Recensione : BLUE STUFF al Teatro Summarte: la grande magia della musica blues napoletana

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di:SpectraFoto

Serata molto particolare, venerdì 9 marzo, per la V Edizione di “Jazz & Baccalà ” al Teatro Summarte, organizzato in sinergia con l’Associazione Napoli jazz Club nell’ambito della rassegna Napoli jazz Winter 2019 diretta da Michele Solipano, con il sound profondamente blues dei Blue Stuff.

I BLUE STUFF nascono a Napoli nel 1982, grazie all’iniziativa di Mario “Blue Train” Insenga, da sempre uno dei più attivi musicisti blues italiani. Sin dall’inizio la band si caratterizza come una sanguigna blues band, fedelmente dedita al Chicago Style.

Sul finire del 1991 nasce la collaborazione con Joe Sarnataro, ovvero l’alter ego blues di Edoardo Bennato. Nasce così il disco “E’ Asciuto Pazzo ‘O Padrone”, colonna sonora di un musical e con un lungo tour europeo. Nel 1994 a esce “L’Acqua è Poca” per la Sony, nel 1999 “Roba Blues” per la Cheyenne Records che pubblica anche l’ultimo lavoro “Altra Gente, Altro Blues” un nuovo CD che vede – tra gli altri – la partecipazione del polistrumentista partenopeo Daniele Sepe. Il disco, che contiene 11 tracce originali, è una ulteriore testimonianza della capacità di questa band di saper comporre e suonare brani propri, affiancando al blues il dialetto napoletano, senza perdere il carattere dominante di questa musica.

 

La band ha maturato negli anni una caratteristica peculiare : l’uso del dialetto napoletano per i suoi testi. Ha effettuato migliaia di concerti in Italia e all’estero (in club, teatri, piazze, festival); Collaborazioni con artisti di Blues anche stranieri (tra le altre quella Albert Collins, nel 1992 al Festival Internazionale di Montreux); partecipazione a campagne di Greenpeace, Amnesty International, Emergency; seminari sul Blues e lezioni concerto presso Istituti Scolastici e Facoltà Universitarie; interventi in trasmissioni televisive (due tappe del giro d’Italia, Capri-Hollywood di Pascal Vicedomini, due passaggi alla trasmissione di Renzo Arbore “Meno siamo meglio stiamo”).

Il concerto è stato l’occasione per presentare, insieme ad alcuni successi di sempre come “l’acqua è poca “, “Sotto viale Augusto che ce sta”, “Afragola Shuttle” , “Statt zitta” solo per citare alcuni brani più conosciuti e più rappresentativi della loro carriera musicale, il nuovo disco “Blues agricolo per italiani laterali” che è la sintesi perfetta del pensiero dei Blue Stuff , arricchita da nuove sonorità ispirate da atmosfere rurali, come espresso dallo stesso Mario Insenga “da quando mi sono trasferito nella campagna di Arpino il passaggio da atmosfere metropolitane ad ambientazioni rurali è stato inevitabile. Il sound non ha perso energia, ma si è arricchito di nuove sonorità acustiche“.

Il bluesman campano è strepitoso, oltre a dare prova della sua bravura come batterista, è irresistibile come “osservatore” della vita, della politica italiana, di comportamenti umani non proprio corretti. Padrone assoluto del palco, non solo ha raccontato le storie che hanno ispirato tutte le loro canzoni, ma ha avuto una parola sarcastica ironica e graffiante per tutti, politici attuali e non, denunciando le scellerate scelte che hanno portato a progettare la LTR in una città costruita sul tufo e quindi progetto naufragato sul nascere, o alle politiche internazionali che hanno portato a “chiudere i porti” lasciando senza aiuti gente che non ha neppure i mezzi per morire, oppure sull’Italia perennemente in emergenza come in “Troppo povero per morire” , all’assenza delle politiche sociali che portano Mario Insenga a lodare le gesta di John Dillinger, personaggio americano che dal FBI dell’epoca veniva considerato un bandito (e come tale ucciso) ma che lui paragona ad un vero e proprio Robin Hood degli anni ’30, perché è vero che svaligiava le banche ma bruciava anche tutti i libri contabili azzerando tutti i debiti degli abitanti di quella città perché in quel tempo non esisteva altro modo che il cartaceo per registrare i debiti dei clienti della banca .

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