove l’acqua in certi punti forma dei vortici, altri dove l’acqua scorre, altre zone dove stagna , pieno di anse dove dietro non sai cosa troverai, e ci fa domande, la sua scrittura è profondamente interrogativa.

La buona novella, pubblicata nel 1970, è un album che rappresenta uno dei momenti più intensi e profondi nella carriera artistica di Fabrizio De André. In questo concept album, De André si ispira ai vangeli apocrifi, scritture cristiane non canoniche, per raccontare la vita di Gesù e le vicende delle persone che lo hanno circondato, dando voce a figure storicamente marginalizzate. Il risultato è un’opera che unisce riflessione spirituale e denuncia sociale, intrecciando il sacro e il profano in una narrazione poetica e umanista.

Per comprendere appieno La buona novella, è necessario inquadrarla nel contesto storico in cui fu concepita. Alla fine degli anni ’60, l’Italia e l’Europa erano attraversate da movimenti di contestazione sociale e politica, culminati nel Sessantotto. Le proteste studentesche e operaie mettevano in discussione l’autorità delle istituzioni, inclusa quella della Chiesa cattolica, e chiedevano un mondo più giusto, libero da ingiustizie sociali e disuguaglianze. In questo clima, l’album di De André arriva come una riflessione che, pur ispirandosi a testi religiosi, parla di temi universali come la giustizia, l’oppressione e la dignità umana.

De André utilizza i vangeli apocrifi come fonte per umanizzare le figure religiose, trasformando la vicenda di Gesù in una metafora delle lotte dei più deboli contro l’autorità e la violenza del potere. Brani come Il testamento di Tito, ad esempio, rivisitano i comandamenti biblici attraverso gli occhi di un ladro crocifisso accanto a Gesù, denunciando l’ipocrisia di norme imposte dai potenti a scapito dei più poveri.

Uno degli elementi più innovativi dell’album è l’attenzione dedicata alle figure femminili, in particolare a Maria. Nelle canzoni L’infanzia di Maria, Il sogno di Maria e Ave Maria, De André tratteggia la figura della madre di Gesù con una delicatezza e una profondità che raramente si ritrovano nella tradizione cristiana ufficiale. Maria è rappresentata come una giovane donna che vive con dolore e consapevolezza il suo ruolo di madre del Messia, ma anche come una persona che affronta le sfide della vita con dignità e umiltà.

Musicalmente, La buona novella fonde il cantautorato di De André con sonorità che richiamano la tradizione religiosa e popolare. Cori, arrangiamenti orchestrali e melodie che evocano atmosfere sacre si mescolano a ritmi più moderni, creando un paesaggio sonoro che sottolinea la dualità dell’album: da un lato, la sacralità dei temi religiosi; dall’altro, la critica sociale e politica.

La poesia dei testi è, come sempre in De André, uno degli aspetti più straordinari dell’album. Ogni canzone è una storia a sé, in cui le parole sono scelte con cura per evocare immagini potenti e per stimolare una riflessione profonda. Tre madri, ad esempio, è un brano struggente in cui le madri di Gesù, Tito e Disma piangono i loro figli crocifissi, in un lamento universale che parla della sofferenza umana al di là del contesto religioso.

La buona novella è un’opera che sfida e sovverte le convenzioni. In un periodo di fervore politico e di contestazione sociale, De André crea un album che, pur attingendo a temi religiosi, riesce a parlare in modo sorprendentemente attuale di libertà, giustizia e umanità. La sua capacità di umanizzare figure sacre e di criticare il potere attraverso la lente della religione rende quest’opera non solo un capolavoro musicale, ma anche un potente manifesto di pensiero critico e di compassione verso i più deboli.

Ancora oggi, La buona novella è un album che continua a risuonare con forza, dimostrando la grandezza di De André come poeta e cantautore, capace di trasmettere messaggi senza tempo attraverso la sua arte.

In teatro durante tutto lo spettacolo si respira un’aria quasi di “sacralità” in silenzio il pubblico segue attentamente le varie canzoni di questa grande opera scritta da De Andrè, oggi si etichetterebbe con un termine molto in voga “concept album” cioè un album musicale in cui tutte le canzoni ruotano attorno a un tema centrale, una storia o un’idea comune, sviluppandosi in modo coerente dall’inizio alla fine. A differenza di un album tradizionale, che può contenere canzoni scollegate tra loro, il concept album è progettato per essere un’opera unitaria, in cui ogni traccia contribuisce a raccontare un unico messaggio o una narrazione.

Applausi finali a scena aperta per la bellissima interpretazione de “La Buona Novella” a conclusione i bis di rito, con una canzone di Nada che di incastra bene nel contesto dal titolo “Gesù”.

A seguire una canzone dei “Pertubazione” del 2001 dal cd “in circolo” dal titolo “Agosto” e a termine una canzone solo voce di Nada dal titolo “All’aria aperta”

Open act: 12 Corde, Gennaro Mastellone voce, chitarra ritmica e Paolo Reale chitarra solista.

Se il concerto di venerdì è stato un “botto” (cit. Mario Mormone) questo non è stato da meno! Di grande intensità e emozionante, non solo alla grande bravura dei “Pertubazione” ma anche alla voce di Nada che ha contribuito a dare ancora di più a un’atmosfera quasi sacrale del concerto.

Non per piaggeria, ma ne testimoniano i fatti reali che il Direttore Artistico Mario Mormone, che ringraziamo per l’ospitalità, che in tutti questi anni il suo continuo e incessante lavoro minuzioso non ci ha mai deluso portandoci artisti e progetti a Sorrento di una qualità altissima.

The last but not the least un saluto affettuoso a Giuseppe Prudente grande conoscitore di musica e come già dichiarato tempo fa da Mario Mormone suo braccio destro.

ALLA PRIMA SERATA DELLA XIII EDIZIONE DI SUONI DIVINI: BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

Di Annamaria De Crescenzo
Foto gallery di : Mario Catuogno (http://www.spectrafoto.com)

Ieri sera, 11 ottobre, è iniziata la XIII Edizione di Suoni Divini che si svolgerà presso il Teatro Tasso.

Tale manifestazione, è patrocinata dal Comune di Sorrento e dal Ministero della Cultura.

Teatro pieno per la prima serata della manifestazione considerato i grandi Artisti che verranno ospitati in questi tre giorni a Sorrento.

Prima di dare il via alla manifestazione sul palco oltre a Mario Mormone è intervenuto il Sindaco di Sorrento Massimo Coppola.

