Recensione: Max Gazze’ – la Matematica dei Rami Tour

Recensione e foto di : Emanuele Pontani

      

Ad aprire il concerto, nel “Parco Vulcanologico” a San Venanzo, è la giovanissima cantautrice napoletana Greta Zuccoli, con cui l’artista romano ha inciso il singolo “Il vero amore”, brano che ha allietato molte delle calde giornate della passata estate italiana.

Subito dopo la sua esibizione le luci si riaccendono sul palco per presentare “La Matematica dei Rami”: tour di presentazione del nuovo album di Max Gazzè. L’artista romano ed il suo “fedele basso” sono accompagnati da: Corrado Micalizi alla batteria, Max Dedo ai fiati e alla chitarra acustica, Clemente Ferrari alle tastiere e Daniele Fiaschi alle chitarre elettriche. Dopo l’apertura con “Etereo” l’artista prosegue con la presentazione del suo nuovo album, la sue dita strapazzano le corde del basso e delle tante chitarre (che cambia di continuo durante tutta la serata) alternando nuovi brani come “Il Farmacista”, “Vero Amore”, “L’animale guida” ad hit di più vecchio successo.

Non manca di salutare e ringraziare gli amici Niccolò Fabi e Daniele Sivlestri, suonando alcuni tra i suoi pezzi più famosi tra cui “Vento d’estate” e “Il solito sesso”.

Il picco emotivo della serata arriva quando Gazzè rende omaggio ad uno dei maestri della musica italiana: Franco Battiato. Con la voce provata ed emozione fortissima, Max e la sua band propongono un’intensa e suggestiva versione di “Un’altra vita”.

A ristabilire i ritmi propri della band ci pensa “La Favola di Adamo ed Eva” dove uno dopo l’altro tutti i musicisti si esibiscono in un lungo mix di assoli ed improvvisazioni.

Brano dopo brano, il concerto si avvia alla fine…ancora qualche canzone e Max saluta. Ma la sua espressione non è “sincera”. Traspare la voglia di continuare! E allora ecco i bis… sembra quasi un altro concerto.

Si susseguono diversi dei suoi brani più storici: “L’uomo più furbo”, “La vita com’è”, “Vento d’estate” e poi la bomba … “Una musica può fare”. Suonata a tutto volume ed accompagnata non solo dal sorriso di tutti gli artisti, ma anche dal pubblico che, abbandonata per cinque minuti la compostezza dettata dalle regole del periodo, senza troppa confusione, si concede una chiusura con una gioiosa e liberatoria ballata.

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