Milano Blues 89: Gabriele Scaratti band in concerto venerdì 1 dicembre allo Spazio Teatro 89

foto Gabriele Scaratti

MILANO – È un gradito ritorno quello di Gabriele Scaratti allo Spazio Teatro 89 di Milano: dopo il sold-out della scorsa stagione, il musicista e cantante bergamasco salirà di nuovo, venerdì 1 dicembre (inizio live ore 21.30; ingresso 10-13 euro), sul palco dell’auditorium di via Fratelli Zoia 89 nell’ambito della collaudata rassegna “Milano Blues 89”.

Talento emergente della scena blues nazionale, Scaratti si ispira alle sonorità del blues elettrico dei suoi grandi idoli americani e britannici (Eric Clapton, B.B. King, Mark Knopfler, Freddie King e Stevie Ray Vaughan) e si sta affermando rapidamente come uno dei migliori chitarristi e compositori italiani. La consacrazione è arrivata dopo l’uscita, la scorsa primavera, di “Get Out Of Home”, il suo primo album di inediti, in cui il blues si mescola con il rock, il pop, il funky e il folk, accolto molto positivamente dalla critica specializzata.

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Il rock potente e coinvolgente dei Miami & The Groovers sabato 4 novembre allo Spazio Teatro 89 di Milano

MILANO – Si ispirano all’America del classic rock e del folk e hanno eletto a propri numi tutelari artisti del calibro di Chuck Berry, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Neil Young e Tom Waits: Miami & The Groovers, una delle rock band indipendenti più apprezzate e seguite in Italia, si esibiranno sabato 4 novembre (ore 21.30; ingresso 10-13 euro) nell’ambito della rassegna “It’s Only Folk Rock” organizzata dallo Spazio Teatro 89 di Milano.

Coinvolgenti e potenti, i Miami & The Groovers sono una band (orginaria di Rimini) solida e ben piantata nelle radici del rock, che fanno vivere e vibrare grazie alla loro freschezza e alla loro spontaneità. Fondata da Lorenzo “Miami” Semprini (leader e cantante della band), questa formazione ha all’attivo quattro album (“Dirty roads”, uscito nel 2005; “Merry go round” del 2008; “Good things”, pubblicato nel 2012 e “The Ghost King” del 2015), oltre a un box live cd/dvd (“No way back” del 2013) e due ep (“Are you ready” del 2008 e “Biancorosso” del 2011), che hanno ricevuto ottime critiche dalla stampa specializzata.

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Davide Cabassi e la musica di Beethoven tra Classicità, Romanticismo e Utopia domenica 29 ottobre allo Spazio Teatro 89 di Milano

locandina stagione In Cooperativa per Amare la Musica

MILANO – Il secondo appuntamento della stagione di classica “In Cooperativa per Amare la Musica” organizzata dallo Spazio Teatro 89 è in programma domenica 29 ottobre (ore 17; ingresso 5-7 euro), con il concerto intitolato “Prenderò una nuova strada”: nell’auditorium polifunzionale di via Fratelli Zoia 89 si esibirà il pianista Davide Cabassi, alle prese con la musica di Beethoven, tra Classicità, Romanticismo e Utopia.

Negli anni intorno al 1800 il grande compositore tedesco maturò nuove consapevolezze sul linguaggio musicale e sui modi per svilupparlo radicalmente, pur non rinnegandone i legami con il passato: un lavoro costante, instancabile e spesso visionario, che colloca la musica del Titano di Bonn in una eterna contemporaneità protesa, per l’appunto, verso l’Utopia. Gli spettatori seguiranno le tracce di questa inesausta ricerca attraverso le Sonate op. 26, op. 27 n.1 e 2 e la trascrizione a quattro mani (originale dell’Autore) della Grande Fuga per Quartetto d’archi, guidati da un beethoveniano al contempo autorevole e originalissimo come Davide Cabassi, assecondato nella Grande Fuga dal talento poliedrico di Emanuele Delucchi.

