Category Archives: Speciale Umbria Jazz 2019

Recensione/ Umbria Jazz a Terni: la seconda edizione si conclude con l’energia dei Funk Off

Di Annamaria De Crescenzo
Foto Mario Catuogno by SpectraFoto 

Funk Off Umbria Jazz Spring #2 ©SpectraFoto

Per l’ultimo giorno di Umbria Jazz Spring 2ª edizione abbiamo deciso, avendo già seguito tutti gli altri concerti previsti nel programma della rassegna, di ascoltare e fotografare la marchin’ band più famosa d’Italia i Funk Off in un insolito quanto affascinante percorso alle Cascate delle Marmore.

Dopo 20 anni di attività che hanno festeggiato nel 2018 con un grande concerto al loro paese Vicchio del Mugello, e più di 800 concerti, i Funk Off non solo sono la prima funky marchin’ band italiana, ma grazie alla loro particolarissima musica che fonde ritmi groove e di black music con arrangiamenti jazz di grande livello e ad una profonda energia e allegria che pervade tutta la band hanno dato un senso diverso all’essere una marchin’band in Italia.

Guidati da Dario Cecchini che scrive e arrangia anche la loro musica, i FUNK OFF sono degli autentici “vulcani” della musica. Non solo suonano in modo assolutamente coinvolgente, ma sono la quintessenza dell’allegria, dello stare insieme con divertimento e lo dimostrano in ogni loro concerto, che siano i palchi di Umbria Jazz (dal 2003 sono Marchin’ band ufficiale di tale Festival) o le strade delle città che li ospitano.

 

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Recensione/ Umbria Jazz Spring II Edizione: Terni vive una Pasqua all’insegna della musica jazz

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno by SpectraFoto

Il terzo giorno della nostra permanenza a Terni per la seconda Edizione di Umbria Jazz Spring, avendo già visto tutti i concerti fissati nel programma del Teatro Secci degli Artisti italiani ed internazionali invitati per tale Edizione, ci siamo dedicati all’ascolto, nel Caffe del Corso di due progetti di validissimi musicisti jazz italiani: “Modalità Trio” con Massimo Moriconi al contrabbasso/basso, Nico Gori al clarinetto/sax , Ellade Bandini alla batteria e l’altro progetto “Duet” sempre con Massimo Moriconi e Emilia Zamuner alla voce.

Nel presentare proprio il progetto “Duet”, Giovanni Serrazanetti ha definito il progetto come uno dei più belli della rassegna e la stessa Emilia Zamuner come l’autentica rivelazione dell’intera edizione di Umbria Jazz Spring. In effetti il progetto che ha dato vita ad una collaborazione tra i due artisti nata in occasione della vittoria di Emilia Zamuner al Premio Massimo Urbani 2016. Da tale collaborazione è nato “Duet” il loro primo disco insieme contenente brani decisamente jazzistici come “My Funny Valentine”, “Summertime” , “Caravan” seguiti da brani portati al successo da Mina, con la quale Massimo Moriconi ha collaborato per decenni, come “La Gatta” e “Tintarella di Luna” e da brani riarrangiati dallo stesso Massimo come in “Almeno tu nell’universo” e “Donna” reso celebre dal Quartetto Cetra. Ma l’emozione più grande arriva con l’interpretazione di “Nuvole” un dolcissimo brano scritto da Massimo Moriconi e dedicato alle figlie che esprime tutta la poesia che solo un musicista compositore di altissimo livello può esprimere.

 

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Recensione/ Umbria Jazz Spring II edizione: secondo giorno all’insegna dei ritmi della musica gospel e soul

Di Annamaria De Crescenzo
Foto di Mario Catuogno by SpectraFoto

Virginia State Gospel Choir Umbria Jazz Spring #2 ©SpectraFoto

Il secondo giorno di permanenza ad Umbria Jazz Spring 2ª edizione non poteva iniziare se non seguendo il ritmo e le sonorità gospel del Virginia State Gospel Choir al Santuario di San Francesco, uno dei santuari più belli dell’Umbria e che è stato location indimenticabile lo scorso anno del concerto di Paolo Fresu e Giovanni Sollima “Two Island” e due anni fa sempre con Fresu e Daniele Di Bonaventura con “Altissima Luce”.

