Recensione: Giuseppe La Pusata Trio all’UnderNeath di Napoli in “Strange Correlations”

di Annamaria De Crescenzo
foto di SpectraFoto (http://www.spectrafoto.com)

Secondo appuntamento venerdì 14 febbraio, nella sede dell’Underneath in pieno centro storico, della rassegna jazz ideata ed organizzata dall’Associazione Jam Jazz Art Music. Con il concerto di Giuseppe La Pusata Trio, formato da Giuseppe La Pusata alla Batteria, Federico Luongo alla chitarra, Davide Costagliola al Basso Acustico, presentando, di fronte ad un pubblico attentissimo i brani dell’ultimo disco “Strange Correlations” prodotto e pubblicato per la Novoices Records.

Con tale album, il batterista napoletano ha proposto la sua personale visione del ritmo dando una nuova veste a brani standard del songbook americano, proponendo anche brani inediti sviluppati durante l’incontro con i suoi musicisti e con l’intento condiviso di approfondire il linguaggio ritmico. Le trame musicali vengono così scomposte e ricomposte con fluidità e maestria senza forzature, dialogando come avviene nelle più classiche improvvisazioni jazz ma con una nuova visione moderna.

Come nel caso del primo concerto della rassegna, anche sabato scorso si è subito avvertita un’atmosfera molto familiare e il concerto stesso si è realizzato in una sorta di ambiente di totale predisposizione all’ascolto dei brani presentati. Insomma l’ambiente ideale per poter presentare una musica particolare come quella di “Strange Correlations”.

Iniziato con la presentazione del Trio da parte di Vincenzo De Falco, che ha voluto ricordare il valore e l’importanza per la musica ed inoltre una figura importantissima come quella di Franco del Prete, il musicista e compositore napoletano  recentemente scomparso, che ha dato tantissimo alla musica tanto da essere considerato uno dei padri fondatori del cosiddetto “Neapolitan Power”, il concerto è stata l ‘occasione per mostrare il raffinato livello artistico del Trio e l’originalità compositiva non solo di Giuseppe La Pusata ma anche di Federico Luongo e Davide Costagliola, legati al batterista napoletano da un legame di amicizia e di esperienze professionali di lunghissima data.

 

Il concerto è iniziato con il brano “Song for Bilbao” per omaggiare Pat Metheny e per ricordare il mitico Lyle Mays anche lui recentemente scomparso, per continuare con brani standard jazz storici come “Solar” di Miles Davis rielaborati con una musicalità decisamente appassionata e originale, “Monk’s Dream” (di T. Monk), Bolivia (di Cedar Walton). Seguiti da brani originali come Cynderella (di Davide Costagliola), Gray Cloud (di Federico Luongo), “in a summer day (di Giuseppe La Pusata.) “Stella by starlight” (Victor Young) che romanticamente Giuseppe ha dedicato alla sorella Stella presente in sala come omaggio alla serata dedicata appunto all’amore come quella di San Valentino, concludendo con uno standard jazz amatissimo dal pubblico come “First song” di Charlie Haden, vero e proprio mito musicale di tutti e tre i musicisti sul palco.

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Visti i diversi anni di conoscenza artistica con l’ideatore nonché fondatore del Trio Giuseppe La Pusata, abbiamo avuto l’idea di porgli qualche domanda sul suo percorso artistico e sul mondo della musica in generale. 

Come e quando nasce la tua passione per la Musica? E soprattutto, visto che nella vita ti mostri con un carattere delicato e introverso, come è nata la tua passione per uno strumento di grande “energia” come la batteria

Precisamente non so come sia nata la mia passione per la batteria, forse ho seguito semplicemente l’istinto che mi ha portato in una direzione ritmica percussiva, per poi approdare alla batteria. Ricordo solo che da bambino mia madre mi rimproverava perché’ con forchette e coltello percuotevo piatti e bicchieri disturbando pranzi e cene familiari.

 

Tante le tue collaborazioni con musicisti italiani e internazionali ma soprattutto tante le collaborazioni con artisti partenopei come lo sei tu con i quali hai avuto uno splendido rapporto artistico come Federico e Davide con i quali hai espresso, stasera, una musica decisamente emozionante. Come nasce questo trio e come nasce l ‘idea del disco presentato stasera? 

In breve il trio nasce da una esigenza di continuare a scandagliare la musica con persone che stimo professionalmente. Cercando di scavare nei meandri del ritmo esplorando soluzioni come le modulazioni polimetriche. Soluzioni che se applicate bene musicalmente possono risultare di grande slancio emozionale.

 

ll disco presenta molti brani standard scritti da nomi illustri del jazz ma rielaborati con un tuo personale stile musicale. come nascono questi arrangiamenti cosi originali? 

Come dicevo precedentemente, da un mio particolare periodo di studio dove ho approfondito alcune peculiarità ritmiche trasferite nell’arrangiamento e nella composizione.

 

Cosa c’è di speciale qui a Napoli a livello musicale e quali sono, invece, secondo te, le difficoltà. insomma., da 1 a 9   quanto è difficile fare musica qui a Napoli?

10! Però è innegabile la grande propensione che abbiamo noi napoletani per l’arte in genere. Ed è un vero peccato che non ci siano infrastrutture che sviluppino questa nostra predisposizione.

 

Parliamo ora della nuova associazione Jam JazzArt Music alla quale se non erro hai aderito anche tu come associato. Cosa ti auguri e cosa ti aspetti da questa nuova esperienza? 

Fare musica a Napoli è molto complicato. Soprattutto per chi come noi dell’associazione vogliamo fare e programmare in uno spazio culturalmente aperto la musica che amiamo. Personalmente sono orgoglioso che cinque musicisti (Aldo Farias, Pasquale Bardaro, Giulio Martino, Franco De Crescenzo, Giuseppe La Pusata ed inoltre Vincenzo De Falco, figura non musicista o quantomeno non professionale ma in egual modo importante) siano riusciti ad unirsi per uno scopo condiviso all’insegna della musica e della cultura. Trovare uno spazio “l’Underneath” è stato importantissimo. Uno spazio per la divulgazione della musica jazz nella nostra città creato ed ideato da cinque musicisti più Enzo, credo non sia ma accaduto prima. Un evento unico che le istituzioni dovrebbero a mio modesto parere incoraggiare ed aiutare.

 

Un’ultima domanda: visto che sei anche un validissimo insegnante, cosa auguri ai tuoi allievi? e come musicista cosa desideri ancora realizzare per la tua carriera? Insomma quali sono i tuoi sogni nel cassetto per il tuo futuro, sia come musicista che come insegnante 

Come musicista di continuare a fare quello che ho sempre fatto, cioè musica quasi sempre di grande qualità. Come insegnate consiglio ed auguro a tutti i ragazzi che intraprendono questa professione di affrontarla con passione e rispetto, tralasciando competitività e supponenza.

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