Che ha detto tra l’atro: “Che è una manifestazione stabile nel calendario del Comune di Sorrento, e che aveva una collocazione temporale diversa, ma che adesso è posta in un lasso di tempo “mediana”, vista la stagione estiva molto impegnativa e che il comune ha lavorato per rendere il Teatro ancora più accogliente internamente e esternamente. E che il teatro sia un punto di riferimento per Sorrento non solo per gli spettacoli ma per tutto l’anno, soprattutto durante la stagione autunnale / invernale dove le distrazioni dono minori che diventi un luogo di incontro e aggraziane per i Sorrentini”

Il Sindaco Coppola Massimo poi ha tenuto a ringraziare Mario Mormone: “per il lavoro che svolge con tanto impegno e dedizione, per portare a Sorrento grandi artisti che sicuramente renderanno omaggio a questa XIII Edizione di Suoni Divini”

La parola è passata a Mario Mormone che oltre a ringraziare il Sindaco, un altro motivo di ringraziamento e che questa Amministrazione ci permette di realizzare questi grandi eventi a dei prezzi molto popolari che in altri posti della penisola non si trovano. Ha salutato una rappresentanza di ragazzi dell’istituto “Istituto Superiore ad indirizzo RARO “Francesco Grandi” ospiti della manifestazione, con il suddetto collaboriamo da anni in sinergia con il Professore Mº Domenico Guastafierro, con questo scambio di esperienze e confronto e di proposte.

Poi Mario Mormone ha fatto un excursus della tre giorni della manifestazione partendo da quello di domenica che chiuderà la XIII  Edizione di Suoni Divini, sul palco sarà ospite Mario Rosini grandissimo Arista con il suo trio, domani (sabato 12) con una bellissima rappresentazione di quello che è stato il capolavoro di Fabrizio De André “Faber” con  la “Buona Novella” con il gruppo “Pertubazioni” tra l’atro vincitori del premio Tenco e vincitori della targa  su “De André” insieme a Nada e poi con il concerto di stasera, un concerto con il “botto” un vero motivo di orgoglio di presentare sul palco del Teatro Tasso uno dei gruppi fondatori del “progressive rock”  in Italia il “Banco del Mutuo Soccorso” fondato da Vittorio Nocenzi

Accolti da applausi sul palco hanno dato inizio al concerto che per due e passa ore ha percorso la loro storia musicale con le loro carriera musicale il tutto con intervallato da interazioni con il pubblico da parte di Vittorio Nocenzi.

Banco del Mutuo Soccorso: Pioniere del rock progressivo italiano, che ha saputo conquistare il pubblico con sonorità complesse e testi poetici. Tra le band più rappresentative del genere in Italia, il loro sound è un mix di rock, jazz e musica classica, creando un’atmosfera unica e coinvolgente. Se ami il prog rock e la musica italiana, il Banco è un must-listen!

Nei primi sei album si consacrano fra le Band Europee di rock progressive più importanti di quegli anni. Negli anni ‘80 sono protagonisti con brani di grande successo: «Paolo Pa», «Moby Dick», «Grande Joe», ecc., coniugando vasta popolarità e qualità artistica. Il terzo decennio di attività, gli anni ‘90, diventa il giusto. Il Banco è tra le band rock italiane a non aver mai interrotto l’attività concertistica contribuendo a consacrare il prog rock italiano in tutto il mondo.

Con Vittorio Nocenzi : Organo e sintetizzatori a completare la band

Michelangelo Nocenzi: Piano e tastiere

Filippo Marchegiani – Chitarra elettrica

Marco Capozi – Basso elettrico

Dario Esposito – Batteria

Tony D’Alessio – Voce solista

Applauditi dalla prima all’ultima nota dal pubblico eterogeneo che ha rivissuto epoche passate con il prog rock inconfondibile del Banco.

E come aveva detto nella presentazione Mario Mormone è stato un concerto con il “botto” vista la grande partecipazione del pubblico e dal grande entusiasmo che si è avuto durate e post il concerto del Banco.

Open Act – Giovanni Cinque – Voce e Chitarra

Ringraziamo il Direttore Artistico Mario Mormone, per la gentilissima disponibilità e la perfetta organizzazione dell’evento.

Recensione: Italienische Nacht alla Filarmonica di Berlino con Stefano Bollani

Articolo a cura di Francesca Petrillo

La Italienische Nacht, tenutasi il 25 settembre 2024 presso la Filarmonica di Berlino, è stata un tributo indimenticabile all’anima musicale italiana, filtrata attraverso l’improvvisazione e la libertà espressiva del jazz. La serata, diretta dall’eclettico pianista Stefano Bollani, ha coinvolto alcuni tra i più talentuosi musicisti della scena jazz internazionale: Gabriele Mirabassi al clarinetto, Luca Aquino alla tromba, Matteo Mancuso alla chitarra, e la cantante Valentina Cenni, che con la sua voce ha incantato il pubblico berlinese. L’evento è stato curato da Siggi Loch, un esperto di jazz che ha saputo cogliere l’essenza della tradizione musicale italiana e presentarla in un contesto innovativo e contemporaneo.

Il programma della serata ha attraversato le melodie classiche di compositori come Ennio Morricone e Adriano Celentano, arricchite dalle reinterpretazioni jazzistiche di Bollani e dei suoi compagni di viaggio. Da brani come Metti, una sera a cena di Morricone a Piazza Grande di Lucio Dalla, ogni pezzo ha evocato immagini di un’Italia malinconica e romantica, ma al tempo stesso vibrante e piena di vita. La magia del momento si è amplificata grazie alla bravura tecnica dei musicisti, capaci di trasportare il pubblico attraverso una varietà di emozioni: dalla dolcezza nostalgica di Storia d’amore di Celentano, fino all’energia travolgente di O sarracino di Renato Carosone.

Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo, lasciandosi coinvolgere dalle improvvisazioni, dai virtuosismi di Matteo Mancuso alla chitarra elettrica, e dalle delicate sfumature della tromba di Luca Aquino. La voce di Valentina Cenni, piena di passione e versatilità, ha aggiunto un tocco teatrale alla serata, interpretando con intensità pezzi che parlano di amore, desiderio e nostalgia.

Dal punto di vista emotivo, la serata è stata una celebrazione della bellezza mediterranea, ma anche un incontro tra culture: il pubblico tedesco ha percepito la familiarità e il calore della musica italiana, mentre gli artisti sul palco creavano un ponte musicale tra nord e sud Europa. 

La Filarmonica di Berlino, con la sua acustica perfetta e il suo fascino maestoso, ha fornito la cornice ideale per un evento che ha unito la sofisticatezza della musica classica e la libertà interpretativa del jazz. Ogni nota risuonava con precisione, permettendo al pubblico di percepire ogni sfumatura emotiva espressa dai musicisti.