Formata da 35 elementi con un altissimo livello tecnico, il Virginia State Gospel Choir è tra i più famosi e riconosciuti cori gospel su scala mondiale. La corale è composta da giovani musicisti laureati presso la Virginia University e da solisti di altissimo livello con un talento straordinario.

Nel 1977 il già numeroso gruppo registra il suo primo album “Everyday with Jesus” seguito nel ’78 da un secondo lavoro, “He’s Able”. La formazione negli anni accumula riconoscimenti e premi grazie al susseguirsi di direttori artistici di altissimo livello e al ricambio generazionale di nuove voci che conferisco al coro una sempre nuova linfa.
Il successo internazionale arriva nel 1992 quando James Holden ne diventa il direttore artistico: da allora il Virginia State Gospel Chorale attraversa con i suoi concerti gli Stati Uniti per poi spopolare anche in Europa. Nella primavera del 2003 il gruppo si aggiudica il primo premio al National Black Music Caucus Choir Competition, il prestigioso concorso Gospel di New York che già li aveva visti diverse volte vincitori a partire dal 1985 e stavolta li vede imporsi su ben 11 delle 13 categorie in gara. Nel 2004 e nel 2007, impegnati in tournée europee, arrivano ad esibirsi insieme ad altri artisti internazionali al Concerto di Natale trasmesso in mondovisione. Successivamente il Coro si arricchisce della presenza di un musicista d’eccezione: Perry Evans, che guida la formazione verso nuovi e sempre più alti livelli di qualità.
Nel 2012 riceve il premio del pubblico al prestigioso Verizon’s How Sweet The Sound e nel 2013 la sua partecipazione a American’s Got Talent entusiasma milioni di telespettatori.
Prosegue sull’onda del successo tra numerose esibizioni e tournée nel 2014 fino a raggiungere un altro importante traguardo qualificandosi al primo posto allo Steve Harvey Neighborhood Award Best Church Choir Competition 2015, tenutosi il 9 agosto al Georgia World Conference Center in Atlanta.

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Durante i due concerti (venerdì sera e sabato mattina) sono riusciti con la loro musica che attinge ai generi più diversi, mescolando gospel, spirituals, blues, raggae, musica africana tradizionale, interpretati da splendide voci anche dei solisti davvero strepitose, a conquistare il consenso e gli applausi lunghissimi del numerosissimo pubblico presente nel Santuario, che si emoziona durante i vari canti proposti fino a scatenarsi grazie ad una travolgente versione di “Oh Happy Day” con la quale i Virgina State Gospel Choir salutano il pubblico di Umbria Jazz Spring.

 

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Recensione/ Umbria Jazz Spring II Edizione: la Black Music invade la città di Terni

di Annamaria De Crescenzo
foto:Mario Catuogno by SpectraFoto

Dal 18 al 22 aprile Terni è stata invasa dal più corposo e articolato cartellone di Black music a livello nazionale ed internazionale grazie alla seconda edizione di Umbria Jazz Spring che ha portato oltre 100 artisti per 60 eventi per la gran parte ad ingresso gratuito, tranne che per i concerti che si sono tenuti al Teatro Secci e che comunque prevedevano un biglietto di ingresso di soli 10 euro, distribuiti, oltre che in Teatro, nei locali partner della manifestazione come il Caffè Bugatti, il Rendez-Vous,  il Fat Art Music e il Caffè del  Corso, che hanno messo a disposizione dell’organizzazione del Festival i loro locali in apprezzatissimi e seguitissimi  “Jazz Lunch” e “Jazz Dinner”  per i concerti dei più bei gruppi jazz degli ultimi anni,  il bellissimo scenario delle Cascate delle Marmore dove i Funk Off hanno animato con la loro musica da street band il piazzale principale del Belvedere Inferiore delle Cascate, e l’atmosfera emozionante della Chiesa di San Francesco che ha ospitato i due concerti del coro Gospel

In realtà è il terzo anno che la kermesse torna  Terni, dopo il “numero zero” di due anni fa, sempre organizzato dalla Fondazione Umbria Jazz e il sostegno messo a disposizione dalla Fondazione Carit, con l’obiettivo di estendere la musica jazz anche alla città di Terni, dopo la magia che ogni anno si realizza a luglio a Perugia  e a fine dicembre, per il Capodanno, ad Orvieto con le due edizioni  Summer e Winter che registrano ogni anno migliaia e migliaia di  presenze con record di incasso strabilianti.