 

Dopo il debutto con l’Orchestra Sinfonica della Rai di Milano all’età di 13 anni, Davide Cabassi ha intrapreso una brillante carriera come solista che l’ha portato ad esibirsi con le maggiori orchestra europee e americane (tra le quali Munchner Philharmoniker, Orchestra Filarmonica della Scala, Neue Philharmonie Westfalen, Russian Chamber Orchestra, Magdeburg Philhamoniker, Fort Worth Symphony, Orchestra Verdi Milano, Orchestra Romantique Parigi, Orchestra dell’Arena di Verona, Orchestra della Radio Svizzera di Lugano), collaborando con direttori come Gustav Kuhn, James Conlon, Asher Fisch, Antonello Manacorda, David Coleman, Vladimir Delman, Marco Angius, Tito Ceccherini, Carlo Goldstein, Daniele Callegari, Ruben Jais, Massimo Zanetti, David Coleman, Mikhail Tatarnikov, Howard Griffiths, Johannes Wildner, Enrique Mazzola, Daniele Gatti, Kimbo Ishi-Ito, Helmut Rilling e numerosi altri.

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Dal blues delle origini al rock-blues con il Leo Ghiringhelli quartet sabato 28 ottobre allo Spazio Teatro 89 di Milano

MILANO – Quando si avvicinò al blues per la prima volta, Leo Ghiringhelli non era più un ragazzino alle prime armi, ma aveva già vent’anni. Il chitarrista (e cantante) milanese, che si esibirà sabato 28 ottobre (ore 21.30; ingresso 10-13 euro) allo Spazio Teatro 89 di via Fratelli Zoia 89 nell’ambito della rassegna “Milano Blues 89”, rimase affascinato dallo stile di Robben Ford e, successivamente, da quello dell’inimitabile Stevie Ray Vaughan.

Il suo percorso musicale è cominciato, quindi, dal blues moderno, quello che si ascoltava negli anni Ottanta e Novanta. Solo in un secondo momento Leo ha scoperto il blues tradizionale. Ascoltando e riascoltando i padri del blues e accostandosi sempre di più agli artisti che hanno tracciato un solco indelebile nella storia di questo genere musicale, Ghiringhelli ha iniziato a costruire uno stile personale e riconoscibile. Dopo aver militato in varie band locali è stato chiamato a far parte dei Boomers del cantante e armonicista Little Victor e, successivamente, nel 1997, è approdato nei Motivators del cantante inglese Dave Baker, con il quale ha partecipato (e la collaborazione continua ancora oggi) a numerosi festival blues nazionali e internazionali. Ghiringhelli ha, inoltre, suonato con Andy  J  Forest, Arthur Miles  e Daniele  Tenca  (nel progetto “Blues for the working class”).

Allo Spazio Teatro 89, sabato 28 ottobre il bluesman milanese si esibirà insieme a Niccolò Cattaneo all’organo Hammond, Joe Barreca al basso e Sergio Ratti alla batteria: i quattro musicisti proporranno un repertorio di brani dal sapore prevalentemente rock-blues, senza però dimenticare il Blues delle origini.

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Da Zorn a Zappa: il patchwork musicale della A-Material Band venerdì 13 ottobre allo Spazio Teatro 89 di Milano

MILANO – Un patchwork di stili ricomposti e proposti con il grandangolo del jazz, restituendo un insieme musicale di ampio respiro, non facilmente etichettabile e, proprio per questo, ancora più affascinante: è la proposta, intitolata Voluntary Disclosure Project”, della A-Material Band, in scena venerdì 13 ottobre (ore 21, ingresso 10 euro) allo Spazio Teatro 89 di Milano per il primo concerto della mini-rassegna “Siam venuti a cantar Baggio”, che accenderà di note la periferia ovest della città.

Il live della A-Material Band, in equilibrio tra musica contemporanea, innovazione e jazz, sarà un tributo a John Zorn e Frank Zappa, i due geniali e irriverenti musicisti americani. I componenti di questo ensemble, diretto dal trombonista Michele Ferrara, hanno una lunga esperienza alle spalle, avendo frequentato gli ambiti musicali più disparati: big band di jazz classico e moderno, combo jazz dedicati agli standard, gruppi rock, soul, funky, brasil e perfino orchestre di musica classica, pop, musica italiana e ballo liscio. La A-Material Band è, dunque, una formazione votata all’eclettismo e, non a caso, l’eclettismo è una delle (tante) qualità che hanno caratterizzato le carriere di John Zorn e Frank Zappa.