A fine serata, l’atmosfera era elettrizzante: il pubblico, visibilmente emozionato, ha tributato applausi calorosi e ripetuti standing ovation agli artisti. La Italienische Nacht si è così conclusa in un clima di gioiosa celebrazione della musica, con un filo di malinconia che ha lasciato a tutti il desiderio di prolungare quel viaggio sonoro per qualche istante in più. Questa serata alla Filarmonica di Berlino rimarrà certamente nella memoria collettiva, come un omaggio al potere senza tempo della musica di unire cuori e mondi diversi.

ALLA SERATA CONCLUSIVA DEL LEMON JAZZ : IL SOUND DI DARIO BASSOLINO.

Di Annamaria De Crescenzo
Foto gallery: Mario Catuogno (http://www.spectrafoto.com)

È domenica ed è anche l’ultimo giorno che chiude la VI edizione del Lemon Jazz, rassegna che è entrata da anni nelle attività culturali della città di Sorrento che si è svolta presso il Teatro Tasso.

Come tutte le altre due serate, Mario Mormone sale sul palco per introdurre all’ascolto degli artisti della serata e tra gli applausi dal palco Mario Mormone prima di parlare degli artisti della serata fa i ringraziamenti di rito: “Oggi è la giornata dei ringraziamenti a tutti quelli che hanno reso possibile la realizzazione della VI Edizione di Lemon Jazz, prima di tutto il Comune di Sorrento e la Fondazione Sorrento, a  tutti i collaboratori che ci sono vicini ogni anno, un ringraziamento a Michele Mozzicato di Egea Music, che mi segue da dodici anni, poi l’immancabile mio braccio destro Giuseppe Prudente, un ringraziamento a tutti i tecnici dei suoni e delle luci, a Paolo Terlizzi, fotografo ufficiale del Lemon Jazz e a tutto il personale del Teatro Tasso. E rivolgendosi al pubblico, un ringraziamento a tutti voi che con la vostra presenza ci aiutate a portare avanti il festival. Mi fa piacere vedere anche stasera Elisabetta Ricca di Sorrento Jazz (moglie del compianto Antonino Esposito)che con la quale continuiamo a fare interscambi e a seguirci a vicenda, alla prima serata avevo la shirt di Sorrento Jazz e dintorni e parlando con Elisabetta ho spiegato il perché della scritta Sorrento Jazz e dintorni, Antonino fu il primo a fare un festival Jazz a Sorrento, ben 24 edizioni, e quindi una storia lunghissima, e iniziò a portare artisti che non avevano specificità con il Jazz, Antonino diceva che il Jazz è contaminazione, non è solo quello che ascoltiamo come i  classici e i grandi interpreti del Jazz. Dopotutto il Jazz è nato da contaminazioni di vari generi e quindi dobbiamo continuare su questa linea, promuovendo questi movimenti che attingono al Jazz e trasformano la propria musica verso nuove vie. Quindi stasera di Jazz avremo molto poco”

Ad aprire la serata un duo di giovani ragazzi i Devil A and Skioffi

Devil A (pseudonimo di Angelo Autorino) di San Giuseppe Vesuviano, rapper e cantautore  

Skioffi (pseudonimo di Giorgio Iacobelli) di Casalvieri, rapper e produttore

Hanno presentato alcuni loro brani molto apprezzati dal pubblico.

Dopo l’esibizione del duo, Mario Mormone introduce l’artista principale e per spiegare come avviene la scelta degli artisti, parte dalla considerazione che un direttore artistico per poter proporre artisti ai soggetti istituzionali, che hanno la voglia, il coraggio di investire risorse in questi progetti, deve, spesso trascorre parecchio tempo davanti al pc con le cuffie ad ascoltare musica, da quella più famosa a quella emergente, non solo artisti famosi che sono stati ospiti al Lemon Jazz ma anche artisti emergenti. E quindi “scrollando” sul telefonino ha iniziato ad ascoltare la musica dell’artista della serata, Dario Bassolino.

Dario Bassolino è pianista e compositore attivo nella scena jazz elettronica e non solo a livello nazionale e internazionale, ha all’attivo produzioni con Nicola Conte, LNDFK e Pellegrino, vanta collaborazioni con Nu Genea, Paolo Fresu, Stefano Costanzo, Chester Watson e tanti altri.

E per la serata conclusiva del Lemon Jazz presenta insieme al suo gruppo il suo lavoro discografico “Città Futura”

Dario Bassolino: Piano, sinth, voce
Paolo Petrella: basso elettrico, sinth
Andrea De Fazio: batteria
Marcello Giannini: chitarra
Francesca Diletta Iavarone: flauto, voce, cori
Pietro Santangelo: sax, percussioni
Linda Feki: voce, sinth
Gennaro Apuzzo: voce, cori

Il pubblico in sala molto attento all’ascolto delle canzoni proposte, un sound familiare, ma allo stesso tempo nuovo e coinvolgente. In definitiva “Città Futura” di Dario Bassolino è un album che si distingue per la sua capacità di mescolare elementi elettronici con sonorità più tradizionali, creando un’atmosfera futuristica e riflessiva. Il disco, con le sue sfumature ambient e glitch, sembra voler trasportare l’ascoltatore in una città immaginaria, in un mondo in cui il passato e il futuro si fondono. Le tracce sono caratterizzate da ritmi ipnotici e tessiture sonore complesse, dove la melodia lascia spesso spazio alla sperimentazione sonora.

Uno degli aspetti più interessanti del disco è la sua capacità di evocare immagini e sensazioni, quasi come se ogni traccia fosse un viaggio attraverso diverse zone di questa “città futura”. Bassolino utilizza suoni sintetici che si fondono con strumentazioni organiche, creando un contrasto affascinante che dà vita a una narrazione musicale ricca di dettagli.

In sintesi, “Città Futura” è un lavoro raffinato e suggestivo, capace di catturare l’attenzione di chi è alla ricerca di sonorità innovative e atmosfere oniriche.

Così con queste sonorità a noi vicine si è conclusa la VI Edizione del Lemon Jazz, con un ottimo riscontro di critica e di pubblico che ha apprezzato molto gli artisti che Mario Mormone ha proposto, dalle sonorità Cubane di Roberto Fonseca, ai virtuosismi del basso di Vincen Garciá e a concludere con le atmosfere futuristiche di Dario Bassolino.

Non ci resta che salutare la sempre bella Sorrento e ringraziare ancora una volta il Direttore Artistico Mario Mormone, per l’ospitalità concessaci, per aver avuto l’opportunità di seguire questa interessantissima rassegna del Lemon Jazz. Arrivederci alla VII Edizione che sicuramente ci riserverà tante altre sorprese!