Sin dal giorno di apertura della rassegna primaverile di Umbria Jazz si è manifestata una grande attesa e una grande emozione per quelli che sarebbero stati giorni vissuti all’insegna della musica jazz, soul, blues e gospel del mondo.

Anche gli stessi organizzatori della Fondazione Umbria Jazz capitanati dal Direttore Artistico Carlo Pagnotta, sempre presente, insieme a tutti i suoi collaboratori come Enzo D’Anna e Giovanni Serrazanetti ad ogni concerto e ogni evento della rassegna, erano evidentemente emozionati ed orgogliosi dei nomi presenti nel programma, punte di diamante della Black Music degli ultimi anni nel mondo.

E stessa emozione anche per i proprietari e i gestori dei locali e dei jazz club partner della manifestazione che hanno avuto numerosissime prenotazioni sia per i concerti previsti dal programma sia per l’ormai storico jazz club di Terni il Caffè Bugatti, che ha avuto sempre il locale affollatissimo, che per le nuove location del Rendez-Vous (“Siamo molto soddisfatti, abbiamo avuto tantissime prenotazioni e di ciò siamo contenti, visto che per lanciare e valorizzare il locale puntiamo sulla musica e sul jazz”), del Fat Art Club che ha ospitato sia star internazionali della musica come Angela Mosley che artisti italiani come l’Amedeo Ariano Trio, mettendo a disposizione di Umbria Jazz tutta la loro esperienza sia per l’aspetto culinario che per l’accoglienza e la competenza nel gestire uno dei locali più belli della città, e del Caffe del Corso, gestito dal gentilissimo Alessandro Sani che ha proposto dei menu creati apposta per la manifestazione e ha ospitato, oltre alla musica, anche una bella mostra fotografica di Alberto Mirimao, fotografo ufficiale di Umbria Jazz Spring, con alcune delle sue foto delle precedenti edizioni ternane.

 

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Al via il 18 aprile Umbria Jazz Spring a Terni

Inizia il 18 aprile a Terni Umbria Jazz Spring, cinque giorni di musica fino al giorno di Pasquetta.

Durante il periodo delle feste pasquali Terni ospita il più corposo e articolato cartellone di Black Music (nella sua accezione più vasta) a livello nazionale: saranno infatti protagonisti Roosevelt Collier, il “Jimi Hendrix” della pedal steel guitar, Thornetta Davis, da Detroit, che della Motor City è considerata l’indiscussa regina del blues, vincitrice di una trentina di Detroit Music Awards nelle categorie blues e rhythm ‘n’ blues, i New Orleans Mystics, un versatile gruppo vocale che ha in repertorio una varietà di classici r&b, soul, disco, jazz, Motown, coprendo un periodo che va dagli anni ‘40 ad oggi, e ovviamente il gospel, con il Virginia State Gospel Choir, che nel 1997, nel corso di un tour in Italia, cantò in Vaticano per il Papa assieme ad altri grandi artisti, tra i quali la leggenda del blues, B. B. King.

Importante anche la presenza di musicisti italiani, che da anni interpretano questo genere con classe e originalità: Flavio Boltro, che in trio aprirà ufficialmente il festival il 18 aprile alle 18,30, i Quintorigo, i Licaones, e due progetti, Modalità trio e Duet, con Massimo Moriconi impegnato in entrambi.

Da non dimenticare infine Anat Cohen, clarinettista dalla grandissima cultura musicale e Dena De Rose, che si iscrive nella gloriosa tradizione delle pianiste/cantanti che hanno avuto un ruolo importante nella storia del jazz.

