Recensione: ALBERTO LA NEVE – FRANCESCO MASCIO “I THALASSA MAS”.

di Giorgio Borrelli

Il sassofonista e compositore Alberto La Neve ed il chitarrista Francesco Mascio ci sorprendono con questo nuovo lavoro discografico.
Il taglio fortemente suggestivo ed evocativo rappresenta la firma inconfondibile degli autori che traghettano l’ascoltatore verso il mediterraneo, nei suoi odori e nei suoi segreti.
L’album è pubblicato dall’etichetta indipendente “Manitù Records” e registrato e mixato da Filippo Manni presso il “Nutone Lab Studio” in Roma.
L’album è composto da nove piccole gemme che danno voce a varie culture, colori, suoni mescolandosi e riemergendo con senso compiuto in questo progetto dalle note marcatamente etniche – ma non solo – mai delimitati gli orizzonti compositivi dei due sodali.
Il primo brano dell’album si intitola “Bent El Rhia” e si apre con la voce del sax di La Neve, successivamente accolto dalla chitarra classica e poi elettrica di Mascio. Sembra di intravedere un tramonto, rosso come le sabbie del deserto del Gobi, con atmosfere rarefatte e sognanti che lasciano intravedere il senso dell’intero lavoro.
Segue la track “I Thalassa Mas” brano che dà il titolo all’intero album. Tecnicamente emerge l’uso percussivo della chitarra da parte di Mascio sorretto inizialmente dal sax di La Neve. Anche qui ritroviamo atmosfere ricche di contaminazioni. L’uso del chorus da parte di Mascio mescolati a successvi “slap” sembrano voler emulare la voce di un hammond che viene egregiamente sostituito senza vuoti, senza alcun timore, bensì offrendo un linguaggio nuovo.


Lo scopo degli autori è quello di trasportarci nel mare – “i thalassa mas” – che rappresenta il modo in cui i greci lo definivano. E’ evidente nella terza traccia, “Cano”, introdotto sapientemente dalla chitarra  di Francesco Mascio che trascina nel tempo e nello spazio l’ascoltatore che, magicamente, si ritrova ad osservare il mare, le sue ricchezze, i suoi tremendi segreti, quest’ultimi sottolineati dalle voci di Jali Babou Saho e Fabiana Dota, quest’ultima presente anche nel brano “Neglia e Luna”.
L’utilizzo di attrezzature elettroniche rappresenta solo la minima parte dell’approccio creativo di Francesco Mascio, più marcate nella quarta traccia “Soul in september”, dove il fraseggio frenetico del sax di La Neve si scontra con il granitico out out (talvolta di memoria hendrixiana) della chitarra di Mascio.

La quinta track dell’album, “sognando un’altra riva”, reca la firma di Mascio. Pur nella sua semplicità compositiva essa si contraddistingue per la peculiare capacità del compositore di unire antico e moderno. La struttura è costruita attorno alla voce di Esharif Ali Mhagag che ne permea la trama e restituisce il senso profondo del sogno e della speranza voluti dall’autore.

Le sonorità dei territori, il fluttuare delle onde, gli odori ed i profumi delle terre toccate dal mare fanno di questo un lavoro intimo ed onirico.

L’intero album è permeato da un interessante ed innovativo interplay tra i due musicisti, da una capacità di sintassi e, soprattutto, dalla abilità nel “costruire storie” narrate egregiamente.

Questo è un lavoro non catalogabile in alcun genere. La descrizione di alcune delle tracce possono solo essere un input teso a far comprendere il senso intimo del progetto che va gustato ed assaporato nella sua caleidoscopica narrativa.

Giorgio Borrelli.

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