ALLA SECONDA SERATA DEL LEMON JAZZ : IL VIRTUOSO BASSISTA SPAGNOLO VINCEN GARCIÁ

Di Annamaria De Crescenzo
Foto gallery : Mario Catuogno (http://www.spectrafoto.com)

Per la seconda serata alla VI edizione del Lemon Jazz, si è esibito al Teatro Tasso di Sorrento, il giovane e virtuoso bassista Vincen Garciá.

Mario Mormone ringraziando il pubblico in sala, presenta l’artista di stasera ospite della VI edizione del Lemon Jazz, organizzata dalla Fondazione Sorrento e dal Comune di Sorrento.

Come solito il concerto principale è aperto da musicisti che sono del territorio regionale e questa sera ad aprire il live sono stati chiamati i Nica Acoustic Trio, tre giovani promesse non nuovi al Lemon Jazz, già due anni fa aprirono il concerto di Matteo Mancuso, tutti Sorrentini:

Voce: Camilla Nica
Chitarra: Dario Palomba
Chitarra: Giuseppe Ruocco

Che hanno tra l’altro interpretato brani di Stevie Wonder e Pino Daniele.

Dopo l’esibizione del trio, molto applaudito dal pubblico in sala, è entrato sul palco Vincen Garciá con i suoi musicisti, accolti da fragorosi applausi.

La band composta da:

Vincen Garciá: Basso

Andoni Narvaez: Chitarra

Manuel Pardo: Tromba

Clara Juan: Sax

Jorge Tortosa: Batteria

Da subito Vincen Garciá, ha dato prova delle sue enormi capacità musicali, coinvolgendo i tantissimi spettatori in sala al Teatro Tasso, che anche se seduti accennavano a ballare.

Vincen García è un bassista spagnolo “autodidatta “con una tecnica eccellente e una capacità creativa inesauribile. Con oltre 14 anni di esperienza, è riuscito a forgiare uno stile distintivo basato su un suono moderno e un’esecuzione piena di grinta ed energia.

Nato da una madre cantante e un padre trombettista, Vincen ha trascorso la sua infanzia immerso nella musica, tra tour e concerti con i suoi genitori. Di fronte alla mancanza di candidati, il giovane Vincen si è offerto volontario per suonare il basso nella banda scolastica, entrando così nel mondo delle quattro corde.

La sua padronanza dello strumento è evidente in ogni performance, dove mescola con facilità diversi stili, dal jazz al funk, dal rock al flamenco. La sua capacità di adattarsi a diversi generi musicali rende la sua musica fresca e versatile, capace di catturare l’attenzione sia dei musicisti esperti che del grande pubblico.

La sua capacità di fondere stili diversi e la sua maestria tecnica lo posizionano tra i musicisti più interessanti della scena contemporanea. Se non lo avete ancora ascoltato, vale sicuramente la pena di scoprire il suo lavoro.

IL pubblico è rimasto estasiato e silenzioso quando Vincen García è rimasto solo sul palco con il suo basso e fare un brano “basso solo” per poi sfociare manifestazioni di apprezzamento al termine della performance.

Inoltre in scaletta Vincen García ha suonato:

Nexpresso

Aprieta

Funkrock

Berlin

Hangover

Funkfussion

Get up funkier

Right now

The gridgeneration

Bass tribute

Altf4

Too much

Al termine lo stesso Vincen García, ha esortato il pubblico a alzarsi e andare sotto palco a ballare per condividere la sua musica coinvolgendo attivamente le persone, ovviamente tutti nessuno esclusi non si sono fatti pregare per dare sfogo alla voglia matta di ballare sul bis che concludeva il live.

Anche stasera, pubblico entusiasta e contento di aver vissuto una serata così elettrizzante in compagnia del basso di Vincen García.

Domenica chiuderà la VI edizione del Lemon Jazz Dario Bassolino.

 APRE IL LEMON JAZZ FESTIVAL UNO DEI PIÙ GRANDI ESPONENTI DELLA MUSICA CUBANA: ROBERTO FONSECA IN TRIO

Di Annamaria De Crescenzo
Foto Gallery : Mario Catuogno (http://www.spectrafoto.com)

È venerdì sera a Sorrento, tanti turisti in strada e al Teatro Tasso, inizia la VI edizione del Lemon Jazz, sembra tutto come gli altri anni, la gente in fila per entrare, chi chiacchiera amabilmente, ci si saluta e si attende chiacchierando l’orario di apertura per poter entrare.

Verso le 21.30, si fa buio in sala, una sola luce illumina il M° Gaemaria Palumbo, con il suo sax, le note sono struggenti e accompagnano vecchie foto che scorrono sul grande telo al centro del palco e partono lunghi applausi, foto che vedono come soggetti Mario Mormone, Patron e Direttore Artistico del Lemon Jazz, con Antonino Esposito (Vikingo), Direttore del Sorrento Jazz Festival.

In suo post su Facebook dove dava la ferale notizia, Mario Mormone oltre al commiato, prometteva che quest’anno il suo festival lo avrebbe dedicato a Antonino e così è stato.

Mario Mormone, sale sul palco indossando la maglietta del Sorrento Jazz Festival, la Famiglia di Antonino Esposito in prima fila, e con voce rotta dall’emozione, ricorda l’amico Antonino Esposito, scomparso prematuramente agli inizi di agosto. Tiene a ricordare, ancora una volta, che erano Amici mai avversari, al limite “competitor”. Ricorda che Antonino è stato il Jazz a Sorrento, 24 edizioni del Sorrento Jazz Festival, e che senza il Festival di Antonino non sarebbe mai nato il suo Lemon Jazz. Che avevano cose in comune, nati entrambi il 24 Marzo, la passione politica e tifosi della stessa squadra di calcio, poco amata a queste latitudini e la grande passione per il Jazz. Precisa che il Sorrento Jazz Festival continuerà a esistere grazie alla Familiari di Antonino. Conclude tra gli applausi dicendo che: “Antonino non solo sarà parte solo del mio cuore, ma anche del nostro Festival, perché Antonino veniva al mio Festival e io andavo al suo Festival, per cui era doveroso e sono orgoglioso che la VI edizione del Lemon Jazz sia dedicata a Antonino”  

Mario Mormone introduce alla presentazione della VI edizione del Lemon Jazz, organizzata dalla Fondazione Sorrento e dal Comune di Sorrento in questa nuova location del Teatro Tasso. E nonostante le grandi difficoltà anche quest’anno è stato fatto un programma di grandissimo livello alla serata inaugurale venerdì 6 settembre Roberto Fonseca, sabato 7 settembre Vincent Gracia e a concludere domenica settembre Dario Bassolino. E grazie al Ministero della Cultura è stata data la possibilità di affiancare a questi gradi artisti principali, anche artisti locali per farli conoscere non solo al pubblico locale ma anche ai tanti turisti provenienti da ogni parte del mondo a Sorrento.

