Adania Shibli a Napoli ospite della rassegna “Femminile palestinese”

di Francesca Petrillo

Il 24 ottobre 2018 alle ore 16:30 si è tenuto un incontro al Palazzo du Mesnil presso l’Università degli studi di Napoli “L’orientale” con Adania Shibli, considerata una delle più importanti scrittrici contemporanee dei territori occupati. Si tratta di uno degli incontri della rassegna Femminile palestinese in occasione della settimana della cultura palestinese, a cura di Maria Rosaria Greco, moderata dalla docente di lingua e letteratura araba dell’Università “l’Orientale”, Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo.

Adania Shibli nasce nel 1974 in un villaggio al confine israeliano nell’alta Galilea.La Shibli ha studiato comunicazione, regia cinematografica e giornalismo, inoltre collabora con istituzioni culturali celeberrime nel suo Paese. Sebbene conosca benissimo la lingua ebraica e inglese, Adania sceglie volontariamente di comunicare in lingua araba, focalizzandosi sull’aspetto linguistico. In questo meeting la scrittrice ripercorre la sua esperienza quotidiana e condivide il suo aver paura di “perdere le parole”, cioè del timore vero e proprio di dimenticare la lingua.

In particolare affronta il tema della libertà, la quale risulta inafferrabile e lontana come le nuvole:” “Ma le nuvole continuano a muoversi, una dietro l’altra, senza fine, e senza calore. Non importa quanto questo sentimento sembri innocente, ma arriva sempre il giorno in cui invidiamo il movimento leggero delle nuvole in cielo, e la libertà degli uccelli nello spostarsi da un luogo all’altro.” (Pallidi segni di quiete, a cura di M. Ruocco – Argo ed., 2014). Inoltre la scrittrice ci rende partecipe di due furti, dei quali ella stessa è stata partecipe: uno concerne il furto di un libro, mentre l’altro della sua carta di identità, risalente a quando era una studentessa dell’Università di Gerusalemme, in quanto solo gli studenti universitari potevano accedere alla biblioteca nazionale. Così si appassionò ai libri di Khalil al-Sakakini, uno dei più grandi scrittori ed educatori del XX secolo. Grande attivista politico, egli fu uno degli ultimi a lasciare Gerusalemme a causa dei bombardamenti israeliani. Risale a questo proposito un estratto del suo diario scritto il 13 marzo 1938,in cui racconta dell’occupazione israeliana e soprattutto ci rende partecipe del dolore nel lasciare le proprie radici e la propria raccolta di libri in quei territori ormai dominati(“l’occupazione dei territori palestinesi corrisponde non soltanto all’invasione territoriale, bensì’ alla perdita della lingua, delle proprie radici storiche, della conoscenza e soprattutto del tempo passato” intervento di Monica Ruocco).Nel 1957 le autorità israeliane decidono di distruggere 26.000 libri e li useranno come carta dei rifiuti, cosa che aveva temuto lo stesso Sakakini.Ma il vero quesito è:”Perché prendono questa decisione? “Poiché erano elaborati ritenuti scritti in modo inadeguato per lettori e ricercatori. Adania Shibli ci propone a tal proposito una riflessione per quanto concerne il tipo di conoscenza che i libri nelle mani dei palestinesi possono offrire: diveniamo in un certo senso complici dell’occupazione oppure potremmo avere un pacchetto di conoscenze? “Come palestinese, ma anche come scrittrice non ho accesso a questi libri e ciò costituisce una minaccia per quanto riguarda la perdita di parole”.

Oltre al libro “Pallidi segni di quiete” in Italia è stato tradotto anche “Sensi” in cui viene narrata la cosiddetta indifferenza emotiva al fine di sopportare un dolore troppo grande, così la Shibli decide di raccontare intensi particolari della vita quotidiana. La prof.ssa Ruocco l’ha definito ”un’indifferenza emotiva che per migliaia di individui è l’unico modo di difendersi dagli orrori”.

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