Recensione: La Cantata dei Pastori di Peppe Barra il vero Teatro dell’Arte a Napoli

di Annamaria De Crescenzo

Ormai non e’ veramente Natale senza la rappresentazione in scena de “La Cantata dei Pastori” di Peppe Barra, in scena da giovedi 20 dicembre al 6 gennaio al Teatro Politeama.  Si tratta di un’opera di due atti di Peppe Barra e Paolo Memoli, liberamente ispirata all’ Opera Pastorale Sacra di Andrea Perrucci con la regia dello stesso Peppe Barra, musiche di Lino Cannavacciuolo, Paolo del Vecchio, Luca Urciuolo, una straordinaria scenografia di Tonino Di Ronza, costumi di Annalisa Giacci che ha saputo riprodurre perfettamente lo spirito della storia, eterna lotta tra il bene e il male, soprattutto nel costume di Satana, di grande effetto scenico o dell’Arcangelo Gabriello  e degli stessi Giuseppe  e Maria, come le coreografie di Erminia Sacchi che ha saputo dare il giusto movimento alla storia che parte in effetti da una matrice sacra per poi raccontare la vita, i vizi e le virtù di due tipici personaggi napoletani, cardini della storia stessa.

E’ cosi sulla storia sacra dell’attesa e la nascita di Gesù che verrà a trasformare il mondo e a vincere definitivamente il male si intreccia la storia dello scrivano Razzullo, magnificamente interpretato dallo stesso Peppe Barra e quella di Sarchiapone, un buffo personaggio napoletano, brutto e gobbo ma che si crede un vero e proprio adone, interpretato quest’anno da Rosalia Porcaro. Non deve essere stato facile per lei, bravissima cabarettista e attrice, ad indossare i panni di tale personaggio, dopo che l’ha fatto, nel corso degli anni, l’inarrivabile Concetta Barra, mamma dell’attore Peppe, ma devo dire che è riuscita perfettamente nella difficile prova, facendo da perfetta spalla all’incommensurabile prova di teatro dello strepitoso Peppe Barra, insostituibile, secondo il parere di chi scrive, in tale ruolo.

Il testo, scritto nel 1698 (esilarante la battuta di Razzullo durante il testo ai musicisti dell’orchestra che esegue tutti i brani dell’opera : ”Maestro, la volete finire di fare tutta quest’ammuina? Questo e’ un testo del 1600, è un cosa seria !!!!!! e che diamine… facitel ‘ pa’ Maronn’ che sta ‘a lla deret” ) e portata in scena nel 1974 da Roberto De Simone per una rivoluzionaria edizione della Nuova Compagnia di Canto Popolare, è arrivata ai giorni nostri, in varie edizioni ed interpretazioni teatrali, senza mai perderne la sua magia e la sua poesia.

La regia di Peppe Barra non è da meno. Sulla base della storia di Giuseppe e Maria, in viaggio per trovare una giusta dimora per accogliere la nascita del loro figlio Gesù, si intrecciano le storie di Razzullo, Sarchiapone, e degli altri personaggi come Armenzio (Francesco Viglietti), un vecchio pastore, saggio e ispirato, padre di Cidonio (Patrizio Trampetti), cacciatore cortese e romantico, (Trampetti interpreta anche un altro personaggio il terribile oste)  e del più famoso Benino (Giuseppe De Rosa) vispo come un monello e dalla battuta sempre pronta ma anche più propenso a dormire tutto il giorno anzicchè aiutare il padre nel duro lavoro di pastore, famoso perché personaggio di tutti i Presepi presenti nelle nostre case, rappresentato appunto sempre steso a terra e dormiente, e che nella storia fa solenni scherzi e battute anche a Razzullo e Sarchiapone, Ruscellio (Enrico Vicinanza) il pescatore altro personaggio sempre presente nella storia del presepe napoletano, oltre ai personaggi della storia sacra come San Giuseppe (Andrea Carotenuto) che interpreta benissimo il senso della protezione e della guida di Maria e del figlio che sta nascendo, Maria Vergine (Chiara di Girolamo) umile e devota incarna l’attesa del Messia, l’arcangelo Gabriello (Maria Letizia Gorga) rappresentato a metà con i tratti dell’Arcangelo dell’Annunciazione a metà con quelli del San Michele Popolare con spada ed elmetto da guerra e ali spiegate per combattere e vincere il Demonio (Marco Bonadei) perfetto nel ruolo del Male, sottolineato da coreografie di danza perfettamente interpretate dal Corpo di Ballo Skaramacay e da costumi di grande effetto scenico, sconfitto dal Bene e relegato alla fine della storia negli inferi ai quale è destinato da sempre.

Peppe Barra è strepitoso nel ruolo di Razzullo e la storia diventa con la sua Arte indiscussa un vero e proprio capolavoro di Teatro dell’Arte. Perfetto attore e teatrante, al di là della storia stessa, intrattiene il pubblico con esilaranti “siparietti” con i musicisti sotto palco, prendendoli in giro ad uno ad uno e richiamandoli scherzosamente ad un atteggiamento più consono per il testo importantissimo che stavano rappresentando.

Barra non fa teatro, lui è l’ESSENZA del TEATRO stesso. Ogni gesto, parola, atteggiamento e anche inflessione della voce e del modo di raccontare che lui solo ha, trasformando la voce con un timbro particolare che solo lui sa fare, ha rapito l’attenzione del pubblico e lo ha conquistato con il suo modo di recitare, muoversi, cantare e interagire con gli altri attori e con il pubblico stesso in sala.

Non è Natale senza la “Cantata dei Pastori” come non è Natale senza la magia e il talento di Peppe Barra.

Auguriamoci che tale talento venga seguito dalle nuove generazioni e che venga riproposto, anche in forme e modalità diverse, per far sì che il Teatro napoletano di altissimo livello continui ad avere ancora tanti “Peppe Barra” per tanti, tanti anni ancora.

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