Quindi ad aprire questa prima serata del Lemon Jazz sono stati chiamati i : “Billa voice duo” nasce nel 2010 con Roberta Paturzo (voce) e Renato Podano (chitarra) impegnati in un progetto, completamente acustico, che vuole riscoprire certe sonorità degli anni ’80, e in particolare quelle della cosiddetta “fashion music”. Il repertorio rievoca le atmosfere di quegli anni felici, proponendo la raffinatezza di Sade e Anita Baker, o l’accattivante jazz sound  di Lisa Stansfield  e George Benson, strizzando anche l’occhio a tendenze sonore più attuali. Il Duo ha presentato per la serata tre famosi brani:

Just The Two of Us (scritto da Bill Withers, William Salter Ralph MacDonald e inciso da Grover Washington Jr. e Bill Winthers

Sina (Djavan Caetano Viana)

a chiudere con Vita (scritto da Mogol/Lavezzi, cantato da L. Dalla e G. Morandi)

Giusto il tempo per liberare il palco, e Mario Mormone, introduce il grande Artista che apre questa VI edizione del Lemon Jazz: M° Roberto Fonseca, dopo aver fatto tappa al North Sea Jazz, Paris Jazz Festival e a Umbria Jazz#24

Roberto Fonseca è un pianista cubano nato l’11 marzo 1975 all’Avana. Cresciuto in una famiglia di musicisti (suo padre era batterista e sua madre cantante), Fonseca ha iniziato a studiare il pianoforte all’età di otto anni, dopo aver inizialmente mostrato interesse per la batteria. Ha studiato al prestigioso Instituto Superior de Arte de La Habana, dove ha affinato il suo stile eclettico, che mescola jazz, musica afro-cubana, musica classica e sonorità moderne. Quando alcuni anni fa quando Rubén González Fontanills cedette il posto di pianista del mitico gruppo Buena Vista Social Club, incominciò a cercare il suo erede e la scelta ricadde appunto su Roberto Fonseca, giovane ma artista maturo e figlio d’arte. Roberto Fonseca è stato circondato dalla musica poiché suo padre era il batterista Roberto Fonseca e sua madre, Mercedes Cortés Alfaro, una cantante professionista.

la sua carriera solista si è rapidamente distinta grazie al suo talento per la fusione di tradizione e innovazione, esplorando non solo le radici della musica cubana, ma anche influenze internazionali, come il jazz contemporaneo e la musica elettronica.

Roberto Fonseca è noto per il suo virtuosismo pianistico e per la capacità di fondere diversi generi in una musica vibrante e carica di energia. Nei suoi album, come “Zamazu” (2007) e “Yo” (2012), emerge un linguaggio musicale unico che unisce elementi tradizionali cubani, afro-cubani, jazz e suoni moderni. L’album “Yo”, in particolare, ha ricevuto il plauso della critica per l’originalità dell’approccio, con l’inclusione di strumenti tradizionali africani e elettronici.

La sua musica è ricca di improvvisazione, ma sempre radicata in melodie profonde e ritmi coinvolgenti, offrendo un’esperienza sonora che porta l’ascoltatore attraverso paesaggi sonori ricchi di emozioni. Fonseca riesce a rendere omaggio ai grandi maestri del jazz cubano, aggiungendo al contempo la sua impronta personale.

Il suo stile unico lo rende uno degli esponenti più interessanti della scena musicale contemporanea cubana, riuscendo a collegare passato e presente in modo dinamico e creativo.

Il suo più recente progetto discografico, “La Gran Diversión è anche uno show musicalmente ribollente che rievoca i fasti delle grandi dance hall degli anni ruggenti della musica cubana. È un suono che da Cuba ha invaso tutto il mondo, da New York alle capitali europee, e che artisti cubani come Fonseca custodiscono e rivitalizzano coniugandolo con i generi contemporanei.

Così sulle con questi suoni caldi Cubani del: M° Roberto Fonseca, finisce in allegria con tantissimi applausi da parte del numero pubblico in sala la prima serata del Lemon Jazz.

Ringraziamo il Patron e Direttore Artistico Mario Mormone, per la cortesia e disponibilità di ospitarci per l’intera durata del VI Lemon Jazz, che ancora una volta ha proposto Artisti di grande richiamo internazionale. Citiamo l’organizzazione esemplare del Teatro Tasso di Sorrento, Ufficio Stampa, Staff e i Tecnici, hanno fatto sì che tutto si svolgesse in maniera ineccepibile.

Recensione: Umbria Jazz 2024 un’edizione record

Fotogallery : Emanuele Pontani 
              Massimiliano Radicchi

Umbria Jazz 2024

Numeri da record assoluto quelli di Umbria Jazz 2024: oltre 42.000 biglietti venduti con un incasso lordo di 2.400,000 Euro. Mai visti tanti visitatori in città durante la manifestazione!

 Questi i dati della manifestazione come riportato dal comunicato stampa della Fondazione Umbria Jazz.

Circa 250 eventi distribuiti su dieci giorni, per la maggior parte gratuiti, dodici diverse location. Ottantasette band in cartellone con quasi seicento musicisti.

Tanta musica, ma anche seminari di formazione, iniziative e laboratori per i bambini, enogastronomia, dj set per dieci giorni che hanno visto Perugia invasa come mai da migliaia di appassionati e turisti.

Il Teatro Morlacchi, dedicato al jazz più ortodosso, ha totalizzato oltre 5 mila paganti. Notevoli anche i numeri alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria, con oltre 2 mila biglietti.

Ottimo risultato per la nuova location della Terrazza del Mercato Coperto e per il Conad Jazz Contest, che ha visto vincere lo Scannapieco-Geremia Set.

Di assoluto rilievo anche i risultati del festival online: il volume di traffico digitale organico (social, sito) ha raggiunto oltre 1 milione di persone, con il media team di Umbria Jazz che ha realizzato nei giorni del festival 10 terabyte di materiale multimediale tra video e foto.