Imperdibile infine la marchin’ band con i Funk Off per le vie del centro e alla Cascate delle Marmore a Pasqua e Pasquetta.

Una nuova location per UJ Spring: il Fat Art Club

Una nuova location, il Fat Art Club all’interno del Caos, con tre nuovi gruppi: Angela M.Mosley & Blue Elements, , Amedeo Ariano in trio e “Triplets” di Francesca Tandoi, arricchiscono il programma di UJ Spring nelle giornate di venerdì 19, sabato 20, domenica 21 e lunedì 22.

Appuntamenti che si inseriscono nel programma del festival pasquale che partirà giovedì 18 aprile.

 

Angela M. Mosley è nata nel South Side di Chicago da una famiglia originaria del Mississippi. Figlia d’arte (il padre cantava nei cori gospel) possiede una potente ed espressiva voce soul perfettamente a suo agio nel repertorio della Black Music, sia tradizionale che moderna. A Terni si esibisce con i  Blue Elements, band con cui collabora abitualmente.

 

Amedeo Ariano, batterista salernitano, è molto attivo sulla scena romana. La lista dei grandi solisti con cui ha suonato  è lunghissima (tra gli altri, George Coleman, Johnny Griffin e Benny Golson) come pure quella dei suoi  lavori per cinema e televisione. Ha collaborato anche con Renzo Arbore, Lucio Dalla e Sergio Cammariere. Guida un trio con Walter Ricci, piano e voce, e Dario Rosciglione, contrabbasso. In più, c’è uno dei migliori solisti italiani, il sassofonista tenore Daniele Scannapieco.

 

“La Diana Krall europea” viene definita Francesca Tandoi, pianista e cantante che con Luca Bulgarelli al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria ha costituito “Triplets”, con ancora Daniele Scannapieco al sax. La Tandoi, una fan di Oscar Peterson e dei grandi virtuosi del pianoforte swing, nel  2009 si è trasferita in Olanda dove si è formata in prestigiose  istituzioni accademiche ed ha riscosso i primi successi.

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CONAD JAZZ CONTEST RIAPRE LA CACCIA ALLE NUOVE PROMESSE DEL JAZZ

Conad rinnova la collaborazione con Umbria Jazz per scoprire e valorizzare giovani talenti: aprono oggi le iscrizioni all’ottava edizione di Conad Jazz Contest, concorso riservato ad artisti italiani tra i 18 e i 28 anni. Una giuria completamente rinnovata – presieduta dal trombettista di fama internazionale Paolo Fresu – valuterà livei concorrenti. In palio, come sempre, l’esibizione a Umbria Jazz, ma anche forme concrete di sostegno alla carriera: un premio in denaro di 5.000 euro e un tour nei migliori jazz club italiani.

Anche quest’anno Conad promuove – in collaborazione con Umbria Jazz – il concorso musicale Conad Jazz Contest, iniziativa rivolta a musicisti tra i 18 e i 28 anniitaliani o residenti in Italia. Il progetto, che ha ottenuto il patrocinio di Regione Umbria e Comune di Perugia, si pone l’obiettivo di consentire ad alcuni giovani talenti di realizzare il proprio sogno: calcare il palco di Umbria Jazz. Nei sette anni di vita dell’iniziativa, sono più di 60 le band che – grazie a Conad – hanno avuto l’opportunità di esibirsi nel corso del Festival, scelte tra una platea di oltre 950 formazioni e 3.500 artisti in gara. Molte di esse, oggi, vivono di musica.

 

Tra le novità di quest’anno, l’ampliamento delle opportunità offerte al primo classificato per mostrare il proprio talento. Oltre all’esibizione sul palco di Umbria Jazz(Perugia, 12-21 luglio), che toccherà a tutti i 10 finalisti, il vincitore assoluto sarà inserito nel programma della tappa di Materade Il Grande Viaggio Insieme Conade verrà invitato a suonare in occasione de “Il Jazz italiano per L’Aquila”, uno dei più grandi eventi jazzistici del nostro Paese, testimonianza del sostegno concreto degli artisti alla ricostruzione civile, sociale e culturale del capoluogo abruzzese. Inoltre, nei mesi successivi al Festival – grazie alla collaborazione con La Federazione Nazionale Il Jazz Italiano– la band vincitrice sarà portata in tour nei migliori jazz club d’Italia, chiudendo poi l’anno con l’esibizione a Umbria Jazz Winter #27.

