Recensione: Anourar Brahem Trio ospiti della XXV Festival Ethnos

di Annamaria De Crescenzo
Foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)
traduzione di :Francesca Petrillo

Penultima serata della XXV Edizione di Ethnos Festival sabato 3 ottobre con uno straordinario trio sul palco allestito nel parco di Villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano: Anouar Brahem Trio con Anouar Brahem all’ oud, Klaus Gesing al clarinetto basso e Björn Meyer al basso.

Nato nel 1957 ad Halfaouine, nel cuore della Medina di Tunisi, Anouar Brahem aveva dieci anni quando iniziò a studiare l’oud e in seguito proseguì il suo apprendistato con il grande maestro Ali Sriti. In un ambiente musicale arabo dove dominavano orchestre affollate, Brahem ha rivelato la sua personalità sfaccettata intraprendendo spontaneamente una missione personale per riportare l’oud allo status di uno strumento solista emblematico nella musica araba, mentre allo stesso tempo rompe con la tradizione nel suo lavoro di compositore integrando elementi di jazz e altre tradizioni musicali orientali e mediterranee nelle sue nuove opere.  Nella sua musica che rifugge dall’orientalismo nostalgico, combina le diverse qualità modali delle tradizioni arabe orientali e occidentali con complesse improvvisazioni. Nel 2010 ha ricevuto un Echo Jazz Award per la sua maestria sull’oud, lo strumento che nelle sue dita, diventa una naturale estensione della sua anima.  Anour Brahem si esibisce sotto l’etichetta ECM di Manfred Eicher, con la quale ha pubblicato otto album, tutto molto particolari e suggestivi nel loro genere.

La serata dell’Ethnos Festival è stata l’occasione, unica e rara, di poter ascoltare ed apprezzare questo artista che come ha affermato lo stesso Direttore Artistico Gigi Di Luca nella sua presentazione è stato un vero e proprio miracolo poterlo avere sul palco di Ethnos in quanto sempre in giro per il mondo per i suoi concerti , ed è stato un segno importantissimo poter affidare una serata ad un Artista cosi delicato e poetico in un momento di grande incertezza e di grande crisi per il mondo della musica e delle Arti in generale provocato da questa terribile pandemia che ci ha travolto da febbraio scorso. Come diceva lo stesso Di Luca :” Mai come in questo momento è importantissima la musica di Anouar Brahem, che ci riporta a sentimenti di quiete, dolcezza, di serenità perché è proprio questo di cui abbiamo piu bisogno oggi per trovare la forza per resistere e vincere su questa grande angoscia che ognuno di noi sta vivendo in questo momento”.

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I brani presentati durante il concerto, quasi tutti dal suo ultimo lavoro The Astounding Eyes Of Rita , a nostro avviso un vero e proprio capolavoro, nonostante in passato ci siano stati album di grandissimo interesse come Thimar, Le pas du chat noir, Astrakan Café, è quello che probabilmente segna finalmente una raggiunta e definitiva compiutezza.

Ad accompagnarlo in questa ispiratissima prova di grandissimo talento musicale, Klaus Gesing al clarinetto basso, Bjorn Meyer al basso. Ed è proprio la scelta di Gesing e delle sonorità del suo strumento a conferire a questo lavoro la necessaria profondità, a tratti abissale, sempre però misurata e in equilibrio con la quasi “semplicità” di tutto il resto, il talento poi di Meyer al basso che ha dato un’impronta jazzistica alle sonorità orientali dell’oud di Brahem una melodia contemporanea che diventa una musica che coinvolge l’anima e il cuore più di qualunque altra.

L’album è dedicato alla memoria del poeta palestinese Mahmoud Darwish e mette insieme sonorità arabe dell’oud di Anouar Brahem con le note jazzistiche del clarinetto e del basso degli altri due musicisti sul palco in una sorta di “dialogo della musica” che va oltre gli stili musicali tradizionali.