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L’energia rock dei Cheap Wine sabato 14 ottobre allo Spazio Teatro 89 di Milano

MILANO – È ancora tempo di musica allo Spazio Teatro 89: a metà ottobre, infatti, parte ufficialmente la nuova stagione di concerti che, come da tradizione, nei prossimi otto mesi abbracceranno una pluralità di generi (dalla classica al blues, dall’acustica al folk, senza dimenticare la lirica).

Il primo live, in programma sabato 14 ottobre (ore 21.30; ingresso 10-13 euro), è affidato ai Cheap Wine, formazione pesarese tra le più attive sulla scena nazionale, che nell’auditorium di via Fratelli Zoia 89 inaugurerà la collaudata rassegna «It’s Only Folk Rock». Il concerto sarà l’occasione per conoscere il nuovo album dei Cheap Wine, intitolato “Dreams”, uscito a inizio ottobre (distribuzione IRD) e realizzato con il contributo di un crowdfunding particolarmente riuscito, grazie al supporto dei fan. Con “Dreams” – che arriva a due anni di distanza dal disco live “Mary and the fairy” – si chiude la trilogia aperta da “Based On Lies” (2012) e proseguita con “Beggar Town” (2014). Durante questo percorso le coordinate musicali della band marchigiana si sono arricchite di nuove sonorità e nuove atmosfere.

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Musiche di Shostakovich, Rachmaninov e Boccadoro domenica 15 ottobre allo Spazio Teatro 89 di Milano per il debutto della nuova stagione di classica tra rivoluzioni, evoluzioni e apparizioni

MILANO – Rivoluzioni, evoluzioni, apparizioni: queste tre parole costituiscono il filo conduttore, tra nessi e associazioni di idee, della nuova stagione di “In Cooperativa per Amare la Musica”, la rassegna di classica organizzata dallo Spazio Teatro 89 di Milano e da Coop Lombardia in collaborazione con Serate Musicali.

Giunta alla diciasettesima edizione, questa rassegna –  al via domenica 15 ottobre nell’auditorium polifunzionale di via Fratelli Zoia 89 – si caratterizza, ancora una volta, per la proposta di concerti solistici e cameristici di notevole interesse in ambito strumentale e vocale (con programmi e organici vari e insoliti), per la presenza di interpreti famosi e di giovani talenti in rapida ascesa e per le guide all’ascolto, sintetiche ma esaurienti, che orientano il pubblico.

Nel suo significato storico-politico, la prima parola – “Rivoluzioni” – farà ricordare agli spettatori sia la nascita dell’Unione Sovietica, con l’ascolto di brani di due compositori russi (Rachmaninov e Shostakovich) che da posizioni e con esiti diversi ebbero a che fare con i rivolgimenti dell’Ottobre rosso, sia la “singing revolution” dei Paesi baltici, con un concerto di musiche e musicisti dall’Estonia. Senza dimenticare l’astronomia con The Planets di Gustav Holst, contrappuntati dalle annotazioni scientifiche dell’astrofisico Giuseppe Gavazzi, e con Dark was the night di Carlo Boccadoro che, oltre ad esprimere il compianto per i risvolti tragici intrinseci ai sommovimenti della storia, farà anche pensare agli spazi intergalattici: il brano del compositore italiano è, infatti, ispirato al toccante gospel-blues di Blind Willie Johnson, che – inciso sul Golden Voyager Record, il disco che si trova a bordo delle due sonde spaziali del Programma Voyager – vaga tuttora nello spazio. E ancora, auspice il Beethoven di Davide Cabassi, si potrà riflettere su quei particolari sviluppi dei linguaggi musicali che sembrano imporre un prima e un dopo, creando un’evidente soluzione di continuità nel flusso di un percorso storico che più frequentemente si sviluppa non per rivoluzioni bensì per evoluzioni.

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