Sabato 7 e domenica 8 marzo 2026 al Teatro Sala Molière di Pozzuoli arriva “Sconosciuto. In attesa di rinascita” di e con Sergio Del Prete

SABATO 7 E DOMENICA 8 MARZO AL TEATRO SALA MOLIḔRE DI POZZUOLI ARRIVA “SCONOSCIUTO. IN ATTESA DI RINASCITA” DI E CON SERGIO DEL PRETE
Uno spettacolo sulla paura di vivere senza essere accolti che vede un uomo in dialogo col fratello mai nato
Sabato 7, alle ore 21.00, e domenica 8 marzo, alle ore 19.00, al Teatro Sala Molière di Pozzuoli (Via Bognar, 21), diretto da Nando Paone, sarà di scena “Sconosciuto. In attesa di rinascita” di e con Sergio Del Prete, nella stagione 25/26 dedicata a “La Versatile Creazione di Dio” (dal titolo di uno spettacolo di Cetty Sommella) per indicare tutta quella umanità messa ai margini della società.
«Il protagonista è un uomo solo al centro della scena, al centro della storia, al centro del mondo – spiega Del Prete – ma non al centro di sé stesso. In questo flusso di coscienza, un non-mitico Edipo si è già accecato. Se il celebre predecessore lo ha fatto una volta vista la verità, qui invece lo fa prima ancora prima di vedere. Prima ancora di vivere. È la paura che acceca, la paura di non poter superare i fantasmi, gli schemi, le aridità reiterate della periferia fisica e mentale, la vera protagonista di questo spettacolo».
Un’opera sull’incomunicabilità che vede al centro della scena un uomo in dialogo col fratello mai nato. Da una banale discussione tra i genitori – tra una madre amata, che porta negli occhi la sofferenza di tutte le donne vittime della vita, e un padre odiato, che vorrebbe simbolicamente uccidere, perché (a torto o a ragione) il protagonista vede in lui riflessa la sua inadeguatezza – l’uomo senza nome viene a sapere che, prima che lui nascesse, la madre ha subito un aborto. Da questa rivelazione scocca una scintilla che gli cambia la vita: «Io potevo non esistere, potevo non nascere». Da qui si genera un dialogo a senso unico: da un lato, c’è un feto non nato, dall’altro, un feto rabbioso di paura, vivo, che però si percepisce come aborto. Ne emerge un flusso vulcanico, un dialogo aperto, un’invettiva nei confronti di un fratello mai nato, di un fratello che non nascendo, lo costringe a esistere, facendogli vivere una vita all’insegna dell’incomunicabilità familiare, una vita borderline, in una periferia dimenticata da Dio e dagli uomini. Circondato da brutture, l’uomo non riesce più a vedere la bellezza, quella delle sfumature, della semplicità, quella nascosta dentro sé stessi. Da qui l’accusa al fratello mai nato, che lo ha intrappolato in una condizione di sconosciuto a sé stesso e al mondo, in cerca di una verità che non riesce a guardare in faccia. Rifugiandosi tra le braccia di Marta, una massaggiatrice, ritrova in lei sprazzi di felicità emotiva, non avvertendo alcun giudizio, ma sentendo la vicinanza di un’anima abbandonata come lui. Marta è la chiave di volta, è lo sprono alla bellezza. Nonostante tutto. Marta lo accoglie nella sua intimità. “Bisognerebbe avere il coraggio dei ragazzi che si lanciano dagli scogli per tuffarsi ed essere accolti”. In fondo è ciò che desideriamo tutti nella vita, essere accolti.
Scene e disegno luci – Carmine De Mizio
Costumi – Rosario Martone
Foto di scena – Pepe Russo
Aiuto Regia – Raffaele Ausiello
Regia – Sergio Del Prete
con il sostegno di L’Asilo – Ex Asilo Filangieri
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Napoli, 2 marzo 2026
Gabriella Diliberto
Gabriella Diliberto
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