Arsene Duevi conclude la I Edizione di Nu Tracks Vibes from the world

Di Annamaria De Crescenzo
Foto SpectraFoto

L’ultimo appuntamento della rassegna/festival itinerante “Nu’ Tracks, Vibes from the world” realizzata col patrocinio del Comune di Napoli in collaborazione con “Cuore di Napoli” ha visto, sul palco della Domus Ars di Napoli, sabato 8 giugno, uno dei più grandi interpreti della world music internazionale: Arsene Duevi.

Nu’ Tracks vuole incoraggiare l’incontro e lo scambio tra culture – spiega Stefano Scopino, ideatore ed organizzatore della rassegna –, scambio in cui gli artisti, sia italiani che stranieri, vengono coinvolti e stimolati dall’esigenza di contaminare i propri linguaggi e dialogare. La filosofia alla quale ci siamo ispirati è quella dell’evento unico ed irripetibile, provando ad accendere un riflettore su luoghi, progetti artistici e attività etiche che agiscono ai margini dei circuiti commerciali. Il pubblico, dunque, è invitato a guardare con curiosità ciò che già esiste e che, tuttavia, resta poco noto “.

Per questa ultima data l’incontro fra le varie culture e nazionalità si è rafforzato ancora di più visto che il concerto è stata l’occasione per presentare il lavoro svolto dal Centro Servizi Senaso SRL (Senegal – Napoli – Società) e dall’associazione Hamef Onlus.

 

 

Arsene Duevi, nato e cresciuto nel Togo, è un cantante, cantautore e polistrumentista (bassista, percussionista e chitarrista), nonché direttore di coro, educatore ed etnomusicologo (in Africa Occidentale ha condotto una minuziosa ricerca sui ritmi e i canti locali). Dopo essere stato direttore del coro della Cattedrale di Lomé (Capitale del Togo), suo paese d’origine, in seguito ad avventurose vicissitudini sbarca a Milano nel 2002 e ha debuttato come compositore al Conservatorio di Milano nel 2003.

Dal 2004 ha partecipato alle produzioni originali di Musicamorfosi, collaborando stabilmente con Giovanni Falzone, Roberto Zanisi, Tetè Da Silveira e Adalberto Ferrari.
Risale al 2010 il suo debutto discografico con “La Mia Africa” che ottenendo plausi e consensi lo porta ad esibirsi per concerti in tutta la penisola ad un ritmo sempre più incalzante, (anche in manifestazione consolidate come “I suoni delle Dolomiti” e “Mi.To”) mentre la vita di Arsene scorre come un fiume tranquillo, “blewu”, come dice in una delle sue canzoni. Arsene Duevi scrive canzoni nella sua lingua madre e la musica per lui è un potente mezzo espressivo, ma anche spunto per riflessioni che partono dalla saggezza dei proverbi africani per toccare temi prediletti come la pace, la giustizia e i diritti umani.

Nell’aprile 2016 ha pubblicato il suo secondo album che è stato presentato in diversi palchi italiani a partire dal prestigioso Blue Note di Milano fino all’Auditorium Parco della Musica di Roma solo per citarne alcuni, Haya / Inno alla Vita prodotto da Musicamorfosi è un inno alla multiculturalità, alla ricchezza dello scambio.

Durante il concerto, si è avuta la netta sensazione che la musica di Arsene Duevi sia una musica che permette di “vedere” l’Africa, raccontata dallo stesso musicista con particolari immagini della natura che ha circondato la sua infanzia, dei suo ricordi, del suo vissuto in Africa prima di migrare verso l’Italia, spesso lo stesso Artista ha ricordato emozioni e sentimenti che lo legano ancora oggi alle sue tradizioni, ai racconti del nonno e degli anziani del villaggio che gli hanno insegnato ad affrontare la vita, ai proverbi e a i modi di dire della saggezza africana che ancora oggi lo accompagnano nella sua vita in Italia. Arsene in questo particolare inno alla vita non solo racconta la sua storia personale di migrante ma invita a non farsi sconfiggere dal consumismo, a non darsi mai vinto, a perseguire i propri obiettivi senza mai rinunciare ad essere sé stesso e a far ascoltare la propria voce nonostante tutto e tutti, ma soprattutto a credere nei propri sogni senza rinunciare mai alla propria vita e alla propria libertà.

 

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Le sue parole, donataci dopo un seguitissimo e applauditissimo concerto, donano un senso autentico al concerto stesso: “Il mio concerto in “Solo” ha un suo perché, è un vero e proprio ritorno alle radici dell’umanità, alla madre Africa in quanto culla del genere Umano. Attraverso i canti tradizionali, rituali, i ritmi ancestrali e la poliritmia dell’Africa nera, e prendendo sempre spunti dai detti dei vecchi e vecchi saggi, io mi impegno a camminare nei passi dei nostri antenati, dal canto nella vita quotidiana alla preghiera, al viaggio forzato nel mondo, ai momenti di lavoro nei campi. In questo modo riesco a raccontare l’orgoglio e la speranza della Mamma Africa. Il mio è un vero e proprio viaggio di ritorno dei figli verso la mamma, per riappacificarsi con questa madre e ridarle la dignità e il rispetto che si merita”.

La rassegna ha visto, in tutte le sue date di programmazione, un foltissimo pubblico che ha apprezzato e gustato ogni musicalità espressa dai musicisti invitati e che sono stati vera espressione di quello che la musica sa creare nel mondo.

Una bella testimonianza di ciò che ha rappresentato “Nu’ tracks” anche per chi l’ha organizzata e realizzata, ce l’ha data lo stesso Stefano Scopino, organizzatore della rassegna : “Se dovessi raccontare questa prima edizione del Festival con una sola parola, utilizzerei l’aggettivo “sorprendente”! Il progetto “Nu’ Tracks” è per sua natura ambizioso ed a tratti pericoloso; ci rivolgiamo a persone che vogliono scoprire, che non si accontentano di ciò che già conoscono e che non si lasciano frenare “dall’ignoto”. È sorprendente come questo progetto abbia vinto la sua scommessa su Napoli. Nu’ Tracks è una realtà giovane, totalmente autoprodotta e autofinanziata, in cui ognuno mette a disposizione le proprie competenze e le proprie energie con l’unico obiettivo di vivere seguendo i propri sogni. È per questo che non posso fare altro che ringraziare chi ha creduto in questo progetto lavorando senza sosta alla realizzazione di questo primo grande passo”.

Non ci resta quindi che aspettare nel prossimo anno la loro seconda edizione che, confidiamo, diventi un vero e proprio “respiro” di comunione e di condivisione tra diverse culture e diversi popoli.

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