L’atmosfera è generalmente piuttosto malinconica, sia l’oud che il clarinetto basso suscitano nel pubblico emozioni dell’anima . A volte il tempo sale e per un attimo esce dagli schemi, con l’accento alternativamente sul jazz orientale e sul groove, ma a volte gli stili si fondono cosi amabilmente che sono indistinguibili l’uno dall’altro. Qualunque sia il modo in cui scorre lo stile, le costanti sono sempre le melodie forti e avvincenti e l’interplay tra i tre eccellenti musicisti sul palco è accattivante e coinvolgente tanto che alla fine del concerto stesso si ha la sensazione di aver ascoltato una vera e propria opera musicale, unica nel suo genere e nel tipo di emozioni fortissime che è riuscita a suscitare nel pubblico che ha ascoltato l’intero concerto in un silenzio e un’attenzione massima come mai abbiamo avuto modo di assistere negli ultimi anni.

La musica di Anouar Brahem è davvero la musica dell’anima!

 

 

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Penultimate evening of the XXV Edition of Ethnos Festival Saturday, October 3 with an extraordinary trio on stage set up in the park of Villa Vannucchi in San Giorgio a Cremano: Anouar Brahem Trio with Anouar Brahem on the oud, Klaus Gesing on the bass clarinet and Björn Meyer on the bass. 

 

Born in 1957 in Halfaouine, in the heart of the Medina of Tunis, Anouar Brahem was ten years old when he began to study oud and later continued his apprenticeship with the great teacher Ali Sriti. In an Arab musical environment dominated by crowded orchestras, Brahem revealed his multifaceted personality by spontaneously undertaking a personal mission to restore oud to the status of an emblematic solo instrument in Arabic music, while at the same time breaking with tradition in his work as a composer integrating elements of jazz and other Oriental and Mediterranean musical traditions in his new works. In his music that eschews nostalgic Orientalism, he combines the different modal qualities of Eastern and Western Arab traditions with complex improvisations. In 2010 he received an Echo Jazz Award for his oud mastery, the instrument that in his fingers, becomes a natural extension of his soul. Anour Brahem performs under the ECM label of Manfred Eicher, with whom he has released eight albums, all very special and evocative in their genre.

 

The Ethnos Festival evening was the occasion, unique and rare, to be able to listen to and appreciate this artist who as the same Artistic Director Gigi Di Luca said in his presentation it was a real miracle to have him on the stage of Ethnos as always around the world for his concerts , and it was a very important sign to entrust an evening to such a delicate and poetic Artist in a time of great uncertainty and great crisis for the world of music and the Arts in general caused by this terrible pandemic that has overwhelmed us since last February. As Di Luca himself said:” Never as in this moment is very important the music of Anouar Brahem, which brings us back to feelings of quiet, sweetness, of serenity, because this is precisely what we need most today to find the strength to resist and overcome this great anguish that each of us is living in this moment”. 

 

The songs presented during the concert, almost all from his latest work The Astounding Eyes Of Rita , in our opinion a real masterpiece, although in the past there have been albums of great interest as Thimar, Le pas du chat noir, Astrakan Café, is what probably finally marks an achieved and definitive completeness.

 

To accompany him in this inspired test of great musical talent, Klaus Gesing on the bass clarinet, Bjorn Meyer on the bass. And it is precisely the choice of Gesing and the sounds of his instrument to give this work the necessary depth, sometimes abysmal, always measured and balanced with the almost “simplicity” of all the rest, then Meyer’s talent on bass that gave a jazzy imprint to the sounds’ oriental oud of Brahem a contemporary melody that becomes a music that involves the soul and the heart more than any other.

 

The album is dedicated to the memory of the Palestinian poet Mahmoud Darwish and brings together the Arabic sound of Anouar Brahem’s oud with the jazz notes of the clarinet and bass of the other two musicians on stage in a sort of “dialogue of music” that goes beyond traditional musical styles.

 

The atmosphere is generally rather melancholic, both the oud and the bass clarinet arouse in the audience emotions of the soul. Sometimes time goes up and for a moment it comes out of the box, with an alternating emphasis on oriental jazz and groove, but sometimes the styles blend so nicely that they are indistinguishable from each other. Whatever the way the style goes, the constants are always the strong and exciting melodies and the interplay between the three excellent musicians on stage is captivating and engaging so that at the end of the concert itself you have the feeling of having heard a real musical work, unique in its kind and in the type of strong emotions that has succeeded in arousing in the audience that has listened to the entire concert in a silence and maximum attention as we have never had the opportunity to witness in recent years.

 

The music of Anouar Brahem is really the music of the soul!

 

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