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UJ19: i primi nomi in programma al Teatro Morlacchi e alla Galleria Nazionale dell’Umbria

Gli omaggi ad Art Blakey e ai Jazz Messager, nel centenario della nascita di Blakey, e quello al recentemente e prematuramente scomparso Roy Hargrove, i ritorni di Dianne Reeves e Charles Lloyd. Sono queste le note principali della programmazione più prettamente jazz del cartellone di Umbria Jazz 19, a Perugia dal 12 al 21 luglio.  Una vera e propria rassegna che si svolge nel chiuso del teatro Morlacchi e della Galleria Nazionale dell’Umbria a mezzogiorno, di pomeriggio e a tarda sera, che offre ad un pubblico più specialistico il meglio del jazz in ambienti che ne sottolineano la vocazione più impegnata ed impegnativa. Per quanto decise e caratterizzanti possano essere le “divagazioni” pop, Umbria Jazz non trascurerà mai questo lato della sua proposta artistica che ne rappresenta la storia e la ragione stessa di essere.

Ruolo importante avrà il pianoforte, con interpreti del calibro di Uri Caine, Fred Hersch, Kenny Barron e Benny Green.

Graditi ritorni per due beniamini del pubblico di UJ: Terence Blanchard con il suo personalissimo hard bop moderno ed equilibrato, senza troppe avventure ma al contrario ben inserito nel solco della classicità e per John Patitucci, tra i migliori contrabbassisti in circolazione, non solo in ambito jazz.

Attesa e curiosità per Marquis Hill, trombettista di Chicago in cui convivono brillantemente tecnica e capacità improvvisativa,, Joel Ross, sempre di Chicago, star nascente del vibrafono e per il batterista Peter Erskine.

Parte importante del programma come ogni anno dedicata al jazz italiano con Enrico Rava, Paolo Fresu, Dado Moroni, Danilo Rea, Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Giovanni Guidi.

 

http://www.umbriajazz.com/pagine/tickets

A Christian McBride Situation / Lauryn Hill a #UJ19

A CHRISTIAN MCBRIDE SITUATION

Fare di necessità virtù: questo potrebbe essere il senso di A Christian McBride Situation, progetto nato dalla fertile immaginazione ed intraprendenza del contrabbassista, compositore e leader di Philadelphia. In programma al festival di Monterey, McBride dovette registrare all’ultimo momento il forfait di alcuni musicisti della sua band. Invece di annullare la data, si guardò intorno e con altri artisti suoi amici, presenti al festival, formò una nuova band di cui facevano parte cantanti e dj. Era nata così A Christian McBride Situation, che si rivelò una uscita non effimera. Adesso eccola a questa edizione di Umbria Jazz, dove McBride è stato molto presente negli anni scorsi e sempre con formule differenti.
Chris McBride non è solo un contrabbassista di inarrivabile virtuosismo ma anche una delle personalità più stimate e influenti della musica americana.
Ancora più dei cinque Grammy vinti, ad oggi, impressiona il fatto che, a 47 anni, abbia partecipato alla registrazione di più di 300 dischi di ogni genere. Significa che di questo straordinario lmusicista, a suo agio sia con il contrabbasso che con il basso elettrico, si riconosce e si ammira la tecnica mostruosa e la flessibilità, ma soprattutto quella naturale musicalità che fa sembrare facili cose invece difficilissime. Se il contrabbasso è il pilastro su cui poggiano gli equilibri di qualunque band, McBride è una prima scelta assoluta. Tra i tanti, questa è stata l’opinione di jazzmen come Freddie Hubbard, Sonny Rollins, J.J. Johnson, Milt Jackson, McCoy Tyner, Roy Haynes, Chick Corea, Herbie Hancock, Pat Metheny, o di star del soul come James Brown, Chaka Khan, Isaac Hayes, Natalie Cole, ed anche di popstar come Sting, Paul McCartney, Carly Simon. Potete però trovare il basso di Christian McBride anche nell’ hip-hop/neo-soul di The Roots, D’Angelo, Queen Latifah e perfino a sostegno di cantanti di estrazione classica come Kathleen Battle.
McBride è comunque, prima di tutto, un leader che scrive e arrangia ottima musica, non solo uno strumentista virtuoso. Un leader eclettico capace di guidare gruppi minimali come il trio o formazioni più complicate come la big band, a suo completo agio nel jazz acustico straight ahead come nelle formule più sperimentali. Leggi altro

