L’Oro di Napoli in scena alla Casa della Musica di Napoli

Di Annamaria De Crescenzo
Foto: SpectraFoto

Martedì 1 gennaio ha debuttato in prima nazionale alla Casa della Musica lo spettacolo “L’Oro di Napoli” tratto dal romanzo di Giuseppe Marotta e rielaborato da Manlio Santanelli per la regia di Nello Mascia. Il progetto, fortemente voluto dal patron del Complesso Palapartenope Rino Manna sempre alla ricerca di nuovi progetti e dalla compagnia Attori Indipendenti, ha avuto un grandissimo successo di pubblico, accorso, nonostante il giorno festivo dedicato solitamente al riposo dopo i festeggiamenti della fine dell’anno, numerosissimo in Teatro per iniziare l’anno assistendo ad uno dei progetti più creativi degli ultimi anni.

Lo spettacolo è stato una vera e propria sorpresa in quanto questa edizione teatrale non è stata, come ormai troppo spesso accade in teatro, una riproduzione fedele del film di De Sica, ma una ricomposizione totalmente nuova dei suoi racconti, dei quali alcuni riportati nel film stesso ma altri completamente inediti.

La voce narrante che fa anche da filo conduttore tra i vari personaggi e i vari episodi è il portiere del palazzo nel quale si svolge la storia e che fa da scenografia all’intero spettacolo, Peppino, interpretato magistralmente dallo stesso regista Nello Mascia.

L’Oro di Napoli è la pazienza, “la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza.” Con queste parole Don Peppino, “spiega” il senso dello spettacolo, una vera e propria “sinfonia teatrale”, un racconto della Napoli dai mille volti, dei napoletani dalle mille virtù ma anche dai tantissimi vizi compreso quella di un’eterna indolenza, di un eterno attendere un “maestro che forse non arriverà mai”.

La storia si sviluppa con il racconto delle varie “vite” dei personaggi che abitano nel palazzo-microcosmo, a partire da Saverio (Giovanni Mauriello), il pazzariello del quartiere, vessato dal boss del quartiere Don Carmine (Ciro Capano) del quale riuscirà a liberarsi in un moto di orgoglio e di dignità, Donna Rosaria (Rosaria de Cicco) sempre dedita al culto della “Mamma Schiavone” come viene chiamata dal popolo napoletano la Madonna di Montevergine, sempre in contrasto con Concetta (Cloris Brosca) , devota alla Madonna di Pompei, vedova con tre figli, che rifiuta tutti gli spasimanti per poter fare la mamma, Don Leopoldo Criscuolo (Giancarlo Cosentino), vedovo inconsolabile, ma che si fa “tentare” dal profumo e dal sapore di una pizza preparata dalla procace e conturbante Sofia (Rossella Amato) e dal marito Rosario (Gianni Ferreri) gelosissimo di lei, ma che subisce anche l’onta del tradimento con il marchesino (Matteo Mauriello) pur di non perderla, il Conte Prospero (Roberto Azzurro) rovinato dal gioco che perde addirittura con un bambino di 8 anni, fino a Don Ersilio, interpretato da un bravissimo Gigi Savoia, il venditore di “saggezza”, che dietro la modica somma di 100 lire, dispensa consigli e suggerimenti per risolvere le crisi e i piccoli/grandi problemi che affliggono gli abitanti del quartiere stesso.

Nello Mascia, oltre che bravissimo attore, dirige tutti con uno straordinario talento, accompagnati dalla musica di Ciccio Merolla, il quale accanto ad alcuni brani della tradizione napoletana come “Mare Verde” di Sergio Bruni, o “Torna Maggio” , “Lu Guarracino”, ha presentato i suoi brani di maggiore successo come “O Bongo” e “Song e Napule”.

Lo spettacolo racconta il vero volto di Napoli, le sue emozioni, la sua energia, la sua vera identità, e ha divertito ma anche commosso il numerosissimo pubblico presente in Teatro.

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In scena fino al 6 gennaio è decisamente uno spettacolo da non perdere.

Nicola Iuppariello e Vincenzo Russo : il sogno divenuto realtà di DiscoDays e Vinilici

di Annamaria De Crescenzo

 

Nell’ambito della XIX Edizione di DiscoDays del 7 e 8 ottobre scorso, abbiamo avuto modo di parlare con i due organizzatori della Fiera del disco e della musica che dal 2008 stanno realizzando un grandissimo progetto.

Di seguito l’intervista a “due voci” dei due imprenditori napoletani.

DiscoDays è un progetto , unico nel suo genere, ma soprattutto molto particolare visto che non ci sono altre occasioni, almeno qui a Napoli, di dare un così ampio spazio agli appassionati del Vinile. Come mai questa scelta e, siate sinceri, Vi aspettavate un così tanto successo sempre maggiore di anno in anno sia a livello di affluenza di pubblico che di consensi da parte della stampa specializzata in eventi musicali ?  

Nicola: Ho creduto nel supporto vinile prima che se ne iniziasse a parlare, poi i numeri sono incominciati ad aumentare ed il mercato segna una costante crescita anno dopo anno. Un anno al ritorno della fiera del disco di Berlino mi dissi “perché non farne una anche a Napoli”. Tutto ha avuto inizio all’ArtGarage di Pozzuoli grazie al sostegno di mia moglie, l’amicizia di Cosimo Flavio Gioia e l’entusiasmo di Antonio Elia. Il successo è frutto dell’impegno e della passione per la musica. Se me lo aspettavo: non lo so, forse si altrimenti non avrei intrapreso questo viaggio. I consensi sono dovuti soprattutto dall’impegno profuso in questi anni dalle persone che hanno lavorato all’evento, apportando un segno distintivo a DiscoDays attraverso la condivisione della loro passione.

Vincenzo: Sulla scelta di creare una fiera del disco a Napoli, Nicola sarà sicuramente più preciso, sulla crescita degli appassionati del Vinile c’è da focalizzarsi sulla completezza di questo supporto che porta la Musica ad un’esperienza multisensoriale. Musica che si “ascolta” piuttosto che Musica che si “sente”. Quanto al successo di DiscoDays, l’ambizione è che possa ancora crescere.

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