Radio Monte Carlo, radio ufficiale di Umbria Jazz, è stata anche quest’anno il cuore pulsante di Perugia con 124 ore di diretta in dieci giorni, 8 conduttori, staff direttivo, tecnico e redazionale sempre presente, una postazione da 11 metri per 7 comprensiva di studio della diretta, ufficio, lounge, una zona riservata all’accoglienza, una alle interviste e una ai live oltre a un corner fotografico dedicato agli ascoltatori. Un impegno considerevole teso all’unico obiettivo di coinvolgere il pubblico, quello presente a Perugia e quello all’ascolto, facendogli godere appieno l’unicità dell’evento.

Si conferma anche in questa edizione l’impegno green di UJ. Tra le tante iniziative un solo ma significativo dato: l’utilizzo delle borracce da parte dello staff ha prodotto un risparmio di oltre 650 kg di plastica, con una riduzione di circa 1.500 bottigliette di plastica al giorno.

Questi i numeri di una edizione “Super” di Umbria Jazz, che oltre ai dati riportati, ha fatto respirare un clima frizzante e gioioso per l’intera durata del festival. Un centro storico tornato alla vita, anche grazie alla ricomparsa di artisti di strada (magari alcuni di loro prima o poi calcheranno i palcoscenici di UJ stessa) che nelle assolate giornate di luglio non hanno mai lasciato Corso Vannucci senza note di sottofondo, offrendo a chiunque la propria visione di musica e divertimento.

Veramente un grande lavoro quello dello staff di Umbria Jazz; tantissimi i tecnici, organizzatori, uffici, operatori, hostess, fotografi e video-maker, che come al solito hanno reso la manifestazione perfettamente funzionante.

Il tutto condito dal piacere degli incontri, in giro per le varie location del festival, con “il proprietario di casa”: l’eclettico e lungimirante Carlo Pagnotta! Fondatore e Direttore Artistico fin dalla prima edizione del festival nel 1973, ancora oggi onnipresente per tutti i dieci giorni, sempre disponibile ad uno scambio di battute con chiunque lo incontri e dispensatore di sorrisi a chi incrocia la sua strada tra un cambio di palco e l’altro.

Emanuele Pontani

Recensione: Judith Hill ospite del Nocera Jazz Festival 2024

Articolo e foto di Annamaria De Crescenzo

Giovedi 25 luglio, nella sala del Teatro Diana di Nocera Inferiore,  a conclusione della  II Edizione del Nocera Jazz Festival, uno straordinario concerto della cantante e musicista Judith Hill , e visto l’entusiasmo mostrato dal pubblico presente in sala, non si poteva scegliere artista migliore per poter concludere un’edizione che e’ stata, ad ogni concerto previsto in programma, un autentico successo di pubblico e di consenso della stampa specializzata nel settore musicale.

Il Direttore Artistico Mario Berna ha fortemente voluto nel cartellone del Festival tutti gli artisti invitati in questa Edizione, proprio in virtu’ del fatto che ha voluto dare al Festival stesso un’impronta di internazionalita’ ma anche di volonta’ nel voler rappresentare tanti generi musicali e suoni di ogni angolo del mondo, visto che sono stati presenti artisti da New York Cuba, Brasile, Portogallo,  Italia e tutti protagonisti, dal 1 luglio al 25 luglio, di concerti che hanno visto un numerosissimo pubblico in tutte le date del programma stesso.

Originaria di Los Angeles, Judith Hill proviene da una famiglia musicale giapponese/afroamericana che hanno suonato in diverse band e ancora oggi suonano  come supporter nella band della figlia.

Subito dopo aver concluso gli studi musicali, ha intrapreso  una fulminea ascesa come cantante soul, cantautrice e bandleader di carattere, collaborando con artisti leggendari come Prince, Elton John, Stevie wonder , The Roots,  fino ad essere  stata selezionata per duettare con Michael Jackson in I Just Can’t Stop Loving You durante i suoi concerti londinesi del tour This Is It.

Subito dopo l’eliminazione dal programma “The Voice” seguitissimo talent musicale, nonostante la sua voce espressiva e piena di soul che l’avrebbe dovuta candidare a sicura vittoria, fu “scoperta” e scelta da Prince con  il quale ha collaborato per diverso tempo, firmando  un contratto discografico con cui pubblicherà l’album di esordio Back in Time del 2015 realizzato in collaborazione con lo stesso Prince, album che è un vero e proprio mix di funk, soul e R&B, in cui l’influenza di Prince è ovviamente molto evidente.

Da lì Judith Hill la sua carriera è stata tutta in ascesa, conquistando un posto nel mondo del soul con la pubblicazione di altri tre   album  Golden Child e Baby, I’m Hollywood!,  e il recentissimo “Letters from a Black Widow “ oltre a   partecipare   alla colonna sonora del film diretto da Spike Lee Red Hook Summer e a vincere, nel 2015, un Grammy nella categoria Best Music Film per 20 Feet from Stardom.

La musica di Judith Hill è un concentrato  purissimo di funk, soul e r&b, con moltissimi richiami alla ‘old school’ e qualche spunto più moderno e la sua voce  è “stellare e potente” come l’ha descritta la famosa rivista musicale Rolling Stones e sul palco del Teatro Diana ne ha dato ampia dimostrazione riuscendo a conquistare tutto il numeroso pubblico presente con brani eseguiti con la sua amatissima chitarra con un talento assolutamente strepitoso

In conclusione, un’Edizione spettacolare con artisti spettacolari!!

Non mi resta altro quindi di dare appuntamento alla prossima Edizione che, sono sicura, sarà all’altezza, anzi supererà  il successo di quest’anno.

Si ringrazia Mario Berna per l’invito e la perfetta organizzazione insieme a tutto lo staff dell’amministrazione Comunale d Nocera Inferiore,  e Giulio Di Donna per gli accrediti concessi

Recensione: Umbria Jazz 2024 gli eventi gratuiti

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Fotogallery : Mario Catuogno (http://www.spectrafoto.com)

L’Edizione 2024 di Umbria Jazz si è conclusa, domenica 21 luglio, con numeri di record   assoluto : oltre 42000 biglietti venduti con un incasso lordo di 2400000 euro, 250 eventi su 10 giorni di programmazione, dodici location che hanno ospitato 87 band con quasi seicento musicisti.

La bellezza di questo bellissimo Festival è che, ormai da diversi anni, non e solo il Festival della Musica ma una vera e propria rassegna della Cultura a tutto tondo.

