Sebastiano Esposito parte da 24 in direzione futuro

Di Manuela Ragucci

Sebastiano Esposito: l’Italia non è un paese per musicisti, eppure in passato i grandi come Mozart venivano qui per imparare l’arte.

A quasi un anno dall’uscita del suo primo disco “24”, il chitarrista Sebastiano Esposito tira fuori il singolo “Direct Impact” dal forte impatto sonoro, una forza che trasferisce anche nel videoclip del brano, curato dal regista Tony Ruggiero. Il videoclip prodotto dalla NoMods Film con la produzione esecutiva dell’associazione Musicando e il patrocinio della Regione Campania, sembra essere quasi un corto sia per il minutaggio che per la scelta dei tagli nel montaggio a cura di Mario D’Arienzo. ( https://youtu.be/z2ZQBArC8Lc ). Reduce dal premio Malafemmena, ecco cosa ci ha raccontato Sebastiano a proposito del suo disco, del nuovo videoclip e della musica che gli gira intorno.

Come nasce 24 il tuo primo progetto discografico? Tu sei giovanissimo, quando si è pronti per questo passo? Quali sono i meccanismi che fanno scattare la molla che fa dire… “E’ questo il momento giusto” ?

– Credo che il momento giusto probabilmente non esista, esiste però un momento in cui le cose da dire diventano più chiare e numerose e tenerle dentro sembra quasi una costrizione. Durante il mio percorso personale ho avuto la fortuna di affiancare numerosi artisti e da loro imparare che realizzare un disco significa, ogni volta, mettersi in gioco con se stessi e con il pubblico. Personalmente ho sentito il bisogno di cambiare la mia vita e non potevo farlo senza prima fotografarne il momento artistico e personale.

“Direct Impact” è l’ultimo singolo che beneficia anche di un videoclip. Un brano che abbraccia più generi, uno scorrere di sensazioni altalenanti. Come riesci a essere così fluido senza inciampare in virtuosismi fini a se stessi?

– Direct Impact rappresenta, per me, il binomio apparenza-realtà. Nel video ho espresso questo concetto attraverso la figura del protagonista, apparentemente un semplice studente dal carattere moderato, nella realtà un persona enigmatica che nasconde addirittura una segreta identità aliena. Musicalmente, invece, ho cercato di esprimere questo concetto attraverso le variazioni stilistiche che caratterizzano il brano, dapprima con un riff rock, successivamente inserendo armonie ed un linguaggio che affonda le proprie radici nella tradizione jazzistica.

 In una recente intervista Ritchie Blackmore afferma che Joe Satriani è un chitarrista troppo perfetto ma senza cuore, che ne pensi?

– Penso che entrambi siano degli ottimi chitarristi ed entrambi, nonostante le diversità stilistiche, padroneggino lo strumento al fine di comunicare emozioni. Personalmente amo molto il modo di suonare di Satriani, è stato proprio lui, con “Always with me, always with you”, ad avvicinarmi alla musica strumentale.

Sempre rimanendo in tema di pilastri, Jimi era sempre alla ricerca di qualcosa per emozionare, tu, incidendo un disco in presa diretta, hai rischiato dal punto di vista della perfezione, ma hai dato tanto a livello di batticuore. Ti senti di aver fatto una scelta giusta ?

– Penso che comunicare qualcosa sia lo scopo di ogni disco che è stato prodotto, al di là del genere musicale e livello tecnico. Io ho scelto di produrre il mio primo disco in presa diretta perché volevo un rapporto sincero e confidenziale con i miei ascoltatori. Non posso sapere come sarebbe andata se il disco fosse stato registrato con altre tecniche di registrazione, ma il sound che ho ottenuto mi lascia piacevolmente senza rimorsi. 

L’Italia non è un Paese per giovani… jazzisti…

– L’Italia non è un Paese per musicisti oserei dire.La musica, come altre forme d’arte, non è considerata un lavoro e questo lo si capisce effettuando semplici operazioni di vita quotidiana… l’altro giorno sono stato in banca per aprire un conto corrente e, ricercando tra mille attività lavorative, ho dovuto considerarmi studente perchè non esisteva la voce musicista.Eppure mi viene da sorridere a pensare che circa 300 anni fa, l’Italia era la capitale mondiale della musica e che, attraverso l’Opera, musicisti come Mozart sono venuti in Italia per imparare l’arte della Musica.

 

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