Snarky Puppy / Kamasi Washington a #UJ19

 

KAMASI WASHINGTON

Per lui si sono spesi richiami a suggestioni non comuni, e qualcuno ha perfino evocato John Coltrane per descrivere il suo approccio spirituale alla musica afroamericana.
Californiano, 38enne figlio di un insegnante di musica, Washington ha letteralmente agitato le acque del jazz con un disco di esordio, The Epic, pubblicato nel 2015, davvero epico. Non tanto perché triplo (ben 172 minuti di musica) ma perché frutto di una complessità rara, di certo difficilmente compatibile con un esordio. Vi trovano sintesi – grazie ad un organico sontuoso che prevede oltre ad una ricca (10 elementi) formazione strumentale anche un coro di 20 cantanti ed un complesso d’archi di 32 musicisti – molteplici influenze, dai generi più stradaioli del momento a precisi richiami ad un certo jazz radicale anni 70 (per esempio, Pharaoh Sanders), dal gospel ai classici del soul e perfino alla tradizione accademica occidentale.
Una vista originale e ad ampio spettro sulla musica americana di oggi, quella del sassofonista californiano, con in più una forte capacità di ripercorrerne la storia. Sullo sfondo, le istanze sociali di cui questa musica è ideale colonna sonora.
The Epic è stato seguito l’anno scorso da un lavoro altrettanto ambizioso, il doppio Heaven and Heart. In mezzo, nel 2017, Harmony of Difference, un allestimento multimediale per la Biennale del prestigioso Whitney Museum di New York. Ovviamente, sono in primo piano anche le ripetute collaborazioni con Kendrick Lamar per i suoi ultimi dischi e con John Legend, a completare i tratti di una identità di non facile definizione.
Washington non è solo un compositore di talento ed un sofisticato creatore di architetture sonore, ma è anche un solista trascinante e di grande cultura musicale, come il pubblico di Umbria Jazz ha potuto ascoltare dalla sua prima performance al festival, tre anni fa.

SNARKY PUPPY
Nata come una tipica college band (il nucleo originario è composto da studenti della University of North Texas) Snarky Puppy è diventata in poco tempo (la nascita ufficiale risale al 2004) una delle sigle più popolari del mondo del jazz e della fusion, termini che però nel loro caso risultano riduttivi. In realtà la musica di Snarky Puppy sfugge a ogni tentativo di classificazione proprio per la capacità di concentrare con estrema disinvoltura i suoni della contemporaneità.
Il merito è di una miscela sapiente, ma anche naturale e spontanea, di molteplici generi e tendenze. Attorno ad un nucleo stabile di una dozzina di musicisti, ruota un organico molto più vasto che viene usato secondo necessità: un vero e proprio collettivo, per usare una parola che andava qualche tempo fa, al quale ognuno contribuisce con la propria personalità.
Certo è che in questi anni la band ha sommato tre Grammy (2014, 2016, 2017) e riconoscimenti delle maggiori riviste specializzate come Jazz Times e DownBeat. Soprattutto, ha raccolto fans in tutto il mondo per il forte impatto live.
L’ultimo prodotto discografico, in studio, dal titolo “Immigrance”, punta diritto al cuore del problema. “L’idea qui è che tutto è fluido – spiega Michael League, bassista, compositore e bandleader – che tutto è sempre in movimento, e che siamo tutti in un continuo stato di immigrazione”, aggiungendo che “il titolo dell’album ovviamente non è senza sottintesi politici”.

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