Quest’anno, oltre alle Clinics della Barklee School che hanno ospitato 45  studenti di tutto il mondo che hanno avuto modo di partecipare a corsi e seminari con i più grandi musicisti del jazz  e vincere delle prestigiose borse di studio, e al consueto CONAD Jazz Contest che quest’anno ha visto la vittoria di  Scannapieco-Geremia 5tet, una band di giovanissimi musicisti ma già di grandissimo talento ed esperienze musicali tanto che siamo sicuri che faranno una carriera strepitosa nei prossimi anni, la postazione di Radio Montecarlo, radio ufficiale di Umbria Jazz, che ha ospitato tutti gli artisti del Festival in interessantissime interviste e che ha trasmesso in diretta tutte le emozioni del Festival stesso, agli spazi dedicati a UJ Kids che ha visto, attraverso il gioco, il coinvolgimento di tantissimi bambini alla musica jazz attraverso laboratori didattici di grandissimo interesse, ai vari concerti che ogni anno ci sono nei ristoranti e bistrot della città durante la pausa pranzo e cena, allo spazio dedicato alla musica swing che quest’anno ha visto l’esibizione del gruppo degli Sticky Bones nell’apposito spazio della Terrazza Swing allestita nel Mercato Coperto di Perugia, alle esibizioni per tutte le strade della città dei Funk Off,  due iniziative che quest’anno hanno avuto tantissimo successo come la presentazione dei libri alla Libreria Feltrinelli, come nel caso del libro “Fatti e Misfatti dell’industria musicale italiana” di Alceste Ayroldi e al  Nuovo Cinema Méliès di film/documentari riguardanti molti artisti che ormai sono ospiti fissi di Umbria Jazz come Fabrizio Bosso, Dado Moroni, Rosario Giuliani, Doctor 3 e Gianluca Petrella, registrati nei luoghi più belli della città stessa.

Ma una delle bellezze più belle di Umbria Jazz, oltre ovviamente ai grandi concerti in programma nelle location dell’Arena Santa Giuliana, Teatro Morlacchi e Galleria Podiani, sono i concerti gratuiti nella piazza IV Novembre e Giardini Carducci, dove si assapora tutta l’emozione di fare musica su palchi in piazza in una sorta di happening musicale di grande emozione e di grande coinvolgimento di pubblco che dalle 13 a mezzanotte nel caso dei Giardini Carducci e dalle 19 a mezzanotte nel caso della Piazza IV Novembre ha visto alternarsi, giorno dopo giorno, bravissimi artisti come Lorenzo Hengeller, Nico Gori, Lovesick, Cha Wa, Ray Gelato & The Giants, Sammy Miller and the Congregation, Accordi e disaccordi, Thornetta Davis e nel caso della Piazza IV Novembre, su un palco enorme, oltre agli artisti già citati, anche grandi orchestre e jazz band come Utah State Unversity Jazz Band, University of Montana Jazz Band, Utrechtse Studenten Big Band , Kansas Univesity Jazz Band, Tribunal Mist Jazz band che hanno fatto divertire e ballare tutto il numerosissimo pubblico che ha affollato le vie della Città di Perugia dal primo all’ultimo giorno del Festival senza mai perdersi un solo concerto.

Impossibile seguire tutti i concerti previsti nelle piazze, anche perché molti di loro erano concomitanti agli eventi da noi seguiti sia all’Arena che alle altre due location degli eventi a pagamento.

Ma alcuni concerti hanno attirato la nostra attenzione di fotoreporter e di giornalisti, come quello dei concerti di Nico Gori che ha inaugurato il nuovo palco allestito all’interno dello spazio dove sorge l’Arena Santa Giuliana e che anticipava, ogni sera, i concerti previsti sul palco dell’Arena stessa, in un atmosfera molto rilassata e tranquilla, con tantissimo pubblico che sceglieva tale spazio anche per poter cenare o gustare una buona birra dal punto ristoro allestito nel parco stesso.

La nostra attenzione è andata poi a due concerti molto spettacolari in termini di musica e di costumi di scena : i Lovesick e Cha Wa.

I Lovesick sono una band composta da due musicisti bolognesi, entrambi cantanti e polistrumentisti, le cui influenze musicali vanno ricercate nel country americano, nel rock’n’roll e nello swing anni ’40 e ’50. Paolo Roberto Pianezza suona la chitarra elettrica e acustica, oltre a lap steel, resonator e dobro a manico singolo e doppio. Francesca Alinovi suona il contrabbasso con l’aggiunta di un brush pad, una percussione incorporata nel contrabbasso per tenere il ritmo con una spazzola di batteria.
Il concerto dei Lovesick è un’immersione nelle atmosfere americane anni ’40-’50: con il loro sound, l’abbigliamento e gli strumenti vintage, toccano i temi tipici del country e del rock’n’roll come l’amore, il tradimento e il divertimento. Il duo dal vivo coinvolge con la sua gioia tangibile di suonare e la presenza scenica travolgente.

 Cha Wa è una band funky diversa dalle altre perché strettamente intrecciata con le antiche tradizioni dei Mardi Gras Indians di New Orleans: piccante come il gumbo, multicolorata come il mercato delle spezie della Città del Delta, evocatrice di misteri e di magie. Con, in più, una eco delle marching band che sfilavano nel French Quarter. Non bastasse la musica, la band offre anche un forte impatto scenico sfoggiando i pittoreschi costumi e copricapi delle tribù native della Louisiana. “Cha Wa” nella lingua dei Mardi Gras Indians si può tradurre in: “Stiamo arrivando per voi!”.

L’altro concerto che ha attirato la nostra attenzione è quello di grande energia e allegria di Ray Gelato ai Giardini Carducci.

Una miscela contagiosa, spettacolare, irresistibile che ha fatto la fortuna del sassofonista e cantante inglese, da tempo amatissimo, non solo in patria, per la sua simpatia e la sua verve, nonché per esecuzioni musicali impeccabili.

Ray Gelato è più di altri colui che ha riscoperto con successo lo spirito più disincantato di tanta musica in voga negli anni Quaranta e Cinquanta: soprattutto dal vivo, lui e la sua band trascinano il pubblico in un sorta di rito collettivo all’insegna del più sano e tonificante divertimento. Merito anche di influenze e canzoni che vanno da Nat King Cole a Frank Sinatra, da Cole Porter a Louis Prima, da Sammy Davis Jr. a Louis Jordan, senza dimenticare capisaldi della tradizione italiana, in special modo partenopea. Nello stile e nell’estetica di Ray Gelato i riferimenti a BuscaglioneCarosone, Rabagliati e Natalino Otto sono infatti evidentissimi.

Nel suo repertorio “Tu vuo’ fa l’americano” va quindi a braccetto con “Just A Gigolo”, “O Marie” con “Everybody Loves Somebody”, “Carina” con “I Ain’t Got Nobody”, “That’s Amore” con “Just One of Those Things”. Con Ray Gelato e i suoi “giganti” non c’è dunque timore di annoiarsi: d’altra parte, nel jazz arte e intrattenimento convivono in armonia da sempre.

E per finire l’energia, l’allegria dei Funk Off da decenni la Funky Marchin’ band che porta il ritmo funky in ogni angolo della citta’, attirando nei loro concerti in strada centinaia e centinaia di persone che vengono coinvolti in performance artistiche della band che non solo e’ composta da straordinari musicisti ma anche protagonisti assoluti di uno spettacolo particolarissimo e divertentissimo come quello che solo i Funk Off sanno creare

I funk off infatti hanno legato un tipo di musica, che unisce il groove della black music ad arrangiamenti di tipo jazzistico, ad uno stile e ad una melodia italiana, a movimenti e coreografie di grande impatto visivo ed emotivo.

Sulla loro scia decine e decine di gruppi simili sono nati in Italia, ma la loro energia, la loro grinta, il loro affiatamento e l’originalità della loro musica, scritta e arrangiata da Dario Cecchini, fondatore e leader della band, sono uniche ed inimitabili!

Insomma la musica a Perugia  è stata l’assoluta protagonista della città e la città ha risposto con grandissimi numeri in termine di presenza e di assoluto consenso ai concerti proposti in una sorta di grande incontro tra Musica e cultura, arte in ogni forma e in ogni espressione artistica.

Ringraziando il Presidente di Umbria jazz Gian Luca Laurenzi, tutto lo staff direttivo  e organizzativo che ci hanno accolto con grande professionalità, e a Cristiano Romano, Responsabile della Comunicazione e Ufficio Stampa del Festival per gli accrediti che gentilmente ci ha concesso, non ci resta che dare appuntamento a Umbria Jazz Weekend a Terni dal 12 al 15 settembre e a Umbria Jazz Winter a Orvieto dal 28 dicembre 2024 al 1° gennaio 2025.

Recensione: Umbria Jazz 2024 il jazz della Sala Podiani

Recensione di Annamaria De Crescenzo
Fotogallery : Mario Catuogno (www.spectrafoto.com)

Le emozioni di Umbria Jazz non si fermano all’energia della musica in piazza o al jazz di assoluto livello del Teatro Morlacchi . L’altra interessantissima location, uno spazio dedicato alla musica d’autore nell’ambito del jazz, è quello della Sala Podiani all’interno della Galleria Nazionale dell’Umbria che ha visto in dieci giorni l’esibizione di talenti indussi del panorama jazzistico italiano ed internazionale con progetti assolutamente strepitosi che hanno conquistato il pubblico che ogni giorno ha riempito con sold out ogni singolo giorno

Si è iniziato sabato 13 luglio con il concerto El Arte del Bolero di Miguel Zenon e Luis Perdomo seguito dal concerto di Franco D’Andrea domenica 14 luglio in piano solo. Impossibile sintetizzare la carriera del pianista italiano visto che quest’anno ha compiuto 61 anni di carriera e che praticamente ha suonato con i più grandi musicisti jazz del mondo e ha creato centinaia di progetti tutti di assoluto successo. Come lui stesso ha affermato più volte “Suonare in piano solo è uno dei momenti più belli per un musicista jazz perché rappresenta uno dei modi più adatti per ricercare , improvvisando, nuove combinazioni musicali che ogni sera possono cambiare a seconda del palcoscenico, dell’attenzione mostrata dal pubblico in sala, del momento emozionale vissuto dall’artista”. E il pubblico del Teatro Morlacchi lo ispira cosi tanto che a fine concerto gli ha tributato un lunghissimo ed emozionato applauso tanto che ha emozionato anche lo stesso D’Andrea.

Lunedi 16 luglio un duo d’eccezione Vincent Peirani ed Emile Parisien due astri del firmamento jazzista internazionale che sono riusciti ad emozionare la platea della Sala con una musica che ha qualcosa di assolutamente strepitoso . Vincent Peirani è senza dubbio uno dei Maestri assoluti tra i musicisti quarantenni del jazz francese, quello che è capace di creare con la sua fisarmonica è assolutamente originale (il fatto stesso che suoni a piedi scalzi lo rende un esempio di musicista che va al di la delle convenzioni e degli schemi ) in grado di creare sonorità di cosi rara bellezza da togliere il fiato. Stessa sensazione la da’ la musica di Emile Parisien con con il suo estro creativo e il suo inarrivabile talento è stato considerato la migliore novità assoluta nel jazz europeo da molti anni.

I giorni si susseguono intensamente e i progetti che vengono presentati sono di altrettanta bellezza artistica come quello della musica dei “Weave4” gruppo compost da Francesco Bigoni, Francesco Diodati, Benit Delbecq, Steve Argulles , o quello di Rita Marcotulli in piano solo , Mirco Rubegni 5tet con “My Louis” fino a quello di mercoledi 17 luglio del bravissimo Ramberto Ciammarughi . Dopo 40 anni dal suo esordio sul palco proprio di Umbria Jazz, ritorna come assoluto protagonista della musica jazz con un progetto meraviglioso che vede la musica al centro di ogni emozione . Con lui il pianoforte sembra “comunicare” con il pubblico con sonorita’ che vanno oltre ogni emozione stessa.

Giovedi 18 luglio in scena un altro duo d’eccezione Gianluca Petrella e Pasquale Mirra già ospiti di Umbria Jazz in precedenti edizioni entrambi Maestri dell’elettronica  che mettono a servizio del jazz, trasformandolo totalmente in sonorità affascinanti quanto uniche e originali in una sorta di nuovo genere musicale come una sorta di jazz elettronico di grande fascino, seguito da un altro progetto originale che vede in scena Eddie The Kids che unisce il jazz tradizionale alle grandi canzoni di matrice rock

Venerdì 19 luglio due altri grandi concerti : Marco Mezquida musicista spagnolo considerato un nuovo astro del pianoforte, seguito da una musicista di grande talento come Eleonora Strino in trio con Giulio Corini e Zeno De Rossi

sabato 20 luglio, Giovanni Guidi in piano solo che sembra l’atmosfera a lui più adatta per mettere in luce le sue grandi doti di musicista delicato e sensibile quale egli è

seguito subito dopo da Francesco Bearzatti e Paolo Birro con il progetto “Play Bill Strayhorn” braccio destro di Duke Ellington

Il programma della Sala Podiani si è concluso con due altri grandi progetti di Enrico Pieranunzi , il primo in piano solo e il secondo in trio con altri due grandi astri della musica jazz italiana come Gabriele Mirabassi e Luca Bulgarelli che raccontano le sonorità di un repertorio musicale dedicato ai ritmi mediterranei.

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